25/03/2026
SBLOCCO UN RICORDO
25 marzo 2020
Dalla fine di febbraio 2020 fino a metà maggio 2020 sono stato uno degli eroi della prima ondata.
In due ci occupavamo di fare ecocardiogramma a tutti, dal Pronto Soccorso, ai reparti, alla rianimazione fino al momento del decesso; capitava di fare anche più volte un ecocardiogramma a una persona. Tutto ciò perchè si tentava di capire l'origine fisiopatologica della SARSCov2, ovviamente insieme a tanti altri elementi che altri colleghi raccoglievano con solerzia e precisione.
Le forme di contagio conosciute erano 3: contatto diretto delle salive, le goccioline di Pflugger (parlando a poca distanza la saliva poteva veicolare il virus attraverso piccolissime gocce di saliva) e il contagio in ambiente chiuso (ad esempio una stanza con più persone, dove i vapori del respiro e le goccioline di saliva permangono più a lungo nell'aria).
La società di Medicina Ambientale emanò un comunicato intorno al 10 marzo, in cui suggeriva una quarta dinamica di contagio: quella ambientale all'aria aperta, dove le polveri o le polveri sottili come i PM2,5 mcg potevano conservare il virus a parecchi Km di distanza. E ne producevano esempi.
Questa lettura mi fece presupporre che il motivo per cui la pianura padana, soprattutto nella media valle del Po, fosse particolarmente colpita era un ristagno dell'aria. In base alle mie conoscenze meteorologiche presupposi che un'aria fredda proveniente dall'Adriatico, unico accesso libero, potesse spazzare e pulire l'aria e ridurre significativamente le possibilità di contagio; infatti, l'aria della pianura padana si pulisce quando arriva un impulso freddo dai Balcani (Bora a Trieste e Tramontana nelle Regioni adriatiche, spesso con neve).
Questo impulso di aria balcanica dall'adriatico arriva intorno al 25 marzo.
Ero solito arrivare in Ospedale alle ore 8 e, dopo almeno mezz'ora per vestirmi adeguatamente, andavo in Pronto Soccorso a fare ecocardiogramma ai pazienti. Solitamente trovavo i colleghi, che mi aspettavano come una manna, trafelati dal lavoro rutilante dovuto agli accessi di malati in condizioni solitamente gravi, dispnoici; i miei colleghi, nel loro turno sfibrante, correvano come forsennati per lo tsunami degli accessi di malati gravi ai quali si faceva quello che si poteva.
La mattina del 25 marzo vado come al solito in Pronto Soccorso, ma non trovo quell'incedere trafelato di tutti gli altri giorni; anzi, alcuni erano all'aperto a parlare un po e cercare di riposare. Questo fatto mi ha fatto pensare perchè anche nei giorni successivi la cosa si è ripetuta, proprio in coincidenza dell'arrivo dell'aria fredda dai Balcani che ha spazzato il cielo della pianura padana.
Ho capito che la pandemia o almeno la prima ondata aveva cominciato a invertire rotta e stava volgendo verso una risoluzione.
Il 28 marzo, sul mio canale youtube dove parlavo ai miei pazienti e amici, sperando di far cosa gradita, utile e che inducesse speranza, affermo che la pandemia sta finendo!
Eravamo proprio all'apice della mortalità per SARS e questa mia affermazione ha prodotto reazioni scomposte avverse! In realtà avevo ragione perchè non bisognava guardare la mortalità che si riferiva a contagi avvenuti 20-30 giorni prima, ma gli accessi in Pronto soccorso.
Così fu. Durante il mese di aprile infezioni e mortalità calarono, anche piuttosto rapidamente e intorno al 20 aprile si poteva affermare che eravamo ormai alla coda della pandemia, almeno per quanto riguardava la prima ondata.
Oggi, 25 marzo, data nodale nella storia del mondo, il cambio delle condizioni atmosferiche nel 2020 ha prodotto una rapida riduzione della prima ondata, proprio quando sembrava che l'aggressione dell'epidemia aumentasse in maniera indefinita, con panico generale.