19/04/2026
𝑂𝑔𝑔𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑖 𝑝𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖. 𝑀𝑜𝑙𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖, 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑖, 𝑠𝑎𝑝𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎. 𝐿𝑜 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑝𝑜𝑐ℎ𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑙𝑜 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑛𝑜. 𝑄𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑒.
Tratto da Federazione Nutrizionisti
𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐦𝐚𝐠𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐯𝐚?
È una di quelle domande che in ambulatorio arrivano all’improvviso e mettono il dito nel punto giusto. Perché quasi tutti pensano che il grasso “si consumi”, “si sciolga” o sparisca chissà dove. In realtà fa una fine molto più concreta. E, a prima vista, anche più strana.
𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚. Non prende la porta sul retro. E non si limita a “diventare energia”, formula comoda ma incompleta. La verità è che, quando dimagriamo, una parte enorme di quel grasso lascia il corpo soprattutto attraverso il 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐨.
𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚. Nel tessuto adiposo "l’energia" è parcheggiata sotto forma di trigliceridi: una molecola di glicerolo con attaccati tre acidi grassi. Finché l’organismo è in equilibrio energetico, quel deposito resta lì. Quando invece si crea un deficit energetico, il sistema cambia registro: l’insulina si abbassa, le catecolamine salgono, e la lipolisi viene messa in moto. (𝑅𝑒𝑠𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑒).
𝐀 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐢𝐠𝐥𝐢𝐜𝐞𝐫𝐢𝐝𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐬𝐦𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨. Il glicerolo prende la via del fegato. Gli acidi grassi entrano in circolo legati all’albumina, come passeggeri che hanno finalmente lasciato il magazzino e stanno andando verso il luogo in cui verranno davvero utilizzati.
𝐈𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐢 𝐦𝐢𝐭𝐨𝐜𝐨𝐧𝐝𝐫𝐢. È lì che gli acidi grassi entrano e vengono sottoposti a β-ossidazione, un processo che li riduce progressivamente in unità di acetil-CoA. Da lì l’acetil-CoA entra nel ciclo di Krebs e, attraverso la fosforilazione ossidativa, contribuisce alla produzione di ATP. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞 “𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚”, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐢̀. Gli atomi di carbonio contenuti negli acidi grassi vengono ossidati: 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐢𝐝𝐫𝐢𝐝𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚. Intanto l’ossigeno partecipa alla formazione 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚.
𝐄𝐝 𝐞𝐜𝐜𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐫𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢: circa l’𝟖𝟒% del grasso perso viene eliminato come CO₂ attraverso i polmoni. Il resto se ne va come acqua. 𝑰𝒏 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒊, 𝒊𝒍 𝒈𝒓𝒂𝒔𝒔𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒐 𝒆𝒔𝒑𝒊𝒓𝒊𝒂𝒎𝒐.
𝐒𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐨, ma il dato interessante non è solo questo. Il punto serio è che perdere grasso, soprattutto quello ectopico - /centrale-omentale, cambia il funzionamento dell’organismo. 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐯𝐢𝐬𝐜𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, infatti, non cala soltanto la massa adiposa: 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂 𝒊𝒍 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒎𝒆𝒕𝒂𝒃𝒐𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒕𝒆𝒔𝒔𝒖𝒕𝒐 𝒎𝒂𝒏𝒅𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂𝒍 𝒓𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐.
𝐒𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨. Migliora la sensibilità insulinica. Si riduce il carico di acidi grassi liberi che raggiunge il fegato. E da questo derivano conseguenze molto concrete: meno lipotossicità, migliore controllo glicemico, minore stress metabolico epatico.
𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐮𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞: il grasso non è un blocco unico. Non tutto il tessuto adiposo si comporta allo stesso modo. Il grasso viscerale, in particolare, gioca una partita molto più pesante perché comunica direttamente con il fegato attraverso il circolo portale. Per questo il suo impatto metabolico è tanto rilevante e per questo ridurlo significa ottenere molto più di un semplice calo ponderale.
𝐀𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚. Il grasso che perdiamo non svanisce: esce soprattutto dai polmoni sotto forma di anidride carbonica e, in parte minore, come acqua. Ma la questione vera è un’altra. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒓𝒊𝒅𝒖𝒄𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒍 𝒈𝒓𝒂𝒔𝒔𝒐 𝒗𝒊𝒔𝒄𝒆𝒓𝒂𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐. 𝑺𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒃𝒊𝒐𝒄𝒉𝒊𝒎𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂, 𝒓𝒆𝒂𝒈𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒆 𝒔𝒊 𝒂𝒅𝒂𝒕𝒕𝒂. 𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒔𝒐𝒍𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒆𝒔𝒐. 𝑬̀ 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒖𝒓𝒂.