Poliambulatorio Stenella

Poliambulatorio Stenella Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

14/03/2026

Perché la bilancia non scende nonostante i tuoi sforzi
Metabolico o nutrizionale?

Ci sono momenti in cui la bilancia sembra diventare un giudice silenzioso.
Ti impegni a mangiare meglio, magari riduci le porzioni, scegli con attenzione cosa mettere nel piatto, provi a muoverti di più durante la settimana. Eppure, quando sali sulla bilancia dopo giorni o settimane di attenzione, il numero non cambia. O cambia pochissimo.

È una situazione che molte persone raccontano con una certa frustrazione. La domanda arriva quasi sempre nello stesso modo: “Sto facendo tutto giusto… perché il peso non scende?”

La risposta, nella maggior parte dei casi, non è semplice come sembra.
Il peso corporeo non dipende solo da quanto mangiamo, ma da come il nostro organismo utilizza l’energia che introduciamo.

Il metabolismo è un sistema complesso che coinvolge ormoni, tessuti, organi e segnali nervosi. Il corpo non è una calcolatrice che somma calorie e restituisce automaticamente un risultato. È un sistema dinamico che cerca continuamente equilibrio.

Quando riduciamo improvvisamente l’apporto energetico o cambiamo drasticamente le abitudini alimentari, l’organismo può reagire attivando meccanismi di adattamento. È una strategia evolutiva: il corpo prova a preservare le riserve energetiche quando percepisce una riduzione delle entrate. Il metabolismo può quindi rallentare leggermente, riducendo il consumo di energia a riposo.

Questo significa che lo stesso comportamento alimentare può avere effetti diversi da persona a persona.

A influenzare questo equilibrio entrano in gioco molti fattori: la qualità del sonno, il livello di stress, la composizione corporea, l’attività fisica quotidiana, il funzionamento ormonale e perfino il microbiota intestinale. Tutti questi elementi dialogano tra loro e influenzano il modo in cui il corpo gestisce nutrienti ed energia.

Per questo motivo, quando la bilancia sembra bloccarsi, non sempre si tratta di un problema di “forza di volontà”. Spesso è il segnale che il metabolismo sta cercando un nuovo equilibrio o che alcuni fattori interni stanno influenzando il modo in cui il corpo utilizza le risorse energetiche.

Un altro aspetto importante è la differenza tra peso corporeo e composizione corporea.
Il numero che vediamo sulla bilancia racconta solo una parte della storia. Il corpo può cambiare nella distribuzione dei tessuti – massa muscolare, acqua, massa grassa – senza che il peso complessivo vari in modo evidente.

È proprio per questo che osservare solo la bilancia può essere fuorviante.

Al Centro Medico Stenella, l’approccio alla nutrizione e al metabolismo parte da una valutazione più ampia della persona. Non si tratta semplicemente di contare calorie o imporre schemi alimentari standard, ma di comprendere come il corpo reagisce ai cambiamenti, quali segnali metabolici sono in gioco e quale equilibrio è più sostenibile nel tempo.

Perché il peso corporeo non è solo il risultato di ciò che mangiamo, ma il riflesso di un sistema biologico complesso che lavora per mantenere stabilità.

Quando la bilancia sembra non muoversi, quindi, non è necessariamente un fallimento.
A volte è semplicemente il corpo che sta cercando di dirci che serve uno sguardo più approfondito sul modo in cui funziona il nostro metabolismo.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
☎ 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

Quando la memoria fatica nei momenti chiaveSemplici distrazioni o segnale neurologico?Capita a tutti, prima o poi.Sei ne...
12/03/2026

Quando la memoria fatica nei momenti chiave
Semplici distrazioni o segnale neurologico?

Capita a tutti, prima o poi.
Sei nel mezzo di una conversazione e la parola che stavi per dire improvvisamente sparisce. Oppure entri in una stanza e per qualche secondo ti chiedi perché ci sei entrato. Magari dimentichi dove hai lasciato le chiavi o il telefono e ti ritrovi a ripercorrere mentalmente gli ultimi minuti per ricostruire i tuoi passi.

In quei momenti spesso sorridiamo e liquidiamo la cosa con una frase familiare: “Sono distratto”, oppure “Ho troppe cose in testa”. La vita quotidiana è piena di stimoli, impegni, notifiche, pensieri sovrapposti. È naturale che il cervello, ogni tanto, perda un dettaglio lungo il percorso.

E in molti casi è davvero così.

La memoria non è un archivio perfetto, ma un sistema complesso che dipende dall’attenzione, dalla qualità del sonno, dallo stress, dal livello di affaticamento mentale e persino dall’umore. Quando la mente è sovraccarica, il cervello tende a selezionare le informazioni che considera più importanti e a lasciarne scivolare altre.

Per questo, in una giornata piena di stimoli, può capitare di dimenticare un nome appena sentito o un appuntamento fissato al volo.

Ma la memoria non lavora da sola.
È parte di un sistema più ampio che coinvolge diverse aree cerebrali responsabili dell’attenzione, dell’elaborazione delle informazioni e del richiamo dei ricordi. Quando questo sistema funziona in equilibrio, anche i piccoli vuoti di memoria rimangono episodi isolati, spesso legati alla stanchezza o alla distrazione.

A volte però le persone iniziano a percepire qualcosa di diverso. Non si tratta più di una dimenticanza occasionale, ma di una sensazione più persistente: la difficoltà a ricordare informazioni recenti, la fatica nel seguire una conversazione complessa, oppure la sensazione che la mente sia più lenta nel recuperare ciò che prima arrivava automaticamente.

In questi casi il corpo non sta necessariamente segnalando una malattia, ma potrebbe indicare che il cervello sta lavorando in condizioni di stress o affaticamento prolungato. Sonno irregolare, carichi mentali elevati, ansia, alimentazione disordinata o lunghi periodi di tensione possono influenzare la capacità del cervello di elaborare e conservare le informazioni.

È importante ricordare che la memoria è una funzione dinamica.
Non è qualcosa di fisso, ma un equilibrio delicato tra cervello, corpo e stile di vita.

Quando una persona racconta di sentirsi più distratta o di avere difficoltà a ricordare, l’approccio non è mai riduttivo. Non ci si limita a valutare il sintomo, ma si cerca di comprendere il contesto: il ritmo delle giornate, la qualità del riposo, il livello di stress, la concentrazione richiesta dalle attività quotidiane.

Perché il cervello, proprio come ogni altro organo, può mandare segnali prima che il disagio diventi evidente. E spesso quei segnali sono sottili: una parola che sfugge, un pensiero che tarda ad arrivare, una concentrazione che fatica a restare stabile.

Fermarsi ad ascoltarli non significa allarmarsi.
Significa semplicemente prestare attenzione a ciò che il nostro organismo ci sta raccontando.

Se la sensazione di distrazione o difficoltà nel ricordare diventa frequente o interferisce con la quotidianità, parlarne con uno specialista può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo e a ritrovare equilibrio.

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Viale Bovio, 275 – Pescara
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11/03/2026

Quando il respiro cambia mentre dormi
Rumore, pause, affanno: cosa osservare davvero

Spesso lo scopriamo attraverso qualcun altro.
Un partner che ci dice: “Stanotte russavi forte”. Oppure: “A un certo punto sembrava che non respirassi più per qualche secondo”. A volte, invece, è il nostro stesso corpo a farcelo intuire: ci svegliamo con la bocca secca, con una strana sensazione di stanchezza nonostante le ore passate a letto, oppure con un mal di testa leggero che compare appena apriamo gli occhi.

Il sonno dovrebbe essere il momento in cui l’organismo recupera energia, rallenta i ritmi e permette ai sistemi interni di rigenerarsi. Eppure, per molte persone, proprio durante la notte il respiro cambia comportamento. Diventa rumoroso, irregolare, oppure sembra interrompersi per brevi istanti prima di riprendere con un respiro più profondo.

È un fenomeno che spesso viene banalizzato come semplice russamento. In realtà, il russare non è altro che il suono prodotto dall’aria che fatica a passare attraverso le vie respiratorie mentre i tessuti della gola si rilassano durante il sonno. Quando il passaggio dell’aria si restringe troppo, il corpo è costretto a fare più sforzo per respirare.

In alcuni casi, questa difficoltà può portare a piccole pause respiratorie, spesso di pochi secondi. Durante queste pause il cervello percepisce una momentanea riduzione dell’ossigeno e reagisce con micro-risvegli, quasi impercettibili, che servono a riattivare la respirazione. La persona che dorme raramente se ne accorge, ma il sonno diventa frammentato e meno profondo.

Il risultato?
Ci si sveglia con la sensazione di non aver davvero riposato.

Nel tempo, queste alterazioni del respiro notturno possono influenzare diversi aspetti della quotidianità: stanchezza persistente durante il giorno, difficoltà di concentrazione, irritabilità, oppure sonnolenza nei momenti meno opportuni. Sono segnali che spesso attribuiamo allo stress o alla vita frenetica, senza pensare che possano avere origine proprio durante la notte.

Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante. Postura, peso corporeo, qualità del sonno, abitudini serali e caratteristiche anatomiche delle vie respiratorie possono influenzare il modo in cui l’aria passa mentre dormiamo. Il corpo cerca sempre di adattarsi, ma quando il respiro diventa rumoroso, irregolare o affannoso, sta probabilmente cercando di compensare qualcosa.

Al Centro Medico Stenella osserviamo questi segnali con attenzione, perché il respiro durante il sonno racconta molto della salute respiratoria e dell’equilibrio dell’organismo. Valutare come respiriamo di notte non significa solo indagare un fastidio come il russamento, ma comprendere se il corpo riesce davvero a recuperare durante le ore di riposo.

Dormire bene non significa solo dormire tante ore.
Significa permettere al corpo di respirare con naturalezza, continuità e senza sforzo.

Se il tuo respiro notturno è rumoroso, irregolare o accompagnato da pause che qualcuno ha notato, può essere utile fermarsi un momento e osservare questi segnali con più attenzione. A volte ciò che succede mentre dormiamo racconta molto di più di quanto pensiamo.

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🌼🌼🌼Buona Festa della Donna da tutto lo Staff di Stenella❤️❤️❤️
08/03/2026

🌼🌼🌼
Buona Festa della Donna da tutto lo Staff di Stenella
❤️❤️❤️

20/02/2026

"Scusa, puoi ripetere?". Quando iniziamo a perdere le sfumature delle conversazioni (e facciamo finta di nulla).

Sei a cena fuori con gli amici o a un pranzo di famiglia. C'è il rumore delle posate, il chiacchiericcio di sottofondo, la musica del locale. Qualcuno racconta un aneddoto divertente dall'altra parte del tavolo. Tutti ridono.
Tu sorridi, annuisci, ma dentro di te senti un vuoto: non hai capito la battuta. Hai perso il finale della frase.
Per non interrompere il momento, per non essere "quello che non sente mai", fai finta di nulla. Ti limiti a quel sorriso di circostanza che maschera l'imbarazzo.
Eppure, torni a casa con una stanchezza mentale inspiegabile. Ti senti svuotato, quasi irritato.
Perché ascoltare è diventato, improvvisamente, un lavoro faticoso?

Spesso pensiamo che perdere l'udito significhi vivere nel silenzio, come se qualcuno abbassasse il volume della televisione.
In realtà, l'ipoacusia (il calo dell'udito) inizia in modo molto più subdolo: non perdi il volume, perdi la nitidezza.

Immagina l'orecchio interno come una tastiera di pianoforte. Con il tempo, o a causa dell'esposizione ai rumori, i "tasti" che suonano le note più acute (le frequenze alte) si consumano.
Il risultato? Senti la voce di chi ti parla, senti che c'è un suono, ma perdi le consonanti come la "S", la "F", la "T".
È come leggere un libro a cui mancano delle lettere: il cervello deve fare uno sforzo enorme per riempire i buchi, per intuire la parola dal contesto. Questo sovraccarico cognitivo è ciò che ti stanca. Il tuo cervello sta spendendo tutte le energie per decodificare il suono, lasciandone poche per godersi la conversazione o l'emozione del momento.

La conseguenza più triste non è medica, ma sociale.
Iniziamo a evitare i luoghi rumorosi. Rispondiamo meno al telefono. Ci isoliamo lentamente, rinunciando a quella connessione umana che è fondamentale per il nostro benessere emotivo.
"Sentire poco" non è solo un fastidio tecnico: è un muro invisibile che costruiamo tra noi e le persone che amiamo.

Al Centro Medico Stenella, l'esame audiometrico non è un test per giudicarti. È una fotografia precisa di come il tuo orecchio sta percependo il mondo oggi.
I nostri specialisti in Otorinolaringoiatria non si limitano a farti alzare la mano quando senti un "bip". Indaghiamo la salute del condotto uditivo, la pressione interna e la risposta nervosa.
L'obiettivo è capire esattamente quali frequenze ti stanno sfuggendo per poter intervenire prima che il cervello si "disabitui" a sentire quei suoni (deprivazione uditiva).
Perché tornare a sentire bene significa tornare a ridere alla battuta giusta, senza dover chiedere "cosa ha detto?".

Non lasciare che le conversazioni ti scivolino via. Riprenditi il piacere di ascoltare.

✅ Vi aspettiamo in Viale Bovio, 275 - Pescara
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19/02/2026

"È solo il ciclo, passerà". Quante volte te lo sei sentita dire mentre stringevi i denti?

Ci sono giorni del mese in cui la tua vita sembra andare in pausa.
Mentre il mondo fuori continua a correre — le riunioni, la scuola dei figli, la spesa, la palestra — tu sei lì, a combattere una battaglia invisibile e solitaria.
Magari ti imbottisci di antidolorifici preventivi per riuscire a stare seduta alla scrivania. O ti ritrovi raggomitolata sul divano con la borsa dell'acqua calda, aspettando che quella morsa al basso ventre allenti la presa, anche solo per un'ora.
E la cosa peggiore non è il dolore in sé. È la frase che spesso accompagna questa sofferenza, detta da un'amica, da un compagno o dalla mamma: "È normale, fa parte dell'essere donna".

Così, finiamo per convincerci che soffrire sia il prezzo da pagare per la nostra fertilità. Che svenire, vomitare o non riuscire ad alzarsi dal letto per i crampi sia una sorta di destino biologico ineluttabile. Ci sentiamo "deboli" se ci lamentiamo, e impariamo a conviverci in silenzio, stringendo i denti e aspettando che passi.

Ma vogliamo dirti una cosa importante: il dolore invalidante non è mai normale.

Certo, un lieve fastidio o una sensazione di pesantezza pelvica sono fisiologici.
Ma quando il dolore ti impedisce di vivere, ti costringe a letto o non risponde ai comuni analgesici, il corpo sta lanciando un segnale d'allarme molto più forte.

Potrebbe essere la spia di un'infiammazione cronica, di una disfunzione ormonale o, molto spesso, di condizioni patologiche come l'endometriosi o l'adenomiosi.
Ignorare questi sintomi, normalizzandoli, significa permettere alla patologia di avanzare silenziosamente per anni.

Al Centro Medico Stenella, il nostro ambulatorio di Ginecologia è prima di tutto un luogo di ascolto e validazione.
La prima cosa che facciamo non è prescrivere, ma crederti.
Crediamo al tuo dolore e indaghiamo perché c'è.

Perché l'obiettivo non è solo farti passare il "mal di pancia", ma restituirti quei 3-4 giorni al mese che il dolore ti sta rubando da anni.

Smetti di sopportare in silenzio. Il tuo benessere merita di essere ascoltato, ogni giorno del mese.

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18/02/2026

"Pensavo di aver chiuso con i brufoli al liceo". La frustrazione di guardarsi allo specchio e non riconoscersi, proprio adesso.

Ti svegli al mattino, ti prepari per una giornata di lavoro, magari hai una riunione importante o una presentazione da fare. Ti guardi allo specchio per truccarti e lo vedi: un rigonfiamento rosso, dolente, proprio lì sulla linea della mandibola o sul mento.
Non è un semplice "brufolo". È un ospite sgradito che ti fa sentire improvvisamente insicura, fuori luogo. Ti ritrovi a 30, 40 o 50 anni a combattere con correttori e fondotinta, provando la stessa vergogna di quando avevi 15 anni.

La frase che sentiamo più spesso è: "Ma non è giusto, alla mia età dovrei preoccuparmi delle rughe, non dell'acne!".
Ed è vero, psicologicamente è un paradosso difficile da accettare. L'acne adulta, o acne tardiva, è profondamente diversa da quella adolescenziale. Mentre nei ragazzi è spesso un'esplosione legata alla pubertà e concentrata sulla zona T (fronte e naso), nella donna adulta è una patologia infiammatoria più subdola, profonda e resistente, che colpisce tipicamente la parte bassa del viso (la zona U).

Ma perché la pelle "impazzisce" adesso?

Non è questione di "pelle sporca" o di aver mangiato un cioccolatino di troppo. Spesso, la pelle sta agendo come una spia luminosa sul cruscotto della tua salute.

Sotto la superficie, c'è un dialogo costante tra i tuoi ormoni e le ghiandole sebacee. Nella vita adulta, il principale colpevole è spesso lo stress cronico. Quando siamo sotto pressione (lavoro, famiglia, scadenze), il corpo produce cortisolo. Il cortisolo è un "interruttore" potente che ordina alle ghiandole di produrre sebo più denso e infiammatorio.
Se a questo aggiungiamo le naturali fluttuazioni ormonali del ciclo, o l'avvicinarsi della menopausa, si crea la "tempesta perfetta": il poro si ostruisce in profondità, i batteri proliferano e si forma la cisti dolorosa.
Non è un problema estetico superficiale: è l'infiammazione interna che trova una via d'uscita.

L'errore più comune? Trattarla come se fossi un'adolescente, aggredendo la pelle con prodotti sgrassanti o "asciuganti" troppo forti. Questo non fa che peggiorare la situazione: la pelle adulta è più sottile e fragile, e se la secchi troppo, reagirà producenda ancora più sebo per difendersi e infiammandosi di più.

Al Centro Medico Stenella, l'acne tardiva non viene trattata solo con una crema.
Il nostro approccio dermatologico parte dall'ascolto della tua storia clinica globale. Indaghiamo il tuo equilibrio ormonale, il livello di stress, la salute del tuo intestino (spesso collegato alla pelle) e le tue abitudini cosmetiche.
L'obiettivo non è "piallare" la pelle, ma spegnere l'incendio infiammatorio alla base, per restituirti un viso in cui ti riconosci e che non hai paura di mostrare.

Non nasconderti dietro al trucco. La tua pelle sta cercando di parlarti: ascoltiamola insieme.

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"Ho seguito la dieta alla lettera, ma la bilancia è tornata dov'era prima". Quante volte ti sei sentito tradito dal tuo ...
15/02/2026

"Ho seguito la dieta alla lettera, ma la bilancia è tornata dov'era prima". Quante volte ti sei sentito tradito dal tuo stesso corpo?

È una storia che ascoltiamo quasi ogni giorno nei nostri studi. C'è stato un momento in cui ci hai provato davvero. Hai pesato la pasta al grammo, hai rinunciato al dolce la domenica, hai detto "no" a cene e aperitivi. Per un po', ha funzionato: i pantaloni si chiudevano meglio, ti sentivi leggero.
Poi, basta un periodo di stress al lavoro, una settimana in cui molli la presa, o semplicemente il ritorno alla "normalità", ed ecco che l'ago della bilancia risale inesorabilmente. Spesso, portandosi dietro qualche chilo in più di interessi.

È in quel momento, davanti allo specchio, che scatta il pensiero più doloroso e ingiusto: "Non ho forza di volontà", "È colpa mia", "Non cambierò mai".
Si vive questo "effetto yo-yo" come un fallimento personale, come una debolezza di carattere.

Ma se ti dicessimo che la forza di volontà c'entra molto poco? E che il tuo corpo non ti sta tradendo, ma sta cercando disperatamente di "salvarti"?

Dobbiamo smettere di pensare al dimagrimento come a una semplice equazione matematica (calorie che entrano meno calorie che escono). Il corpo umano non è una calcolatrice, è un laboratorio chimico raffinatissimo governato dagli ormoni.

Quando ci sottoponiamo a diete drastiche o generiche, il nostro organismo percepisce quel deficit calorico improvviso come una carestia, una minaccia alla sopravvivenza.
La sua risposta è biologica e primordiale: abbassa il metabolismo basale (brucia meno a riposo) e aumenta gli ormoni della fame. In pratica, diventa efficientissimo a risparmiare energia. Appena ricominci a mangiare normalmente, il corpo — che è ancora in modalità "allarme carestia" — immagazzina tutto ciò che può sotto forma di grasso, per prepararsi alla prossima "emergenza".

Inoltre, spesso ignoriamo il fattore invisibile: lo stress cronico. Il cortisolo alto, l'ormone dello stress, è un nemico silenzioso del dimagrimento: favorisce l'accumulo di adipe proprio nella zona addominale e "blocca" la capacità di bruciare grassi, anche se mangi poco.
Ecco perché "il foglietto della dieta" appeso al frigo spesso fallisce: perché cura il sintomo (il peso) ma ignora il sistema complesso che c'è sotto (il metabolismo, l'infiammazione, il sonno, lo stress).

Al Centro Medico Stenella, l'approccio alla Nutrizione Clinica ribalta questa prospettiva.
Non ci interessa darti una lista di divieti. Ci interessa capire chi sei.
Prima di parlare di cosa mettere nel piatto, indaghiamo la tua composizione corporea (quanto è muscolo? quanta è acqua? quanto è grasso viscerale?), il tuo stato infiammatorio e il tuo stile di vita.
Perché perdere peso in modo stabile non significa "chiudere la bocca", ma rieducare il metabolismo a lavorare correttamente, spegnendo l'infiammazione e gestendo i carichi di stress.

Non è una colpa se il peso torna. È il segnale che il metodo usato finora non stava parlando la lingua del tuo corpo. Proviamo a tradurla insieme.

Se sei stanco di ricominciare da capo ogni lunedì, siamo qui per un percorso diverso.

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Quella spalla che non vuole più salire. Quando vestirsi al mattino diventa una sfida silenziosa.Hai mai rinunciato a pre...
13/02/2026

Quella spalla che non vuole più salire. Quando vestirsi al mattino diventa una sfida silenziosa.

Hai mai rinunciato a prendere un oggetto dallo scaffale in alto per paura della f***a? O cambiato il modo di vestirti per evitare quel movimento "proibito"?

Spesso inizia come un fastidio leggero, quasi un rumore di fondo. Magari mentre cerchi di allacciare la cintura di sicurezza in auto, o quando provi a infilare la manica della giacca al mattino. Senti una "puntura" interna, profonda, che ti costringe a fermarti a metà del gesto.
All'inizio ci passi sopra. Pensi: "Ho dormito male", oppure "Ho fatto un movimento brusco in palestra".
Ma poi, giorno dopo giorno, quel dolore inizia a disegnare i confini della tua libertà. Smetti di asciugarti i capelli con quel braccio. Chiedi aiuto per prendere i pacchi pesanti. Inizi a dormire solo su un fianco perché l'altro è intoccabile. È una sfida silenziosa: nessuno vede che stai soffrendo, ma tu sai che ogni movimento del braccio sopra la testa è diventato un calcolo, una scommessa contro il dolore.

Ma cosa sta accadendo dentro quella spalla che sembra essersi "arrugginita"?

La spalla è un capolavoro di ingegneria biomeccanica: è l'articolazione più mobile del corpo umano, progettata per muoversi in quasi tutte le direzioni.

Ma questa libertà ha un prezzo: la stabilità dipende quasi interamente da un gruppo di tendini e muscoli (la famosa "cuffia dei rotatori") che passano in uno spazio millimetrico tra le ossa.
Quando avverti quel blocco, spesso è perché questo spazio si è ridotto. Può essere colpa di un'infiammazione dei tendini che si gonfiano, di piccole calcificazioni che agiscono come sassolini nell'ingranaggio, o della capsula articolare che si è ritratta e indurita (la cosiddetta "spalla congelata").

L'errore più grande che facciamo? Smettere di muoverla per non sentire male.
Il corpo, per proteggersi dal dolore, innesca un meccanismo di difesa: "blocca" l'articolazione. Ma meno la muovi, più la spalla si irrigidisce, creando un circolo vizioso in cui il movimento diventa sempre più limitato e doloroso. Non è "solo vecchiaia" e non è qualcosa che passa stando fermi sul divano. È una richiesta di aiuto meccanico di un sistema che ha perso il suo equilibrio.

Al Centro Medico Stenella, affrontare il dolore alla spalla non significa solo fare un'infiltrazione e sperare che passi. Significa capire perché quel delicato equilibrio si è rotto.
È colpa della postura che tieni in ufficio? Di un sovraccarico sportivo? Di una tensione cervicale che si irradia?
Il nostro approccio unisce l'alta diagnostica (per vedere dentro l'articolazione) alla riabilitazione manuale e funzionale. Perché l'obiettivo non è solo togliere il dolore oggi, ma restituirti la libertà di allacciarti le scarpe, prendere in braccio un nipote o sistemare la spesa senza doverci pensare due volte.

Non abituarti a vivere con un braccio a metà servizio. La libertà di movimento è salute.

Se ti riconosci in questi piccoli gesti quotidiani, siamo qui per aiutarti.

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CNO srl © 2015 – Partita IVA 01910260684Via Bovio 275 – 65124 Pescara (PE)tel. +39 085 4711973 fax +39 085 4716371Il poliambulatorio Stenella è una struttura autorizzata con i Provvedimenti n° 282/SUAP del 31.07.2012 e n° 189/SUAP del 04.08.2015. Il poliambulatorio Le Dune è autorizzato con...

🎯 I nostri ambulatori, al servizio della tua salutePresso il Centro Medico Stenella trovi un’offerta sanitaria completa,...
28/01/2026

🎯 I nostri ambulatori, al servizio della tua salute
Presso il Centro Medico Stenella trovi un’offerta sanitaria completa, pensata per prenderti cura di ogni aspetto della tua salute, dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla terapia e alla riabilitazione.
Ecco tutti gli ambulatori attivi:
🩺 Medicina Specialistica
🔹 Gastroenterologia
🔹 Reumatologia
🔹 Pneumologia
🔹 Dermatologia
🔹 Dietologia
🔹 Neurologia
🔹 Neurochirurgia
🔹 Chirurgia vascolare
🔹 Chirurgia endocrina
🔹 Ortopedia
🔹 Cardiologia
🔹 Neurofisiologia clinica
🔹 Fisiopatologia respiratoria
🔹 Terapie fisiche
🔹 Osteopatia
🔹 Medicina fisica e riabilitativa
🔹 Riabilitazione ortopedica
👶 Età evolutiva e pediatria
👦 Ortopedia pediatrica
👁️‍🗨️ Oculistica e ortottica pediatrica
🧠 Neuropsichiatria infantile
🧸 Pediatria generale
🏃‍♂️ Riabilitazione neuropsicomotoria
🧑‍⚕️ Psicologia dell’età evolutiva – Psicoterapia cognitivo-comportamentale
🩺 Pneumo-allergologia pediatrica
🫀 Cardiologia pediatrica
👁 Oculistica e Otorino
👁️ Oculistica e ortottica
👂 Otorinolaringoiatria
👂 Otorinolaringoiatria pediatrica
⚕️ Ginecologia e diagnostica
♀️ Ginecologia e ostetricia
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🏃 Centro di I livello di medicina dello sport
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Non è un tic, non è distrazionePerché sb****re le palpebre più spesso è un segnale da ascoltareCi sono gesti così automa...
25/01/2026

Non è un tic, non è distrazione
Perché sb****re le palpebre più spesso è un segnale da ascoltare

Ci sono gesti così automatici che non li notiamo nemmeno.
Sb****re le palpebre è uno di questi. Succede mentre lavori al computer, mentre guidi, mentre scorri il telefono o guardi la televisione la sera. A un certo punto, però, capita qualcosa di diverso: inizi a farlo più spesso. Quasi con insistenza. Come se gli occhi cercassero sollievo da soli.

All’inizio non ci fai caso. Poi magari senti bruciore, una leggera sensazione di sabbia, oppure la vista che diventa meno nitida a fine giornata. Stringi gli occhi, li chiudi per qualche secondo e riparti. È una scena quotidiana, comune, che molti raccontano dicendo: “Saranno solo stanchi”.

In realtà, il corpo raramente ripete un gesto senza motivo.

Dal punto di vista fisiologico, sb****re le palpebre serve a mantenere l’occhio protetto e funzionante. Ogni ammiccamento distribuisce il film lacrimale sulla superficie oculare, garantendo idratazione, nutrimento e una visione stabile. È un meccanismo finissimo, progettato per lavorare in silenzio.

Quando però il film lacrimale diventa instabile, evapora troppo rapidamente o non viene prodotto in modo adeguato, la superficie dell’occhio perde comfort. A quel punto il corpo reagisce come può: aumenta la frequenza dell’ammiccamento nel tentativo di compensare. Non è un tic, non è un’abitudine casuale. È una risposta di adattamento.

Questo accade spesso durante le giornate passate davanti agli schermi. Fissare monitor e smartphone riduce la frequenza naturale dell’ammiccamento, affatica i muscoli oculari e altera la lubrificazione dell’occhio. Ma non è solo una questione di tecnologia. Anche stress, postura, aria secca, piccoli difetti visivi non corretti o tensioni muscolari possono contribuire a questo sovraccarico.

Il problema è che ci abituiamo anche a questo segnale.
Sbattiamo le palpebre più spesso, strizziamo gli occhi per mettere a fuoco, ignoriamo quella sensazione di fastidio finché non arriva qualcosa di più evidente: mal di testa serale, visione appannata, difficoltà di concentrazione, occhi che “tirano” anche dopo il riposo.

Non è solo stanchezza. È il sistema visivo che sta lavorando oltre le sue riserve.

Al Centro Medico Stenella osserviamo con attenzione questi segnali apparentemente piccoli, perché spesso sono i primi a comparire quando l’equilibrio visivo inizia a cambiare. Una valutazione oculistica non serve solo a controllare quanti decimi vedi, ma a capire come i tuoi occhi affrontano le tue giornate, il carico visivo, lo stress e l’ambiente in cui vivi.

Intercettare questi segnali prima che diventino un disturbo vero e proprio permette di preservare comfort, qualità della visione e benessere generale. Perché vedere bene non significa solo “vedere nitido”, ma vedere senza sforzo.

Se noti che i tuoi occhi cercano sollievo più spesso del solito, fermati un attimo ad ascoltarli.
Non è un gesto automatico. È un messaggio.

📍 Centro Medico Stenella
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CNO srl © 2015 – Partita IVA 01910260684Via Bovio 275 – 65124 Pescara (PE)tel. +39 085 4711973 fax +39 085 4716371Il poliambulatorio Stenella è una struttura autorizzata con i Provvedimenti n° 282/SUAP del 31.07.2012 e n° 189/SUAP del 04.08.2015. Il poliambulatorio Le Dune è autorizzato con...

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