17/02/2026
PRESENZA - post difficile 🙂
La pratica di ieri sera dedicata al tema della gentilezza ha approfondito un aspetto importante, ovvero quello della presenza, e che ritroviamo in molteplici forme già nelle altre qualità collegate alla consapevolezza gentile.
Essere consapevoli e coltivare un'esperienza di apertura, cura e ascolto gentile del mondo interno ed esterno (ammesso che abbia senso parlare di questa separazione), poggia sul riconoscere di esserci, sul testimone interiore che osserva percepisce sente e comprende.
Non è semplice avere a che fare con un'esperienza come quella del riconoscere uno stato di coscienza, soprattutto quando il rischio della deriva teorica è sempre dietro l'angolo o addirittura del disorientamento.
Ed è anche importante sapere che c'è un riferimento teorico che allo tesso tempo è stato frutto di tanta esperienza di pratica!
Con il tema della presenza abbiamo portato attenzione alla possibilità di osservare i pensieri prodotti dall'attività mentale e notare cosa succede quando ci proviamo.
Cosa succede ai pensieri stessi, all'esperienza presente di quel momento e - cosa fondamentale - cosa accade alla relazione che abbiamo con i pensieri, all'importanza che diamo ad essi, al livello di identificazione con essi ed in ultimo all'esperienza dell'identità, dell'io?
Cosa c'entra la gentilezza in tutto questo?
Quando aderiamo ad una prospettiva aperta e accogliente possiamo vivere l'esperienza incarnata del lasciare andare, del contatto con qualsiasi realtà senza contenerla, possiamo essere attraversati da un profondo stato di benessere ed unione.
Presenza è accogliere, gentilezza è anche lasciare andare e non trattenere.
Un profondo rispetto verso la dignità che ogni cosa ha di esistere.
Presenza > l'esserci del corpo mente > osservare anche l'attività mentale dei pensieri > riconoscere l'elusività dei pensieri > lasciare andare > aprirsi > cura, guarigione, gentilezza (nel caso di rigidità collegata all'identificazione coi pensieri)