Poliambulatorio Stenella

Poliambulatorio Stenella Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

20/02/2026

"Scusa, puoi ripetere?". Quando iniziamo a perdere le sfumature delle conversazioni (e facciamo finta di nulla).

Sei a cena fuori con gli amici o a un pranzo di famiglia. C'è il rumore delle posate, il chiacchiericcio di sottofondo, la musica del locale. Qualcuno racconta un aneddoto divertente dall'altra parte del tavolo. Tutti ridono.
Tu sorridi, annuisci, ma dentro di te senti un vuoto: non hai capito la battuta. Hai perso il finale della frase.
Per non interrompere il momento, per non essere "quello che non sente mai", fai finta di nulla. Ti limiti a quel sorriso di circostanza che maschera l'imbarazzo.
Eppure, torni a casa con una stanchezza mentale inspiegabile. Ti senti svuotato, quasi irritato.
Perché ascoltare è diventato, improvvisamente, un lavoro faticoso?

Spesso pensiamo che perdere l'udito significhi vivere nel silenzio, come se qualcuno abbassasse il volume della televisione.
In realtà, l'ipoacusia (il calo dell'udito) inizia in modo molto più subdolo: non perdi il volume, perdi la nitidezza.

Immagina l'orecchio interno come una tastiera di pianoforte. Con il tempo, o a causa dell'esposizione ai rumori, i "tasti" che suonano le note più acute (le frequenze alte) si consumano.
Il risultato? Senti la voce di chi ti parla, senti che c'è un suono, ma perdi le consonanti come la "S", la "F", la "T".
È come leggere un libro a cui mancano delle lettere: il cervello deve fare uno sforzo enorme per riempire i buchi, per intuire la parola dal contesto. Questo sovraccarico cognitivo è ciò che ti stanca. Il tuo cervello sta spendendo tutte le energie per decodificare il suono, lasciandone poche per godersi la conversazione o l'emozione del momento.

La conseguenza più triste non è medica, ma sociale.
Iniziamo a evitare i luoghi rumorosi. Rispondiamo meno al telefono. Ci isoliamo lentamente, rinunciando a quella connessione umana che è fondamentale per il nostro benessere emotivo.
"Sentire poco" non è solo un fastidio tecnico: è un muro invisibile che costruiamo tra noi e le persone che amiamo.

Al Centro Medico Stenella, l'esame audiometrico non è un test per giudicarti. È una fotografia precisa di come il tuo orecchio sta percependo il mondo oggi.
I nostri specialisti in Otorinolaringoiatria non si limitano a farti alzare la mano quando senti un "bip". Indaghiamo la salute del condotto uditivo, la pressione interna e la risposta nervosa.
L'obiettivo è capire esattamente quali frequenze ti stanno sfuggendo per poter intervenire prima che il cervello si "disabitui" a sentire quei suoni (deprivazione uditiva).
Perché tornare a sentire bene significa tornare a ridere alla battuta giusta, senza dover chiedere "cosa ha detto?".

Non lasciare che le conversazioni ti scivolino via. Riprenditi il piacere di ascoltare.

✅ Vi aspettiamo in Viale Bovio, 275 - Pescara
☎ 085 4711973

Servizi di specialistica medica, riabilitazione e specialistica chirurgica avvalendosi di specialisti che provengono dalle principali realtà italiane.

19/02/2026

"È solo il ciclo, passerà". Quante volte te lo sei sentita dire mentre stringevi i denti?

Ci sono giorni del mese in cui la tua vita sembra andare in pausa.
Mentre il mondo fuori continua a correre — le riunioni, la scuola dei figli, la spesa, la palestra — tu sei lì, a combattere una battaglia invisibile e solitaria.
Magari ti imbottisci di antidolorifici preventivi per riuscire a stare seduta alla scrivania. O ti ritrovi raggomitolata sul divano con la borsa dell'acqua calda, aspettando che quella morsa al basso ventre allenti la presa, anche solo per un'ora.
E la cosa peggiore non è il dolore in sé. È la frase che spesso accompagna questa sofferenza, detta da un'amica, da un compagno o dalla mamma: "È normale, fa parte dell'essere donna".

Così, finiamo per convincerci che soffrire sia il prezzo da pagare per la nostra fertilità. Che svenire, vomitare o non riuscire ad alzarsi dal letto per i crampi sia una sorta di destino biologico ineluttabile. Ci sentiamo "deboli" se ci lamentiamo, e impariamo a conviverci in silenzio, stringendo i denti e aspettando che passi.

Ma vogliamo dirti una cosa importante: il dolore invalidante non è mai normale.

Certo, un lieve fastidio o una sensazione di pesantezza pelvica sono fisiologici.
Ma quando il dolore ti impedisce di vivere, ti costringe a letto o non risponde ai comuni analgesici, il corpo sta lanciando un segnale d'allarme molto più forte.

Potrebbe essere la spia di un'infiammazione cronica, di una disfunzione ormonale o, molto spesso, di condizioni patologiche come l'endometriosi o l'adenomiosi.
Ignorare questi sintomi, normalizzandoli, significa permettere alla patologia di avanzare silenziosamente per anni.

Al Centro Medico Stenella, il nostro ambulatorio di Ginecologia è prima di tutto un luogo di ascolto e validazione.
La prima cosa che facciamo non è prescrivere, ma crederti.
Crediamo al tuo dolore e indaghiamo perché c'è.

Perché l'obiettivo non è solo farti passare il "mal di pancia", ma restituirti quei 3-4 giorni al mese che il dolore ti sta rubando da anni.

Smetti di sopportare in silenzio. Il tuo benessere merita di essere ascoltato, ogni giorno del mese.

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18/02/2026

"Pensavo di aver chiuso con i brufoli al liceo". La frustrazione di guardarsi allo specchio e non riconoscersi, proprio adesso.

Ti svegli al mattino, ti prepari per una giornata di lavoro, magari hai una riunione importante o una presentazione da fare. Ti guardi allo specchio per truccarti e lo vedi: un rigonfiamento rosso, dolente, proprio lì sulla linea della mandibola o sul mento.
Non è un semplice "brufolo". È un ospite sgradito che ti fa sentire improvvisamente insicura, fuori luogo. Ti ritrovi a 30, 40 o 50 anni a combattere con correttori e fondotinta, provando la stessa vergogna di quando avevi 15 anni.

La frase che sentiamo più spesso è: "Ma non è giusto, alla mia età dovrei preoccuparmi delle rughe, non dell'acne!".
Ed è vero, psicologicamente è un paradosso difficile da accettare. L'acne adulta, o acne tardiva, è profondamente diversa da quella adolescenziale. Mentre nei ragazzi è spesso un'esplosione legata alla pubertà e concentrata sulla zona T (fronte e naso), nella donna adulta è una patologia infiammatoria più subdola, profonda e resistente, che colpisce tipicamente la parte bassa del viso (la zona U).

Ma perché la pelle "impazzisce" adesso?

Non è questione di "pelle sporca" o di aver mangiato un cioccolatino di troppo. Spesso, la pelle sta agendo come una spia luminosa sul cruscotto della tua salute.

Sotto la superficie, c'è un dialogo costante tra i tuoi ormoni e le ghiandole sebacee. Nella vita adulta, il principale colpevole è spesso lo stress cronico. Quando siamo sotto pressione (lavoro, famiglia, scadenze), il corpo produce cortisolo. Il cortisolo è un "interruttore" potente che ordina alle ghiandole di produrre sebo più denso e infiammatorio.
Se a questo aggiungiamo le naturali fluttuazioni ormonali del ciclo, o l'avvicinarsi della menopausa, si crea la "tempesta perfetta": il poro si ostruisce in profondità, i batteri proliferano e si forma la cisti dolorosa.
Non è un problema estetico superficiale: è l'infiammazione interna che trova una via d'uscita.

L'errore più comune? Trattarla come se fossi un'adolescente, aggredendo la pelle con prodotti sgrassanti o "asciuganti" troppo forti. Questo non fa che peggiorare la situazione: la pelle adulta è più sottile e fragile, e se la secchi troppo, reagirà producenda ancora più sebo per difendersi e infiammandosi di più.

Al Centro Medico Stenella, l'acne tardiva non viene trattata solo con una crema.
Il nostro approccio dermatologico parte dall'ascolto della tua storia clinica globale. Indaghiamo il tuo equilibrio ormonale, il livello di stress, la salute del tuo intestino (spesso collegato alla pelle) e le tue abitudini cosmetiche.
L'obiettivo non è "piallare" la pelle, ma spegnere l'incendio infiammatorio alla base, per restituirti un viso in cui ti riconosci e che non hai paura di mostrare.

Non nasconderti dietro al trucco. La tua pelle sta cercando di parlarti: ascoltiamola insieme.

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"Ho seguito la dieta alla lettera, ma la bilancia è tornata dov'era prima". Quante volte ti sei sentito tradito dal tuo ...
15/02/2026

"Ho seguito la dieta alla lettera, ma la bilancia è tornata dov'era prima". Quante volte ti sei sentito tradito dal tuo stesso corpo?

È una storia che ascoltiamo quasi ogni giorno nei nostri studi. C'è stato un momento in cui ci hai provato davvero. Hai pesato la pasta al grammo, hai rinunciato al dolce la domenica, hai detto "no" a cene e aperitivi. Per un po', ha funzionato: i pantaloni si chiudevano meglio, ti sentivi leggero.
Poi, basta un periodo di stress al lavoro, una settimana in cui molli la presa, o semplicemente il ritorno alla "normalità", ed ecco che l'ago della bilancia risale inesorabilmente. Spesso, portandosi dietro qualche chilo in più di interessi.

È in quel momento, davanti allo specchio, che scatta il pensiero più doloroso e ingiusto: "Non ho forza di volontà", "È colpa mia", "Non cambierò mai".
Si vive questo "effetto yo-yo" come un fallimento personale, come una debolezza di carattere.

Ma se ti dicessimo che la forza di volontà c'entra molto poco? E che il tuo corpo non ti sta tradendo, ma sta cercando disperatamente di "salvarti"?

Dobbiamo smettere di pensare al dimagrimento come a una semplice equazione matematica (calorie che entrano meno calorie che escono). Il corpo umano non è una calcolatrice, è un laboratorio chimico raffinatissimo governato dagli ormoni.

Quando ci sottoponiamo a diete drastiche o generiche, il nostro organismo percepisce quel deficit calorico improvviso come una carestia, una minaccia alla sopravvivenza.
La sua risposta è biologica e primordiale: abbassa il metabolismo basale (brucia meno a riposo) e aumenta gli ormoni della fame. In pratica, diventa efficientissimo a risparmiare energia. Appena ricominci a mangiare normalmente, il corpo — che è ancora in modalità "allarme carestia" — immagazzina tutto ciò che può sotto forma di grasso, per prepararsi alla prossima "emergenza".

Inoltre, spesso ignoriamo il fattore invisibile: lo stress cronico. Il cortisolo alto, l'ormone dello stress, è un nemico silenzioso del dimagrimento: favorisce l'accumulo di adipe proprio nella zona addominale e "blocca" la capacità di bruciare grassi, anche se mangi poco.
Ecco perché "il foglietto della dieta" appeso al frigo spesso fallisce: perché cura il sintomo (il peso) ma ignora il sistema complesso che c'è sotto (il metabolismo, l'infiammazione, il sonno, lo stress).

Al Centro Medico Stenella, l'approccio alla Nutrizione Clinica ribalta questa prospettiva.
Non ci interessa darti una lista di divieti. Ci interessa capire chi sei.
Prima di parlare di cosa mettere nel piatto, indaghiamo la tua composizione corporea (quanto è muscolo? quanta è acqua? quanto è grasso viscerale?), il tuo stato infiammatorio e il tuo stile di vita.
Perché perdere peso in modo stabile non significa "chiudere la bocca", ma rieducare il metabolismo a lavorare correttamente, spegnendo l'infiammazione e gestendo i carichi di stress.

Non è una colpa se il peso torna. È il segnale che il metodo usato finora non stava parlando la lingua del tuo corpo. Proviamo a tradurla insieme.

Se sei stanco di ricominciare da capo ogni lunedì, siamo qui per un percorso diverso.

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Quella spalla che non vuole più salire. Quando vestirsi al mattino diventa una sfida silenziosa.Hai mai rinunciato a pre...
13/02/2026

Quella spalla che non vuole più salire. Quando vestirsi al mattino diventa una sfida silenziosa.

Hai mai rinunciato a prendere un oggetto dallo scaffale in alto per paura della f***a? O cambiato il modo di vestirti per evitare quel movimento "proibito"?

Spesso inizia come un fastidio leggero, quasi un rumore di fondo. Magari mentre cerchi di allacciare la cintura di sicurezza in auto, o quando provi a infilare la manica della giacca al mattino. Senti una "puntura" interna, profonda, che ti costringe a fermarti a metà del gesto.
All'inizio ci passi sopra. Pensi: "Ho dormito male", oppure "Ho fatto un movimento brusco in palestra".
Ma poi, giorno dopo giorno, quel dolore inizia a disegnare i confini della tua libertà. Smetti di asciugarti i capelli con quel braccio. Chiedi aiuto per prendere i pacchi pesanti. Inizi a dormire solo su un fianco perché l'altro è intoccabile. È una sfida silenziosa: nessuno vede che stai soffrendo, ma tu sai che ogni movimento del braccio sopra la testa è diventato un calcolo, una scommessa contro il dolore.

Ma cosa sta accadendo dentro quella spalla che sembra essersi "arrugginita"?

La spalla è un capolavoro di ingegneria biomeccanica: è l'articolazione più mobile del corpo umano, progettata per muoversi in quasi tutte le direzioni.

Ma questa libertà ha un prezzo: la stabilità dipende quasi interamente da un gruppo di tendini e muscoli (la famosa "cuffia dei rotatori") che passano in uno spazio millimetrico tra le ossa.
Quando avverti quel blocco, spesso è perché questo spazio si è ridotto. Può essere colpa di un'infiammazione dei tendini che si gonfiano, di piccole calcificazioni che agiscono come sassolini nell'ingranaggio, o della capsula articolare che si è ritratta e indurita (la cosiddetta "spalla congelata").

L'errore più grande che facciamo? Smettere di muoverla per non sentire male.
Il corpo, per proteggersi dal dolore, innesca un meccanismo di difesa: "blocca" l'articolazione. Ma meno la muovi, più la spalla si irrigidisce, creando un circolo vizioso in cui il movimento diventa sempre più limitato e doloroso. Non è "solo vecchiaia" e non è qualcosa che passa stando fermi sul divano. È una richiesta di aiuto meccanico di un sistema che ha perso il suo equilibrio.

Al Centro Medico Stenella, affrontare il dolore alla spalla non significa solo fare un'infiltrazione e sperare che passi. Significa capire perché quel delicato equilibrio si è rotto.
È colpa della postura che tieni in ufficio? Di un sovraccarico sportivo? Di una tensione cervicale che si irradia?
Il nostro approccio unisce l'alta diagnostica (per vedere dentro l'articolazione) alla riabilitazione manuale e funzionale. Perché l'obiettivo non è solo togliere il dolore oggi, ma restituirti la libertà di allacciarti le scarpe, prendere in braccio un nipote o sistemare la spesa senza doverci pensare due volte.

Non abituarti a vivere con un braccio a metà servizio. La libertà di movimento è salute.

Se ti riconosci in questi piccoli gesti quotidiani, siamo qui per aiutarti.

✅ Vi aspettiamo in Viale Bovio, 275 - Pescara
☎ 085 4711973

CNO srl © 2015 – Partita IVA 01910260684Via Bovio 275 – 65124 Pescara (PE)tel. +39 085 4711973 fax +39 085 4716371Il poliambulatorio Stenella è una struttura autorizzata con i Provvedimenti n° 282/SUAP del 31.07.2012 e n° 189/SUAP del 04.08.2015. Il poliambulatorio Le Dune è autorizzato con...

🎯 I nostri ambulatori, al servizio della tua salutePresso il Centro Medico Stenella trovi un’offerta sanitaria completa,...
28/01/2026

🎯 I nostri ambulatori, al servizio della tua salute
Presso il Centro Medico Stenella trovi un’offerta sanitaria completa, pensata per prenderti cura di ogni aspetto della tua salute, dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla terapia e alla riabilitazione.
Ecco tutti gli ambulatori attivi:
🩺 Medicina Specialistica
🔹 Gastroenterologia
🔹 Reumatologia
🔹 Pneumologia
🔹 Dermatologia
🔹 Dietologia
🔹 Neurologia
🔹 Neurochirurgia
🔹 Chirurgia vascolare
🔹 Chirurgia endocrina
🔹 Ortopedia
🔹 Cardiologia
🔹 Neurofisiologia clinica
🔹 Fisiopatologia respiratoria
🔹 Terapie fisiche
🔹 Osteopatia
🔹 Medicina fisica e riabilitativa
🔹 Riabilitazione ortopedica
👶 Età evolutiva e pediatria
👦 Ortopedia pediatrica
👁️‍🗨️ Oculistica e ortottica pediatrica
🧠 Neuropsichiatria infantile
🧸 Pediatria generale
🏃‍♂️ Riabilitazione neuropsicomotoria
🧑‍⚕️ Psicologia dell’età evolutiva – Psicoterapia cognitivo-comportamentale
🩺 Pneumo-allergologia pediatrica
🫀 Cardiologia pediatrica
👁 Oculistica e Otorino
👁️ Oculistica e ortottica
👂 Otorinolaringoiatria
👂 Otorinolaringoiatria pediatrica
⚕️ Ginecologia e diagnostica
♀️ Ginecologia e ostetricia
👩‍⚕️ Isteroscopia diagnostica
🖥️ Diagnostica ecografica
🏃‍♀️ Sport e movimento
🏃 Centro di I livello di medicina dello sport
⚕️ Medicina fisica e riabilitativa
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Non è un tic, non è distrazionePerché sb****re le palpebre più spesso è un segnale da ascoltareCi sono gesti così automa...
25/01/2026

Non è un tic, non è distrazione
Perché sb****re le palpebre più spesso è un segnale da ascoltare

Ci sono gesti così automatici che non li notiamo nemmeno.
Sb****re le palpebre è uno di questi. Succede mentre lavori al computer, mentre guidi, mentre scorri il telefono o guardi la televisione la sera. A un certo punto, però, capita qualcosa di diverso: inizi a farlo più spesso. Quasi con insistenza. Come se gli occhi cercassero sollievo da soli.

All’inizio non ci fai caso. Poi magari senti bruciore, una leggera sensazione di sabbia, oppure la vista che diventa meno nitida a fine giornata. Stringi gli occhi, li chiudi per qualche secondo e riparti. È una scena quotidiana, comune, che molti raccontano dicendo: “Saranno solo stanchi”.

In realtà, il corpo raramente ripete un gesto senza motivo.

Dal punto di vista fisiologico, sb****re le palpebre serve a mantenere l’occhio protetto e funzionante. Ogni ammiccamento distribuisce il film lacrimale sulla superficie oculare, garantendo idratazione, nutrimento e una visione stabile. È un meccanismo finissimo, progettato per lavorare in silenzio.

Quando però il film lacrimale diventa instabile, evapora troppo rapidamente o non viene prodotto in modo adeguato, la superficie dell’occhio perde comfort. A quel punto il corpo reagisce come può: aumenta la frequenza dell’ammiccamento nel tentativo di compensare. Non è un tic, non è un’abitudine casuale. È una risposta di adattamento.

Questo accade spesso durante le giornate passate davanti agli schermi. Fissare monitor e smartphone riduce la frequenza naturale dell’ammiccamento, affatica i muscoli oculari e altera la lubrificazione dell’occhio. Ma non è solo una questione di tecnologia. Anche stress, postura, aria secca, piccoli difetti visivi non corretti o tensioni muscolari possono contribuire a questo sovraccarico.

Il problema è che ci abituiamo anche a questo segnale.
Sbattiamo le palpebre più spesso, strizziamo gli occhi per mettere a fuoco, ignoriamo quella sensazione di fastidio finché non arriva qualcosa di più evidente: mal di testa serale, visione appannata, difficoltà di concentrazione, occhi che “tirano” anche dopo il riposo.

Non è solo stanchezza. È il sistema visivo che sta lavorando oltre le sue riserve.

Al Centro Medico Stenella osserviamo con attenzione questi segnali apparentemente piccoli, perché spesso sono i primi a comparire quando l’equilibrio visivo inizia a cambiare. Una valutazione oculistica non serve solo a controllare quanti decimi vedi, ma a capire come i tuoi occhi affrontano le tue giornate, il carico visivo, lo stress e l’ambiente in cui vivi.

Intercettare questi segnali prima che diventino un disturbo vero e proprio permette di preservare comfort, qualità della visione e benessere generale. Perché vedere bene non significa solo “vedere nitido”, ma vedere senza sforzo.

Se noti che i tuoi occhi cercano sollievo più spesso del solito, fermati un attimo ad ascoltarli.
Non è un gesto automatico. È un messaggio.

📍 Centro Medico Stenella
Viale Bovio, 275 – Pescara
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CNO srl © 2015 – Partita IVA 01910260684Via Bovio 275 – 65124 Pescara (PE)tel. +39 085 4711973 fax +39 085 4716371Il poliambulatorio Stenella è una struttura autorizzata con i Provvedimenti n° 282/SUAP del 31.07.2012 e n° 189/SUAP del 04.08.2015. Il poliambulatorio Le Dune è autorizzato con...

Quando la fame ritorna subito dopo mangiato: segnali del metabolismo o abitudine?Hai appena finito di mangiare. Il piatt...
23/01/2026

Quando la fame ritorna subito dopo mangiato: segnali del metabolismo o abitudine?

Hai appena finito di mangiare. Il piatto è vuoto, ti alzi da tavola con la sensazione di aver fatto un pasto completo… eppure, dopo poco tempo, qualcosa non torna.
Non è fame “da digiuno”, non è lo stomaco che brontola davvero. È una voglia sottile, insistente. Ti ritrovi ad aprire il frigorifero, a cercare qualcosa di dolce o salato, quasi senza pensarci. E allora nasce la domanda: “Com’è possibile? Ho mangiato da poco.”

Questa sensazione è più comune di quanto si pensi e spesso viene liquidata come un problema di forza di volontà o di cattiva abitudine. In realtà, il corpo raramente parla a caso. E quando la fame ritorna troppo presto, sta segnalando che qualcosa nella gestione dell’energia non è in equilibrio.

Dal punto di vista fisiologico, mangiare non serve solo a “riempire” lo stomaco. Serve a fornire energia stabile nel tempo. Dopo un pasto, il corpo attiva una complessa rete di segnali ormonali che coinvolgono intestino, pancreas, fegato e cervello. È questo sistema che dovrebbe dirci: “Va bene così, l’energia è disponibile.”

Quando questo messaggio non arriva, o arriva in modo confuso, può accadere che la glicemia salga rapidamente e poi scenda altrettanto velocemente. Il risultato non è solo stanchezza, ma una fame improvvisa e urgente, spesso indirizzata verso alimenti che promettono una risposta rapida: zuccheri, snack, porzioni extra. Non è un capriccio. È il cervello che chiede carburante immediato perché percepisce un calo.

Ma non sempre si tratta solo di metabolismo.
A volte entrano in gioco anche abitudini consolidate: pasti consumati in fretta, davanti a uno schermo, senza dare al corpo il tempo di registrare la sazietà; ritmi irregolari; stress cronico che altera la produzione di ormoni legati alla fame e alla gratificazione. In questi casi, il corpo impara a cercare il cibo non solo come nutrimento, ma come compensazione.

Il punto centrale è questo: la fame che ritorna subito non è un fallimento personale, ma un segnale. Può indicare che il metabolismo sta lavorando in modo inefficiente, che l’intestino fatica a comunicare correttamente con il cervello o che il sistema ormonale è costantemente sotto pressione. Ignorare questo segnale o combatterlo solo con restrizioni rigide rischia di peggiorare il problema, creando un circolo di frustrazione e squilibrio.

Al Centro Medico Stenella, l’approccio alla nutrizione e al metabolismo non parte mai dal “quanto mangi”, ma dal come il tuo corpo utilizza ciò che mangi. Capire perché la fame ritorna significa osservare la risposta metabolica, le abitudini quotidiane, i livelli di stress e il funzionamento dell’apparato digerente nel suo insieme. Non esistono soluzioni standard, perché ogni corpo ha una sua storia e un suo modo di reagire.

Ascoltare questi segnali è il primo passo per ristabilire un rapporto più sereno con il cibo e con il proprio corpo.
Perché quando il metabolismo funziona in equilibrio, la fame smette di essere un nemico e torna a fare il suo vero lavoro: guidarti, non controllarti.

📍 Centro Medico Stenella
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Respirare con la pancia o con il petto: semplici differenze che il tuo corpo percepisce sempreRespiriamo circa ventimila...
21/01/2026

Respirare con la pancia o con il petto: semplici differenze che il tuo corpo percepisce sempre

Respiriamo circa ventimila volte al giorno.
Eppure, quasi nessuno di noi si ferma mai a chiedersi come respira davvero.

Succede spesso nei momenti più comuni: sei seduto alla scrivania, magari concentrato davanti allo schermo, oppure stai guidando nel traffico o sei sul divano la sera. Se ci fai caso, il respiro è corto, alto, veloce. Si muove il torace, salgono le spalle. La pancia resta quasi immobile. È un modo di respirare così automatico che lo consideriamo “normale”. Ma il corpo, quel modo di respirare, lo registra eccome.

Dal punto di vista fisiologico, esistono due modalità principali di respirazione.
La respirazione toracica, detta anche “alta”, utilizza soprattutto i muscoli del torace e del collo. È rapida, poco profonda ed è tipica delle situazioni di allerta: stress, tensione, fretta. È la respirazione che il corpo adotta quando percepisce di dover reagire.

La respirazione diaframmatica, quella che coinvolge l’addome, è invece più lenta e profonda. Qui entra in gioco il diaframma, un muscolo fondamentale che separa torace e addome e che, muovendosi correttamente, permette ai polmoni di espandersi in modo più efficiente. È la respirazione del riposo, del recupero, della regolazione interna.

Il punto cruciale è questo: non è solo una differenza “tecnica”, è una differenza di messaggio che inviamo continuamente al nostro organismo.

Quando respiriamo prevalentemente con il petto, il corpo interpreta quel pattern come uno stato di vigilanza costante. Il sistema nervoso resta in una modalità di attivazione continua: aumenta la frequenza cardiaca, la muscolatura rimane contratta, la digestione rallenta, la sensazione di affaticamento arriva prima. È uno stress silenzioso, che non sempre percepiamo come tale, ma che nel tempo lascia tracce.

Al contrario, una respirazione che coinvolge il diaframma stimola il sistema nervoso parasimpatico, quello deputato al recupero e all’equilibrio. Non significa “rilassarsi a comando”, ma permettere al corpo di funzionare come è progettato. Il respiro diventa più efficiente, l’ossigenazione migliora, il ritmo cardiaco si stabilizza, la percezione della fatica cambia.

Molte persone scoprono di respirare male solo quando compaiono altri segnali: fiato corto anche a sforzi lievi, senso di oppressione toracica, stanchezza persistente, difficoltà a “fare un respiro profondo”. In realtà, il corpo stava parlando da tempo, ma con un linguaggio sottile.

Al Centro Medico Stenella osserviamo spesso come la respirazione sia lo specchio dello stile di vita. Posture prolungate, stress cronico, sedentarietà, ma anche vecchi dolori muscolari o problemi alla colonna possono alterare il modo in cui il diaframma lavora. Non si tratta solo di polmoni, ma di un sistema integrato che coinvolge muscoli, nervi e postura.

Per questo l’approccio non è mai riduttivo. Non basta “sentire il respiro”, serve capire come il corpo lo sta gestendo e perché ha adottato certi schemi. Valutare la respirazione significa leggere un segnale profondo di come stai vivendo le tue giornate, fisicamente e mentalmente.

Respirare è automatico.
Respirare bene, invece, è una competenza che il corpo non dimentica… ma che a volte ha bisogno di essere riascoltata.

Se senti che il tuo respiro è spesso corto, affannoso o poco efficace, forse vale la pena fermarsi un attimo e ascoltare cosa ti sta dicendo.

📍 Centro Medico Stenella
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18/01/2026

"Lo segno in agenda il mese prossimo". Quante volte hai spostato quella data perché "tanto sto bene"?

Le nostre agende sono piene zeppe. C’è il lavoro che chiede sempre di più, la gestione della casa che sembra non finire mai, gli appuntamenti dei figli, la spesa, le scadenze. In questo vortice di doveri, tendiamo a gestire la nostra salute con la logica dell'emergenza: andiamo dal dentista se il dente fa male, dall'ortopedico se il ginocchio si blocca. Ma quando si tratta della visita ginecologica di controllo, scatta spesso un meccanismo diverso. Guardiamo il calendario e pensiamo: "Non ho fastidi, il ciclo è regolare, non ho dolori. Posso rimandare". E così, quel controllo annuale scivola di mese in mese, finché non passano due o tre anni senza che ce ne accorgiamo.

È un pensiero umano e comprensibile, ma nasconde un’insidia fisiologica importante. La verità è che l'apparato riproduttivo femminile è spesso un organo "silenzioso". Molte condizioni cliniche — dalle piccole alterazioni cellulari che intercettiamo con il Pap-test, alla presenza di fibromi, cisti ovariche o polipi — possono svilupparsi per lungo tempo in totale assenza di sintomi. Il concetto di "stare bene" basato solo sulla percezione del dolore non è un metro di misura affidabile in ginecologia. Quando compare il sintomo (un sanguinamento anomalo, un dolore pelvico persistente), spesso significa che la condizione è già in una fase avanzata o infiammatoria.

La prevenzione non serve a "cercare la malattia", ma a confermare la salute. Serve a monitorare come il tuo corpo cambia nel tempo, come reagisce alle variazioni ormonali, allo stress o all'avvicinarsi di nuove fasi della vita come la perimenopausa. È un po' come fare la manutenzione a un meccanismo prezioso e complesso: non aspetti che si rompa per aprirlo, verifichi che tutto scorra liscio proprio per evitare che accada.

Al Centro Medico Stenella, la visita ginecologica non è mai un semplice atto meccanico o un esame sbrigativo. Sappiamo che per molte donne è un momento delicato, che tocca l'intimità profonda. Per questo, il nostro approccio parte dal dialogo. Prima ancora dell'ecografia o del prelievo, ci prendiamo il tempo per chiederti come ti senti davvero, se hai notato cambiamenti nel tuo corpo, nell'umore o nella sessualità. Perché la salute della donna non è fatta solo di organi che funzionano, ma di un equilibrio generale che va preservato con cura e ascolto.

Smetti di spostare quella data sull'agenda. Considera quell'ora non come un dovere medico, ma come un atto di rispetto verso il tuo corpo.

Ti aspettiamo per prenderci cura di te.

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