Poliambulatorio Stenella

Poliambulatorio Stenella Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

Auguri di Buona Pasqua 🌿In questi giorni di pausa, più lenti e più leggeri, ci prendiamo tutti un momento per staccare e...
03/04/2026

Auguri di Buona Pasqua 🌿

In questi giorni di pausa, più lenti e più leggeri, ci prendiamo tutti un momento per staccare e ricaricare.

Da parte di tutto il team del Centro Medico Stenella, ti auguriamo una Pasqua serena, fatta di tempo per te e per le persone a cui tieni.

Orari Pasqua 2026 🌿I nostri orari per questi giorni di festa:🗓 Venerdì 3 AprileSaremo aperti fino alle ore 14:00🗓 Lunedì...
02/04/2026

Orari Pasqua 2026 🌿

I nostri orari per questi giorni di festa:

🗓 Venerdì 3 Aprile
Saremo aperti fino alle ore 14:00

🗓 Lunedì 6 Aprile
Il centro resterà chiuso

Dal 7 Aprile torneremo operativi con i nostri orari abituali.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

OSAS, pericolosa per te e per gli altri😴😴😴La Sindrome delle apnee ostruttive del sonno è conosciuta nel settore medico c...
30/03/2026

OSAS, pericolosa per te e per gli altri
😴😴😴
La Sindrome delle apnee ostruttive del sonno è conosciuta nel settore medico come OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome).
È una sindrome caratterizzata da, più o meno lunghe, pause nella respirazione durante il sonno. Queste pause sono dovute alle ostruzioni delle prime vie aeree e possono essere sia parziali che totali.
In caso di ostruzioni parziali si parla di ipopnea, in caso di totali si parla di apnea.
Cosa porta l’OSAS nella vita di una persona?
✅ Riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue
✅ Aumento della pressione arteriosa
✅ Variazioni della frequenza cardiaca
✅ Disturbi del sonno che portano ad un’eccessiva sonnolenza durante il giorno
I grandi russatori sono probabilmente affetti da OSAS. Il rumore del russamento è provocato dall’aria che cerca di passare attraverso le vie aeree parzialmente ostruite e di solito peggiora con il tempo fino ad arrivare alle apnee.
Vediamo in particolare le conseguenze dell’OSAS.
✅ Eccessiva sonnolenza notturna
✅ Difficoltà di concentrazione
✅ Difficoltà di momorizzazione
✅ Colpi di sonno alla guida (per la quale nel 2014 è stata emessa una direttiva europea)
✅ Sudorazioni notturne
✅ Necessità di minzione notturna
✅ Risvegli con sensazione di soffocamento
✅ Cefalea al risveglio
✅ Ipertensione
✅ Calo del desiderio
Cosa scatena l’OSAS?
❎ Alterazioni delle vie aeree
❎ Obesità e in generale il peso eccessivo
❎ Abuso di alcol
❎ Assunzione di sonniferi
❎ Fumo
❎ L’età avanzata
❎ La menopausa
L’anamnesi è il primo passo per valutare se il paziente è affetto da OSAS e, successivamente, importante un esame obiettivo per valutare i fattori di rischio.
La visita dallo pneumologo è il primo passo per una corretta valutazione.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Ti muovi meno fluido, ma non sai spiegare perchéNon è un dolore vero e proprio. Non è nemmeno qualcosa che ti blocca. È ...
28/03/2026

Ti muovi meno fluido, ma non sai spiegare perché

Non è un dolore vero e proprio. Non è nemmeno qualcosa che ti blocca. È più una sensazione, difficile da spiegare anche a parole. Ti accorgi che alcuni movimenti non vengono più così spontanei. Ti pieghi, ti giri, ti alzi… e c’è sempre un piccolo “passaggio in più”, come se il corpo dovesse pensarci prima di farlo. Non è evidente, ma lo senti.

All’inizio lo ignori. È normale. Si tende a dare la colpa alla stanchezza, a una giornata pesante, magari al fatto che si è stati troppo seduti o troppo in piedi. Poi però quella sensazione torna. Non sempre, ma abbastanza spesso da farti dire: “Prima non era così”.

Il punto è che il corpo raramente cambia all’improvviso. Quasi sempre lo fa lentamente, adattandosi. E quando si adatta, non sempre lo fa nel modo più efficiente. Se per giorni, settimane o mesi mantieni certe posture, ripeti gli stessi movimenti, oppure ne eviti altri senza accorgertene, il corpo trova delle soluzioni alternative. Compensa. Redistribuisce gli sforzi. Ti permette comunque di fare tutto, ma in modo diverso.

E quel “diverso” è proprio quello che senti.

Non è un problema di forza, nella maggior parte dei casi. Non è nemmeno un problema di resistenza. È più una questione di coordinazione, di mobilità, di equilibrio tra le varie parti del corpo. Alcuni muscoli lavorano troppo, altri troppo poco. Alcune articolazioni si muovono meno, altre cercano di fare di più per compensare. E alla fine il movimento perde naturalezza.

Quello che spesso si sottovaluta è che non serve arrivare al dolore per dire che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. Il corpo manda segnali molto prima, solo che sono più sottili. Una rigidità leggera, un movimento meno fluido, una sensazione di “legno” in certi momenti della giornata. Non fanno paura, quindi tendiamo a ignorarli.

Al Centro Medico Stenella, quando una persona racconta queste sensazioni, non si parte mai dal sintomo isolato. Si guarda il movimento nel suo insieme. Come ti muovi durante la giornata, che tipo di lavoro fai, quanto ti muovi davvero, come recuperi. Perché spesso non c’è un evento preciso che ha causato il cambiamento, ma una serie di piccoli adattamenti che, messi insieme, hanno modificato il modo in cui il corpo lavora.

La cosa importante è questa: il corpo è estremamente intelligente. Se ha cambiato modo di muoversi, lo ha fatto per permetterti di continuare a fare quello che fai. Ma questo non significa che sia la soluzione migliore nel lungo periodo.

Accorgersene in questa fase è un vantaggio enorme. Perché significa poter intervenire quando il problema non è ancora diventato limitante, quando si può ancora riportare il movimento verso qualcosa di più naturale, più fluido, più “tuo”.

Se hai quella sensazione di rigidità difficile da spiegare, non liquidarla troppo in fretta. Non è niente di grave, nella maggior parte dei casi. Ma è uno di quei segnali che, se ascoltati, ti permettono di stare meglio prima ancora di dover risolvere qualcosa.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Quando un bambino si stanca prima degli altriCrescita o segnale da osservare?Lo noti senza bisogno di spiegazioni.Non se...
27/03/2026

Quando un bambino si stanca prima degli altri
Crescita o segnale da osservare?

Lo noti senza bisogno di spiegazioni.
Non serve un test, non servono numeri.
Succede al parco, durante una partita, a scuola. Gli altri bambini continuano a correre, a giocare, a saltare. Lui invece si ferma prima. Si siede. Dice che è stanco. A volte non lo dice nemmeno, ma lo vedi: rallenta, si tira indietro, perde il ritmo.

E lì scatta il dubbio.
“È solo fatto così?”
“È più tranquillo degli altri?”
Oppure: “C’è qualcosa che mi sta sfuggendo?”

La verità è che i bambini non hanno tutti la stessa energia.
Crescere non significa crescere allo stesso modo.
Ci sono bambini più attivi, altri più riflessivi. Alcuni hanno bisogno di pause più frequenti, altri sembrano inesauribili. E questo, nella maggior parte dei casi, è assolutamente normale.
Ma c’è una differenza sottile — e importante — tra un bambino che sceglie di fermarsi e uno che deve fermarsi.

Nel primo caso, è una questione di temperamento.
Nel secondo, è il corpo che sta dicendo: “Così faccio fatica”.
Quando un bambino si stanca facilmente, entrano in gioco diversi fattori.
Può essere una questione di allenamento fisico, certo. Ma anche di respirazione, di coordinazione, di tono muscolare, di qualità del sonno. Anche il modo in cui il corpo utilizza l’energia può fare la differenza.

E poi c’è un aspetto che spesso passa inosservato:
i bambini non sempre riescono a spiegare cosa sentono.
Non diranno: “Sono affaticato”.
Diranno: “Non ho voglia”, oppure si fermeranno senza spiegazioni.
Per questo l’osservazione diventa fondamentale.
Non serve cercare subito un problema.
Serve capire se quel comportamento è costante, se si ripete, se limita le attività quotidiane, se è diverso rispetto ad altri momenti o rispetto a prima.

Un bambino che si stanca una volta ogni tanto è normale.
Un bambino che si stanca sempre, nello stesso modo, negli stessi contesti… sta probabilmente mandando un segnale.

Al Centro Medico Stenella, quando arrivano situazioni come questa, il punto di partenza non è mai il confronto con gli altri bambini. È il bambino stesso.
Come si muove?
Come respira?
Come dorme?
Come reagisce allo sforzo?
Perché ogni corpo ha il suo modo di crescere, ma quando qualcosa cambia o non tiene il passo con le richieste quotidiane, vale la pena fermarsi a capire.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Orecchio chiuso a intermittenzaQuella sensazione che arriva, sparisce… e poi tornaNon è un dolore.Non è nemmeno qualcosa...
26/03/2026

Orecchio chiuso a intermittenza
Quella sensazione che arriva, sparisce… e poi torna

Non è un dolore.
Non è nemmeno qualcosa di davvero invalidante.
Però dà fastidio. Perché è strano.
Succede così: a un certo punto senti come se un orecchio si “tappasse”. I suoni cambiano, diventano ovattati, un po’ lontani. Parli e ti senti diverso. Poi magari deglutisci, fai uno sbadiglio… e tutto torna normale.
Fine della storia.
Oppure no.

Perché dopo un po’ succede di nuovo.
E lì iniziano i dubbi:
È normale? È solo aria? Sarà il naso?
La verità è che quella sensazione ha quasi sempre a che fare con un equilibrio molto delicato, che di solito funziona senza che ce ne accorgiamo: la pressione dentro l’orecchio.

L’orecchio medio è come una piccola camera chiusa che deve stare “in pari” con la pressione esterna. A fare questo lavoro c’è la tuba di Eustachio. Non si vede, non si sente… ma lavora continuamente. Si apre e si chiude mentre deglutiamo, mentre sbadigliamo, mentre respiriamo.
Finché tutto scorre bene, non ci pensiamo nemmeno.
Il problema nasce quando questo meccanismo non è così fluido.
Magari è un po’ rallentato, magari si apre meno, magari fa più fatica a compensare.
E allora arriva quella sensazione strana.

Non sempre c’è una causa evidente.
A volte è un raffreddore leggero, altre volte un’allergia, altre ancora semplicemente una congestione che non percepiamo davvero. In certi casi entrano in gioco anche postura, respirazione, tensioni nella zona del collo o della mandibola.
Il punto è questo:
non è tanto il sintomo a fare la differenza, ma quanto spesso ritorna.
Se succede una volta ogni tanto, è solo un adattamento del corpo.
Se invece diventa una cosa ricorrente, che compare e scompare senza un motivo chiaro, allora vale la pena fermarsi un attimo a capirla.
Perché il corpo non è casuale. Ripete le cose quando c’è qualcosa che non sta funzionando in modo fluido.

Al Centro Medico Stenella questi segnali non vengono mai presi isolati.
Un orecchio “chiuso” non è solo un orecchio. È respiro, naso, gola, equilibrio delle pressioni, abitudini quotidiane. È un sistema che lavora insieme.

Se ti capita spesso, non ignorarlo, non perché sia qualcosa di grave, ma perché è uno di quei segnali che, se capiti presto, si risolvono molto più facilmente.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Quel dolore al tallone appena scendi dal lettoSemplice rigidità o segnale del piede?Ci sono dolori che arrivano nei mome...
25/03/2026

Quel dolore al tallone appena scendi dal letto
Semplice rigidità o segnale del piede?

Ci sono dolori che arrivano nei momenti più semplici.
Al mattino, appena scendi dal letto. Il piede tocca terra e senti una f***a netta, localizzata, proprio sotto il tallone. I primi passi sono incerti, quasi esitanti. Poi, dopo qualche minuto, sembra migliorare. Ti muovi, “si scalda”, e il fastidio si attenua.

È una sensazione molto comune. E proprio per questo viene spesso sottovalutata.
La si attribuisce al sonno, alla posizione, a una notte “storta”. Si pensa: “Passerà da solo”. E invece, giorno dopo giorno, quel dolore torna. Sempre nello stesso momento. Sempre nello stesso punto.

Il corpo, in realtà, sta seguendo una logica precisa.

Durante la notte, mentre dormiamo, i tessuti del piede restano a riposo. La fascia plantare — una struttura fibrosa che collega il tallone alle dita e che ha un ruolo fondamentale nel sostenere l’arco del piede — tende a rilassarsi e a “accorciarsi” leggermente. È un comportamento fisiologico.

Il problema nasce quando, al primo appoggio del mattino, questa struttura viene sollecitata improvvisamente. Se è in tensione, infiammata o sottoposta a sovraccarico nei giorni precedenti, quel primo stiramento genera dolore.

È come se il piede passasse da una fase di quiete totale a una richiesta immediata di carico, senza una transizione.

Molti pensano che sia solo una questione di scarpe o di postura. E in parte è vero. Ma spesso entrano in gioco anche altri fattori:
lunghe ore in piedi, attività ripetitive, cambiamenti nell’attività fisica, rigidità muscolare, appoggi non equilibrati. Il piede è una struttura complessa e ogni variazione nel modo in cui distribuisce il peso può influenzare le tensioni interne.

Il fatto che il dolore migliori durante il giorno non significa che il problema sia risolto.
Significa semplicemente che il corpo sta compensando, adattandosi al movimento e al carico.

È proprio questo il punto più importante:
quando un dolore si presenta sempre nello stesso modo, nello stesso momento della giornata, non è casuale. È un segnale ripetuto, coerente, che merita attenzione.

Perché spesso il dolore al tallone non è un problema isolato, ma il risultato di un equilibrio che si è modificato nel tempo.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

14/03/2026

Perché la bilancia non scende nonostante i tuoi sforzi
Metabolico o nutrizionale?

Ci sono momenti in cui la bilancia sembra diventare un giudice silenzioso.
Ti impegni a mangiare meglio, magari riduci le porzioni, scegli con attenzione cosa mettere nel piatto, provi a muoverti di più durante la settimana. Eppure, quando sali sulla bilancia dopo giorni o settimane di attenzione, il numero non cambia. O cambia pochissimo.

È una situazione che molte persone raccontano con una certa frustrazione. La domanda arriva quasi sempre nello stesso modo: “Sto facendo tutto giusto… perché il peso non scende?”

La risposta, nella maggior parte dei casi, non è semplice come sembra.
Il peso corporeo non dipende solo da quanto mangiamo, ma da come il nostro organismo utilizza l’energia che introduciamo.

Il metabolismo è un sistema complesso che coinvolge ormoni, tessuti, organi e segnali nervosi. Il corpo non è una calcolatrice che somma calorie e restituisce automaticamente un risultato. È un sistema dinamico che cerca continuamente equilibrio.

Quando riduciamo improvvisamente l’apporto energetico o cambiamo drasticamente le abitudini alimentari, l’organismo può reagire attivando meccanismi di adattamento. È una strategia evolutiva: il corpo prova a preservare le riserve energetiche quando percepisce una riduzione delle entrate. Il metabolismo può quindi rallentare leggermente, riducendo il consumo di energia a riposo.

Questo significa che lo stesso comportamento alimentare può avere effetti diversi da persona a persona.

A influenzare questo equilibrio entrano in gioco molti fattori: la qualità del sonno, il livello di stress, la composizione corporea, l’attività fisica quotidiana, il funzionamento ormonale e perfino il microbiota intestinale. Tutti questi elementi dialogano tra loro e influenzano il modo in cui il corpo gestisce nutrienti ed energia.

Per questo motivo, quando la bilancia sembra bloccarsi, non sempre si tratta di un problema di “forza di volontà”. Spesso è il segnale che il metabolismo sta cercando un nuovo equilibrio o che alcuni fattori interni stanno influenzando il modo in cui il corpo utilizza le risorse energetiche.

Un altro aspetto importante è la differenza tra peso corporeo e composizione corporea.
Il numero che vediamo sulla bilancia racconta solo una parte della storia. Il corpo può cambiare nella distribuzione dei tessuti – massa muscolare, acqua, massa grassa – senza che il peso complessivo vari in modo evidente.

È proprio per questo che osservare solo la bilancia può essere fuorviante.

Al Centro Medico Stenella, l’approccio alla nutrizione e al metabolismo parte da una valutazione più ampia della persona. Non si tratta semplicemente di contare calorie o imporre schemi alimentari standard, ma di comprendere come il corpo reagisce ai cambiamenti, quali segnali metabolici sono in gioco e quale equilibrio è più sostenibile nel tempo.

Perché il peso corporeo non è solo il risultato di ciò che mangiamo, ma il riflesso di un sistema biologico complesso che lavora per mantenere stabilità.

Quando la bilancia sembra non muoversi, quindi, non è necessariamente un fallimento.
A volte è semplicemente il corpo che sta cercando di dirci che serve uno sguardo più approfondito sul modo in cui funziona il nostro metabolismo.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

Quando la memoria fatica nei momenti chiaveSemplici distrazioni o segnale neurologico?Capita a tutti, prima o poi.Sei ne...
12/03/2026

Quando la memoria fatica nei momenti chiave
Semplici distrazioni o segnale neurologico?

Capita a tutti, prima o poi.
Sei nel mezzo di una conversazione e la parola che stavi per dire improvvisamente sparisce. Oppure entri in una stanza e per qualche secondo ti chiedi perché ci sei entrato. Magari dimentichi dove hai lasciato le chiavi o il telefono e ti ritrovi a ripercorrere mentalmente gli ultimi minuti per ricostruire i tuoi passi.

In quei momenti spesso sorridiamo e liquidiamo la cosa con una frase familiare: “Sono distratto”, oppure “Ho troppe cose in testa”. La vita quotidiana è piena di stimoli, impegni, notifiche, pensieri sovrapposti. È naturale che il cervello, ogni tanto, perda un dettaglio lungo il percorso.

E in molti casi è davvero così.

La memoria non è un archivio perfetto, ma un sistema complesso che dipende dall’attenzione, dalla qualità del sonno, dallo stress, dal livello di affaticamento mentale e persino dall’umore. Quando la mente è sovraccarica, il cervello tende a selezionare le informazioni che considera più importanti e a lasciarne scivolare altre.

Per questo, in una giornata piena di stimoli, può capitare di dimenticare un nome appena sentito o un appuntamento fissato al volo.

Ma la memoria non lavora da sola.
È parte di un sistema più ampio che coinvolge diverse aree cerebrali responsabili dell’attenzione, dell’elaborazione delle informazioni e del richiamo dei ricordi. Quando questo sistema funziona in equilibrio, anche i piccoli vuoti di memoria rimangono episodi isolati, spesso legati alla stanchezza o alla distrazione.

A volte però le persone iniziano a percepire qualcosa di diverso. Non si tratta più di una dimenticanza occasionale, ma di una sensazione più persistente: la difficoltà a ricordare informazioni recenti, la fatica nel seguire una conversazione complessa, oppure la sensazione che la mente sia più lenta nel recuperare ciò che prima arrivava automaticamente.

In questi casi il corpo non sta necessariamente segnalando una malattia, ma potrebbe indicare che il cervello sta lavorando in condizioni di stress o affaticamento prolungato. Sonno irregolare, carichi mentali elevati, ansia, alimentazione disordinata o lunghi periodi di tensione possono influenzare la capacità del cervello di elaborare e conservare le informazioni.

È importante ricordare che la memoria è una funzione dinamica.
Non è qualcosa di fisso, ma un equilibrio delicato tra cervello, corpo e stile di vita.

Quando una persona racconta di sentirsi più distratta o di avere difficoltà a ricordare, l’approccio non è mai riduttivo. Non ci si limita a valutare il sintomo, ma si cerca di comprendere il contesto: il ritmo delle giornate, la qualità del riposo, il livello di stress, la concentrazione richiesta dalle attività quotidiane.

Perché il cervello, proprio come ogni altro organo, può mandare segnali prima che il disagio diventi evidente. E spesso quei segnali sono sottili: una parola che sfugge, un pensiero che tarda ad arrivare, una concentrazione che fatica a restare stabile.

Fermarsi ad ascoltarli non significa allarmarsi.
Significa semplicemente prestare attenzione a ciò che il nostro organismo ci sta raccontando.

Se la sensazione di distrazione o difficoltà nel ricordare diventa frequente o interferisce con la quotidianità, parlarne con uno specialista può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo e a ritrovare equilibrio.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

11/03/2026

Quando il respiro cambia mentre dormi
Rumore, pause, affanno: cosa osservare davvero

Spesso lo scopriamo attraverso qualcun altro.
Un partner che ci dice: “Stanotte russavi forte”. Oppure: “A un certo punto sembrava che non respirassi più per qualche secondo”. A volte, invece, è il nostro stesso corpo a farcelo intuire: ci svegliamo con la bocca secca, con una strana sensazione di stanchezza nonostante le ore passate a letto, oppure con un mal di testa leggero che compare appena apriamo gli occhi.

Il sonno dovrebbe essere il momento in cui l’organismo recupera energia, rallenta i ritmi e permette ai sistemi interni di rigenerarsi. Eppure, per molte persone, proprio durante la notte il respiro cambia comportamento. Diventa rumoroso, irregolare, oppure sembra interrompersi per brevi istanti prima di riprendere con un respiro più profondo.

È un fenomeno che spesso viene banalizzato come semplice russamento. In realtà, il russare non è altro che il suono prodotto dall’aria che fatica a passare attraverso le vie respiratorie mentre i tessuti della gola si rilassano durante il sonno. Quando il passaggio dell’aria si restringe troppo, il corpo è costretto a fare più sforzo per respirare.

In alcuni casi, questa difficoltà può portare a piccole pause respiratorie, spesso di pochi secondi. Durante queste pause il cervello percepisce una momentanea riduzione dell’ossigeno e reagisce con micro-risvegli, quasi impercettibili, che servono a riattivare la respirazione. La persona che dorme raramente se ne accorge, ma il sonno diventa frammentato e meno profondo.

Il risultato?
Ci si sveglia con la sensazione di non aver davvero riposato.

Nel tempo, queste alterazioni del respiro notturno possono influenzare diversi aspetti della quotidianità: stanchezza persistente durante il giorno, difficoltà di concentrazione, irritabilità, oppure sonnolenza nei momenti meno opportuni. Sono segnali che spesso attribuiamo allo stress o alla vita frenetica, senza pensare che possano avere origine proprio durante la notte.

Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante. Postura, peso corporeo, qualità del sonno, abitudini serali e caratteristiche anatomiche delle vie respiratorie possono influenzare il modo in cui l’aria passa mentre dormiamo. Il corpo cerca sempre di adattarsi, ma quando il respiro diventa rumoroso, irregolare o affannoso, sta probabilmente cercando di compensare qualcosa.

Al Centro Medico Stenella osserviamo questi segnali con attenzione, perché il respiro durante il sonno racconta molto della salute respiratoria e dell’equilibrio dell’organismo. Valutare come respiriamo di notte non significa solo indagare un fastidio come il russamento, ma comprendere se il corpo riesce davvero a recuperare durante le ore di riposo.

Dormire bene non significa solo dormire tante ore.
Significa permettere al corpo di respirare con naturalezza, continuità e senza sforzo.

Se il tuo respiro notturno è rumoroso, irregolare o accompagnato da pause che qualcuno ha notato, può essere utile fermarsi un momento e osservare questi segnali con più attenzione. A volte ciò che succede mentre dormiamo racconta molto di più di quanto pensiamo.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

🌼🌼🌼Buona Festa della Donna da tutto lo Staff di Stenella❤️❤️❤️
08/03/2026

🌼🌼🌼
Buona Festa della Donna da tutto lo Staff di Stenella
❤️❤️❤️

20/02/2026

"Scusa, puoi ripetere?". Quando iniziamo a perdere le sfumature delle conversazioni (e facciamo finta di nulla).

Sei a cena fuori con gli amici o a un pranzo di famiglia. C'è il rumore delle posate, il chiacchiericcio di sottofondo, la musica del locale. Qualcuno racconta un aneddoto divertente dall'altra parte del tavolo. Tutti ridono.
Tu sorridi, annuisci, ma dentro di te senti un vuoto: non hai capito la battuta. Hai perso il finale della frase.
Per non interrompere il momento, per non essere "quello che non sente mai", fai finta di nulla. Ti limiti a quel sorriso di circostanza che maschera l'imbarazzo.
Eppure, torni a casa con una stanchezza mentale inspiegabile. Ti senti svuotato, quasi irritato.
Perché ascoltare è diventato, improvvisamente, un lavoro faticoso?

Spesso pensiamo che perdere l'udito significhi vivere nel silenzio, come se qualcuno abbassasse il volume della televisione.
In realtà, l'ipoacusia (il calo dell'udito) inizia in modo molto più subdolo: non perdi il volume, perdi la nitidezza.

Immagina l'orecchio interno come una tastiera di pianoforte. Con il tempo, o a causa dell'esposizione ai rumori, i "tasti" che suonano le note più acute (le frequenze alte) si consumano.
Il risultato? Senti la voce di chi ti parla, senti che c'è un suono, ma perdi le consonanti come la "S", la "F", la "T".
È come leggere un libro a cui mancano delle lettere: il cervello deve fare uno sforzo enorme per riempire i buchi, per intuire la parola dal contesto. Questo sovraccarico cognitivo è ciò che ti stanca. Il tuo cervello sta spendendo tutte le energie per decodificare il suono, lasciandone poche per godersi la conversazione o l'emozione del momento.

La conseguenza più triste non è medica, ma sociale.
Iniziamo a evitare i luoghi rumorosi. Rispondiamo meno al telefono. Ci isoliamo lentamente, rinunciando a quella connessione umana che è fondamentale per il nostro benessere emotivo.
"Sentire poco" non è solo un fastidio tecnico: è un muro invisibile che costruiamo tra noi e le persone che amiamo.

Al Centro Medico Stenella, l'esame audiometrico non è un test per giudicarti. È una fotografia precisa di come il tuo orecchio sta percependo il mondo oggi.
I nostri specialisti in Otorinolaringoiatria non si limitano a farti alzare la mano quando senti un "bip". Indaghiamo la salute del condotto uditivo, la pressione interna e la risposta nervosa.
L'obiettivo è capire esattamente quali frequenze ti stanno sfuggendo per poter intervenire prima che il cervello si "disabitui" a sentire quei suoni (deprivazione uditiva).
Perché tornare a sentire bene significa tornare a ridere alla battuta giusta, senza dover chiedere "cosa ha detto?".

Non lasciare che le conversazioni ti scivolino via. Riprenditi il piacere di ascoltare.

✅ Vi aspettiamo in Viale Bovio, 275 - Pescara
☎ 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

Indirizzo

Via Bovio, 275
Pescara
65124

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Poliambulatorio Stenella pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Poliambulatorio Stenella:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram