Nutrizionista Tatiana Raineri

Nutrizionista Tatiana Raineri Ripristino corretta alimentazione nei bambini dai 2 anni in poi. Percorsi gravidanza e post-gravidanza.

Biologa Nutrizionista Specializzazioni:
Nutrizione clinica dal neonato all’adulto
Nutrizione oncologica
Nutrizione nei disturbi alimentari (anoressia, bulimia, binge eating) Lo studio Raineri dott.ssa Tatiana è specializzato in nutrizione umana e la dott.ssa vi aspetta nel suo studio di San Martino Siccomario per aiutarvi a raggiungere il benessere grazie ad un'alimentazione equilibrata. Presso lo studio potrete eseguire i seguenti esami: valutazione nutrizionale per i normali fabbisogni quotidiani, screening e valutazione nutrizionale in condizioni patologiche e non
Malattie autoimmuni
Diabete
Colesterolemia
Ipertensione
Allergie
Disbiosi intestinale. Correzione della fame nervosa e delle difficoltà di rapporto con il cibo attraverso percorso mi sfilzerà
Corretta alimentazione post interventi chirurgici.

14/03/2026

𝐀𝐬𝐬𝐮𝐦𝐢 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢?

Ti è stato allora suggerito di rivolgerti a uno psicoterapeuta o addirittura allo psichiatra?

Tranquillo, non è frutto di qualche paturnia.
Il meccanismo di azione delle statine è tale da inibire l'enzima HMG Coa Reduttasi implicato nella produzione della molecola del colesterolo.

Peccato però, che, oltre a ridurre la sintesi di colesterolo, si riduca anche quella del Coenzima Q10 (Ubiquinone).

Il Coenzima Q10 è una molecola presente nei mitocondri (le centrali energetiche delle nostre cellule) ed è fondamentale per la produzione di energia (ATP).

Deplezione di Ubiquinone vuol dire ridotta produzione di energia, in particolare a livello delle cellule muscolari. Ricordiamo che anche il cuore è un muscolo.

Se insieme alle statine non viene fornito un integratore di Coenzima Q10 si avrà debolezza e dolori muscolari.

Tant'è che una supplementazione con Coenzima Q10 migliora i sintomi muscoloscheletrici indotti dalle statine [1]. E questo è quanto evidenzia una revisione sistematica di studi randomizzati controllati che ha concluso che "l'integrazione di CoQ10 migliora significativamente i sintomi muscoloscheletrici indotti dalle statine."

Non è un caso che durante un trattamento farmacologico con statine viene monitorata la creatinchinasi (CK o CPK). Si tratta di enzimi fondamentali per il metabolismo energetico, presenti nei muscoli scheletrici, nel cuore e nel cervello. Le statine possono causare un loro aumento: ciò può indicare una potenziale sofferenza muscolare.

Fermo restando che non basta una pillolina a risolvere il problema. Se la statina agisce inibendo l’enzima implicato nella sintesi del colesterolo, chiediamoci, chi attiva tale enzima?
Ebbene, la sintesi del colesterolo è favorita dall'isnulina.

Generalmente infatti chi ha ipercolesterolemia è anche in una condizione di resistenza insulinica (caratterizzata per l'appunto da iperinsulinemia) o comunque si mangiano cibi che determinano un eccessivo rilascio di insulina (favorito anche da un eccesso di proteine nella dieta, in particolare di origine animale, con maggior contenuto di BCAA come leucina, isoleucina e valina).

Va considerato che l'ipercolesterolemia familiare (quella vera) è su base genetica ed è una condizione rara, correlata a un deficit di captazione delle LDL (non ad aumentata sintesi endogena di colesterolo).

Le statine hanno un effetto diabetogneo [2, 3]. Quindi, la pillolina non è la soluzione. È necessario un approccio integrato che consideri anche lo stile di vita.

L'uso di statine riduce il rischio cardiovascolare?

Meta analisi ci dicono non molto, e che i pazienti dovrebbero saperlo [4].

Le statine non bloccano la formazione delle placche ateromasiche se non si interviene anche sugli altri fattori che le favoriscono, a partire dall’infiammazione che causa disfunzione endoteliale.

Come è stato osservato da studi che hanno valutato i livelli di ApoB che stima il numero di LDL (quindi la presenza di LDL piccole e dense, dunque aterogene).

Andrebbe dunque rivista anche la dieta.

Ricordiamo che a favore la formazione delle placche sono di fatto le LDL ossidate, quindi bene fare attenzione allo stress ossidativo, favorito in particolare da una condizione di resistenza insulinica e aumento dell'emoglobina glicata.

Le LDL ossidate vanno infatti incontro ad alterazioni morfologiche: vengono quindi captate dai macrofagi e trasformate nelle cellule schiumose, alla base della formazione dell’ateroma (placca). Pertanto il valore delle LDL ossidate potrebbe essere un biomarcatore del rischio cardiovascolare [5, 6, 7, 8].

LDL troppo basse?

Anche abbassare eccessivamente le LDL potrebbe avere implicazioni.

E' stata osservata un'associazione significativa tra livelli di LDL-C inferiori e un rischio maggiore di emorragia cerebrale quando i livelli di LDL-C erano

10/03/2026

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲 𝘂𝗻 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗮𝗻𝗻𝗶?
𝘾𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙘𝙞 𝙙𝙞𝙘𝙚 𝙡𝙖 𝙨𝙘𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙢𝙚𝙢𝙤𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙘𝙖𝙣𝙚

Molti familiari umani di cani raccontano spesso del loro cane che è capace, o sembra esserlo, di riconoscere posti o luoghi visitati parecchio tempo prima. Ad esempio, anche dopo mesi o anni si torna in un luogo che il cane aveva frequentato in passato: una casa di vacanza, un sentiero in montagna, il giardino di un luogo di villeggiatura. Appena scende dall’auto il cane sembra sapere esattamente dove si trova. Annusa l’aria, osserva l’ambiente e si dirige con sicurezza verso un luogo particolare del giardino, il vialetto che porta verso la casa o, una volta entrato, si dirige verso un punto preciso dove dormiva o dove gli mettevamo la ciotola dell’acqua nella casa delle vacanze.

𝙀̀ 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙪𝙣𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙞𝙢𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙤𝙥𝙥𝙪𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙖𝙣𝙚 𝙧𝙞𝙘𝙤𝙧𝙙𝙖 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙡 𝙡𝙪𝙤𝙜𝙤?
Per molto tempo la spiegazione più diffusa era semplice, ma incompleta. Si pensava che la memoria del cane fosse quasi esclusivamente di tipo associativo. Si pensava che il cane fosse capace solo di collegare uno stimolo a una conseguenza: il guinzaglio significa passeggiata, la ciotola significa cibo, il rumore delle chiavi significa che qualcuno sta arrivando.

Questo tipo di apprendimento, è bene fare chiarezza, esiste davvero sia nell’umano che nel cane ed è molto efficace, ma non è l’unico.
I cani sono straordinariamente bravi nel creare collegamenti tra eventi passati e conseguenze di quanto è loro accaduto di vivere. Questa è una delle più grandi capacità del cane che ha favorito la lunga convivenza del cane con gli esseri umani.

Negli ultimi anni, però, la ricerca scientifica ha mostrato un quadro più complesso per descrivere la memoria del cane. Il cervello del cane possiede strutture simili a quelle del cervello umano. Tra queste strutture deputate alla memoria c’è l’ippocampo, una parte del cervello coinvolta nella memoria degli spazi e degli eventi, mentre un’altra parte, l’amigdala, rafforza i ricordi legati alle emozioni.

Grazie a queste strutture anche il cane può conservare informazioni sugli ambienti, sui percorsi e sulle situazioni che ha vissuto in passato. Una delle forme di memoria più evidenti è la memoria spaziale, cioè la capacità di ricordare luoghi e orientarsi nello spazio. Molti cani riescono a riconoscere ambienti visitati anche molto tempo prima proprio grazie a questa organizzazione del cervello che ricorda.

Alcuni studi suggeriscono inoltre che i cani possano possedere una forma di memoria degli eventi che viene definita episodica-like. In un esperimento pubblicato su Current Biology alcuni cani sono stati in grado di ripetere azioni osservate da un essere umano che le compiva poco prima, anche quando non avevano alcun motivo di aspettarsi di doverle ricordare.

Questo risultato indica che i cani non ricordano soltanto associazioni tra stimoli e conseguenze. Possono conservare tracce di esperienze vissute anche in modo indiretto.

La memoria del cane non funziona però esattamente come quella umana. Il cane non ricostruisce il passato come una storia raccontata e non organizza i ricordi secondo una cronologia precisa (noi umani possiamo ad esempio ricordarci quando eravamo bambini, i compagni di scuola delle medie e quelli delle superiori). Il cane, a differenza nostra, organizza i suoi ricordi in funzione dell’esperienza che ha vissuto. Lo fa ricordando: i luoghi, gli odori particolari presenti, le emozioni che ha vissuto in passato.

Quando uno di questi elementi riappare nell’ambiente, la memoria del cane può riattivarsi. È probabilmente per questo che, tornando in un luogo frequentato in passato, anche molto tempo prima, il cane può orientarsi immediatamente. Non riconosce soltanto lo spazio. Riconosce un insieme di segnali e indizi sensoriali che fanno parte della sua esperienza di vita passata.

Attilio Miconi

𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
Bensky, M. K., Gosling, S. D., & Sinn, D. L. (2013).
The world from a dog's point of view: A review and synthesis of dog cognition research. Advances in the Study of Behavior, 45, 209–406.
Fugazza, C., Pogány, Á., & Miklósi, Á. (2016).
Recall of others' actions after incidental encoding reveals episodic-like memory in dogs. Current Biology, 26(23), 3209–3213.
Shettleworth, S. J. (2010).
Cognition, Evolution, and Behavior. Oxford University Press.

07/03/2026

Non basta dire “sto prendendo il magnesio”. Bisogna capire quale sale si sta assumendo 💊

In farmacia troviamo tantissimi integratori a base di magnesio, usati per i motivi più diversi: insonnia, stanchezza, crampi, stitichezza, problemi digestivi…

Sintomi molto diversi, ma con un alleato in comune 👇

➡️ Il magnesio è sempre presente sotto forma di sale, cioè legato a un acido che ne permette l’assorbimento.
📌 Il tipo di sale fa tutta la differenza in termini di biodisponibilità (cioè quanto ne assorbiamo) e azione (locale o sistemica).

✅ I sali organici (citrato, lattato, pidolato, gluconato, orotato…) e il cloruro di magnesio sono i più assorbibili: agiscono a livello cellulare e sistemico.

✅I sali inorganici (ossido, solfato, carbonato) sono meno assorbibili e hanno effetto diretto soprattutto nel lume intestinale (purganti, antiacidi).

💡 Leggere l’etichetta fa la differenza:
• Sali ben assorbiti → azione mirata e completa
• Sali poco solubili → azione locale, utile in caso di stipsi o acidità

👉 Chiedi sempre consiglio al tuo farmacista per scegliere il giusto sale in base alle tue esigenze specifiche.

07/03/2026

CEREALI INTEGRALI: QUALI SONO?

Le raccomandazioni del WCRF (Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro) ci suggeriscono di basare la nostra alimentazione prevalentemente su cereali non industrialmente raffinati, legumi e verdure. Come anche lo schema del piatto sano.

Sui cereali c'è una grande confusione. E non si conosce bene la differenza tra integrale e decorticato.

Intanto chiariamo un punto fondamentale: il termine “cereale” non è una classificazione botanica, ma indica piante erbacee (e i loro chicchi) che producono frutti/semi ricchi di AMIDO utilizzati a scopo alimentare, INTERI (chicco) oppure MACINATI (farina).

Quasi tutte le colture note come “cereale” sono Graminacee (o Pocacee), ma non tutte. Infatti, troviamo anche grano saraceno, quinoa, amaranto.

Dunque, in nutrizione (avvisate anche i nutrizionisti abusivi), quella dei cereali è un Gruppo Alimentare, che comprende grano (frumento), orzo, farro, segale, sorgo, grano saraceno, quinoa, ecc.

A volte troviamo la dicitura decorticato, che si riferisce a particolari cereali come ad esempio il farro (un cereale vestito). Anche avena e miglio sono cereali vestiti.
Decorticato vuol dire che è stato privato della glumella (che avvolge la cariosside). Per essere consumati devono essere decorticati. Vengono considerati comunque integrali.

Per l'orzo abbiamo anche la versione "integrale": orzo mondo. Ma in cucina i tempi di preparazione sono molto lunghi. Possiamo preferire l'orzo perlato che di fatto contiene una quantità maggiore di fibra solubile (il beta glucano) che è utile nel controllo della glicemia e della colesterolemia.

Riso e mais sono molto particolari: hanno un alto contenuto di amilopectina (un tipo di amido più facilmente digeribile e, quindi, assorbibile). Ciò vuol dire che sono da preferire INTEGRALI, per non creare importanti impatti sulla glicemia.

In figura vediamo alcuni esempi di cereali.

07/03/2026
06/03/2026
06/03/2026

🌍 World Obesity Day 2026· 4 marzo 2026

💙 8 miliardi di ragioni per agire
In questa giornata ASAND ricorda quanto sia fondamentale un approccio multidisciplinare, che vada oltre il farmaco e valorizzi pienamente il ruolo dell’assistenza dietetico-nutrizionale.

👩‍⚕️ Il dietista è centrale
• Interviene sul comportamento alimentare
• Supporta un cambiamento duraturo delle abitudini
• Lavora in team con gli altri professionisti della salute
• Offre percorsi personalizzati basati su evidenze scientifiche

📣 Call to action
Insieme si può promuovere una gestione dell’obesità più efficace, rispettosa e sostenibile.

👉 Condividi l’infografica ASAND e aiutaci a diffondere una cultura della salute basata su conoscenza, rispetto e inclusione.

Attenzione
21/02/2026

Attenzione

Un grave episodio recentemente registrato a Parma, con il ricovero di una donna per sospetta intossicazione da legata al consumo di conserve domestiche, riporta l’attenzione su un rischio raro ma potenzialmente molto grave.

Proteggi te stesso e la tua famiglia.

Per le conserve fatte in casa ecco gli errori più frequenti da evitare:
- non sanificare correttamente barattoli e tappi
- non effettuare un adeguato trattamento termico
- conservare alimenti sott’olio senza corretta acidificazione
- riutilizzare contenitori non perfettamente integri
- consumare conserve con tappi rigonfi o alterati
(fonte Istituto Superiore Sanità)

Attenzione ai sintomi: visione offuscata, difficoltà a parlare o deglutire, secchezza della bocca, debolezza muscolare. In questo caso, rivolgiti subito al medico o al Pronto soccorso, segnalando l’eventuale consumo di conserve domestiche.

Sul sito aziendale i consigli delle dottoresse Francesca Vergani, (direttore Igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati) e Alessandra Rampini (direttore Igiene e sanità pubblica) dell’Azienda Usl di Piacenza.

Articolo completo al link nel primo commento

20/02/2026

Insulino resistenza e fegato grasso

In un soggetto sano il pancreas produce insulina. Questo ormone è la chiave per ridurre la glicemia (quando aumenta). In realtà è l’unico ormone ipoglicemizzante che abbiamo.

Qual è il meccanismo? L’insulina si lega al suo recettore presente sulla membrana cellulare e ciò determina l’esposizione sulla cellula dei trasportatori (le porte) per far entrare il glucosio nella cellula, in particolare a livello muscolare. Possiamo pensare l’insulina come una chiave che permette di aprire la porta all’ingresso del glucosio.

A livello del FEGATO invece l’insulina si lega sempre ai suoi recettori per indicare a questo organo di non rilasciare più glucosio (visto che di glucosio in giro ce n’è già tanto).

Importante è che questi recettori siano esposti sulla membrana!! Altrimenti l’insulina come farebbe a comunicare il suo messaggio?

In caso di aumentata circonferenza addominale, dal tessuto adiposo (VISCERALE) vengono rilasciate citochine pro infiammatorie che alterano il segnale insulinico. Ciò fa sì che vengono rilasciati acidi grassi che si depositano, in modo ectopico (ovvero anomalo) a livello del fegato e del muscolo.

Quindi le cellule saranno sature di grassi e l’insulina non riesce più a comunicare attraverso i suoi recettori e a svolgere la sua attività.

Ne deriva INSULINO RESISTENZA. Ovvero una condizione in cui si ha IPERGLICEMIA… ma anche IPERINSULINEMIA, perché il pancreas, a causa degli alti livelli di glucosio nel sangue, rilascerà più insulina.

In questa condizione avremo HOMA INDEX > 2,4

Da considerare che i grassi si depositano anche a livello del pancreas causando, nel tempo, danno alle beta cellule (quelle che producono e rilasciano insulina).

Se si sceglie di non gestire l’insulino resistenza, questa si trasforma nel tempo in DIABETE di tipo 2.

Insulino resistenza e fegato grasso

Valori alti di insulina e di glicemia vanno a stimolare oltretutto la sintesi di trigliceridi a livello epatico (LIPOGENESI DE NOVO). Questo processo produce trigliceridi proprio dal glucosio che è abbondante.
Se poi l’alimentazione è ricca di FRUTTOSIO, questo sarà trasformato anche lui in trigliceridi.

Avremo quindi un aumento di grassi che si accumulano nel fegato. Caratterizzando la STEATOSI EPATICA NON ALCOLICA, che, se non gestita, può degenerare in CIRROSI EPATICA ed EPATOCARCINOMA.

Va da sé che il fegato grasso peggiora la condizione di Insulino Resistenza.

Silvia Petruzzelli ©

11/02/2026

Perché preferiamo olio evo anche in frittura?

L’unico olio da usare in cucina sarebbe olio extravergine d’oliva. Quindi neppure olio di oliva (ben diverso da quello extravergine d’oliva).

Perché?

1. L’olio l’extravergine vergine d’oliva è sicuramente spremuto a freddo. Qualora non fosse spremuto a freddo non potrebbe essere extravergine d’oliva.
Spremuto a freddo vuol dire che non è stato ottenuto a mezzo solventi chimici (in genere sono spremuti a freddo gli oli biologici). Ma questo non basta. Nessuno ci assicura che non sia raffinato (deodorato).

2. Gli oli di semi (girasole, mais, arachidi, sesamo, riso, soia, vinaccioli…) sono in genere raffinati.

3. L’unico olio sicuramente non raffinato è l’extravergine vergine d’oliva (l’olio di oliva è raffinato).

4. Nel processo di raffinazione l’olio subisce un trattamento termico (ad alte temperature) per cui si introducono acidi grassi trans…. che ne aumentano il punto di fumo… ma gli acidi grassi trans non dovrebbero far parte di una alimentazione sana (ricordiamo che i trans non sono solo nei grassi idrogenati ma anche negli oli raffinati).

5. Con il processo di raffinazione, inoltre, si riduce la vitamina E, che è quella vitamina che protegge gli acidi grassi dalla perossidazione lipidica… quindi un olio raffinato sarà anche rancido!

6. Il punto di fumo. Questo dipende dalla composizione in termini di acidi grassi. In particolare, più sono presenti acidi grassi polinsaturi, più sarà basso il punto di fumo. Certo, con la raffinazione (deodorazione) il punto di fumo di un olio di girasole spremuto a freddo aumenta un po’ (rispetto allo stesso non raffinato), in quanto come visto si introducono i trans, ma non è comunque adatto alla frittura (ma neppure alle cotture in forno e neppure per i dolci).

7. L’olio di girasole ad esempio contiene circa il 45-75% di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 (acido linoleico). Lo stesso dicasi per gli altri oli di semi (si veda punto 2): troppi omega-6.
Questi acidi grassi omega-6 (seppure essenziali), se in eccesso rispetto agli omega-3, hanno un effetto pro infiammatorio.
Il rapporto omega-6 / omega-3 dovrebbe esser circa 4 / 1. Oggigiorno superiamo il 13 / 1. Non a caso la maggior parte della popolazione è in uno stato infiammatorio cronico. E l’infiammazione è la madre di tutte le malattie!

L’olio da preferire è decisamente olio extravergine d’oliva.

Approfondimenti nel mio libro 📕 “Questa non me la mangio”.

Vi è un’associazione inversa tra livelli di consumo di olio extravergine di oliva e rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Questo per la sua composizione in termini di acidi grassi saturi (prevalentemente acido oleico, mono insaturo) sia per i polofenoli in esso contenuti ad azione antiossidante e antinfiammatoria (protettivi per l’endotelio). Ricordiamo che il meccanismo patogenico alla base dell’aterosclerosi è la disfunzione endoteliale favorita da stress ossidativo e infiammazione cronica di basso grado.

Dott.ssa Silvia Petruzzelli
Biologa nutrizionista
Tecnologa alimentare
Specializzata in scienze della nutrizione umana
Master universitario di II livello in nutrizione clinica per il Microbiota

Indirizzo

Pavia
27100

Telefono

+393893172040

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