Il bosco di psiche

Il bosco di psiche Ricevo a Pescia. Founder Sono specializzanda in psicoterapia, presso l’Istituto di Psicanalisi Relazionale e Psicologia del Sé a Roma.

Psicologa clinica a orientamento psicanalitico relazionale, curo con la voce del bosco e un approccio Mindwoodness® che unisce ecoterapia, mindfulness, somatic therapy e bagni di foresta. Sono una psicologa clinica dharma oriented con approccio relazionale e un’ecoterapeuta profondamente innamorata del respiro dei boschi e del loro potenziale terapeutico. Vivo e lavoro a Selva Madre, in una casetta di pietra nel fitto di un bosco di castagni e querce. Il mio amore boschivo è maturato negli anni, arricchendo la mia vita al punto da avere deciso di farne una vera e propria professione che meticcia linguaggi e suggestioni, un po’ come fanno certi boschi, appunto, nelle zone liminali che separano un ambiente forestale da un altro. Per me il bosco è una sorprendente metafora del vivere umano, con le sue luci e le sue ombre, le faggete che elevano lo spirito e le praterie di felci che invitano a sognare. Oggi mi occupo di supporto psicologico e ho creato un’accademia per la diffusione e la sensibilizzazione ai temi ecoterapeutici che fonde insieme la psicologia del Sé, la mindfulness, i bagni di foresta l’ecopsicologia e lo psicodharma, in un approccio unico e caratterizzante: la Mindwoodness®.

01/02/2026
I nostri pazienti ci cambiano e ci insegnano, se noi non abbiamo paura di permetterglielo, se non abbiamo paura di scopr...
21/01/2026

I nostri pazienti ci cambiano e ci insegnano, se noi non abbiamo paura di permetterglielo, se non abbiamo paura di scoprire che, in qualche modo, siamo essenzialmente come loro, nonostante le vaste differenze che possono esserci.

Martedi prossimo alle 8.00 un nuovo appuntamento per esplorare da vicino l’approccio alla cura Mindwoodness®️ che nasce ...
18/01/2026

Martedi prossimo alle 8.00 un nuovo appuntamento per esplorare da vicino l’approccio alla cura Mindwoodness®️ che nasce da un lungo lavoro interiore e di ricerca decennale che parte da un presupposto: c’è una cura che non si insegna, ma si ricorda.

Si tratts di un sistema spirituale di sviluppo interiore che mira alla completa realizzazione dell’essere umano attraverso un lavoro equilibrato su corpo, emozioni e mente, a differenza delle tre vie tradizionali (fachiro, monaco, yogi) che si concentrano su un solo aspetto. E’ un metodo che si distingue per non richiedere isolamento e per integrare le pratiche spirituali nella vita quotidiana, trasformando l’uomo da “meccanico” a cosciente di sé, attraverso il “ricordo di sé” ma non solo.

A differenza della quarta via di Gurdjieff, questo sistema mette in primo piano la relazione terapeutica con la natura, ispirandosi ai principi di ecologia del profondo e all’ecodharma ma anche alla psicologia del Sé che sostiene che lo sviluppo dell’intima e profonda natura di ognuno di noi non sia innato ma il frutto di relazioni nutrienti, sane e costruttive, proprio come quelle che un seme deve trovare nel terreno, nel sole, nella pioggia e nell’ambiente circostante per poter germogliare.

Martedi alle 8.00 il consueto appuntamento gratuito ♥️

C’é una cura che non si insegna ma si ricorda.LA VIA DEL SEME da gennaio 2027
15/01/2026

C’é una cura che non si insegna ma si ricorda.

LA VIA DEL SEME da gennaio 2027

Una proposta a cavallo tra formazione e crescita personale che offre strumenti per l'autoguarigione e l'evoluzione spirituale

04/01/2026

Dicono che c'è un tempo per seminare
E uno che hai voglia ad aspettare
Un tempo sognato che viene di notte
E un altro di giorno teso
Come un lino a sventolare

Questa mattina siamo partite dalla celebre frase di Bion, psicanalista britannico che per primo ha posto l'enfasi su una...
02/12/2025

Questa mattina siamo partite dalla celebre frase di Bion, psicanalista britannico che per primo ha posto l'enfasi su una specifica qualità delle mente dell'analista nella stanza di analisi.
Cosa vuol dire “senza memoria e senza desiderio” secondo Bion? Questa modalità di lavoro fu espressa nell’articolo “Notes on Memory and Desire” del 1967. La genesi di questo concetto nasce dall’osservazione clinica di Bion riguardo agli ostacoli che impediscono all’analista di cogliere la realtà emotiva presente all’interno della seduta nel momento in cui avviene.

Bion notò che quando l’analista si appoggia troppo pesantemente sui ricordi delle sedute precedenti o nutre aspettative specifiche sull’evoluzione del trattamento, rischia di non percepire ciò che sta realmente accadendo nel “qui e ora” della relazione terapeutica. La memoria del passato e il desiderio per il futuro fungono da “filtri” che distorcono la percezione dell’esperienza immediata.

La memoria come ostacolo all'intuizione
Per Bion, la memoria nel setting analitico può diventare un meccanismo difensivo che protegge l’analista dall’ansia del non-sapere. Quando ci aggrappiamo ai ricordi di ciò che il paziente ha detto in precedenza, rischiamo di costruire una narrazione coerente ma artificiale, perdendo la possibilità di essere sorpresi da elementi nuovi e inaspettati.

Questo non significa che si proponga di ignorare completamente la storia del paziente, ma piuttosto di non permettere che questa conoscenza pregressa interferisca con l’osservazione diretta dell’esperienza presente.

Il desiderio come distorsione della realtà psichica
Parallelamente, il desiderio dell’analista – sia esso il desiderio di guarigione del paziente, di successo terapeutico, o di conferma delle proprie teorie – può alterare significativamente la percezione clinica. Quando l’analista è motivato dal desiderio di ottenere determinati risultati, tende a interpretare selettivamente il materiale clinico in modo da confermare le proprie aspettative.

Bion osserva che il desiderio crea una tensione verso il futuro che impedisce l’immersione completa nell’esperienza presente. Esso risponde alla dinamica dei sensi, per cui le immagini vengono selezionate secondo il criterio “piacere/dolore”. L’analista desideroso è un analista parziale, incapace di prestare attenzione alle immagini che si presentano in analisi.

Da questi fondamentali concetti siamo partite per un'esplorazione più ampia che coinvolgesse la disciplina meditativa e alcuni aspetti di ecoterapia

"Senza memoria e senza desiderio": dove psicanalisi, mindfulness e ecoterapia si incontrano e nasce la Mindwoodness®Questa mattina siamo partite dalla celebr...

26/11/2025
Nella ricerca Mindwoodness® una delle influenze fondamentali ricevute dallo psicodharma è la visione tantrica del mondo ...
13/11/2025

Nella ricerca Mindwoodness® una delle influenze fondamentali ricevute dallo psicodharma è la visione tantrica del mondo che implica un particolare modo di essere e stare con il reale, con la manifestazione, la Natura, e con la sua complessità.

Ma cosa significa concretamente?

"Essere un Tantrika all'interno della società, nella vita di tutti i giorni, significa accogliere ogni situazione che mi provoca come un'occasione per fronteggiare i miei limiti, le mie restrizioni. E se ho la capacità di fronteggiarli, allora ho lo strumento migliore che l'universo mi offre direttamene per guadagnare un po' più di spazio, un po' più di libertà. Ogni volta che oso guardare, accogliere senza giudizi ciò che mi disturba, scopro un po' più di spazio in me.

Al contrario, appena resisto, chiudo un po' lo spazio del mio cuore e della mia mente, mi restringo e mi ripiego un po' di più su me stessa. In questo movimento di ritrazione mi irrigidisco, perdo la fluidità naturale del corpo e della mente e proseguo la costruzione inesorabile della corazza. La corazza mi protegge dalle situazioni spiacevoli, ma mi isola sempre più, fino a quando mi sento miserabilmente sola e abbandonata. A furia di proteggermi dal mondo, quest'ultimo non riesce più ad accedere al mio cuore. In realtà sono io che abbandono il mondo, rifiutando di farmi destabilizzare, rifiutando la mia vulnerabilità.

Accogliere, per un Tantrika, non significa una forma di fatalismo passivo e id**ta che subisce per principio quel che si presenta. Non è un sì nel quale mi faccio divorare e maltrattare dalla situazione fino all'annientamento o allo sfinimento. Accettare ciò che si prensenta per un Tantrika equivale ad un sì attivo e multidirezionale. Un sì globale che percepisce ed ascolta ogni situazione nel suo insieme. Una forma di presenza totale che può accogliere al contempo la propria reattività e la reattività dell'altro.

Accogliere, per un Tantrika, è ritrovare la capacità di aprire la propira mente ed il proprio cuore totalmente, così che ciò che appare in contraddizione possa riunirsi nel centro. Ovvero la fonte da cui nascono tutte le differenziazioni e le coppie di opposti. In questa posizione di apertura totale non ci sono più punti di vista da difendere, né posizioni da conservare ad ogni costo. Ritrovo la capacità di accogliere qualsiasi manifestazione. Esco dalla tendenza malata della mente che non può sopportare di accogliere due punti di vista diversi. Lascio la mente che oppone e differenzia, per trovare la mente che unisce. Lascio il cuore che si chiude e si protegge dal mondo, per ritrovare il cuore che si apre sino ad inglobare i contrari.

Essere un Tantrika significa meravigliarsi di ogni situazione. Significa essere creativi all'interno della propria vita quotidiana.
Quando oso essere meno prevedibile per il mio gatto, per i miei figli, per il mio compagno, per il mio titolare. Allora semino una scintilla, un granello di colore nel grigiume del mio quotidiano.

Quell'ordinario in cui lo straordinario non ha più posto. Dove la noia domina poiché sono diventata così prevedibile che non sorprendo più nessuno, neppure me stessa. Divento talmente paurosa e protettiva che non mi prendo più alcun rischio: divento un funzionario del quotidiano che non sopporta più di essere disturbato, né sviato. Ma se oso risvegliarmi ogni mattino senza sapere, allora poso uno sguardo fresco e nuovo su ciò che mi circonda. Come il pittore o lo scrittore davanti al foglio bianco, ogni mattino, mi immergo nella respirazione, nella piena presenza per trovare la parola o il gesto giusto. Quello che corrisponde all'istante e non una parola o un gesto meccanico e ripetitivo che puzza di marcio a furia di fermentare nel mio sistema psicocorporeo.

Essere un Tanrtrika significa utilizzare tutte le situazioni della vita quotidiana per approfondire la coscienza e la presenza. Per qualche minuto sento ogni goccia d'acqua che scivola sulla mia pelle quando faccio la doccia. Sento la brezza sul volto quando cammino per recarmi al lavoro. Lascio per qualche minuto il mio sguardo dissolversi nel cielo azzurro. Mi lascio invadere dalla risonanza di una sirena dalla punta dei piedi sino alla punta dei capelli... Essere un Tantrika significa integrare l'insieme delle esperienze sensoriali alla propria vita. Non scindo il reale in due categorie: la profana e la sacra. Considero ogni esperienza sacra nel momento in cui c'è coscienza e presenza.

E la qualità e la profondità della presenza dipenderanno dalla mia capacità di lasciare la sensazione pura Ovvero scevra da ogni commento, libera dalla mia arroganza nell'afferrare ed appropriarmi di ogni esperienza. Se trovo la disponibilità ed il coraggio di offrire l'insieme del mio essere all'ascolto silenzioso e sensoriale della vita, allora scopro che la realtà è intrisa di assoluto. Allora la mia ansia si placa, comprendo in modo totalmente organico che non vi è nulla da cambiare, nulla da sopprimere, nulla da bandire poiché tutto è espressione del divino. In questo stato di distensione profonda, totale, il mio corpo e la mia mente perdono i loro limiti e si uniscono naturalmente alla totalità.

Essere un Tantrika è ritrovare il gusto del gioco, la leggerezza del bambino e fare almeno una sciocchezza al giorno. È smetterla di prendermi così sul serio e di credermi tanto importante. Ho il coraggio di guardare la mia pretesa di credere che "io so", per tutto il pianeta. Ritrovo l'umiltà di stare nel "non so". Così lascio andare l'abitudine di accumulare informazioni e conoscenze limitate al mio punto di vista. Lascio l'intelligenza discorsiva e chiacchierona calmarsi poco a poco e tacere, smettendo di alimentarla. E quando i discorsi ed i commenti sul mondo tacciono, posso infine accedere all'intelligenza intuitiva. Ovvero una conoscenza che ritrova la sua universalità, perché non ha più bisogno di tagliare il mondo in nozioni separate che si oppongono.

Allora accedo alla conoscenza che non ha limite. La mia comprensione è diretta, intuitiva, nasce da un vero contatto con ciò che è. Sgorga dalla mia percezione sensibile e dal mio ascolto globale. Questa conoscenza non è più oscurata dal filtro opaco dei concetti, dei giudizi e delle credenze che mi derubano l'essenza originale della realtà. Ritrova la sua fluidità, la sua freschezza e la sua armonia con il mondo."

Nathalie Delay

Un cielo terso dopo il temporale.È iniziata cosi la seconda giornata di cammino, incontro e condivisione.Dopo l’incontro...
28/09/2025

Un cielo terso dopo il temporale.
È iniziata cosi la seconda giornata di cammino, incontro e condivisione.

Dopo l’incontro con l’immancabile soglia che ci ha guidate e guidati in un viaggio di introspezione ma anche di relazione, abbiamo camminato su sentieri profumati e baciati da un sole primaverile dall’incredibile e magnetico fascino.

L’isola ci ha regalato varietà di paesaggi e quindi svariate opportunità di riconoscere quegli ambienti anche dentro di noi. Spazi soleggiati e anche spazi bui, distese ampie e angolini nascosti.

Tra l’emozione del trovarsi e quella di riconoscersi negli occhi specchio di chi camminava insieme, il Grande Mare ha accolto e “lavato” ogni sensazione.

Corbezzolo e lentisco ci aprono il sentiero tra piccole calette selvagge, profumo di mare e cieli ampi.L’isola ci accogl...
26/09/2025

Corbezzolo e lentisco ci aprono il sentiero tra piccole calette selvagge, profumo di mare e cieli ampi.

L’isola ci accoglie con il suo fascino discreto in una mattina dedicata alla prova sentiero, in attesa di incontrarci, ritrovarci, abitare questi spazi insieme.

Torneremo ai boschi, alla loro medicina, al tempo dell’ascolto, degli occhi negli occhi, del respiro che si fa quieto e ...
25/09/2025

Torneremo ai boschi, alla loro medicina, al tempo dell’ascolto, degli occhi negli occhi, del respiro che si fa quieto e incontra la sapienza muta dei castagni.

Una piccola esperienza per intuire e saggiare i benefici di una pratica di cura antica, semplice, che abbraccia i territori, si fa muschio e foglia, radice e zampa.

🦊 Come sempre l’esperienza è a numero chiuso e i posti scarseggiano già.

Per prenotare:
whatsapp a 329 3807054

Vi aspetto nel bosco🍂

Indirizzo

Pescia
51017

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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Di mindfulness counseling e piccole amenità

Ti do il benvenuto in questo spazio di condivisione e di racconto della mia attività di coaching in Natura che porto avanti da qualche anno e che con il tempo si sta arricchendo di esperienze, spunti, nuove prospettive.

Di me ho scritto qua --->http://fravola.it/francesca-campagna/ (anche se, lasciamelo dire, tra i vari cambiamenti che ho navigato, c'è anche un progressivo allentamento del mio desiderio di scrivere, per cui il blog è meno aggiornato di quanto dovrebbe essere, faccio ammenda).

Si beh, in origine fu un blog (erano i tempi di fraelba, la cantastorie stropicciata ---> http://fraelba.blogspot.it) a darmi lo spunto di iniziare a guardare più in là della punta del mio naso.

Da allora molte, moltissime cose sono cambiate e tra un trasloco e un reinventarmi da capo, ho sentito il bisogno ma anche la gioia di fare in modo che tutta l'esperienza che stavo vivendo diventasse parte integrante della mia formazione e del mio nuovo modo di propormi al mondo.