Psicologa Clinica e della Salute- Dott.ssa Chiara Ballone

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11/03/2026

“La violenza non è follia. È abitudine tollerata.
È l’abitudine di chiamare amore ciò che è controllo.
Di scusare la gelosia come se fosse una carezza.
Di sorridere davanti a una battuta sessista perché “non è niente”.
Di insegnare ai figli a primeggiare, ma non a rispettare.

La violenza nasce lì.
Nelle parole che feriscono e vengono sminuite.
Nei silenzi che proteggono chi sbaglia.
In una cultura che giustifica prima ancora che accada l’irreparabile.

Se ci fermiamo all’ultimo atto, continueremo solo a contare le vittime.
Se vogliamo davvero cambiare, dobbiamo cambiare ciò che viene prima.

Educare al rispetto.
Insegnare ai bambini che le emozioni si attraversano, non si impongono.
Insegnare ai ragazzi che un rifiuto non è un affronto all’orgoglio.
Ricordare agli adulti che la libertà di una donna non è concessa: è un diritto.

Da Giulia è nata una scelta che va oltre il dolore.
Trasformare la perdita in impegno. Creare una fondazione perché anche una sola vita salvata sarebbe una vittoria contro quella cultura che distrugge.

Perché l’amore vero non controlla.
Non possiede.
Non umilia.

L’amore vero lascia liberi.”

—Gino Cecchettin. 🫀

02/03/2026
18/02/2026

Mi piaceva pensare che i problemi dell'umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente.

Tiziano Terzani. 🦋

Da tener presente nelle relazioni soprattutto quando diciamo di essere innamorati.
15/02/2026

Da tener presente nelle relazioni soprattutto quando diciamo di essere innamorati.

08/02/2026

"Quando parliamo di un uomo (o una donna) con tratti narcisistici patologici, la prima cosa da chiarire è che non siamo davanti a una persona “innamorata di sé”. Quella è una caricatura. In realtà siamo davanti a un soggetto strutturalmente fragile, che vive con una sensazione costante di vuoto, di inferiorità e di confronto permanente con gli altri. Un confronto che perde sempre.
Il punto centrale non è l’autostima. È l’invidia.
Ma non l’invidia sana, quella che ti fa dire: “Lei ha qualcosa che io vorrei, provo a lavorare su di me per avvicinarmi”. No. Qui parliamo di un’invidia corrosiva, tossica, distruttiva. Malata.
Per un narcisista patologico, l’esistenza di qualcuno che ha fama, credibilità, successo, riconoscimento sociale o denaro non è uno stimolo, è una ferita narcisistica aperta. È una minaccia intollerabile.
Perché quella persona dimostra, con la sua sola esistenza, ciò che lui sente di non essere e di non poter raggiungere.
E da lì parte il meccanismo patologico.
Non potendo reggere il confronto sul piano reale, sposta la partita sul piano manipolatorio.
Non cerca di costruire, cerca di demolire.
All’inizio lo fa in modo sottile:
• svalutazioni mascherate da preoccupazione,
• allusioni,
• mezze frasi,
• dubbi gettati come semi velenosi.
Poi, quando questo non basta, alza il livello:
• menzogne costruite ad arte,
• narrazioni false ripetute ossessivamente,
• manipolazione di terzi,
• uso strumentale di vittimismo, indignazione morale, accuse ribaltate.

La verità non ha alcuna importanza. Conta solo una cosa ossia distruggere l’immagine dell’altro.
E allora scatta nella mente questo scenario:
“se non posso essere come te, allora devo fare in modo che tu non sia più tu”

E attenzione a un passaggio fondamentale:
il narcisista patologico non vive questo comportamento come scorretto.
Nella sua mente è giustificato. Anzi, è necessario. Si convince di essere stato danneggiato, oscurato, derubato di qualcosa che “le spettava”.
La menzogna diventa uno strumento legittimo. La manipolazione, una forma di “difesa” ossessiva.

Ecco perché queste persone possono arrivare a:
• falsificare eventi,
• riscrivere la realtà,
• costruire accuse gravissime senza alcun fondamento,
• perseverare anche di fronte a smentite evidenti.

Non si fermano perché non cercano la verità, cercano la distruzione simbolica dell’altro.
Fama, reputazione, successo: sono questi gli obiettivi da colpire. Non per ottenerli, ma per annullarli in chi li ha raggiunti.

E l’ultima cosa importante da capire è questa:
non c’è dialogo possibile su questo piano.

Perché non stai parlando con qualcuno che vuole chiarire, ma con qualcuno che ha bisogno che tu cada per sentirsi, anche solo per un attimo, meno vuoto, meno fallito, meno inadeguato.

Capire questo non serve a giustificare.
Serve a smettere di illudersi che bastino i fatti, la correttezza o la buona fede.

Con questi soggetti, il problema non è quello che fai.
È ciò che rappresenti. E ciò che rappresenti è come sale su una ferita narcisistica che non si potrà mai rimarginare."

Roberta Bruzzone

La depressione post partum non è una colpa, continuiamo a parlarne, continuiamo a divulgare quanto sia importante chiede...
28/12/2025

La depressione post partum non è una colpa, continuiamo a parlarne, continuiamo a divulgare quanto sia importante chiedere aiuto a un professionista della salute mentale, non c’è da vergognarsi, non siamo perfette, non siamo sbagliate, siamo umane, le madri sono umane. Abbattiamo i tabù di un patriarcato che ci ha idealizzate come madri perfette.
La perfezione non esiste, esiste la fragilità, la sensibilità e le possibilità di affrontare momenti della vita così delicati e difficili che non sono quasi spiegabili. Continuiamo a diffondere una cultura diversa, fatta di comprensione, ascolto e piano piano abbatteremo questi stereotipi pericolosi quanto fuorvianti. 🦋



“Sono arrivata vicinissima alla depressione post partum. Tutto è cominciato con un parto durissimo: quando ho preso mia figlia in braccio ero già svuotata, stanca fino alle ossa. Non c’era l’euforia che ti raccontano, c’era solo un corpo che non reggeva più. La prima notte in ospedale ho guardato mia madre e ho iniziato a piangere. Senza un motivo. O forse ce n’erano troppi. Quel pianto è tornato, puntuale, ogni sera, sempre alla stessa ora. Scoppi improvvisi, violenti, senza spiegazione. Non capivo da dove arrivassero. E non riuscivo a fermarli. A un certo punto piangevo dirotto, senza sapere perché. Ed è lì che Matteo ha capito che non era stanchezza. Ha scritto alla mia vecchia psicologa. Dopo pochi giorni mi ha chiamata. E da lì abbiamo ricominciato. Si è aperto il vaso di Pandora. E affrontarlo è stato l’unico modo per non perdermi.”

— Federica Pellegrini

Sul desiderio… 🦋
27/12/2025

Sul desiderio… 🦋

13/12/2025
Il prezzo dell’angoscia…🫀
13/12/2025

Il prezzo dell’angoscia…🫀

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