Pediatria 018- Pediatra Michela Ridella

Pediatria 018- Pediatra Michela Ridella Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Pediatria 018- Pediatra Michela Ridella, Pediatra, Via Veneto, 63, Piacenza.

01/05/2026
30/04/2026

Genitori, avete letto la bozza di riforma?
Io si.

Che ne pensate? Vi dico la mia.

🩺 Estendere il pediatra fino ai 18 anni?

Sì, ma non così.

Come pediatra, condivido questo principio: l’adolescenza è oggi una fascia scoperta del nostro sistema sanitario. L’adolescente è spesso terra di nessuno.

Portare i ragazzi fino ai 18 anni sotto la presa in carico pediatrica è una scelta che ha senso clinico e relazionale.

Ma c’è un problema enorme nella bozza di questa riforma.

E sono i numeri. Non si possono equiparare i pediatri ai medici di medicina generale.

Non si può dire ad un pediatra di seguire 1.500 bambini. Già ora con 1.000 siamo in affanno.

Un pediatra NON gestisce “pazienti”, ma li accompagna in percorsi di crescita:
- bilanci di salute programmati
- prevenzione vaccinale
- sviluppo neuropsicomotorio
- counseling continuo con i genitori
- patologia acuta

Ogni visita pediatrica richiede tempo, ascolto, educazione sanitaria.

📊 Portare il massimale a 1.500 assistiti significa una sola cosa: ridurre la qualità delle cure.

E aumentare - necessariamente - le liste d’attesa anche dal pediatra di famiglia.

E questo colpisce proprio chi dovrebbe essere più tutelato: bambini e adolescenti.

👉 L’estensione ai 18 anni è una opportunità ma senza risorse, personale e organizzazione è solo una occasione mancata.

💡 Se vogliamo davvero occuparci degli adolescenti (dipendenze, salute mentale, digitale, alimentazione), serve:
- più tempo per paziente.
- équipe multidisciplinari.
- integrazione territorio–scuola–famiglia.

Non certo numeri più alti per ogni pediatra.

Che ne pensate?

27/04/2026

Rompere il contatto visivo con tuo figlio di 9 mesi non è neutro. Non è reversibile. Ma — ed è qui che la cosa si ribalta — potrebbe essere esattamente quello che costruisce qualcosa di più solido di prima.

Un team dell'IRCCS Mondino di Pavia, guidato da Livio Provenzi, ha monitorato 66 coppie madre-bambino con EEG simultaneo su entrambe le teste. Due cervelli misurati insieme, nello stesso momento. Il paradigma è semplice: interazione normale, poi madre dal volto immobile, poi ripresa del contatto.

Quello che succede dopo la riparazione ha sorpreso i ricercatori.

Il cervello del bambino non torna alla sincronizzazione di prima. Si riorganizza su onde alfa — più lente, più stabili, legate alla regolazione emotiva — mentre le onde theta, quelle dell'attivazione e dell'esplorazione, diminuiscono. Non è un ripristino. È una trasformazione.

Prima della rottura, la sincronizzazione madre-figlio è ancorata allo sguardo condiviso: i due cervelli si coordinano perché gli occhi si guardano. Dopo la riparazione, quel legame meccanico si allenta. La connessione diventa meno dipendente dallo stimolo visivo diretto e più autonoma, più profonda.

Aspetta. Perché questo ribalta quasi tutto quello che si pensa sul contatto materno.

L'idea dominante è che ogni interruzione del legame sia un danno da contenere, un'eccezione da minimizzare. Lo studio — pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature, nel 2026 — suggerisce il contrario: la rottura seguita da riparazione è il meccanismo che costruisce la regolazione, non la sua assenza.

Il progetto si chiama 2-BRAINED ed è finanziato dal Ministero della Salute. I dati sulle bambine mostrano l'effetto più marcato: la transizione verso il ritmo alfa post-riparazione è più pronunciata rispetto ai bambini maschi.

Una disconnessione vissuta e riparata non lascia il cervello com'era. Lo porta avanti.

In breve:
66 coppie madre-figlio (9 mesi) monitorate con EEG su entrambe le teste contemporaneamente
Dopo la rottura e riparazione del contatto visivo, il cervello non torna al baseline: si riorganizza su onde alfa più stabili
La disconnessione riparata rafforza neurologicamente il legame invece di danneggiarlo

16/04/2026

La testimonianza di una mamma: “Stiamo attraversando il momento più duro della nostra vita nel reparto di oncologia del Gaslini. Una diagnosi di tumore ti scuote nel profondo ma vedere spegnersi anche la luce negli occhi di tua figlia toglie il fiato.
Il team del Porto dei piccoli entra in questo silenzio con rispetto. In pochi giorni Alessandra, la pedagogista, costruisce una relazione vera e, con un semplice acchiappa sogni, riapre uno spiraglio: prima lo sguardo poi la voce”.
Qualcosa che torna. 💙🌊🏥

08/04/2026
05/04/2026

Type 1 diabetes was once thought to be exclusively a childhood-onset disease, but recent evidence shows that more than half of all diagnoses of type 1 diabetes occur in adulthood.

A new research letter aims to address the current gaps in knowledge, and discusses systematic screening for early-stage type 1 diabetes after childhood ▶️ http://spkl.io/6186AFxiu

👇 Figure: Islet autoantibody assessment.

05/04/2026
04/04/2026

🚨Un giovane adolescente e’ ricoverato in gravi condizioni al Maggiore di Parma per una meningite meningococcica. Il ragazzo, che si trova in terapia intensiva, ha usato l’autobus tutti i giorni e questo ha consigliato all’Ausl di fare un appello ai passeggeri, per la maggior parte studenti: quello di fare la profilassi antibiotica per evitare la diffusione del contagio, come avvenuto recentemente in UL.

La meningite da meningococco è una grave infezione batterica delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale, causata da Neisseria meningitidis. È una malattia potenzialmente letale o causa di danni permanenti, che richiede un trattamento antibiotico immediato. Si trasmette tramite goccioline respiratorie e la vaccinazione è la forma di prevenzione più efficace. Ed è disponibile per i principali sierogruppi (A, B, C, W135, Y).

La malattia è più frequente in bambini piccoli, adolescenti e giovani adulti, sebbene possa colpire a qualsiasi età.

E voi.. lo conoscete il piatto sostenibile?
04/04/2026

E voi.. lo conoscete il piatto sostenibile?

L'ESPERIENZA CHE INSEGNAMaschere da snorkelling full-face: quando respirare non è così facileLAURA TRAPANI1, FEDERICO PO...
04/04/2026

L'ESPERIENZA CHE INSEGNA

Maschere da snorkelling full-face: quando respirare non è così facile
LAURA TRAPANI1, FEDERICO POROPAT2, EGIDIO BARBI1,2, CHIARA ZANCHI2
1Università di Trieste
2Pronto Soccorso pediatrico, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste
Indirizzo per corrispondenza: lauratrapani97@gmail.com

Full-face snorkelling Masks: not so “easy-breath” devices
Key words: Full-face snorkelling masks, Rebreathing, Snorkelling
The use of full-face snorkelling masks (FFSM), frequently marketed as ‘easy-breath’ devices, is witnessing an exponential growth. This surge is driven by the promise of a 180° underwater field of view combined with ‘natural’ nasal-oral breathing, thereby eliminating the need for a traditional snorkel mouthpiece. Currently, the use of these devices is indicated by manufacturers for children as young as 6 years of age. However, despite their apparent ease of use, these masks conceal a significant physiopathological hazard: the dead space of the device may exceed the tidal volume of younger children, creating the conditions for a dangerous rebreathing mechanism. The paper explores this risk through three emblematic clinical cases presenting to the Emergency Unit of the IRCCS Burlo Garofolo following hypoxic-hypercapnic episodes associated with the use of full-face masks.
L'uso delle maschere da snorkelling Full-face (FFSM), spesso commercializzate come dispositivi "easy-breath" (a respirazione facilitata), sta registrando una crescita esponenziale. Questa diffusione è trainata dalla promessa di un campo visivo subacqueo a 180° unito a una respirazione "naturale" naso-boccale, eliminando così la necessità del tradizionale boccaglio. Attualmente, i produttori ne indicano l'uso per bambini a partire dai 6 anni di età. Tuttavia, nonostante l'apparente facilità d'uso, queste maschere celano un significativo rischio fisiopatologico: lo spazio morto del dispositivo può superare il volume corrente dei bambini più piccoli, creando le condizioni per un pericoloso meccanismo di ri-respirazione (rebreathing). L'articolo analizza questo rischio attraverso tre casi clinici emblematici giunti al Pronto Soccorso dell'IRCCS "Burlo Garofolo" di Trieste a seguito di episodi ipossico-ipercapnici associati all'uso di queste maschere.
Vuoi citare questo contributo?
Trapani L, Poropat F, Barbi E, Zanchi G.
Maschere da snorkelling full-face: quando respirare non è così facile
Medico e Bambino 2026;45(3):175-178 DOI:

04/04/2026

Linee Guida sugli ambienti alimentari scolastici. Che ne pensi Dottoressa Monica Maj?

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