20/02/2026
"Scusa, puoi ripetere?". Quando iniziamo a perdere le sfumature delle conversazioni (e facciamo finta di nulla).
Sei a cena fuori con gli amici o a un pranzo di famiglia. C'è il rumore delle posate, il chiacchiericcio di sottofondo, la musica del locale. Qualcuno racconta un aneddoto divertente dall'altra parte del tavolo. Tutti ridono.
Tu sorridi, annuisci, ma dentro di te senti un vuoto: non hai capito la battuta. Hai perso il finale della frase.
Per non interrompere il momento, per non essere "quello che non sente mai", fai finta di nulla. Ti limiti a quel sorriso di circostanza che maschera l'imbarazzo.
Eppure, torni a casa con una stanchezza mentale inspiegabile. Ti senti svuotato, quasi irritato.
Perché ascoltare è diventato, improvvisamente, un lavoro faticoso?
Spesso pensiamo che perdere l'udito significhi vivere nel silenzio, come se qualcuno abbassasse il volume della televisione.
In realtà, l'ipoacusia (il calo dell'udito) inizia in modo molto più subdolo: non perdi il volume, perdi la nitidezza.
Immagina l'orecchio interno come una tastiera di pianoforte. Con il tempo, o a causa dell'esposizione ai rumori, i "tasti" che suonano le note più acute (le frequenze alte) si consumano.
Il risultato? Senti la voce di chi ti parla, senti che c'è un suono, ma perdi le consonanti come la "S", la "F", la "T".
È come leggere un libro a cui mancano delle lettere: il cervello deve fare uno sforzo enorme per riempire i buchi, per intuire la parola dal contesto. Questo sovraccarico cognitivo è ciò che ti stanca. Il tuo cervello sta spendendo tutte le energie per decodificare il suono, lasciandone poche per godersi la conversazione o l'emozione del momento.
La conseguenza più triste non è medica, ma sociale.
Iniziamo a evitare i luoghi rumorosi. Rispondiamo meno al telefono. Ci isoliamo lentamente, rinunciando a quella connessione umana che è fondamentale per il nostro benessere emotivo.
"Sentire poco" non è solo un fastidio tecnico: è un muro invisibile che costruiamo tra noi e le persone che amiamo.
Al Centro Medico Stenella, l'esame audiometrico non è un test per giudicarti. È una fotografia precisa di come il tuo orecchio sta percependo il mondo oggi.
I nostri specialisti in Otorinolaringoiatria non si limitano a farti alzare la mano quando senti un "bip". Indaghiamo la salute del condotto uditivo, la pressione interna e la risposta nervosa.
L'obiettivo è capire esattamente quali frequenze ti stanno sfuggendo per poter intervenire prima che il cervello si "disabitui" a sentire quei suoni (deprivazione uditiva).
Perché tornare a sentire bene significa tornare a ridere alla battuta giusta, senza dover chiedere "cosa ha detto?".
Non lasciare che le conversazioni ti scivolino via. Riprenditi il piacere di ascoltare.
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