D.ssa Silvia Caproni - Ostetricia e Ginecologia

D.ssa Silvia Caproni - Ostetricia e Ginecologia Sono un Medico Chirurgo, specialista in Ostetricia e Ginecologia, vicina alle donne in tutti i momenti importanti. Esercito la professione dal 1995.

Silvia riceve anche nello Studio medico di San Nicolo' di Celle il venerdì (per appuntamenti 075/9750067)
oppure alla Clinica Liotti il martedì (per appuntamenti 075/5721647)
Per informazioni e richiesta di appuntamenti vai sul sito
Silviacaproni.it Mi dedico da sempre all'Universo Donna", convinta che la sensibilità femminile sia sicuramente un mezzo più diretto per "capirci tra di noi". Attività: Consulenze ostetriche e ginecologiche. Esami: Amniocentesi, biopsie, ecocolordoppler, ecografia ostetrica 4d, ecografia ostetrico-ginecologica, ecografia pelvica, ecografia transvaginale, pap test. Specializzazioni: Menopausa, ostetricia e ginecologia,trattamento Papilloma virus. Terapie e trattamenti: Cura della menopausa, terapia ormonale sostitutiva per menopausa. Contatti:
Dott.sa Silvia Caproni cell.338/3418303

🌸 Buona Pasqua 🌸La vita rinasce. Sempre.Rinasce nei corpi,nei cambiamenti,nelle emozioni che a volte fanno paura… ma poi...
30/03/2026

🌸 Buona Pasqua 🌸

La vita rinasce. Sempre.
Rinasce nei corpi,
nei cambiamenti,
nelle emozioni che a volte fanno paura… ma poi diventano forza.

Ogni giorno vedo donne straordinarie ricominciare,
anche quando sembra difficile.

E allora questo è il mio augurio per voi:
ritrovatevi, ascoltatevi, sceglietevi.

💗 Perché prendersi cura di sé
è il gesto più potente che esista.

💁‍♀️D.ssa Silvia Caproni
☎️ 338/3418303
📍Via S.Caterina da Siena, 32 06132 San Sisto- Perugia
📧 silviacaproni@iol.it
🌐 silviacaproni.it

Fare figli non è obbligatorio.Sabato sera.Pizzeria.Dieci persone al tavolo.Quattro coppie con figli.E poi noi.Quelli “st...
23/03/2026

Fare figli non è obbligatorio.

Sabato sera.
Pizzeria.
Dieci persone al tavolo.
Quattro coppie con figli.
E poi noi.
Quelli “strani”.
Quelli che devono ancora “sistemarsi”.
Poi arriva la domanda.
Sempre la stessa.
👉 “E voi che aspettate?”
Risposta semplice:
Niente.
Non vogliamo figli.
Silenzio.
Sguardi.
Giudizi.
E poi la sentenza:
👉 “Siete egoisti.”
Egoisti?
Perché non vogliamo fare un figlio
per riempire un vuoto che non abbiamo?
Perché non vogliamo mettere al mondo qualcuno
solo perché “è il momento”?
Perché non vogliamo una vita che non sentiamo nostra?
Diciamola tutta:
👉 Fare un figlio senza desiderarlo davvero
è molto più egoista che non farlo.
Ma questa cosa dà fastidio.
Perché mette in crisi una verità scomoda:
👉 non tutti vogliono la stessa vita
👉 e non esiste una sola felicità
C’è chi sceglie i figli.
C’è chi sceglie altro.
Il problema non è la scelta.
È il bisogno di sentirsi nel giusto
giudicando quella degli altri.
Noi non siamo incompleti.
Non siamo in ritardo.
Non siamo “da sistemare”.
Siamo esattamente dove vogliamo essere.

✨ Per qualcuno è vuoto.
Per noi è libertà.

Secondo te:
non volere figli è davvero egoismo… o è solo onestà?

Eravamo più magri negli anni ’70 perché il mondo era progettato per farci muovere, non per farci ingrassare. Oggi, invec...
20/03/2026

Eravamo più magri negli anni ’70 perché il mondo era progettato per farci muovere, non per farci ingrassare. Oggi, invece, l’ambiente spesso gioca contro di noi.
Cosa era diverso negli anni ’70?

1. Si camminava molto di più
Non esistevano app, servizi di consegna a domicilio o schermi sempre in tasca.
Le persone camminavano per andare al negozio, a scuola o al lavoro, quindi il movimento faceva parte naturale della giornata.

2. Il cibo era meno processato
C’erano meno zuccheri nascosti, meno farine ultraprocessate e meno oli industriali.
Non perché la gente cercasse di mangiare “fit”, ma semplicemente perché quel tipo di prodotti non era ancora così diffuso.

3. Le porzioni erano più piccole
Una bibita aveva dimensioni ridotte.
Gli snack si consumavano solo ogni tanto.
Mangiare in eccesso non era un’abitudine comune.

4. Non si mangiava durante tutta la giornata
La maggior parte delle persone seguiva uno schema semplice: colazione, pranzo e cena.
Non c’erano spuntini continui o voglie ogni ora.

5. C’era meno stress cronico
Certo, i problemi esistevano, ma non c’erano la stimolazione costante, la pressione digitale o il confronto continuo che viviamo oggi.
Lo stress prolungato influisce anche sull’aumento di peso.

Cosa è cambiato dopo?
L’industria alimentare ha capito molto bene una cosa:
produrre cibo economico, molto appetibile e disponibile in qualsiasi momento.

Noi non siamo cambiati tanto quanto pensiamo…
ciò che è cambiato davvero è il sistema che ci circonda.

Il problema non è che stiamo fallendo come persone.
Viviamo in un ambiente che facilita il sovrappeso.
Colpevolizzarsi non aiuta. Comprendere sì.

Semplici consigli (ispirati agli anni ’70)
• Cammina di più, anche solo pochi minuti al giorno
• Dai priorità al cibo vero per la maggior parte del tempo
• Riduci gli snack non necessari
• Mantieni orari regolari per i pasti
• Cerca di dormire meglio
• Mangia senza sensi di colpa, ma con maggiore consapevolezza

Non si tratta di tornare agli anni ’70.
Si tratta di recuperare alcune abitudini che funzionavano.

Perché la salute non si è persa per pigrizia…
si è persa quando il mondo ha smesso di essere progettato per prendersi cura di noi.

Fonti consigliate: Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

A mio padre... ❤️Anche se tu non puoi saperlo, io ti porto sempre con me. Qualcuno potrebbe pensare che io viva attaccat...
19/03/2026

A mio padre... ❤️
Anche se tu non puoi saperlo, io ti porto sempre con me.
Qualcuno potrebbe pensare che io viva attaccata ai ricordi ma sarebbe una spiegazione banale, non terrebbe conto del fatto che, per me, l'importanza di una persona non diminuisce solo perché non fa più parte della mia vita, l'amore non scompare automaticamente solo perché quella persona non c'è più o non c'è come prima. L'amore sopravvive alle vicende della vita, al distacco, alla distanza, al silenzio.
Non tutti lo comprendono ma, ormai, mi interessa poco ciò che pensano gli altri dei miei sentimenti.
Io ti porto con me.
Conservo la tua risata in una stanza del mio cuore, apro la porta per sentirla a volte. Conservo il tuo sguardo in un'altra stanza del mio cuore, apro quella porta per fissare i miei occhi ai tuoi, ogni tanto. Conservo la tua voce, ogni sfumatura possibile, in un'altra stanza del mio cuore. A volte apro quella porta per ascoltare le tue poesie, le tue canzoni, le tue battute sciocche.
Ogni cosa che è stata preziosa per me, l'ho custodita con cura e so che non andrà perduta. Ancora il tempo non mi ha dato le risposte che cercavo, ancora forse non ho fatto le domande giuste. Non posso abbracciarti ma nessuno mi può impedire di sognare il tuo calore. Un giorno passerà, mi dicono. E io dico di no, alcune cose cambiano, si trasformano, non necessariamente passano.
Tu non finisci...

Laura Messina

E si! È capitato anche a me quello che succede sempre più spesso nei social ... PROFILO INSTAGRAM HACKERATO 😤 Ho già pro...
17/03/2026

E si! È capitato anche a me quello che succede sempre più spesso nei social ... PROFILO INSTAGRAM HACKERATO 😤
Ho già provveduto a ricostruirne uno nuovo perché troppo dispiaciuta di non potermi tenere in contatto con chi finora mi ha dimostrato un fortissimo affetto. Per tutti quelli a cui farà piacere allego qui di seguito il link al mio nuovo profilo
Basta un semplice click e saremo di nuovo insieme!🩷🩵 Silvia Caproni 👇👇👇👇 https://www.instagram.com/dottoressasilviacaproni?utm_source=qr&igsh=dXVnbXJ1ZGR2OGVw

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17/03/2026

E si! È capitato anche a me quello che succede sempre più spesso nei social ...
PROFILO INSTAGRAM HACKERATO 😤

Ho già provveduto a ricostruirne uno nuovo perché troppo dispiaciuta di non potermi tenere in contatto con chi finora mi ha dimostrato un fortissimo affetto.
Per tutti quelli a cui farà piacere allego qui di seguito il link al mio nuovo profilo

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Silvia Caproni

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09/03/2026
Mi chiamo Elena. Ho 39 anni. Mio marito, Alessandro, è ai fornelli. Ha un grembiule sporco di farina e sta facendo i pan...
09/03/2026

Mi chiamo Elena. Ho 39 anni.
Mio marito, Alessandro, è ai fornelli. Ha un grembiule sporco di farina e sta facendo i pancake per i nostri due bambini, che ridono seduti al bancone.

Tre anni fa, ho scoperto che Alessandro andava a letto con una personal trainer della sua palestra.
È stato il classico copione squallido: messaggi trovati per caso, lacrime, lui in ginocchio in salotto, la promessa di cambiare. E io, invece di fargli le valigie e sbatterlo fuori di casa, ho fatto "la donna forte".
Abbiamo fatto terapia di coppia. Lui ha cancellato i social, mi ha dato tutte le sue password, ha installato l'app per la geolocalizzazione sul suo telefono per farmi stare tranquilla. Si è umiliato, si è fatto a pezzi e si è ricostruito esattamente come volevo io.

Oggi, Alessandro è il marito perfetto. È trasparente, devoto, quasi servile. La mia famiglia e le mie amiche mi guardano come una santa. Mi dicono: "Sei stata coraggiosa a tenere unita la famiglia, hai ingoiato il rospo. E guarda che brav'uomo è diventato grazie a te".

Il suo smartphone si illumina sul piano della cucina. Un messaggio su WhatsApp.
Non lo tocco nemmeno. Lui si gira dai fornelli, vede lo schermo illuminato, prende il telefono, lo sblocca subito con il Face ID e me lo allunga.
«Amore, è mia madre che chiede a che ora veniamo per pranzo. Rispondile tu, ho le mani sporche di pastella,» mi dice.
Mi sorride. Ha gli occhi puliti, sereni. L'espressione di un cane bastonato che ha finalmente imparato a non sporcare sul tappeto e aspetta il biscottino.

Prendo il telefono. Fisso il vetro freddo.
E all'improvviso, guardando quest'uomo domato che gira le frittelle per dimostrarmi quanto è bravo, il mio stomaco si contrae in una morsa di nausea fisica e feroce.
Non sento il trionfo della moglie che ha ripreso il controllo. Non sento amore. Sento una repulsione totale, viscerale e incurabile.

Per tre anni ho recitato la parte della moglie ferita e magnanima. Ho speso energie titaniche per controllarlo, per perdonarlo, per fare da guardia carceraria al mio stesso matrimonio.
Ma la verità inconfessabile, quella che mi fa tremare le mani mentre scrivo a mia suocera, è che nel preciso istante in cui lui si è messo a piangere in ginocchio tre anni fa, ha smesso di essere un uomo ai miei occhi.

Io non lo amo più. Non provo un singolo, briciolo di attrazione per lui.
Fare l'amore in questi anni è stato un esercizio meccanico, perché non puoi desiderare qualcuno che compatisci. Non puoi eccitarti per un uomo che hai dovuto castrare emotivamente per poterti fidare di nuovo.

Ho vinto la battaglia. Ho salvato la famiglia. Ma ho condannato me stessa.
Se tre anni fa, nel pieno del dolore e della rabbia, lo avessi buttato fuori di casa, sarei stata la vittima. Avrei avuto il diritto sacrosanto di piangere, di incazzarmi col mondo, di rifarmi una vita, magari di innamorarmi di qualcuno che non avesse bisogno di essere addestrato per portarmi rispetto.

Oggi, invece, sono intrappolata. Non posso lasciarlo adesso.. Mi direbbero: "Ma perché? Ora che è così bravo? Ora che ha capito l'errore ed è un padre perfetto?". Sarei io la strega insensibile e capricciosa che sfascia una famiglia guarita.

Appoggio il suo telefono sul tavolo. Mi alzo, vado verso i fornelli e gli do un bacio falso sulla guancia, elogiando l'odore dei suoi pancake.
Ho passato gli ultimi tre anni a ricostruire questo matrimonio pezzo per pezzo, sfinendomi per fare la cosa giusta, solo per accorgermi stamattina che ho faticosamente eretto , non avrò mai più la scusa per scappare.

(Fonte: Diario di un ipocondriaco)

Sanremo, Gino Cecchettin: "Cambiamo cultura". Poi si commuove: "Ho visto il nome di Giulia""Se ci focalizziamo sull'ulti...
02/03/2026

Sanremo, Gino Cecchettin: "Cambiamo cultura". Poi si commuove: "Ho visto il nome di Giulia"

"Se ci focalizziamo sull'ultimo atto allora perdiamo tutto quello che viene prima, una cultura che per tanto tempo ha giustificato o ignorato il problema della violenza sulle donne".
Così sul palco dell'Ariston Gino Cecchettin, padre di Giulia, la studentessa uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta nel novembre 2023.

"Dobbiamo cambiare la cultura", ha proseguito, altrimenti cambieremo solo il nome delle vittime. E per farlo bisogna educare i giovani ad accettare un rifiuto e dire loro che un no è un no".

Poi Cecchettin si è fermato, commosso, vedendo sul display con tutti i nomi delle vittime di femminicidi anche quello di sua figlia.

Indirizzo

32, Via S. Cat. Da Siena
Perugia
06132

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