Nutrizione E Salute Dott.ssa Paternò Rosanna

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Paterno' ambulatorio medico via strano
tel.3471964399 -rosanna.nutrizione@libero.it

26/02/2020

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01/10/2019
15/09/2019

19/08/2019

VACANZE: AL RIENTRO POSSIBILI "PERICOLI" IN FRIGO

Il rientro dalle vacanze può svelare possibili pericoli in dispensa o nel frigorifero, con il grande caldo che mette a rischio la conservazione degli alimenti con il pericolo di fastidiose intossicazioni alimentari. E' quanto afferma la Coldiretti che, in occasione del controesodo, ha stilato un "manuale di sopravvivenza a tavola" con l'obiettivo di aiutare a fare le verifiche necessarie a garantire l'integrità dei cibi.

Una particolare attenzione, sottolinea la Coldiretti, deve essere riservata alla funzionalità del freezer e del congelatore per sincerarsi che non vi siano state interruzioni del funzionamento. E lo sviluppo di ghiaccio sulle confezioni esterne di surgelati o anche della carne - precisa la Coldiretti - sta ad indicare che è avvenuta una interruzione del freddo ed è quindi consigliabile non consumare i prodotti interessati.

All'interno del - continua la - vanno eliminate le confezioni già aperte di latte, succhi di frutta o conserve come pure quelle di tonno e sottoli se l'olio non copre integralmente il prodotto. Anche le vaschette di yogurt che si presentano gonfie in modo anomalo sono pericolose perché possono essersi verificate fermentazioni indesiderate.

Eliminare in ogni caso gli omogeneizzati già aperti, ed anche - continua la Coldiretti - i salumi già affettati che presentano segni di ossidazione come pure gli eventuali "avanzi" dimenticati alla partenza. Un consiglio che, a maggior ragione, va seguito se i prodotti già aperti sono stati lasciati fuori dal frigorifero di casa. Occhio anche all'eventuale sviluppo di muffe su formaggi o salumi e per tutti gli alimenti in scatola con le confezioni integre, collocati sia fuori che dentro il frigo, prima di un eventuale consumo vanno sempre verificate le date di scadenza e il periodo consigliato per il consumo.

La frutta e verdura deve essere controllata eliminando i pezzi avariati che - continua la Coldiretti - fanno marcire anche gli altri. Nei legumi già sgusciati potrebbero nascondersi insetti mentre nelle confezioni già aperte la perdita di fragranza per biscotti o snack sta a significare l'assorbimento di umidità.

Anche il portapane - sottolinea la Coldiretti - va controllato perché il permanere di residui o briciole può favorire le formiche o scarafaggi che spesso si annidano anche nella spazzatura se non è stata eliminata prima delle vacanze. La presenza di insetti che si manifestano con larve o minuscole farfalline può riguardare anche - conclude la Coldiretti - le confezioni già aperte di riso o pasta sulla quale si possono sviluppare muffe.

Fonte: Ansa

18/08/2019

SINDROME DEL COLON IRRITABILE: QUALE DIETA SEGUIRE?

Da qualche anno si sente parlare di Fodmap, zuccheri che accentuano i sintomi della sindrome del colon irritabile e che si trovano in derivati del grano, latte, alcuni frutti e molte verdure. Un recente studio mostra la loro funzione irritativa.

L’acronimo, fino a poco tempo fa, era noto soltanto agli specialisti: Fodmap. Ma la sigla - che riassume i vocaboli inglesi; fermentabili, oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli - inizia a entrare nella quotidianità anche di uomini e donne che soffrono della sindrome del colon irritabile, una condizione che colpisce il 15 per cento della popolazione adulta italiana, con maggiore prevalenza tra le donne. In presenza di alcuni fattori - non ancora del tutto noti, ma comprendenti sicuramente lo stress -, l’intestino non svolge in maniera ottimale la sua funzione digestiva. E inizia, così, a fare “le bizze”: dolori e gonfiori addominali, che si possono accompagnare a stipsi o diarrea. Sintomi che arrivano a compromettere in maniera rilevante la qualità di vita del paziente.

UCCHERI A CATENA CORTA

Cosa sono questi Fodmap?

Si tratta di oligo-mono-disaccaridi (zuccheri) fermentabili e polioli, contenuti in diversi alimenti: i derivati del grano e della segale, il cous-cous, il latte e i prodotti caseari, alcuni tipi di frutta (mango, pera, cocomero, ciliegie, albicocche, datteri e fichi), il miele, il cioccolato, le verdure cotte a foglia larga (più di tutte cicoria e bietola), gli asparagi, i broccoli, il fi*****io, i legumi, i peperoni e i funghi. Molti di questi prodotti sono ricchi in fibre vegetali, note per accelerare il transito intestinale degli alimenti e promuovere un effetto lassativo.

Quali i livelli da non superare? Difficile dirlo con certezza, considerando che molti dei Fodmap si trovano in alimenti presenti quotidianamente nella dieta: dal fruttosio (frutta) al lattosio (latte), dai fruttani (grano) allo xilitolo (caramelle e chewing-gum).

FODMAP E COLON IRRITABILE

Sarebbero proprio queste piccole molecole a esacerbare i sintomi della sindrome del colon irritabile, caratterizzata dalla presenza del dolore addominale e da una variazione nella frequenza delle emissioni di feci. La conferma è arrivata da uno studio australiano pubblicato su Gastroenterology: al termine di un’osservazione dei comportamenti a tavola durata tre settimane, si è visto come chi consumasse pochi Fodmap a tavola, rilevasse sintomi del disturbo decisamente attenuati. «Il disegno dello studio è stato molto preciso e ha confermato l’efficacia di un primo approccio terapeutico basato sull’intervento dietetico - afferma Alfredo Di Leo, direttore dell’unità operativa di gastroenterologia al policlinico di Bari -. La sindrome del colon irritabile ha diverse forme, ognuna della quali viene trattata a livello farmacologico in maniera diversa. La correzione della dieta, invece, risulta sempre efficace, oltre a rappresentare una scelta economicamente vantaggiosa che permette di non dover far ricorso ai farmaci». Definire questi zuccheri a catena corta una possibile cause della sindrome è un’ipotesi azzardata. Ma nel frattempo, per stare meglio, conviene evitare gli alimenti che provocano fermentazione come i farinacei, i legumi e, tra le verdure, il cavolo e i suoi derivati. E’ utile anche ridurre il consumo di caffè e di cibi piccanti.

FODMAP E GLUTEN SENSITIVITY

Una dieta povera di si è rivelata efficace anche nell’attenuazione dei sintomi della sensitivity, «L’evidenza è emersa da diverse ricerche - dichiara Umberto Volta, docente di medicina interna all’Università di Bologna e coordinatore del board scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia - , ma a incidere in maniera importante sullo sviluppo dei sintomi sembrano essere anche i conservanti e gli additivi alimentari: sotto accusa ci sono il glutammato, il benzoato, i solfiti, i nitrati e vari coloranti».

Vuoi sapere qual è l'alimentazione più adatta per chi soffre di sindrome del colon irritabile? Scarica il manuale «Alimentazione e salute». Le risposte scientifiche a domande frequenti

C’è una relazione tra cibo, salute e i microbi che ospitiamo nell’intestino?

Sì, la ha a che fare anche con il “microbiota”, ossia l’insieme di tutti i microorganismi (batteri, virus, funghi, protozoi) che colonizzano normalmente il nostro corpo. La maggior parte di questi microrganismi si trovano nell’intestino, ma sono presenti anche sulla pelle, nel cavo orale, nei polmoni e in altre sedi ancora. Il materiale genetico di questi microorganismi nel suo insieme prende il nome di “microbioma”.

La “metagenomica” è la scienza che studia l’insieme di tutto il materiale genetico presente in un campione: analizzando il microbioma è possibile stabilire quali microorganismi, e in che proporzioni relative, sono presenti in un certo microbiota. Alterazioni nel microbiota, ossia variazioni nella sua composizione note come “disbiosi”, sono state collegate allo sviluppo di alcune patologie umane, tra cui il cancro. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che il microbiota modula le risposte alle terapie antitumorali e persino la suscettibilità agli effetti collaterali di queste terapie.

Come fa il a esercitare questi effetti?
Interagendo con il sistema immunitario e agendo sul nostro metabolismo. Il microbiota più studiato è quello intestinale (comunemente noto come “flora intestinale”), composto principalmente da batteri.

Fonte: Fondazione Umberto Veronesi

12/08/2019

TROPPO FRUTTOSIO FA MALE AL FEGATO DEI BAMBINI. COME L'ALCOL

Dolce come lo zucchero... ma forse si dovrebbe dire «velenoso» come lo zucchero, viste le nuove evidenze portate da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Bambino Gesù.

Ecco il verdetto (che non farà felici in particolare i più piccoli): troppo zucchero rischia di trasformarsi in "veleno" per il fegato dei bambini. L'abuso sistematico del fruttosio aggiunto ai cibi e alle bevande ha gli stessi effetti pericolosi dell'alcol: ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero in età pediatrica (circa 25 grammi) accresce di una volta e mezza il rischio di sviluppare malattie epatiche gravi.

La conferma scientifica arriva da uno studio dei ricercatori dell'area di Malattie epato-metaboliche dell'Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù che, per la prima volta in letteratura, rivela i danni del fruttosio sulle cellule del fegato dei più piccoli. I
risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Hepatology.

A differenza del glucosio, che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro corpo, il fruttosio può essere metabolizzato solo dal fegato, perché esso è l'unico organo in cui è presente il suo trasportatore.

Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. "Diversi studi hanno provato che l'elevato consumo di zucchero è associato a numerose patologie sempre più frequenti in età pediatrica come l'obesità, il diabete di tipo II e le malattie cardiovascolari. Ma poco si sapeva del suo effetto sul tessuto epatico, almeno fino ad oggi", spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metaboliche del Bambino Gesù.

"Con la nostra ricerca abbiamo colmato la lacuna. Gli spuntini dei bambini dovranno essere solo eccezionalmente a base
di succhi di frutta o merendine confezionate e non la regola quotidiana". L'acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. Quando è prodotto in grandi quantità diventa tossico per l'organismo e concorre allo sviluppo di diverse malattie, dal fegato grasso alla cirrosi.

Attraverso ulteriori indagini, incrociate con i dati emersi dal questionario alimentare somministrato ai pazienti, i ricercatori hanno dimostrato l'associazione tra gli alti livelli di acido urico e l'aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.

Il fruttosio è uno zucchero naturale presente in diversi alimenti, soprattutto nella frutta ma anche nei vegetali e nelle farine utilizzate per pasta, pane e pizza. In una dieta bilanciata non provoca alcun effetto negativo. Il nemico dei bambini è il fruttosio aggiunto presente negli sciroppi e nei dolcificanti largamente utilizzati dall'industria nelle varie preparazioni alimentari (marmellate, bevande, merendine, succhi di frutta, caramelle). Basti pensare che una sola lattina di bevanda zuccherata contiene il doppio della quantità giornaliera di fruttosio indicata per l'età pediatrica (circa 25 grammi). Una merendina ne contiene mediamente il 45% in più, mentre una bottiglietta di succo di frutta poco più della metà.

Nella tipica dieta occidentale il consumo di è molto elevato, ed essendo metabolizzato esclusivamente nel fegato, finisce per danneggiarlo nello stesso modo in cui viene danneggiato dall'alcol o da altre sostanze tossiche. In pratica il fruttosio è simile all'alcol se si guarda ai danni metabolici che provoca.

Fonte: Avvenire

09/08/2019

Il potassio è un minerale essenziale per il nostro organismo, la cui integrazione è molto importante soprattutto se si pratica regolarmente attività fisica o durante la stagione calda, a seguito della sudorazione intensa. Ecco gli alimenti più ricchi di questo minerale 👇

08/08/2019

05/08/2019

MENO RISCHI DI TUMORE DELLA PELLE PER CHI HA UNA DIETA RICCA DI VITAMINA A?

Il spinocellulare, una tumore della pelle, risulta meno frequente in chi ha una dieta ricca di vitamina A da frutta e verdura. I dati di uno studio su 170.000 persone

C’è un nesso (positivo) fra una dieta ricca in vitamina A e la protezione da un tipo di cancro della pelle piuttosto diffuso, il carcinoma spinocellulare. Frutta e verdura ogni giorno, nel contesto di una dieta equilibrata, possono contribuire a ridurre i rischi di ammalarsi.

LO STUDIO

«I della sono difficili da prevenire, compreso il carcinoma spinocellulare (o a carcinoma a cellule squamose, ndr). Ma questo studio suggerisce che seguire una dieta salutare ricca di vitamina A può essere un modo per abbassare il rischio, oltre a usare filtri solari e limitare l’esposizione al sole». Così il dottor Eunyoung Cho, docente di dermatologia ed epidemiologia alla Brown University e presso il Brigham and Women’s Hospital ha riassunto il contributo del lavoro svolto. Il suo gruppo di ricerca ha analizzato i dati di oltre 170.000 persone seguite per circa 25 anni, registrando le abitudini alimentari nel tempo e informazioni determinanti per il rischio di tumori della pelle, come il colore di pelle e capelli, le scottature solari importanti, i casi di malattia in famiglia. Il risultato ha mostrato che chi consumava regolarmente cibi più ricchi di vitamina A aveva un rischio inferiore del 17 per cento di sviluppare un carcinoma spinocellulare rispetto al gruppo che ne consumava meno. Per dare un’idea più concreta dei livelli di consumo, i ricercatori hanno spiegato che un alto livello di vitamina A corrisponde ad esempio a una patata media o due grandi carote al giorno, mentre il livello più basso a un terzo di tazza di patate fritte o a una carotina piccola al giorno.
VITAMINA A, MA DA FONTI VEGETALI

Il dato osservato riguarda la vitamina A ottenuta da fonti vegetali (verdure a foglia verde, carote, patate, albicocche, meloni) più che da fonti animali o da integratori. Anzi, specificano i ricercatori «un eccesso di vitamina A da fonti animali e da supplementazione può portare a nausea, problemi al fegato, aumento di rischi per osteoporosi e fratture dell’anca». La vitamina A, o retinolo, è utile alla salute degli occhi, delle ossa e dei denti, nonché per il buon funzionamento della risposta immunitaria. È studiata in relazione alla riduzione dell’infiammazione e del rischio di varie forme di tumore. Finora, come specificano anche gli autori dello studio sopradescritto, si sa che è necessaria alla crescita e alla maturazione delle cellule della cute, ma non ci sono risultati chiari in merito alla protezione dai tumori della pelle.

DOVE SI TROVA LA VITAMINA A

Si trova in alimenti di origine animale (fegato, olio di fegato di merluzzo, b***o e formaggi, uova), mentre negli alimenti di origine vegetale si trovano i suoi precursori, i carotenoidi (carote, albicocche, zucca, tarassaco, rucola, basilico, pomodori, spinaci, pesche e molti altri). Anche il lavoro, descritto sulle pagine del Journal of the American Medical Association Dermatology, offre un dato significativo ma non dimostra una relazione di causa-effetto fra livelli di vitamina A e ridotto rischio di cancro. La minore probabilità di ammalarsi potrebbe anche dipendere da fattori diversi, «ad esempio le persone che assumono più vitamina A tendono a bere meno alcolici» osservano gli autori. Servono ulteriori studi, intanto questa è «un’ulteriore ragione per mangiare molta frutta e verdura come parte di una dieta sana».
LA DIETA NON SOSTITUISCE LA PROTEZIONE DAL SOLE

A scanso di equivoci, è utile ricordare che nessuna scelta alimentare può sostituire le buone pratiche di prevenzione contro i tumori della pelle per limitare i danni delle radiazioni solari. Bene quindi una dieta ricca di vegetali, ma è indispensabile seguire le regole del buon senso: non esporsi al sole nelle ore più calde, usare filtri solari, cappellini, abiti leggeri, occhiali adeguati, evitare l'abbronzatura artificiale.
Fonti

Association of Vitamin A Intake With Cutaneous Squamous Cell Carcinoma Risk in the United States, Journal of American Medical Association Dermatology, 2019

05/08/2019

Indirizzo

Paterno
95047

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393471964399

Sito Web

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