23/02/2026
Il gioco non ha bisogno di uno scopo. È già lo scopo. Il gioco è il modo in cui i bambini e i ragazzi restano umani.
Il gioco non è solo azione, è una forma di pensiero, espressione, comunicazione e interazione con noi stessi, con l’altro e con l’ambiente. Il gioco è il luogo dove nasce la creatività genuina. Quando giochiamo sperimentiamo e ci sperimentiamo.
Il gioco mantiene vivo il rapporto con l’incertezza. Quando giochiamo non sappiamo “ancora come va a finire” e, a volte, ci scordiamo che deve solo fluire. È il "non sapere come va a finire" il vero motore del divertimento.
Sta succedendo, invece, qualcosa che ci sta portando in una deriva: fare qualcosa senza scopo produttivo diventa quasi perdere tempo in modo creativo.
Fare qualcosa senza uno scopo, come giocare, disegnare male, improvvisare balli e musica saltellando per casa, costruire qualcosa con le proprie mani solo per il piacere di farlo, sta diventando un gesto fuori sistema. Quando togliamo l'obbligo del risultato estetico, liberiamo la mano e la mente.
La creatività genuina non nasce per essere esposta, ma per essere esplorata.
Oggi anche il riposo ha uno scopo. Anche il viaggio deve essere arricchente e gli hobby diventano una skill personale.
Il bambino (o l’adolescente) che costruisce una torre di mattoncini per poi buttarla giù, che crea un castello di sabbia che poi verrà cancellato dal vento o da un’onda, non sta ottimizzando niente. Sta semplicemente facendo qualcosa di profondamente umano: vivere nell’atto in sé, non nel risultato. In un mondo che ci spinge a diventare più bravi, più sani, più colti, il gioco ci permette di essere e di esserci.
L’adulto che riesce a fare lo stesso si sta riconnettendo a se stesso, si sta relazionando al bimbo o all’adolescente e sta difendendo il suo, e il loro, essere ‘umano’.
E allora non è perdere tempo, è vivere.
Maura Manca