24/03/2026
La casa dal "tempo difforme" e il significato dell'UNIVERSO.
L'ANTEFATTO
Anni anni fa mi trovavo in compagnia di un gruppo di persone estremamente interessanti. C'era un bravissimo pianista che aveva appena terminato il suo concerto e, con lui, alcune persone giunte a Parma proprio per assistervi. Avendo ospitato una (valentissima) musicista proveniente dalla Polonia per l'occasione, mi venne spontaneo invitare l'intero gruppetto a casa prima che i più intraprendessero il viaggio di ritorno. Avevano intenzione di partire entro le 18,30 ed io, nello spirito amicale che si era subito instaurato, mi rivolsi alla persona che avrebbe guidato l'auto e aveva appena comunicato di non avere l'orologio: "Fai attenzione, - le dissi - dato che avete definito un orario di partenza, perché in casa mia il tempo scorre diversamente. Di solito è molto più veloce". Una risata fece immediatamente eco alla mia (mi rendo conto) perlomeno "stramba" affermazione. Consapevole dell'apparente assurdità delle mie parole, glissai sullo sguardo di compatimento che ne seguì e mi limitai a rilevare che, in quel momento, erano le 14,30.
Iniziammo a chiacchierare e nessuno, tranne me, si preoccupò del mio avvertimento. Così, a un certo punto, chiesi alla stessa persona che orario pensasse si fosse fatto. Alla sua risposta: "Mah, saranno le 15,30" - dovetti obiettare che, in realtà, erano già le 18,30.
CITAZIONE
In una nota serie tv derivata da un fumetto degli anni '60, il protagonista, un simpatico alieno dalle fattezze umane chiamato Doctor Who, viaggia nello spazio e nel tempo con un'astronave che esteriormente ha la forma di una vecchia cabina della polizia londinese, di due metri scarsi per lato. Ma, chi vi accede, si accorge con stupore che all'interno è immensamente più grande.
È una bella immagine della nostra psiche.
CONSIDERAZIONI
La caratteristica della mia abitazione è affine, ma non così evidente. Infatti la vista è lo strumento sensoriale più utilizzato da noi esseri umani, il più connesso con le funzioni corticali "alte" del cervello e, in quanto tale, ci ha "abituati" a una percezione dello spazio che può risultare anche ingannevole.
La percezione del tempo, invece, proprio per la sua presunta "immodificabilità" è una questione più problematica. Da un lato il tempo è misurato in modo rigoroso tramite una serie di strumenti (tutti artificiali e inventati ad hoc) come orologio, calendario, stagioni ecc. e, secondo questi criteri, procede su una linea, in una sola direzione, e a intervalli uguali. Cioè un'ora dura sempre un'ora, un minuto un minuto, un giorno un giorno, ovvero 24 ore, e così via.
D'altro canto, però, tutti abbiamo sperimentato la relatività del tempo canonico in differenti circostanze. Tutti abbiamo assaporato momenti che sono scorsi rapidamente, ore e giorni volati in un attimo, a fronte di altrettanti periodi, uguali per misurazione standard, ma lunghissimi, invece, se non interminabili.
In questi casi la nostra mente, che è costruita secondo i principi del tempo lineare canonico, senza i cui riferimenti si sentirebbe persa, ci "suggerisce" trattarsi di percezioni erronee. Con questo perseguendo almeno tre scopi:
1) (palese), richiamarci alle regole cui non possiamo sottrarci, pena, la perdita dell'orientamento e, nella fattispecie, del sincronismo col resto della collettività (proprio come fanno gli ingranaggi di una macchina affinché continui a funzionare "come deve").
2) (meno appariscente ma sostanziale), è connesso a quanto detto sugli ingranaggi. Cioè, un tempo "lineare, univoco e controllabile", è la precondizione per una vita basata sul "controllo".
Autocontrollo ed eterocontrollo, come sistema di gestione di sé è del mondo, è la soluzione praticata nella nostra civiltà.
Ora, va chiarito che una civiltà è un'entità che ha bisogno di aggregati plurali, in altri termini, di "noi", per esistere; e concepisce gli "individui" [dal latino: in-divisibili: esattamente come gli "atomi" - per la lingua greca] come pericolosi "virus". Infatti il "singolo" è in grado di uscire dalla propria gabbia mentale nel momento in cui inizia a percepirla.
Ma la cosa più furbescamente perversa cui aspira la mente, cercando di convincercene, è che:
3) le nostre percezioni personali non sono "reali" e non sono degne di attenzione. Questo approccio si pone all'origine della negazione dell'esistenza dell'Anima o, più semplicemente, della negazione della capacità umana di sperimentare individualmente e "di per se stessa" la realtà.
Con quest'ultimo principio ribadisce il messaggio implicito e terrorizzante che è inutile guardare fuori, oltre, perché "non c'è nulla", c'è solo un orribile vuoto senza senso e.. la fine di tutto.
Se il carceriere riesce a convincerti che fuori non c'è nulla, anzi, solo pericolo e "orror vacui", non dovrà faticare più di tanto a impedirti di uscire di prigione.
DISOBBEDIENTE, dissidente, eretico, strega, anarchico, (più recentemente anche: conplottista e no-vax), sono alcune delle definizioni che stigmatizzano, discriminandoli e perseguitandoli, a volte fino alle estreme conseguenze, tutti coloro che, in qualche modo, manifestano un pensiero discordante, asincrono, potrei dire, il quale svela che oltre "la scatola", oltre il recinto in cui siamo chiusi, e per i più è il limite del mondo, esiste un altro mondo, ben più grande. Un'altra dimensione che allude ad infinite dimensioni.
Tutte dimensioni catatterizzate dall'UNO, che iniziano con, ed esistono nell'UNO. Del resto, ti sei mai chiesto perché, pensando ad una totalità infinita, diciamo: UNIVERSO?