Logopedista Elisa Zugarini

Logopedista Elisa Zugarini • Laureata nel 2018
• Master LUMSA di I Liv. in “Dist. Specifici del Linguaggio e dell’Apprendimento”

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09/02/2026

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Mio figlio ha 14 anni. Da quando era piccolo, non riusciva a stare fermo. Durante i compiti si alzava in continuazione, e a scuola smontava penne, righelli, qualsiasi oggetto finisse tra le sue mani.

“È distratto.”
“Non si concentra.”
“Avete pensato ai farmaci?”

Sempre le stesse frasi, ripetute come un copione stanco. Nessuno, però, che si fosse mai fermato a dire: “Forse il suo cervello funziona meglio se si muove”.

Le sue mani non si fermavano mai.
Ticchettii, scatti, pezzetti di penne sparsi ovunque.
Ho provato con i fidget toys, ma finivano puntualmente rotti… o sequestrati.

Poi, un giorno, per caso, ho visto su un’app un artigiano che costruiva matite filettate, pensate proprio per ragazzi con ADHD.
Una matita come le altre, ma con una piccola vite che scorre avanti e indietro.
Una mano che pensa. Un pensiero che si muove.

Gli ho scritto subito.
Mi ha risposto con un messaggio pieno di umanità, raccontandomi di suo nipote, con le stesse difficoltà.
Due settimane dopo, quella matita era nelle nostre mani.
Piccola. Semplice. Geniale.

Il primo giorno di scuola con quella matita, mio figlio è rimasto seduto per tutta l’ora di matematica.
Nessuna penna smontata. Nessuna nota. Nessun richiamo.
Solo quella vite che si muoveva su e giù, silenziosa, mentre lui risolveva i problemi.

La professoressa mi ha scritto: “Dove l’avete trovata?”
E da lì, quell’artigiano ha iniziato a realizzarne per tanti altri ragazzi come lui.

Perché no, non tutti imparano stando fermi.
Alcuni, per riuscire a mettere ordine nei pensieri, hanno solo bisogno di muovere le mani.

A volte, la rivoluzione comincia da una semplice vite che scorre lungo una matita. E da qualcuno che ha il coraggio di vedere oltre il rumore.

06/02/2026

Va bene la Giornata dei calzini spaiati: un simbolo semplice, immediato, capace di ricordarci che ognuno è unico nella sua diversità.

È un messaggio bello, necessario, e in teoria condiviso da tutti.

Ma poi, finita la foto di gruppo e spenti i riflettori, cosa succede gli altri giorni dell’anno?

Qui si sente tutta la distanza tra la narrazione simbolica e la realtà quotidiana.

Perché la realtà — quella vera, che non entra nei post celebrativi — è molto diversa. la

Raccolgo in studio le storie di queste famiglie che hanno tutte un filo comune: la sensazione di essere soli dentro un sistema che, a parole, parla di inclusione, ma nei fatti chiede alle famiglie di diventare esperte di tutto.

Esperte di burocrazia, di scuola, di terapie, di diritti, di percorsi, di carte, di scadenze. E soprattutto esperte di resistenza, perché quando l’integrazione non funziona davvero, il carico si sposta tutto sulle spalle di chi già è più fragile.

L’inclusione, però, non è un evento.

Non è una giornata tematica.

Non è un gesto simbolico che ci fa sentire dalla parte giusta.

L’inclusione è un lavoro quotidiano, concreto, misurabile: servizi accessibili, continuità assistenziale, presa in carico integrata, comunicazione chiara, personale formato, tempi compatibili con la vita reale, supporto psicologico quando serve, scuola che non “accoglie” soltanto, ma che si organizza per includere davvero.

Un bambino “speciale, prezioso e fragile” non ha bisogno di slogan: ha bisogno di diritti che funzionino.

E i suoi genitori non hanno bisogno di essere celebrati per un giorno: hanno bisogno di essere sostenuti ogni giorno, senza dover lottare per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito.

Allora sì, viva i calzini spaiati. Ma non accontentiamoci del simbolo.

Usiamo quel simbolo come promemoria scomodo: se l’inclusione esiste davvero, si vede il lunedì mattina, nella normalità, nelle piccole cose che fanno la differenza.

Si vede quando una famiglia non deve “arrangiarsi”.

Si vede quando il sistema non chiede eroismo, ma offre presenza.

E finché questa distanza resterà così grande, continueremo a raccontarci una storia che fa bene all’immagine, ma non cambia la vita di chi, ogni giorno, quella distanza la vive sulla propria pelle.

In foto i calzini spaiati di mia figlia.

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02/02/2026

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🕊️ 𝐈𝐥 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐔𝐦𝐛𝐫𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐃𝐨𝐭𝐭. 𝐀𝐥𝐢̀ 𝐍𝐞𝐣𝐚𝐝.

Medico stimato, professionista serio e persona di grande umanità, è stato per tutti noi un punto di riferimento, sempre presente, disponibile e attento.

Ha lasciato un segno importante in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e collaborare con lui. Il suo impegno, la sua competenza e la sua dedizione verso i pazienti resteranno per noi un esempio prezioso.

In questo momento di grande tristezza, esprimiamo la nostra più sincera vicinanza alla famiglia e ai suoi cari, unendoci al loro dolore con rispetto e affetto. ❤️

𝐈𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨. 🙏🖤

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16/01/2026

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Quando valuti un bambino con DSA non stai mai facendo solo una prova.
Stai entrando, volente o nolente, dentro una storia che è iniziata molto prima di te.

Dentro quella lettura ci sono ore passate a sforzarsi più degli altri, tentativi andati a vuoto, confronti silenziosi, sguardi abbassati. C’è una stanchezza che non sempre viene detta, una tensione che si accumula, una paura di sbagliare che spesso precede ancora l’errore. Ma insieme a tutto questo ci sono anche tenacia e resistenza.

Per questo la valutazione non è mai neutra.
Dove ogni punteggio, se lo sai leggere, parla molto più della tabella che stai compilando.

Ed è qui che si vede la differenza tra chi “somministra test” e chi fa davvero clinica. Perché valutare non significa solo dire dove il bambino è in difficoltà, ma decidere cosa farne di quella difficoltà. Se usarla per etichettare, o per orientare. Se fermarsi al numero, o costruire un percorso. Se limitarsi a registrare, o iniziare già a prendersi cura.

Perchè prima ancora di un profilo funzionale, c’è un bambino che sta aspettando di essere capito.

E allora la domanda non è (solo) se la valutazione sia corretta sul piano tecnico.
Ma la vera domanda è un’altra: quando valutiamo, ci stiamo davvero chiedendo a che cosa servirà questa valutazione nella vita del bambino?

11/01/2026

“Impegnati di più” è la frase più comoda del mondo. Comoda per chi la dice, perché sposta tutto sulle spalle del bambino e chiude il discorso in due secondi. Ma sulla dislessia è una frase sbagliata, e spesso anche ingiusta, perché confonde una caratteristica neuroevolutiva con un problema di volontà.

Un bambino dislessico può impegnarsi tantissimo e comunque leggere con fatica, andare lento, perdere il filo, arrivare stanco a fine riga. Non perché non vuole, ma perché il suo modo di processare il linguaggio scritto è diverso. Questa cosa la sappiamo da anni: lo dice la ricerca, lo riconoscono i documenti clinici, lo dice la normativa sui DSA. Eppure, nella vita reale, continua a tornare quel giudizio travestito da incoraggiamento.

Il punto è che la dislessia non è il problema più grande. Il problema più grande è cosa ci costruiamo sopra: aspettative sbagliate, confronti continui, frasi dette “per spronare” che in realtà fanno una cosa precisa, cioè insinuano l’idea che se non riesci è colpa tua. E quando questa idea entra nella testa di un bambino, non resta lì solo durante il compito di italiano: se la porta dietro, nello studio, nelle verifiche, nel modo in cui si guarda allo specchio.

Quello che si può cambiare davvero non è la dislessia. È l’ignoranza sulla dislessia. Si cambia formando genitori, docenti, tutor e professionisti su tre cose molto concrete: capire il profilo di funzionamento, scegliere strumenti coerenti, costruire un percorso che riduca la fatica inutile e faccia emergere competenze e autonomia. È lì che “impegnarsi di più” torna ad avere senso, ma come impegno degli adulti a fare meglio, non come peso da scaricare sul bambino.

Perché un bambino non ha bisogno di sentirsi dire che deve diventare un altro. Ha bisogno di adulti che capiscano chi è, e che sappiano accompagnarlo senza farlo sentire sempre in difetto.
Seguici, ne riparleremo.

💫🎄
24/12/2025

💫🎄

✨ Un augurio speciale dal Centro Medico Umbro ✨
Con professionalità e attenzione ci prendiamo cura di voi ogni giorno.
In questo momento desideriamo augurarvi giorni sereni, salute e fiducia nel futuro, con la promessa di continuare a essere un punto di riferimento per il vostro benessere.

🤍 Grazie per la vostra fiducia.
Buoni auguri da tutto il team del Centro Medico Umbro 🤍

🖤 “ […] rileviamo sempre più segnali che indicano quanto i ragazzi fatichino a riconoscere e gestire ciò che provano.Per...
18/11/2025

🖤 “ […] rileviamo sempre più segnali che indicano quanto i ragazzi fatichino a riconoscere e gestire ciò che provano.
Per questo è fondamentale che adulti, educatori e genitori abbiamo strumenti concreti per favorire il loro benessere.

La felicità non è assenza di difficoltà.
È la capacità di comprenderle, regolarle e trasformarle, con la guida di figure adulte presenti e competenti.”

La felicità è la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo importante nel proprio percorso, è soddisfazione verso il percorso stesso, al di là del risultato. La felicità è anche la capacità di perseverare e ottenere, con consapevolezza e impegno, un obiettivo importante per sé stessi.

Come Osservatorio rileviamo sempre più segnali che indicano quanto i ragazzi fatichino a riconoscere e gestire ciò che provano.
Per questo è fondamentale che adulti, educatori e genitori abbiamo strumenti concreti per favorire il loro benessere.

👉 La felicità non è assenza di difficoltà.
È la capacità di comprenderle, regolarle e trasformarle, con la guida di figure adulte presenti e competenti.

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10/11/2025

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«Quanto sarebbe utile avere un posto, a scuola, dove parlare di affettività. La realtà è la realtà e non c’è niente di più inutile che negarla. Se non si insegna lì che ciascuno è diverso e però uguale, allora dove?»

Concita De Gregorio

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