L'Atelier della Pedagogista di Lucia Vichi

L'Atelier della Pedagogista di Lucia Vichi "Gli alberi non crescono tirandoli per le foglie" Myrtha Hebe Chokler https://padlet.com/vichilucia/z65xgps8j16r5mie

https://www.facebook.com/grandirfamille/

30/12/2025

Non ho molte parole....

Un 2025 che termina studiando, studiando, studiando ed apprendendo da chi ne sa molto più di me!

Gianluca Lo Presti

Emily Mignanelli

Avvocata Luana Sciamanna

Lucia Vichi

Dott.ssa Assunta Salvatore Psicoterapeuta

Germana Verganti Psicoterapeuta Milleriana-Analista Transazionale EMDR

Dr.ssa Elvira Ripamonti Psicologa Psicoterapeuta LECCO - Disciplina DOLCE

Cinzia Mammoliti

Tommaso Montini

Compassionate Mind Italia



PER QUESTO NUOVO INIZIO 🌱 **Cose da dire ai figli e alle figlie. E ai bambini e alle bambine che siamo stati.**Ci sono c...
30/12/2025

PER QUESTO NUOVO INIZIO

🌱 **Cose da dire ai figli e alle figlie.
E ai bambini e alle bambine che siamo stati.**

Ci sono cose che andrebbero dette ai figli e alle figlie.
Non come lezioni.
Ma come verità autentiche e gentili - balsamo per anima e cuore - da consegnare piano, quando il cuore è pronto.

Dire che il fallimento non è una colpa, ma una possibilità. Che si cade. E ci si rialza.
E che l’apprendimento vero nasce lì, non altrove.

Dire ai figli maschi che il pianto non toglie forza, ma la restituisce. Dire alle figlie femmine che il corpo può essere potente, libero, rumoroso, senza dover chiedere permesso.
Perché le emozioni non hanno genere. E neppure il gioco.

Dire che la noia non è vuoto da riempire, ma tempo buono per incontrarsi. Spazio fertile in cui qualcosa può nascere.

Dire che esistono pensieri spaventosi.
Che arrivano.
Che passano.
E che non serve averne paura.

Dire che si può morire.
E insieme dire che esiste la magia. Quella che non nega il dolore, ma lo attraversa.

Dire che il giorno del matrimonio non è “il più bello della vita”. Che esistono giorni luminosi e giorni opachi.
E che hanno tutti la stessa dignità nel so-stare.

Dire che a volte basta saper stare. Senza aggiustare. Senza correre. Senza riempire. Senza mediare.
E che il dolore non si evita, ma si può attraversare.

Dire ai figli maschi che non sono eroi né salvatori. E alle figlie femmine che non devono essere salvate da nessuno. Perché quando cresciamo dentro ruoli rigidi, la relazione si spezza e la violenza trova spazio.

Dire che il tempo c’è. Fino a quando finisce.
E che spesso ce ne accorgiamo troppo tardi.
Perché è il Qui ed Ora che va vissuto con presenza, dedizione e cura.

Dire che la vita non è una gara. Che non esistono vincitori né sconfitti. E che la lotta non è un destino.

Dire che la cattiveria esiste. E può abitare dentro ciascuno di noi. Conoscere quella piccola parte, quella ombra nera, è il primo passo per non esserne guidati.

Dire che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro.
Che alcuni fari fanno quello che possono, ma non sempre riescono a fare luce.
E che questo non è colpa dei figli e delle figlie.

Dire che senza gli altri non siamo nulla. Che la relazione è ciò che ci tiene umani.

Dire che possono stare male.
Che la sofferenza non è un errore.
Che spesso spinge in avanti.
E che, anche se sembra eterna, prima o poi passa.

Dire che si può vivere senza successo e approvazione, e sentirsi pieni lo stesso. Forse persino di più.

Dire che non tutti i desideri si realizzano, ma che desiderare è ciò che ci tiene vivi.
Fino alla fine.

Dire che si può non sposarsi. Non avere figli e figlie.
E vivere una vita buona lo stesso.

Dire che il mondo ha bisogno del loro impegno.
Che la povertà esiste. E che prendersene cura è una responsabilità collettiva.

Dire che possono essere ciò che vogliono. Ma non a costo di perdersi. Non a costo di tradirsi.

Dire che esiste il perdono ma esiste solo accedendo ai propri veri sentimenti e al proprio profondo sentire. E dire che perdonare non è dimenticare.

Dire che possono andare lontano. Molto lontano.
Fino a sparire dal nostro sguardo.
E dire - con una presenza d’animo che non trattiene - che noi saremo qui. Quando vorranno tornare.
Senza condizioni e aspettative.

Dott.ssa Lucia Vichi
Atelier della Pedagogista


🌿 OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERELe emozioni non hanno sesso. Sono umane.Nella nostra cultura educativa persistono ancora...
29/12/2025

🌿 OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE

Le emozioni non hanno sesso. Sono umane.

Nella nostra cultura educativa persistono ancora visioni stereotipate e silenziose: la donna come angelica, accogliente, naturalmente empatica; l’uomo come forte, irruente, autoritario, poco emotivo.
Ma anche: la donna come fragile, vittima, emotivamente dipendente; l’uomo come forza, potenza, controllo.

🌿 Questi immaginari non sono neutri. Attraversano l’educazione quotidiana, le famiglie, i servizi, i linguaggi impliciti culturali e sociali.
E finiscono per assegnare ruoli emotivi e relazionali in base al genere, non all’umanità.

La rabbia non è maschile.
La sensibilità non è femminile.
La fragilità non è debolezza.
La forza non è dominio.
👉 Le emozioni sono umane.
👉 Le fragilità sono umane.

Attribuire le competenze emotive a un genere e l’aggressività a un altro significa continuare a educare dentro cornici patriarcali, anche quando crediamo di esserne usciti. Cornici culturali rigide, che limitano adulti e bambini e bambine.

🌿 Anche la cura è ancora profondamente sessuata
Ancora oggi, nella rappresentazione sociale e nella pratica quotidiana:
• la cura profonda e invisibile (nutrire, lavare, accompagnare il sonno, rassicurare emotivamente, contenere la fatica) è considerata prevalentemente femminile;
• la presenza paterna è spesso legittimata e valorizzata soprattutto nella dimensione del gioco, dell’attività corporea, del tempo “speciale”.

Come se:
• una madre dovesse occuparsi della quotidianità corporea ed emotiva, dei bisogni fisiologici ed affettivi;
• un padre potesse occuparsi del divertimento, del fare, del giocare.

Questa divisione non è naturale. È culturale.

E produce conseguenze profonde:
* sulle donne, caricate di un lavoro di cura corporea ed emotiva continuo e spesso invisibile;
* sugli uomini, privati della possibilità di esercitare una cura piena, sensibile, delicata, intima, competente;
* sui bambini e le bambine, che interiorizzano modelli relazionali diseguali e dinamiche di potere e sottomissione.

🌱 La cura non ha sesso. È una competenza umana.
Nutrire.
Consolare.
Accompagnare il sonno.
Accogliere il pianto.
Rassicurare.
Restare accanto nella fatica…
👉 Non sono gesti femminili. Sono gesti educativi, relazionali, umani.

Allo stesso modo:
🔎 l’autoritarismo
🔎 la perdita di controllo
🔎 l’irruenza
🔎 la chiusura emotiva
non appartengono a un genere.
Sono posture apprese, spesso ereditate, che possono attraversare chiunque quando è attivato, spaventato, dis-regolato.

👉 Ed inoltre l’autorevolezza non è innata né femminile. È una competenza umana che si costruisce nel tempo, attraverso consapevolezza, lavoro su di sé, capacità di fermarsi e di riparare.

🌿 Spezzare la catena del patriarcato educativo e dell’autoritarismo non significa accusare un genere.
Significa assumersi, come adulti, la responsabilità di:
✨ guardare le proprie reazioni;
✨ riconoscere ciò che ci attiva;
✨ non scaricare sui bambini ferite non elaborate;
✨ educare dal presente, non dal passato;
✨smettere di attribuire ruoli emotivi in base al sesso;
✨ riconoscere che tutti e tutte possiamo sbagliare.
Indipendentemente dal genere.

🌿 Un’educazione davvero trasformativa non incasella.
Non idealizza.
Non divide.
Riconosce l’umanità dell’adulto e del bambino.

Atelier della Pedagogista

🌿 QUANDO IL COMPORTAMENTO DI UN BAMBINO CI ATTIVACi sono momenti in cui il comportamento di un bambino o di una bambina ...
28/12/2025

🌿 QUANDO IL COMPORTAMENTO DI UN BAMBINO CI ATTIVA

Ci sono momenti in cui il comportamento di un bambino o di una bambina non ci parla solo di lui o di lei, ma attiva qualcosa dentro di noi adulti.

Un tono di voce che si alza e si fa “autoritario”.
Un corpo che si scalda e si irrigidisce.
Uno sguardo che si fa pungente, tagliente.
Un pianto che si evita o che si cerca di spegnere.
Un corpo adulto che reagisce con violenza.

E improvvisamente il nostro sistema nervoso entra in allerta.
Quando questo accade, non è il bambino a “sfuggire al controllo”: è l’adulto che sta attraversando una difficoltà di regolazione emotiva.

Le neuroscienze affettive ci ricordano che un adulto in uno stato di attivazione non può offrire regolazione.
La regolazione non si insegna: si trasmette, attraverso l’esempio corporeo.

🌱 Quando l’adulto è sotto stress, cosa accade?
Senza rendercene conto possiamo:
🔎 cercare di bloccare il comportamento in fretta, senza comprenderlo, ricorrendo a modalità educative apprese e autoritarie (punizione, violenza corporea, minacce, ricatti…);
🔎 alzare la voce, sminuire o denigrare, convinti di “farci ascoltare” e di riprenderci il potere;
🔎 prendere sul personale il comportamento del bambino/a, leggendo come mancanza di rispetto ciò che è fatica, giudicandolo come sfida o provocazione;
🔎 affidarci a punizioni e conseguenze, quando il bambino/a avrebbe prima bisogno di accoglienza emotiva e solo dopo di contenimento e mediazione comportamentale;
🔎 perdere coerenza, cambiando strategie sull’onda dell’emozione.

In questi momenti l’educazione consapevole si interrompe: la relazione viene sostituita dal controllo.
Si produce una rottura relazionale, che va sempre riconosciuta e riparata dall’adulto.

🌿 Cosa accompagna autenticamente, invece?

🌬️ Fermarsi e regolare sé stessi
La prima cura è per l’adulto. Un adulto che rallenta il respiro, abbassa il tono, ritrova presenza nel proprio corpo, sta già aiutando il bambino.
💫 Un adulto dis-regolato non può co-regolare.

💡 Dare nome a ciò che accade
Il comportamento di bambini, bambine e adulti è comunicazione, non un attacco. Mettere parole su ciò che sta accadendo trasforma l’agito in esperienza.

Per l’adulto:
“Mi sto arrabbiando. Ho bisogno di allontanarmi qualche secondo e camminare.”

Per il bambino/a:
“Vedo che sei molto arrabbiato.”
“Capisco. Ti è difficile aspettare.”

🌱 Abbassare le richieste prima di alzare le aspettative
Prima delle regole e dei limiti, serve sostegno. Prima delle competenze, serve sicurezza.
Un bambino che attraversa una situazione faticosa non ha bisogno di fare meglio, ma di essere accompagnato meglio.

🌿 Rispondere, non reagire
Reagire è automatico. Rispondere è una scelta consapevole. Le risposte calme, coerenti e presenti dell’adulto insegnano al corpo del bambino/a che il mondo è un luogo sicuro, anche quando l’emozione è intensa.

✨ I bambini e le bambine prendono in prestito la regolazione dagli adulti. Se l’adulto è sopraffatto, anche il bambino lo sarà.

Sostenere il comportamento del bambino inizia sempre dal sostenere l’adulto: dal suo spazio interno,
dalla possibilità di fermarsi, sentirsi, riorientarsi.
Non si tratta di perfezione, ma di coerenza emotiva, autenticità e capacità di riparazione.
Sempre.

🌿 E quando impariamo a dire NO al comportamento e SÌ al bambino/a, stiamo dicendo:
“Io resto con te.
Anche quando è difficile.
Anche quando sbagli.”

🫀 Ed è da qui che nasce una crescita autentica.

Atelier della Pedagogista

27/12/2025

LA VIOLENZA FISICA NON È EDUCAZIONE!!!!!.

I BAMBINI SONO IMPEGNATIVI, CI FANNO FARE I CONTI CON CIÒ CHE SIAMO, CON CIÒ CHE CI È MANCATO, CON I NOSTRI LIMITI.
CON TUTTO QUEL PASSATO CHE VOLEVAMO METTERE DA PARTE.

Picchiare una donna è reato!
Molestare qualcuno a lavoro è mobbing!
Picchiare adulti in generale è un'azione denunciabile!
Si chiamano le forze dell'ordine, si contatta l'avvocato...

Picchiare un bambino di pochi mesi, di pochi anni che non può difendersi è educazione...???

Il bambino si immobilizza per il terrore...allora tenderà a non muoversi, a non esprimersi, a non parlare per evitate di prendere le botte.
Si congela, blocca la sua creatività, la maggior del suo potenziale resta inespresso perché l'energia è impiegata per sopravvivere...
È violenza pura, gratuita, ingiustificata, inammissibile.

Che ricordo avrà dei genitori un bambino umiliato e tradito da chi dovrebbe amarlo, proteggerlo e rispettarlo?

Come potrà creare la propria autonomia e autostima?

Come sarà da adulto un bambino picchiato nel corpo e nell'anima?

Come potrà amare se da piccolo ha vissuto, violenza e mancanza di rispetto per il suo corpo?

Ci sono bambini che solo se vedono i genitori avvicinarsi si coprono il viso per non essere colpiti.
Immagina di vivere tu con questo terrore continuo.

Eppure... Tante giovani coppie picchiano i bambini 😔

Spesso i pazienti mi raccontano disperati di amici, fratelli, vicini di casa che praticano violenza fisica sui bambini anche di pochi mesi. Affermando che i bambini sono dispettosi, irritanti, dispostici o maleducati.

Visto che oggi sappiamo tutti i danni fisici ed emotivi causati dalla violenza.
Non lo dico, non lo dice la Miller, ma la scienza.
Il cervello in crescita subisce danni profondi e a volte permanenti e irreversibili.

Avere avuto un'infanzia violenta non giustifica nessuno a portare avanti queste pratiche...

OGNI ADULTO È RESPONSABILE PER IL FUTURO DEI BAMBINI... GENITORI, INSEGNANTI, PEDIATRI, PSICOLOGI, PSICOTERAPEUTI, EDUCATORI.
COLORO CHE VIVONO O LAVARANO A CONTATTO CON I BAMBINI DOVREBBERO AVERE CONSAPEVOLEZZA DELLA PROPRIA INFANZIA E NON LOTTARE CONTRO I FANTASMI DEL PASSATO TRAMITE I BAMBINI.

NON POSSONO FARE GIUSTIZIA AL PROPRIO BAMBINO INTERIORE FERITO E NON AMATO, PROCURANDO SOFFERENZE E UMILIAZIONI SU ALTRI BAMBINI.

Annarita Bavaro

24/12/2025

📛NOVITA' ‼️

Nella locandina, trovate anche le DATE degli INCONTRI.

✅DA OGGI è possibile anche partecipare ad UN SOLO INCONTRO.

A grande richiesta, NOI RISPONDIAMO!

Si, avete capito bene: ci si può iscrivere a tutto il CICLO ( full 😙 ), oppure ad uno solo di essi.

Ad esempio, volete ascoltare soltanto Alessandra Bortolotti?

💌SCRIVETECELO a: TERAPEUTEMILLERIANE@GMAIL.COM

🌟 DONI🌟Della luce che ho avuto in donofarò coperta per le tue notti buie.🌟 Vi auguro di trascorrere Tempo Lento insieme ...
23/12/2025

🌟 DONI🌟

Della luce che ho avuto in dono
farò coperta per le tue notti buie.

🌟 Vi auguro di trascorrere Tempo Lento insieme ai vostri bambini e bambine
e di prendervi Tempo per osservare il mondo
con la magia negli occhi dei vostri/e figli/e.

🌟 Lasciate che lo stupore vi accompagni
nel vivere e sentire nel vostro corpo il Qui ed Ora.

🌟 Provate più spesso a porvi all’altezza del vostro/a bambino/a chiedendovi:
«Ma io, da bambino/a, al suo posto, come avrei reagito?»
Sospendendo il giudizio, accogliendo.

🌟 Siate LUCE per poter proiettare le vostre ombre e conoscerle.
E farvi guida consapevole per i vostri bambini e bambine.

🎄 Buone Feste 🎄


dal libro Filo di Fata, di Philippe Lechermeier

Lucia
Atelier della Pedagogista

✨💫 INFANZIA: MAESTRA DI SPIRITUALITÀ PER GLI ADULTI“Essere genitori diventa un cammino di crescita e maturazione se osia...
22/12/2025

✨💫 INFANZIA: MAESTRA DI SPIRITUALITÀ PER GLI ADULTI

“Essere genitori diventa un cammino di crescita e maturazione se osiamo insegnare meno e imparare di più.”
Naomi Aldort

Utilizzo questa sera tale citazione per aprire uno spazio prezioso di riflessione che riguarda tutti gli adulti coinvolti nei processi educativi: genitori, educatori, docenti, professioni pedagogiche.
Una riflessione che ci invita a un cambio di postura profondo: meno insegnamento, più apprendimento.

Perché con bambini e bambine 0–6 anni, educare non significa spiegare. Non significa trasmettere contenuti verbalmente, né affidarsi agli “spiegoni” come principale strumento educativo.

In questa fase della vita, il bambino non impara per via cognitiva, ma per via corporea, motoria, sensoriale e relazionale.
Impara attraverso:
🔎 il corpo che si muove
🔎 la pelle che sente
🔎 lo sguardo che sa osservare i dettagli
🔎 i suoni, gli odori, i sapori
🔎 le percezioni interne, profonde, viscerali
💡 Il bambino osserva e imita. Assorbe ciò che l’adulto è, molto più di ciò che l’adulto dice.

Ed è qui che gli spiegoni spesso falliscono:
quando non sono coerenti con ciò che l’adulto sente, pensa e vive nel corpo.
Allenano la mente, ma il bambino/a ha bisogno di allenare il corpo, la regolazione senso-motoria, la percezione di sé, il contatto con il proprio sentire.

✨ È in questo che bambini e bambine possono diventare maestri silenziosi per noi adulti.

Ci mostrano come:
🌱 stare nel corpo
🌱 sentire il respiro
🌱 riconoscere un’emozione che attraversa il corpo
🌱 abitare il presente senza maschere

I bambini e le bambine sanno già farlo.
Sono coerenti, autentici, interi.
Non sono manipolatori, né machiavellici, né strategici.
Sono veri. E la verità spaventa l’adulto perché ci riporta a quella sacra verità che ciascuno porta dentro di sé in qualche luogo nel cuore e nell’anima. Il proprio essere stato bambino.

E forse il nostro compito educativo più profondo non è “formarli”, ma lasciarci formare anche da loro.

Prenderli come esempio per tornare a noi stessi. A ciò che siamo, siamo stati, prima di ciò che facciamo, dimostriamo, insegniamo o mostriamo.

🌱 Perché educare, prima di tutto, è essere.
Essere non perfetti, autentici anche negli errori e sbagli.

Atelier della Pedagogista

🎄FESTIVITÀ E VALORE DEL GIOCO🎄Dopo questi giorni di festività, molte case si riempiono di giocattoli nuovi.Scatole color...
21/12/2025

🎄FESTIVITÀ E VALORE DEL GIOCO🎄

Dopo questi giorni di festività, molte case si riempiono di giocattoli nuovi.
Scatole colorate, luci, suoni, funzioni, pile, elettronica, promesse di apprendimento rapido e risultati visibili.
Eppure, spesso accade qualcosa di molto semplice e molto vero: dopo pochi giorni, molti di questi giocattoli vengono lasciati da parte da bambini e bambine.

Non perché i bambini e le bambine siano ingrati, distratti o “incostanti”. Non perché non sappiano apprezzare. Ma perché il loro gioco non abita lì.

I giocattoli troppo strutturati, rigidi, “che giocano da soli”, offrono poco spazio al pensiero creativo, al corpo, all’immaginazione.
Chiedono al bambino/a di seguire istruzioni già scritte, di raggiungere obiettivi già decisi, di restare dentro una forma che non può essere trasformata.

E allora cosa fanno i bambini e le bambine, quando possono?
Provano a smontarli.
A scomporli.
A destrutturarli.
A usarli “nel modo sbagliato”.

Non è distruzione.
È pensiero vivo.
È ricerca.
È gioco autentico.

✨ Il gioco non nasce dal giocattolo.
Il gioco è già insito nel bambino e nella bambina.

Nasce dal corpo che si muove, da mani che toccano e sperimentano, da cuori che battono e si muovono all’unisono al respiro, dall’immaginazione che trasforma, dalla possibilità di esplorare senza un risultato da raggiungere.
Non ha bisogno di scopi programmati, di luci che guidano, di pile che fanno funzionare, di risposte giuste.
Ha bisogno di tempo, spazio, materiali e oggetti aperti, di adulti che sappiano fidarsi.

Spesso basta molto meno:
– oggetti quotidiani,
– materiali destrutturati,
– elementi naturali,
– oggetti reali, di scarto e riciclo, che portano con sé la possibilità di combinare, separare, inventare.

Quando il gioco è libero, il bambino e la bambina costruiscono connessioni neurali, attenzione profonda, creatività, capacità di problem solving reale.
Quando il gioco è guidato dal giocattolo o dall’adulto, il corpo si spegne e l’interesse si esaurisce.

🌱 Forse, dopo le feste, la vera domanda non è: “Con cosa giocherà?”.
Ma: “Quanto spazio gli stiamo lasciando per essere autore del suo gioco?”

Perché il gioco non va insegnato. Va riconosciuto, custodito e rispettato.

Atelier della Pedagogista

✨ I FIGLI? SPECCHI CHE CI EDUCANOI FIGLI non voi li crescete, ma essi crescono voi. Sono essi i vostri EDUCATORI, perché...
20/12/2025

✨ I FIGLI? SPECCHI CHE CI EDUCANO

I FIGLI non voi li crescete, ma essi crescono voi.

Sono essi i vostri EDUCATORI, perché attendono che voi siate nel bene prima di imitarvi.

E quando dite: Daremo la vita a un figlio, sapete quale vita state dando? Non la loro, ma la vostra.

E quando dite: I nostri Figli ci tolgono un mucchio di tempo, domandatevi se tutto quel tempo che vi viene tolto sarebbe impiegato meglio.

Nella loro infanzia ascoltate i vostri Figli, perché sui loro visi è ancora impigliato qualche frammento del SORRISO con cui li hanno rivestiti gli angeli.

Nel tenerli per mano, non date loro fretta, ma camminate al loro PASSO, perché vogliono guarirvi dal vostro correre.
Non fate ad essi doni, ma donate voi stessi. I doni sono il vostro alibi per non regalare voi a loro.

Consegnatevi nelle loro mani, perché hanno quella SAGGEZZA che voi perdeste.

Chiamateli per NOME, ed essi chiameranno il bimbo in voi, quello che da soli non riuscivate a rianimare, e lo faranno giocare nel giardino della Vita.

E nella loro adolescenza ascoltate i vostri Figli.
Gran parte del muro che in quei giorni spesso vi oppongono non l’hanno costruito coi loro mattoni ma coi vostri.

Non chiedete ad essi cose che già voi non fate.

Se siete saggi, vi basterà essere voi stessi.

Voi siete i SEMINATORI dei loro campi, NON i RACCOGLITORI delle loro messi.

E la vostra missione consiste nel DONARE sempre, anche quando la lama della loro libertà vi taglierà le mani.

Stefano Biavaschi

… NEI PANNI DI UN BAMBINO ✨Come mi sentirei se qualcuno mi costringesse a dargli un bacio, anche quando non vorrei?Se mi...
18/12/2025

… NEI PANNI DI UN BAMBINO ✨

Come mi sentirei se qualcuno mi costringesse a dargli un bacio, anche quando non vorrei?

Se mi obbligasse a finire tutto ciò che ho nel piatto?
Se mi offrisse il pane solo a fine pasto?
Se mi imponesse di andare in bagno quando lo decide un altro?

Se mi pizzicasse le guance, se mi toccasse i capelli, se mi strofinasse la pelle con mani ruvide o con la barba,
senza chiedere?

Se mi strappasse dalle mani il cellulare, il computer o le chiavi dell’auto senza chiedere il permesso?

Se mi pulisse il naso di sorpresa, trattenendomi la testa con la mano?

Se piangessi e lui si voltasse dall’altra parte, o ridesse?

Se mi chiedesse di prestare qualcosa di profondamente personale a qualcuno, perché “devo condividere”?

💡 Come mi sentirei io, adulto?

Probabilmente mi sentirei invaso nella mia intimità.
Svalutato.
Irritato.
Desideroso di allontanarmi.
Rabbioso.
Forse aggressivo.
Di certo, non rispettato.

🔎 E allora la domanda è inevitabile: perché bambini e bambine dovrebbero vivere tutto questo?
In silenzio e senza opposizione?
Pensiamo davvero che non sentano nulla?

No.
Loro sentono l’invisibile.
E spesso avvertono molto più di noi.

Un bambino o una bambina non è meno degno di rispetto di un adulto.
Il neonato, il bambino, è competente fin dalla nascita: nel sentire, nel comunicare, nel segnalare bisogni e confini, nel pensare, nell’osservare.

🌱 Ed è qui che il lavoro diventa maieutico.
Se io, da adulto, non tollererei certi gesti, parole, invasioni sul mio corpo, sulla mia pelle, sul mio spazio personale, perché penso che bambini e bambine debbano invece subirli?

Spesso perché noi stessi li abbiamo subiti.
Ma educare consapevolmente non significa ripetere o reagire automaticamente: significa diventare consapevoli.

Significa incontrare quel bambino, quella bambina che ciascuno di noi porta ancora dentro di sé, forse in un angolo, forse in silenzio, forse ancora in lacrime, per non essere stato visto, rispettato, amato senza condizioni.

Solo riconoscendo quel dolore possiamo smettere di trasmetterlo.
Solo così possiamo diventare adulti che proteggono,
anziché adulti che, senza volerlo, ripetono automaticamente.

I bambini e le bambine non sono corpi e cuori stropicciabili a piacere dagli adulti.

Atelier della Pedagogista

Indirizzo

Viale XXIV Maggio 61
Pesaro
61121

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 18:30
Martedì 17:00 - 18:30
Mercoledì 15:30 - 18:30
Giovedì 14:30 - 19:00
Venerdì 14:30 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

Notifiche

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Chi sono

Sono dottoressa magistrale in Progettazione e coordinamento dei servizi educativi e formativi presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Urbino.

Ho iniziato la mia carriera lavorativa nell’anno 2001 attraverso diversi stage formativi ed esperienziali in diversi nidi d’infanzia del territorio e, durante le estati, nei diversi centri estivi e spazi gioco della zona.

Dal 2007 al 2019 ho lavorato come educatrice d’infanzia presso un nido infanzia ospitante bambini da 3 mesi a 36 mesi, sito in Gradara. Dal 2014 al 2019, nello stesso servizio, ho ricoperto la funzione di coordinatrice interna, mantenendo sempre vivi e costanti i dialoghi tra équipe educativa, cooperativa sociale, uffici comunali e territorio (famiglie).

Dal 2016 ad oggi, per la stessa cooperativa che ha in gestione il servizio di nido a Gradara, faccio parte dell’equipe di coordinamento pedagogico, che ha come principale funzione quella di supervisionare, ascoltare ed accompagnare, pedagogicamente parlando, le equipe educative di altri nidi d’infanzia della provincia di Pesaro ed Urbino verso una sempre maggiore qualità dei servizi ed un benessere globale (personale educativo, bambini, famiglie).