04/01/2026
Primavera è un film italiano del 2025 diretto da Damiano Michieletto, tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa, incentrato sulla figura di Antonio Vivaldi nella Venezia del Settecento, insegnante di violino presso l’Ospedale della Pietà.
Il film esplora temi come la cura, l’emancipazione femminile, il potere dell’arte, sebbene non si viva di solo pane ne’ di sola musica.
Nella storia che conosciamo la cura è diventata il destino naturale della donna, considerata come genere e non come individuo.
Per Rousseau, la maternità insieme alla seduzione erotica rendono la donna potente e insieme pericolosa agli occhi dell’uomo, il quale dipende da lei per la nascita, le prime cure e le prime sollecitazioni sessuali, l’educazione.
Questo sacrificio di sé nella cura dell’altro è quello che la cultura maschile ha ritenuto essere la naturale estensione della maternità e del rapporto madre-figlio a ogni rapporto adulto: madre comunque e sempre, anche se vergine.
Cecilia afferma la sua libertà attraverso una prova leggibile da un maschio, cerusico. Una prova di forza e non di debolezza attraverso il controllo del corpo.
L’arresto nel processo di individuazione della donna fa scendere inevitabilmente un’ombra minacciosa anche sull’individuazione e sull’autonomia dell’uomo-figlio che agisce spezzandole il polso, provando a distruggerla come si cancella con l’acido un volto con il vitriolage.
Mi piace pensare la scelta di libertà di Cecilia come una metafora dello sdraiare a terra la musica del tempo “perché potesse guardare finalmente negli occhi il pubblico. E arrivare a sfamarlo”, come scrive Baricco in Breve Storia eretica della musica classica, trovando il modo di “convertire in storie i saloni di Corelli, i teatri di Vivaldi (…)si trattava di proiettare quegli spazi, quei volumi, su una superficie piana dove potessero diventare linee, sequenze, accadimenti: narrazioni”.