Poliambulatorio Stenella

Poliambulatorio Stenella Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

🎯 I nostri ambulatori, al servizio della tua salutePresso il Centro Medico Stenella trovi un’offerta sanitaria completa,...
28/01/2026

🎯 I nostri ambulatori, al servizio della tua salute
Presso il Centro Medico Stenella trovi un’offerta sanitaria completa, pensata per prenderti cura di ogni aspetto della tua salute, dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla terapia e alla riabilitazione.
Ecco tutti gli ambulatori attivi:
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🔹 Gastroenterologia
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🔹 Medicina fisica e riabilitativa
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🧠 Neuropsichiatria infantile
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👁️ Oculistica e ortottica
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🤸 Riabilitazione ortopedica
🧪 Altri servizi specialistici
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💙 Stenella. Il punto sulla salute.

Non è un tic, non è distrazionePerché sb****re le palpebre più spesso è un segnale da ascoltareCi sono gesti così automa...
25/01/2026

Non è un tic, non è distrazione
Perché sb****re le palpebre più spesso è un segnale da ascoltare

Ci sono gesti così automatici che non li notiamo nemmeno.
Sb****re le palpebre è uno di questi. Succede mentre lavori al computer, mentre guidi, mentre scorri il telefono o guardi la televisione la sera. A un certo punto, però, capita qualcosa di diverso: inizi a farlo più spesso. Quasi con insistenza. Come se gli occhi cercassero sollievo da soli.

All’inizio non ci fai caso. Poi magari senti bruciore, una leggera sensazione di sabbia, oppure la vista che diventa meno nitida a fine giornata. Stringi gli occhi, li chiudi per qualche secondo e riparti. È una scena quotidiana, comune, che molti raccontano dicendo: “Saranno solo stanchi”.

In realtà, il corpo raramente ripete un gesto senza motivo.

Dal punto di vista fisiologico, sb****re le palpebre serve a mantenere l’occhio protetto e funzionante. Ogni ammiccamento distribuisce il film lacrimale sulla superficie oculare, garantendo idratazione, nutrimento e una visione stabile. È un meccanismo finissimo, progettato per lavorare in silenzio.

Quando però il film lacrimale diventa instabile, evapora troppo rapidamente o non viene prodotto in modo adeguato, la superficie dell’occhio perde comfort. A quel punto il corpo reagisce come può: aumenta la frequenza dell’ammiccamento nel tentativo di compensare. Non è un tic, non è un’abitudine casuale. È una risposta di adattamento.

Questo accade spesso durante le giornate passate davanti agli schermi. Fissare monitor e smartphone riduce la frequenza naturale dell’ammiccamento, affatica i muscoli oculari e altera la lubrificazione dell’occhio. Ma non è solo una questione di tecnologia. Anche stress, postura, aria secca, piccoli difetti visivi non corretti o tensioni muscolari possono contribuire a questo sovraccarico.

Il problema è che ci abituiamo anche a questo segnale.
Sbattiamo le palpebre più spesso, strizziamo gli occhi per mettere a fuoco, ignoriamo quella sensazione di fastidio finché non arriva qualcosa di più evidente: mal di testa serale, visione appannata, difficoltà di concentrazione, occhi che “tirano” anche dopo il riposo.

Non è solo stanchezza. È il sistema visivo che sta lavorando oltre le sue riserve.

Al Centro Medico Stenella osserviamo con attenzione questi segnali apparentemente piccoli, perché spesso sono i primi a comparire quando l’equilibrio visivo inizia a cambiare. Una valutazione oculistica non serve solo a controllare quanti decimi vedi, ma a capire come i tuoi occhi affrontano le tue giornate, il carico visivo, lo stress e l’ambiente in cui vivi.

Intercettare questi segnali prima che diventino un disturbo vero e proprio permette di preservare comfort, qualità della visione e benessere generale. Perché vedere bene non significa solo “vedere nitido”, ma vedere senza sforzo.

Se noti che i tuoi occhi cercano sollievo più spesso del solito, fermati un attimo ad ascoltarli.
Non è un gesto automatico. È un messaggio.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

CNO srl © 2015 – Partita IVA 01910260684Via Bovio 275 – 65124 Pescara (PE)tel. +39 085 4711973 fax +39 085 4716371Il poliambulatorio Stenella è una struttura autorizzata con i Provvedimenti n° 282/SUAP del 31.07.2012 e n° 189/SUAP del 04.08.2015. Il poliambulatorio Le Dune è autorizzato con...

Quando la fame ritorna subito dopo mangiato: segnali del metabolismo o abitudine?Hai appena finito di mangiare. Il piatt...
23/01/2026

Quando la fame ritorna subito dopo mangiato: segnali del metabolismo o abitudine?

Hai appena finito di mangiare. Il piatto è vuoto, ti alzi da tavola con la sensazione di aver fatto un pasto completo… eppure, dopo poco tempo, qualcosa non torna.
Non è fame “da digiuno”, non è lo stomaco che brontola davvero. È una voglia sottile, insistente. Ti ritrovi ad aprire il frigorifero, a cercare qualcosa di dolce o salato, quasi senza pensarci. E allora nasce la domanda: “Com’è possibile? Ho mangiato da poco.”

Questa sensazione è più comune di quanto si pensi e spesso viene liquidata come un problema di forza di volontà o di cattiva abitudine. In realtà, il corpo raramente parla a caso. E quando la fame ritorna troppo presto, sta segnalando che qualcosa nella gestione dell’energia non è in equilibrio.

Dal punto di vista fisiologico, mangiare non serve solo a “riempire” lo stomaco. Serve a fornire energia stabile nel tempo. Dopo un pasto, il corpo attiva una complessa rete di segnali ormonali che coinvolgono intestino, pancreas, fegato e cervello. È questo sistema che dovrebbe dirci: “Va bene così, l’energia è disponibile.”

Quando questo messaggio non arriva, o arriva in modo confuso, può accadere che la glicemia salga rapidamente e poi scenda altrettanto velocemente. Il risultato non è solo stanchezza, ma una fame improvvisa e urgente, spesso indirizzata verso alimenti che promettono una risposta rapida: zuccheri, snack, porzioni extra. Non è un capriccio. È il cervello che chiede carburante immediato perché percepisce un calo.

Ma non sempre si tratta solo di metabolismo.
A volte entrano in gioco anche abitudini consolidate: pasti consumati in fretta, davanti a uno schermo, senza dare al corpo il tempo di registrare la sazietà; ritmi irregolari; stress cronico che altera la produzione di ormoni legati alla fame e alla gratificazione. In questi casi, il corpo impara a cercare il cibo non solo come nutrimento, ma come compensazione.

Il punto centrale è questo: la fame che ritorna subito non è un fallimento personale, ma un segnale. Può indicare che il metabolismo sta lavorando in modo inefficiente, che l’intestino fatica a comunicare correttamente con il cervello o che il sistema ormonale è costantemente sotto pressione. Ignorare questo segnale o combatterlo solo con restrizioni rigide rischia di peggiorare il problema, creando un circolo di frustrazione e squilibrio.

Al Centro Medico Stenella, l’approccio alla nutrizione e al metabolismo non parte mai dal “quanto mangi”, ma dal come il tuo corpo utilizza ciò che mangi. Capire perché la fame ritorna significa osservare la risposta metabolica, le abitudini quotidiane, i livelli di stress e il funzionamento dell’apparato digerente nel suo insieme. Non esistono soluzioni standard, perché ogni corpo ha una sua storia e un suo modo di reagire.

Ascoltare questi segnali è il primo passo per ristabilire un rapporto più sereno con il cibo e con il proprio corpo.
Perché quando il metabolismo funziona in equilibrio, la fame smette di essere un nemico e torna a fare il suo vero lavoro: guidarti, non controllarti.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
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Respirare con la pancia o con il petto: semplici differenze che il tuo corpo percepisce sempreRespiriamo circa ventimila...
21/01/2026

Respirare con la pancia o con il petto: semplici differenze che il tuo corpo percepisce sempre

Respiriamo circa ventimila volte al giorno.
Eppure, quasi nessuno di noi si ferma mai a chiedersi come respira davvero.

Succede spesso nei momenti più comuni: sei seduto alla scrivania, magari concentrato davanti allo schermo, oppure stai guidando nel traffico o sei sul divano la sera. Se ci fai caso, il respiro è corto, alto, veloce. Si muove il torace, salgono le spalle. La pancia resta quasi immobile. È un modo di respirare così automatico che lo consideriamo “normale”. Ma il corpo, quel modo di respirare, lo registra eccome.

Dal punto di vista fisiologico, esistono due modalità principali di respirazione.
La respirazione toracica, detta anche “alta”, utilizza soprattutto i muscoli del torace e del collo. È rapida, poco profonda ed è tipica delle situazioni di allerta: stress, tensione, fretta. È la respirazione che il corpo adotta quando percepisce di dover reagire.

La respirazione diaframmatica, quella che coinvolge l’addome, è invece più lenta e profonda. Qui entra in gioco il diaframma, un muscolo fondamentale che separa torace e addome e che, muovendosi correttamente, permette ai polmoni di espandersi in modo più efficiente. È la respirazione del riposo, del recupero, della regolazione interna.

Il punto cruciale è questo: non è solo una differenza “tecnica”, è una differenza di messaggio che inviamo continuamente al nostro organismo.

Quando respiriamo prevalentemente con il petto, il corpo interpreta quel pattern come uno stato di vigilanza costante. Il sistema nervoso resta in una modalità di attivazione continua: aumenta la frequenza cardiaca, la muscolatura rimane contratta, la digestione rallenta, la sensazione di affaticamento arriva prima. È uno stress silenzioso, che non sempre percepiamo come tale, ma che nel tempo lascia tracce.

Al contrario, una respirazione che coinvolge il diaframma stimola il sistema nervoso parasimpatico, quello deputato al recupero e all’equilibrio. Non significa “rilassarsi a comando”, ma permettere al corpo di funzionare come è progettato. Il respiro diventa più efficiente, l’ossigenazione migliora, il ritmo cardiaco si stabilizza, la percezione della fatica cambia.

Molte persone scoprono di respirare male solo quando compaiono altri segnali: fiato corto anche a sforzi lievi, senso di oppressione toracica, stanchezza persistente, difficoltà a “fare un respiro profondo”. In realtà, il corpo stava parlando da tempo, ma con un linguaggio sottile.

Al Centro Medico Stenella osserviamo spesso come la respirazione sia lo specchio dello stile di vita. Posture prolungate, stress cronico, sedentarietà, ma anche vecchi dolori muscolari o problemi alla colonna possono alterare il modo in cui il diaframma lavora. Non si tratta solo di polmoni, ma di un sistema integrato che coinvolge muscoli, nervi e postura.

Per questo l’approccio non è mai riduttivo. Non basta “sentire il respiro”, serve capire come il corpo lo sta gestendo e perché ha adottato certi schemi. Valutare la respirazione significa leggere un segnale profondo di come stai vivendo le tue giornate, fisicamente e mentalmente.

Respirare è automatico.
Respirare bene, invece, è una competenza che il corpo non dimentica… ma che a volte ha bisogno di essere riascoltata.

Se senti che il tuo respiro è spesso corto, affannoso o poco efficace, forse vale la pena fermarsi un attimo e ascoltare cosa ti sta dicendo.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
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18/01/2026

"Lo segno in agenda il mese prossimo". Quante volte hai spostato quella data perché "tanto sto bene"?

Le nostre agende sono piene zeppe. C’è il lavoro che chiede sempre di più, la gestione della casa che sembra non finire mai, gli appuntamenti dei figli, la spesa, le scadenze. In questo vortice di doveri, tendiamo a gestire la nostra salute con la logica dell'emergenza: andiamo dal dentista se il dente fa male, dall'ortopedico se il ginocchio si blocca. Ma quando si tratta della visita ginecologica di controllo, scatta spesso un meccanismo diverso. Guardiamo il calendario e pensiamo: "Non ho fastidi, il ciclo è regolare, non ho dolori. Posso rimandare". E così, quel controllo annuale scivola di mese in mese, finché non passano due o tre anni senza che ce ne accorgiamo.

È un pensiero umano e comprensibile, ma nasconde un’insidia fisiologica importante. La verità è che l'apparato riproduttivo femminile è spesso un organo "silenzioso". Molte condizioni cliniche — dalle piccole alterazioni cellulari che intercettiamo con il Pap-test, alla presenza di fibromi, cisti ovariche o polipi — possono svilupparsi per lungo tempo in totale assenza di sintomi. Il concetto di "stare bene" basato solo sulla percezione del dolore non è un metro di misura affidabile in ginecologia. Quando compare il sintomo (un sanguinamento anomalo, un dolore pelvico persistente), spesso significa che la condizione è già in una fase avanzata o infiammatoria.

La prevenzione non serve a "cercare la malattia", ma a confermare la salute. Serve a monitorare come il tuo corpo cambia nel tempo, come reagisce alle variazioni ormonali, allo stress o all'avvicinarsi di nuove fasi della vita come la perimenopausa. È un po' come fare la manutenzione a un meccanismo prezioso e complesso: non aspetti che si rompa per aprirlo, verifichi che tutto scorra liscio proprio per evitare che accada.

Al Centro Medico Stenella, la visita ginecologica non è mai un semplice atto meccanico o un esame sbrigativo. Sappiamo che per molte donne è un momento delicato, che tocca l'intimità profonda. Per questo, il nostro approccio parte dal dialogo. Prima ancora dell'ecografia o del prelievo, ci prendiamo il tempo per chiederti come ti senti davvero, se hai notato cambiamenti nel tuo corpo, nell'umore o nella sessualità. Perché la salute della donna non è fatta solo di organi che funzionano, ma di un equilibrio generale che va preservato con cura e ascolto.

Smetti di spostare quella data sull'agenda. Considera quell'ora non come un dovere medico, ma come un atto di rispetto verso il tuo corpo.

Ti aspettiamo per prenderci cura di te.

✅ Sede: Viale Bovio, 275 - Pescara ☎ Tel: 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

16/01/2026

Un giorno alta, un giorno bassa: cosa cerca di dirti il tuo corpo quando i numeri non tornano?

È una scena che conosciamo bene, perché ce la raccontate spesso nei nostri ambulatori. Ti siedi al tavolo della cucina, magari la mattina appena sveglio o la sera dopo una giornata pesante. Indossi il bracciale dello sfigmomanometro, premi il pulsante e aspetti quel ronzio familiare. Poi leggi i numeri e rimani perplesso. Ieri era perfetta. Oggi la minima è alta. Domani, magari, sarà di nuovo nella norma. È questa la fase che genera più ansia: l'incertezza. Cominci a chiederti: "Ho sbagliato a misurarla?", "Sarà stato il caffè?", "È solo un periodo stressante o sto diventando iperteso?". Spesso si finisce per misurarla compulsivamente, più volte al giorno, ottenendo valori sempre diversi e aumentando solo la preoccupazione.

Ma cosa accade realmente dentro i tuoi vasi sanguigni quando la pressione fa "l'altalena"?

Dobbiamo immaginare il nostro sistema cardiovascolare non come un tubo rigido, ma come un impianto idraulico intelligente e dinamico. È normale che la pressione vari: deve salire se corriamo per prendere l'autobus e scendere quando dormiamo. È il modo in cui il corpo garantisce che arrivi sangue (e quindi ossigeno) ovunque, in base alla richiesta del momento. Il problema sorge quando queste variazioni diventano ampie, frequenti e slegate dallo sforzo fisico. In medicina parliamo di labilità pressoria.

Significa che il sistema di regolazione fine del corpo — gestito dal sistema nervoso autonomo e dall'elasticità delle arterie — sta facendo fatica a mantenere l'equilibrio. Spesso è il segnale che i vasi sanguigni stanno iniziando a perdere la loro naturale elasticità (diventano più "rigidi") o che il corpo è in uno stato di allerta costante (stress cronico) che tiene il "motore" sempre su di giri, anche quando dovrebbe essere al minimo. Ignorare questi sbalzi, o liquidarli con un "è solo il nervoso", è rischioso. Anche se la pressione non è sempre alta, questi picchi continui agiscono come martellate silenziose sulle pareti delle arterie, cuore e reni, creando nel tempo micro-danni che accelerano l'invecchiamento dell'apparato cardiovascolare.

Se la tua pressione sta facendo i capricci, non ti**re a indovinare. Ascoltiamo insieme cosa ha da dire il tuo cuore.

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14/01/2026

"Sento che cambia il tempo". Quante volte lo hai detto, massaggiandoti il ginocchio?

Succede spesso al risveglio, in quelle mattine grigie e umide tipiche del nostro inverno pescarese. Oppure la sera, quando l'aria si raffredda di colpo. Ti alzi dalla sedia dopo qualche ora di lavoro, o scendi dall'auto dopo il tragitto verso casa, e senti quella f***a sorda. Non è un dolore acuto, lancinante. È più una rigidità profonda, un senso di "ruggine" nell'ingranaggio che ti costringe a fare i primi passi con cautela, quasi zoppicando, finché l'articolazione non si "scalda". In quel momento, il pensiero corre subito alla saggezza popolare: "Sarà l'umidità", "Ho le ossa che fanno da barometro". E spesso ci rassegniamo, accettando questo fastidio come una tassa inevitabile dell'età o del clima, limitandoci a evitare le scale o a rinunciare alla passeggiata serale.

Ma perché il nostro corpo reagisce così al meteo? È solo suggestione o c'è una spiegazione reale?

La verità è che il tuo ginocchio è un capolavoro di bio-ingegneria, estremamente sensibile alla fisica.

Immagina l'articolazione come una camera sigillata, avvolta da una capsula e contenente un lubrificante naturale (il liquido sinoviale). Quando arriva una perturbazione, la pressione atmosferica esterna si abbassa. Per una legge fisica, i gas e i liquidi all'interno del tuo corpo tendono a espandersi leggermente verso l'esterno per riequilibrare questa pressione. In un ginocchio perfettamente sano, questo cambiamento è impercettibile. Ma se all'interno c'è una lieve infiammazione, un principio di usura della cartilagine o i postumi di un vecchio infortunio sportivo, quella microscopica espansione preme sui recettori del dolore, che sono già all'erta.

Inoltre, il freddo gioca un ruolo cruciale: le basse temperature causano vasocostrizione (arriva meno sangue ai tessuti periferici) e rendono il liquido sinoviale più viscoso, meno fluido. È come cercare di mettere in moto un motore con l'olio freddo e denso: l'attrito aumenta e il movimento diventa faticoso. Quindi no, non è "solo vecchiaia" e non è immaginazione. È il tuo corpo che ti sta segnalando che quella zona specifica è più vulnerabile e ha perso la sua capacità di adattamento agli stress esterni.

Al Centro Medico Stenella, crediamo che non ci si debba rassegnare a fare da "stazione meteo" vivente. L'obiettivo non è solo spegnere il dolore quando piove, ma capire se dietro quella sensibilità c'è un'artrosi iniziale o uno squilibrio posturale che possiamo trattare per restituirti la libertà di muoverti, con il sole o con la pioggia.

Se le tue ginocchia ti stanno parlando troppo spesso ultimamente, forse è il momento di ascoltarle davvero.

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Quelle piccole bollicine che compaiono col freddo: mani screpolate o qualcosa di più?Capita spesso in queste settimane i...
12/01/2026

Quelle piccole bollicine che compaiono col freddo: mani screpolate o qualcosa di più?

Capita spesso in queste settimane invernali. Rientri a casa dopo una giornata fuori, con il freddo che ti ha accompagnato fino all'uscio. Ti lavi le mani, magari con l'acqua un po' troppo calda per cercare conforto, e senti che qualcosa non va. Non è la solita pelle che "tira" o si spacca per il vento. È una sensazione diversa, più insidiosa: un prurito profondo, quasi interno, che parte dai lati delle dita o dal palmo.

Poi guardi meglio, magari sotto la luce forte del bagno, e le vedi: minuscole vescicole, piene di liquido trasparente, simili a capocchie di spillo incastonate sotto pelle. È un momento frustrante. Le mani sono il nostro biglietto da visita, il nostro primo strumento di contatto con il mondo e con gli altri. Vederle rovinate, o sentire l’impulso di grattarsi continuamente, crea un disagio che va oltre il dolore fisico: è un imbarazzo silenzioso che ci porta a nasconderle nelle tasche o sotto il tavolo durante una cena.

Molti pensano: "È solo il freddo, passerà con un po' di crema grassa". Ma se quelle vescicole tornano ciclicamente o evolvono in spaccature dolorose (ragadi), il freddo è solo l'innesco, non la causa profonda.

Stiamo parlando di una reazione infiammatoria specifica della pelle, che in medicina indica che la barriera cutanea è andata in "corto circuito".

Immaginate la vostra pelle come un muro di mattoni tenuti insieme da malta (i lipidi). D'inverno, il freddo restringe i vasi sanguigni, riducendo il nutrimento superficiale, mentre l'aria secca degli ambienti riscaldati fa evaporare l'acqua. Se a questo aggiungiamo lo stress — che è un potente attivatore di istamina e cortisolo — la "malta" si sgretola. La pelle, persa la sua protezione, reagisce in modo disordinato: accumula liquidi dove non dovrebbe (le vescicole) e poi si secca drasticamente, spaccandosi.

Non è quindi "solo pelle secca". È il segnale che il vostro sistema di difesa esterno è compromesso e sta reagendo a uno stress, che può essere climatico, chimico (saponi aggressivi) o, molto spesso, emotivo.

Al Centro Medico Stenella, l'approccio dermatologico non si ferma alla superficie. Quando trattiamo queste problematiche, non ci limitiamo a prescrivere una pomata per spegnere l'incendio momentaneo. I nostri specialisti cercano di capire perché la vostra pelle ha ceduto proprio ora. Indaghiamo le abitudini quotidiane, i prodotti che usate, il livello di tensione che state vivendo. Perché curare una mano significa restituire alla persona la libertà di toccare, lavorare e stringere altre mani senza timore o dolore.

Se questo inverno le tue mani ti stanno mandando questi segnali, non aspettare che la pelle si laceri. Prendiamocene cura insieme, con il giusto metodo.

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10/01/2026

Quel battito irregolare mentre riposi è solo stress?

Accade spesso quando meno te lo aspetti. La giornata frenetica è finalmente alle spalle, la casa è scesa nel silenzio, sei disteso sul divano o magari stai provando a prendere sonno. È proprio in quella quiete apparente che lo senti: un colpo sordo nel petto, la sensazione netta di un battito che "salta" un giro, seguito da uno più forte, quasi violento. Oppure un improvviso sfarfallio, come se il cuore avesse deciso di correre una maratona mentre tu sei completamente fermo.

La prima reazione è quasi sempre la stessa per tutti: un attimo di paura, seguito immediatamente dalla razionalizzazione. "Sarà lo stress", ci diciamo. "Ho bevuto troppi caffè oggi", "È la stanchezza". E così, normalizziamo quel segnale, archiviandolo come un fastidio passeggero legato ai ritmi della vita moderna.

Ma cosa sta succedendo davvero, fisiologicamente, in quel momento?

Il nostro cuore è una macchina elettrica meravigliosa, governata da un "direttore d'orchestra" naturale (il nodo del seno) che detta il ritmo. Quella sensazione di "tuffo" o di irregolarità, spesso, è tecnicamente un'extrasistole o un'alterazione della conduzione. Immaginate che una parte del cuore decida di anticipare il comando, contraendosi prima del tempo. Il sistema, per rimettersi in fase, è costretto a una breve pausa compensatoria (il silenzio che percepite) seguita da una contrazione più vigorosa per smaltire il sangue accumulato (il colpo forte).

È vero, lo stress e la stanchezza possono essere la miccia che accende questo fenomeno. Ma c'è una differenza sostanziale tra la miccia e il meccanismo sottostante. Etichettare tutto come "ansia" senza indagare è rischioso, perché ci impedisce di vedere se alla base c'è un'alterazione strutturale o elettrica che va monitorata, e non semplicemente "sopportata".

Al Centro Medico Stenella, il nostro approccio alla Cardiologia parte proprio da qui: non ci limitiamo a guardare il tracciato di un esame, ma guardiamo la persona. Perché un battito irregolare va inserito nel contesto della vostra vita: come mangiate, come dormite, che tipo di sforzi fate. Utilizziamo la diagnostica strumentale per vedere l'invisibile, ma usiamo l'ascolto e il tempo clinico per capire se quel "tuffo" al cuore è un episodio benigno o un segnale che richiede attenzione.

La serenità non nasce dall'ignorare un sintomo sperando che passi, ma dalla consapevolezza di aver escluso, insieme a uno specialista, ogni dubbio.

Se ti riconosci in queste sensazioni, non aspettare che diventino un'abitudine. Parliamone insieme.

✅ Vi aspettiamo in Viale Bovio, 275 - Pescara ☎ 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

Quel cerchio alla testa che arriva sempre alle 18:00.È davvero solo lo stress della giornata?Ci sono giorni in cui torni...
08/01/2026

Quel cerchio alla testa che arriva sempre alle 18:00.
È davvero solo lo stress della giornata?

Ci sono giorni in cui torniamo a casa e sentiamo una specie di "morsa" sulle tempie. Diamo la colpa alle mille email, al traffico della città, alle scadenze o semplicemente alla stanchezza accumulata. Ci diciamo "passerà con una dormita" o prendiamo il solito analgesico per spegnere il fastidio e andare avanti. È una scena che vediamo ripetersi spesso nei racconti dei nostri pazienti: conviviamo con il dolore finché non lo consideriamo quasi una parte normale della nostra routine lavorativa.

Ma se il corpo ci stesse dicendo qualcos'altro? Spesso, quello che etichettiamo genericamente come "mal di testa da stress", in realtà è un grido d'aiuto dei nostri occhi. Pensateci: passiamo ore a fissare schermi retroilluminati, costringendo i muscoli oculari a un lavoro di "messa a fuoco" statico e continuo che non è naturale per la nostra fisiologia. Se a questo sforzo aggiungiamo un piccolo difetto visivo non corretto (anche minimo, di cui magari non siamo consapevoli) o un'alterazione della lacrimazione, i nostri occhi sono costretti a "compensare" continuamente per ore.

Questa compensazione ha un costo energetico altissimo. La tensione parte dagli occhi, si irradia alla fronte, scende fino al collo e alle spalle. Ecco perché quel dolore arriva puntuale a fine giornata: è il momento in cui il sistema visivo ha esaurito le sue riserve. Non è solo stanchezza mentale, è un sovraccarico funzionale fisico.

Al Centro Medico Stenella crediamo che la cura inizi dalla comprensione profonda delle cause. Prima di abituarvi al dolore o aumentare i farmaci, è fondamentale fermarsi e indagare. Una visita oculistica approfondita non serve solo a vedere se vi mancano decimi, ma a capire come il vostro sistema visivo lavora sotto sforzo e come possiamo aiutarlo a ritrovare comfort.

Perché lavorare e vivere senza quel "peso" costante sugli occhi non è un lusso, è salute.

Se ti riconosci in questa descrizione, parliamone insieme. ✅ Vi aspettiamo in Viale Bovio, 275 - Pescara ☎ 085 4711973

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Il periodo natalizio è passato. Come riprendiamo l’alimentazione corretta.🥑🥕🥖🍠🍊🍳🍗🥩🍤Dopo le festività, può capitare di av...
07/01/2026

Il periodo natalizio è passato. Come riprendiamo l’alimentazione corretta.
🥑🥕🥖🍠🍊🍳🍗🥩🍤

Dopo le festività, può capitare di avvertire una sensazione persistente di pesantezza dopo i pasti, gonfiore addominale, digestione lenta o un appetito alterato rispetto al normale. Spesso questi segnali compaiono anche a distanza di giorni dalla fine del periodo natalizio, soprattutto dopo pasti abituali che prima non davano alcun fastidio.

Dal punto di vista fisiologico, periodi prolungati di alimentazione più ricca, irregolare o sbilanciata possono portare l’organismo a uno stato di sovraccarico funzionale. L’apparato digerente è costretto ad adattarsi rapidamente a variazioni nella quantità e nella qualità degli alimenti, con possibili ripercussioni sui meccanismi digestivi, sull’assorbimento dei nutrienti e sulla regolazione metabolica. Spesso questo quadro indica una difficoltà dell’organismo a ritrovare un equilibrio, con processi di compensazione che possono coinvolgere stomaco, intestino e metabolismo energetico.

Ignorare questi segnali o ricorrere a interpretazioni personali può essere rischioso. Sintomi apparentemente comuni possono nascondere condizioni che meritano un inquadramento clinico corretto. Senza una valutazione specialistica, si rischia di sottovalutare un problema più strutturato o di intervenire in modo non adeguato.

Per questo è importante affidarsi a una visita specialistica di Nutrizione Clinica presso il Centro Medico Stenella, per una valutazione approfondita e strumentale dello stato nutrizionale e del funzionamento dell’organismo.

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