Studio Fisioterapico Dott.ssa Carletti

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- Manipolazioni Miofasciali
-Trattamenti domiciliari su richiesta

👣 Mobilità e forza per i tuoi piediPrendersi cura dei piedi è fondamentale per migliorare equilibrio, stabilità e beness...
27/03/2026

👣 Mobilità e forza per i tuoi piedi

Prendersi cura dei piedi è fondamentale per migliorare equilibrio, stabilità e benessere generale. Questi semplici esercizi aiutano a rinforzare muscoli spesso trascurati e a preve**re tensioni.

🦶 Punta e piega
Muovi il piede avanti e indietro in modo controllato per migliorare la flessibilità della caviglia e stimolare la circolazione.

🙏 Preghiera dei piedi
Mantieni il piede in posizione attiva per lavorare sulla mobilità articolare e sulla stabilità.

🤏 Arricciamento delle dita
Contrai le dita del piede per rafforzare i muscoli plantari e migliorare il controllo.

🖐️ Divarica dita
Apri le dita il più possibile per aumentare la mobilità e ridurre la rigidità.

🔄 Stretch caviglia interna
Allunga delicatamente per favorire l’elasticità e preve**re fastidi.

⏱️ Arricciamento delle dita in piedi
Mantieni la posizione per sviluppare resistenza e stabilità durante il carico.

Integrare questi movimenti nella routine quotidiana contribuisce a piedi più forti, mobili e pronti a sostenere ogni attività.

Anche più libere e leggereLe anche rigide possono causare tensioni, dolori e limitazioni nei movimenti quotidiani. Una r...
25/03/2026

Anche più libere e leggere

Le anche rigide possono causare tensioni, dolori e limitazioni nei movimenti quotidiani. Una routine semplice e regolare aiuta a migliorare la mobilità e il benessere generale del corpo.
Allungamento iniziale
Inizia con movimenti dolci per riscaldare le anche e preparare i muscoli. Questo riduce il rischio di tensioni e rende gli esercizi più efficaci.
Posizioni di apertura
Esegui esercizi che aprono le anche, mantenendo ogni posizione per circa 30 secondi. Questo favorisce l'elasticità e migliora la postura.
Stretch dinamico
Alterna movimenti lenti e controllati per lavorare su entrambe le gambe. Ripetere la sequenza su ogni lato aiuta a mantenere equilibrio e simmetria.
Allungamento profondo
Mantieni le posizioni più intense senza forzare, respirando in modo regolare. Questo permette ai muscoli di rilassarsi e distendersi gradualmente.
Rilassamento finale
Concludi con esercizi a terra per sciogliere completamente la zona delle anche e ridurre eventuali tensioni residue.
Integrare questa routine nella quotidianità contribuisce a migliorare la mobilità, ridurre i dolori e favorire una sensazione di leggerezza e benessere duraturo.

IL DIAFRAMMA: IL MUSCOLO CHE COLLEGA CORPO, VISCERI ED EMOZIONIIl diaframma non viene considerato solo il principale mus...
19/03/2026

IL DIAFRAMMA: IL MUSCOLO CHE COLLEGA CORPO, VISCERI ED EMOZIONI

Il diaframma non viene considerato solo il principale muscolo della respirazione, ma il vero centro di equilibrio tra struttura, visceri e sistema nervoso.
Ogni movimento respiratorio influenza la colonna vertebrale, gli organi interni, la circolazione dei liquidi e lo stato emotivo.

Il diaframma è una zona di passaggio tra torace e addome, ma anche tra volontario e involontario, tra sistema muscolare e sistema neurovegetativo.

Per questo motivo, quando il diaframma perde elasticità, tutto il corpo deve adattarsi.

Il risultato spesso non è solo difficoltà respiratoria, ma rigidità posturale, tensioni lombari, problemi digestivi e aumento dello stress.

Il corpo si organizza intorno al respiro

E quando il respiro cambia, cambia la postura.

Il diaframma come ponte tra struttura e visceri

Il diaframma è collegato a:

* colonna lombare
* coste
* sterno
* pericardio
* fegato
* stomaco
* intestino
* sistema fasciale
* sistema nervoso autonomo

Ogni volta che respiriamo, il diaframma si abbassa e aumenta la pressione addominale, massaggiando i visceri e stabilizzando la colonna.

Se questo movimento diventa limitato, il corpo perde uno dei suoi principali sistemi di regolazione.

Si osservano spesso:

* rigidità lombare
* cervicalgia
* digestione lenta
* reflusso
* tensione alle spalle
* affaticamento
* ansia
* difficoltà a rilassarsi

Il problema non è solo respiratorio.

È globale.

Il diaframma è molto sensibile allo stato emotivo.

Quando il sistema nervoso è in allerta, la respirazione diventa alta e superficiale.

Il diaframma si irrigidisce e il torace rimane in posizione inspiratoria.

Questo porta a:

* aumento del tono muscolare
* riduzione della mobilità viscerale
* tensione nella zona lombare
* sovraccarico cervicale
* alterazione della postura
* difficoltà digestive

Il corpo entra in modalità difesa.

E la postura diventa una postura di protezione.

Molte persone non hanno un problema di schiena.

Hanno un diaframma che non si muove più bene.

Il ruolo del diaframma nella regolazione del sistema nervoso

Il diaframma è collegato direttamente al nervo vago, uno dei principali regolatori del sistema parasimpatico.

Quando il diaframma si muove in modo libero:

* il cuore rallenta
* la digestione migliora
* i muscoli si rilassano
* la mente diventa più calma
* la postura diventa più naturale

Quando invece è rigido:

* aumenta lo stress
* aumenta il tono muscolare
* il respiro si blocca
* il corpo perde adattabilità

lavorare sul diaframma significa spesso lavorare sul sistema nervoso.

E quando il sistema nervoso si riequilibra, il corpo cambia da solo.

Il diaframma e le catene miofasciali

Il diaframma è al centro delle catene fasciali.

È collegato a:

* pavimento pelvico
* psoas
* colonna lombare
* cervicale
* mandibola
* cranio

Per questo una rigidità diaframmatica può dare sintomi lontani:

* mal di testa
* vertigini
* lombalgia
* tensione mandibolare
* dolori alle spalle
* problemi digestivi
* stanchezza cronica

Il corpo non ragiona a pezzi.

Funziona come un sistema continuo.

Il diaframma è uno dei punti chiave di questo sistema.

Spsso é il corpo che si organizza intorno al respiro.

E il respiro si organizza intorno al diaframma.

Quando il diaframma torna libero, il corpo ritrova equilibrio.

E quando il corpo ritrova equilibrio, anche la postura cambia.

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QUADRATO DEI LOMBI e GLUTEO MEDIO: i due muscoli che ti bloccano il fiancoC'è un gesto che chi ha rigidità lombare fa qu...
17/03/2026

QUADRATO DEI LOMBI e GLUTEO MEDIO: i due muscoli che ti bloccano il fianco

C'è un gesto che chi ha rigidità lombare fa quasi in automatico.

Si porta la mano sul fianco, affonda il pollice in quel punto preciso sopra il bacino, e inizia a premere, come se volesse sciogliere un nodo.

A volte verrebbe quasi voglia di infilarci una lama, tanto è fastidiosa quella sensazione di blocco.

Ecco, quel punto non è un punto a caso: stai toccando il quadrato dei lombi, un muscolo che collega l'ultima costola, le vertebre lombari e il bacino.

È un muscolo non grandissimo, ma è un vero "centro di raccolta" delle forze: gli piove addosso praticamente tutto, e lui reagisce nell'unico modo che conosce per proteggersi: si irrigidisce.

La domanda è: perché è costretto a lavorare così tanto?

E qui entra in gioco il gluteo medio, un muscolo che sta sul lato esterno del bacino e che la maggior parte delle persone non sa nemmeno di avere.

Il gluteo medio ha un compito fondamentale: stabilizzare il bacino quando cammini, quando stai su una gamba, quando sali le scale.

Ogni volta che il piede appoggia a terra, il gluteo medio è quello che impedisce al bacino di "cadere" dall'altra parte.

Quando i due funzionano in equilibrio, il fianco è stabile e la colonna non deve fare straordinari.

Il guaio è che il gluteo medio si spegne con una facilità impressionante.

Ore seduti, poca camminata, niente scale: il gluteo medio "si dimentica" di lavorare, e qualcun altro deve coprirgli le spalle.

Indovina chi si prende il carico: il quadrato dei lombi.

Ogni passo, ogni spostamento, ogni volta che il bacino ha bisogno di stabilità e il gluteo medio non risponde, il quadrato dei lombi si contrae per compensare.

È come un collega che fa il lavoro di due persone perché l'altro è sempre assente: all'inizio regge, poi si irrigidisce, poi si esaurisce.

La svolta arriva quando fai entrambe le cose: riduci la tensione del quadrato dei lombi tramite massaggio E riattivi il gluteo medio, in modo che ognuno torni a fare il suo lavoro.

Quando questo succede, il fianco si sblocca e quella sensazione di rigidità laterale che sembrava permanente inizia a sciogliersi.

Non servono ore di palestra: serve un lavoro mirato che rimetta in equilibrio i muscoli della zona, ridando a ciascuno il ruolo che gli spetta.

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Auguri donne! 🌸💐✨💖
08/03/2026

Auguri donne! 🌸💐✨💖

L'epicondilite (spesso chiamata gomito del tennista) è un'infiammazione dei tendini che si inseriscono sull'epicondilo l...
07/03/2026

L'epicondilite (spesso chiamata gomito del tennista)
è un'infiammazione dei tendini che si inseriscono sull'epicondilo laterale del gomito.
Si tratta di una tendinopatia dei muscoli estensori del polso e delle dita, dovuta a sovraccarico o movimenti ripetitivi.

Non riguarda solo chi gioca a tennis: è frequente anche in chi:

• usa molto il mouse
• lavora con utensili manuali
• solleva pesi
• svolge lavori ripetitivi con il polso

Sintomi principali

• Dolore sulla parte esterna del gomito
• Dolore che può irradiarsi all'avambraccio
• Fastidio nel sollevare oggetti (anche leggeri)
• Debolezza nella presa

Cause più comuni

• Movimenti ripetitivi del polso
• Sovraccarico improvviso
• Postura scorretta
• Attrezzatura non adeguata (sport/lavoro)

Cosa fare

Riposo relativo (non immobilità totale)
Ghiaccio 2-3 volte al giorno per 15-20 minuti
Tutore per epicondilite
Esercizi di stretching e rinforzo specifici
Fisioterapia (tecar, laser)

Nei casi più resistenti può essere necessario:
• Infiltrazioni
• Valutazione ortopedica

Ti fa male alla coscia...ma il problema potrebbe essere nel gluteo.Ti fa male al ginocchio...ma la causa può essere nel ...
03/03/2026

Ti fa male alla coscia...
ma il problema potrebbe essere nel gluteo.
Ti fa male al ginocchio...
ma la causa può essere nel quadricipite.
Questo si chiama Dolore riferito
Un muscolo con trigger point attivi può "proiettare" il dolore lontano dalla sua sede reale.
Non è magia.
È neurofisiologia.
Il sistema nervoso interpreta e può localizzare il dolore in modo impreciso
- Se tratti solo il punto che fa male, spesso spegni la spia.
• Se trovi la vera origine, risolvi il problema.
La differenza la fa la valutazione.

Fibromialgia: 25 sintomi "invisibili" Se hai una diagnosi di fibromialgia, o se sospetti di averla, probabilmente ti ric...
20/02/2026

Fibromialgia: 25 sintomi "invisibili"

Se hai una diagnosi di fibromialgia, o se sospetti di averla, probabilmente ti riconosci in almeno la metà dei sintomi che vedi nell'immagine.

E probabilmente hai anche vissuto quella frustrante trafila: dolore diffuso, visite, esami, risposte vaghe, tentativi di cura che non funzionano, e alla fine quella sensazione di "ma allora cos'ho davvero?".

Partiamo da una cosa importante: la fibromialgia non è una malattia immaginaria, ma non è nemmeno una malattia nel senso classico del termine.

Non è autoimmune, non è infiammatoria in senso stretto, e soprattutto non ci sono danni anatomici reali nelle zone che fanno male.

Il modo migliore per capirla è pensare al nostro sistema nervoso come a una rete elettrica.

In chi soffre di fibromialgia, questa rete è diffusamente irritata: una sorta di cortocircuito permanente che manda segnali di dolore, bruciore, stanchezza e confusione, anche se le "strutture" sotto sono perfettamente integre.

Ed è proprio per questo che i sintomi sono così tanti e così diversi tra loro.

Dolore alle braccia, bruciore ai piedi, stanchezza cronica, nebbia mentale, sensibilità alla luce, problemi digestivi, dolore al cuoio capelluto... sembra impossibile che derivino tutti dalla stessa cosa, eppure è così: sono tutti modi diversi in cui una rete elettrica irritata si fa sentire.

Il cuoio capelluto fa male?

Ha senso: è una delle zone più ricche di terminazioni nervose.
Gli occhi sono stanchi e la vista sembra appannata?
Anche quello ha senso: i centri visivi sono strettamente collegati al sistema nervoso.
Il bruciore è diffuso e non corrisponde a nessuna struttura precisa?

Non esiste una cura definitiva o la pillola magica ma esiste qualcosa che funziona molto bene, e che è alla portata di tutti: l'attività fisica mirata.

Muovere le articolazioni, allungare i muscoli, rinforzarli gradualmente.

Attenzione però: qui c'è una regola d'oro fondamentale.

La quantità deve essere quella giusta.

Troppo poco non basta, troppo è peggio di niente.

Molte persone con fibromialgia hanno scoperto quasi per caso che l'attività fisica li aiuta, ma hanno anche scoperto che se esagerano stanno peggio di prima.

Si parte dalle mobilizzazioni: muovere tutte le articolazioni nel loro arco di movimento, con dolcezza.
Questo lo può fare chiunque, anche chi ha molto dolore.
Poi si aggiunge lo stretching, che è un lavoro estremamente dolce e accessibile.

Quando il corpo risponde bene, si passa a rinforzi leggeri, che poi diventano via via più complessi.
Non è una ricetta segreta.
È semplicemente il rispetto della fisiologia del corpo: dare stimoli graduali, ascoltare le risposte, aggiustare il tiro.

E qui c'è la cosa più importante di tutte: non limitarti a lavorare solo dove hai dolore.

Se hai male alla spalla, non fare solo esercizi per la spalla. Se brucia il piede, non concentrarti solo sul piede.

Ricorda: il problema è la rete elettrica nel suo complesso, quindi il lavoro deve essere globale.

Chiamami per avere maggiori informazioni

Hai presente l’ultima discesa della giornata? Quella in cui “ormai vado”, ma le gambe sono pesanti, la pista è più segna...
20/02/2026

Hai presente l’ultima discesa della giornata? Quella in cui “ormai vado”, ma le gambe sono pesanti, la pista è più segnata, la luce cambia e ti sorprende una riga dura o un cumulo.
Ecco: il punto non è solo che sei meno forte. Uno studio su The American Journal of Sports Medicine mostra che con la fatica peggiorano anche attenzione e tempi di reazione, e questo si associa a cambiamenti della meccanica del ginocchio durante movimenti non anticipati. Ed è esattamente la situazione dello sci: non anticipi tutto, devi reagire.

Cosa hanno fatto (e perché assomiglia allo sci)

Gli autori hanno testato 22 atleti in un compito tipo “salto–atterraggio–salto” guidato da stimoli visivi imprevedibili: quindi non un gesto “preparato”, ma una situazione in cui devi decidere e reagire rapidamente (come quando nello sci cambia la neve o lo sci “aggancia” all’improvviso).
Poi hanno indotto fatica progressiva fino a quando la performance del salto scendeva sotto soglie prefissate (90% e poi 85% del massimo), ripetendo sia il compito motorio sia i test cognitivi.

Cosa succede al ginocchio quando sei stanco

Con l’aumentare della fatica, l’atterraggio diventa più “rigido”: la flessione di ginocchio diminuisce in modo progressivo (da ~61,8° a ~60,1°). Sembra poco, ma è un segnale coerente con una strategia meno “assorbente” quando la stanchezza sale.

La parte che dovrebbe farci accendere una lampadina nello sci

La cosa interessante è che non si parla solo di muscoli: i cambiamenti legati alla fatica in controllo attentivo e reaction time erano associati a cambiamenti dell’abduzione del ginocchio (il tema del controllo sul piano frontale, quello che ci preoccupa quando pensiamo al rischio LCA).
Tradotto: quando sei stanco/a, non è solo “meno forza”: prendi decisioni un filo più lentamente e controlli peggio i dettagli, e quel filo può contare quando la situazione è improvvisa.

Quindi perché l’ultima discesa può essere più rischiosa (in parole semplici)

Nello sci, l’imprevisto è continuo: micro-perdita di equilibrio, neve che cambia, spigolo che “morde”, correzioni rapide. Se la fatica ti rallenta cervello + corpo, aumenta la probabilità di:

fare correzioni tardive, irrigidirti, finire in posizioni “brutte” per il ginocchio proprio mentre lo sci ti chiede una reazione immediata.

Spunto pratico
Se stai lavorando su prevenzione/ritorno allo sport (o semplicemente vuoi sciare più “safe”):
le esercitazioni non dovrebbero essere solo “pulite” e a freddo, ma includere gradualmente anche compiti reattivi (stimoli visivi/sonori, scelte rapide) e un po’ di fatica controllata, perché è lì che emergono gli errori.

Fonte (PMID 37345283): Bertozzi F, et al. Influence of Fatigue on Cognitive-Motor Function During Unanticipated Landings. The American Journal of Sports Medicine (2023).

Psoas: il muscolo che assorbe lo stress e lo "scarica" sulla schienaLo sapevi che esiste un muscolo che fa letteralmente...
12/02/2026

Psoas: il muscolo che assorbe lo stress e lo "scarica" sulla schiena

Lo sapevi che esiste un muscolo che fa letteralmente da "ponte" tra le tue emozioni e il tuo mal di schiena?

Si chiama psoas, ed è un muscolo grande e potente che parte dalla parte anteriore delle vertebre lombari e arriva fino all'interno della coscia.

Lo psoas è probabilmente il muscolo più "connesso" del corpo, un vero nodo autostradale dove convergono collegamenti insospettabili: è in contatto diretto con l'intestino, che ci sta letteralmente appoggiato sopra.

Confina col diaframma, il principale muscolo respiratorio. Nella donna ha rapporti funzionali con utero e ovaie. E origina direttamente dai dischi vertebrali lombari.

Ed è proprio per queste connessioni che lo psoas diventa una vera e propria "spugna" dello stress.

Quando sei sotto pressione, il diaframma si blocca e inizi a respirare in modo superficiale: lui, da buon vicino di casa, si irrigidisce di riflesso.

Se l'intestino è irritato (e con lo stress succede spesso), la tensione si trasferisce direttamente allo psoas, che ci è appoggiato sopra.

Ma la cosa più affascinante è questa: lo psoas è il muscolo che ti "piega in avanti", quello che si attiva quando ti rannicchi in posizione fetale.

Esattamente lo schema di protezione che il corpo adotta quando percepisce un pericolo. Sotto stress, si contrae come per prepararti a chiuderti a riccio, solo che oggi il pericolo non è fugace: sono preoccupazioni che restano lì per ore.

E qui arriva il problema: tutta questa tensione accumulata, lo psoas la scarica esattamente dove è attaccato. Cioè sui dischi lombari.

Più lo psoas è rigido e contratto, più aumenta la pressione sulla colonna, più la bassa schiena diventa quel blocco di legno che molti conoscono fin troppo bene.

La buona notizia è che trattandosi di un muscolo, ci possiamo lavorare.
Chiamami per fissare un appuntamento e avere maggiori informazioni 349 846 9433

Diastasi addominale: un problema non solo estetico, ma molto "funzionale".La diastasi dei retti è qualcosa che disturba ...
10/02/2026

Diastasi addominale: un problema non solo estetico, ma molto "funzionale".

La diastasi dei retti è qualcosa che disturba prima di tutto allo specchio: si presenta come "separazione" degli addominali, ma anche con una caratteristica prominenza nel basso addome (legata alla debolezza del trasverso)

Ma c'è un aspetto che viene sottovalutato quasi sempre, ed è quello che conta di più: la diastasi si porta dietro una inevitabile DEBOLEZZA ADDOMNIALE.

Il nostro core funziona come una lattina: diaframma sopra, pavimento pelvico sotto, addominali davanti, muscoli lombari dietro. Tutti insieme creano una pressione interna che ci tiene stabili, forti e protetti.

Quando i retti addominali si separano e la parete cede, è come se la lattina si bucasse: la pressione non viene più distribuita bene, e a pagarne le conseguenze non è solo l'estetica.

Spesso chi ha una diastasi si ritrova anche con mal di schiena che non passa, problemi al pavimento pelvico (come piccole perdite o sensazione di pesantezza), una generale sensazione di debolezza del tronco, e una schiena che sembra non avere mai abbastanza "sostegno".

È tutto collegato, perchè fa parte dello stesso sistema.

La buona notizia è che fino a un certo livello di separazione (indicativamente 2-3 dita), la soluzione più indicata non è il chirurgo, ma l'allenamento mirato. Il principio è semplice da capire: rinforzare le pareti senza forzarle, lavorando con esercizi che attivano la muscolatura profonda dell'addome mantenendo la pressione interna al minimo.

Chiamami per saperne di più e fissare un appuntamento

Ecco i danni che l'ANSIA fa alla tua CERVICALE (e il circolo vizioso che pochi conoscono)È vero che l'ansia può "logorar...
05/02/2026

Ecco i danni che l'ANSIA fa alla tua CERVICALE (e il circolo vizioso che pochi conoscono)

È vero che l'ansia può "logorare" le strutture cervicali?
Assolutamente sì: più siamo ansiosi, più il tratto cervicale si infiamma. 😡

Ma c'è una cosa che non tutti sanno, ed è forse la parte più interessante: spesso è vero anche il contrario.
Più il tratto cervicale si infiamma, più siamo ansiosi.

Insomma, un bel circolo vizioso dal quale non è facile uscire.
Il fatto che non sia facile non significa che sia impossibile, ma occorre capire bene il meccanismo e sapere come muoversi.

Come l'ansia attacca la cervicale

Lo fa fondamentalmente attraverso due strade.

La prima è l'aumento della tensione muscolare.
Più siamo ansiosi, più i muscoli si irrigidiscono, e questo è qualcosa che tutti sperimentiamo: dopo una giornata pesante, il collo è un blocco di marmo.

Il muscolo che paga il prezzo più alto è il trapezio, il famoso "cordone" ai lati del collo.
Ma non è il solo.

Ci sono anche i muscoli anteriori del collo (scaleni, sternocleidomastoideo, platisma) che sono muscoli particolarmente "emotivi".
Pensa a cosa succede quando vai sotto stress: una delle prime cose che cambia è la tua espressione facciale.
Quei muscoli si attivano immediatamente.

E poi c'è la mandibola, altro punto nevralgico di accumulo dello stress.
Non è un caso che nel linguaggio comune, quando siamo in difficoltà, diciamo che dobbiamo "stringere i denti".

Molti lo fanno letteralmente, anche di notte, e la tensione mandibolare si trasferisce dritta al collo.

La seconda strada è più sottile e meno conosciuta: l'infiammazione del tessuto nervoso.

Quando siamo costantemente ansiosi, il sistema nervoso diventa più sensibile, come un motore che si surriscalda.
E dato che molti centri nervosi importanti sono vicinissimi al tratto cervicale (parliamo di pochi centimetri dalla base del cranio), anche le strutture cervicali diventano più reattive e irritabili.

È lo stesso meccanismo che puoi osservare durante un'emicrania:
se tocchi il collo di una persona in fase acuta, le darai molto fastidio.

La stessa manovra fatta a crisi finita non provocherebbe assolutamente nulla.
Non è cambiato il collo, è cambiato il livello di sensibilità del sistema nervoso.

I sintomi che ti dicono che l'ansia sta colpendo la cervicale

Qui viene una distinzione importante.

Se come sintomi hai "soltanto" un dolore localizzato in un punto preciso, magari che compare con un movimento specifico, è poco probabile che ansia e stress siano i protagonisti della storia.
Quello è più un problema meccanico puro.

Quando invece c'è una forte componente emotiva, i sintomi vanno ben oltre il semplice dolore.
Anzi, a volte il dolore non c'è nemmeno.

Compaiono invece quelli che chiamo sintomi "pseudo neurologici", e sono quelli che spesso spaventano di più:

➡ sensazione di sbandamento,
➡ difficoltà di concentrazione,
➡ disturbi della vista,
➡ f***e alla testa,
➡ ovattamento delle orecchie,
➡ nausea,
➡ formicolii al volto,
➡ debolezza a braccia e gambe,
➡ e a volte sensazioni difficili anche solo da descrivere.

Sono sintomi che fanno pensare a chissà cosa, ma che in realtà derivano dal fatto che l'infiammazione non è rimasta confinata a muscoli e vertebre:
ha coinvolto anche il sistema nervoso.

Quando è la cervicale a far ve**re l'ansia

Questa è la parte che sorprende sempre.

Circa il 30% delle persone ha la sensazione opposta:
non è l'ansia che gli irrigidisce il collo, ma è il collo rigido che li rende ansiosi.

Ed è assolutamente possibile.

Le prime vertebre cervicali sono vicinissime a centri cerebrali importanti, tronco dell'encefalo in primis.
Quando la zona è infiammata, l'irritazione può trasmettersi a questi centri nervosi e produrre un senso di ansia e agitazione, anche quando razionalmente non c'è nessun motivo per essere agitati.

Ed ecco il circolo vizioso completo, quello che rende il problema così ostico.
Funziona più o meno così:

➡ Siamo sotto stress emotivo.
➡ Irrigidiamo i muscoli e infiammiamo il tratto cervicale.
➡ Questo irrita le strutture nervose e fa partire i sintomi.
➡ Ci agitiamo a causa dei sintomi.
➡ Ci irrigidiamo di più.
➡ E si ricomincia.

Il punto di partenza può variare, ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Come uscirne

“Diventare meno ansiosi", ma ci sono due problemi:
spesso non è possibile, e spesso non è neanche sufficiente, perché una volta che i meccanismi si sono innestati, servono stimoli attivi per invertirli.

C'è però una distinzione importante da fare.

Se il tuo tratto cervicale è molto delicato, al punto che qualsiasi spiffero d'aria o minimo stress aumenta i sintomi, stimolarlo direttamente sarebbe controproducente.
In questi casi il corpo percepirebbe l'esercizio cervicale più come un attacco che come un aiuto.

Cosa fare allora?

Partire da lontano:
attività fisica generale (camminata, bici, corsa leggera) per abbassare il tono del sistema nervoso attraverso la fatica,
ed esercizi di respirazione per sciogliere diaframma e muscoli respiratori, che sono tra i principali "depositi" delle tensioni emotive.

Quando invece la situazione è meno delicata (i sintomi ci sono, ma non siamo al limite dell'intoccabile), si può aggiungere il lavoro diretto:
mobilità delle spalle, stretching, e soprattutto massaggi curativi decontratturanti e allenamento specifico dei muscoli cervicali per renderli più forti, meno tesi e meno suscettibili a questi meccanismi automatici.

Perché il punto è questo:
non possiamo sempre eliminare l'ansia dalla nostra vita.
Ma possiamo fare in modo che i muscoli cervicali smettano di reagire irrigidendosi ad ogni minimo stimolo.

Chiamami o scrivimi per avere maggiori informazioni
349 846 9433

Indirizzo

Via Giovanni Ciceri Num. 6
Passo Di Treia
62010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

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