Dott.ssa Valentina Formentin

Dott.ssa Valentina Formentin Psicologa cognitivo comportamentale

24/02/2022

PROMEMORIA

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari
🖤🖤

17/02/2022

È STATO APPROVATO IL BONUS PSICOLOGICO!
Un importante passo avanti che avvicina le istituzioni ai bisogni dei cittadini, le cui richieste sono state finalmente ascoltate, dimostrando la volontà del Governo di iniziare azioni di contrasto alla psicopandemia e di modernizzazione del Paese.
Siamo sulla strada giusta!

Per approfondire ▶️ https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/17/bonus-psicologo-ok-del-senato-nel-decreto-milleproroghe-20-milioni-per-le-strutture-sanitarie/6497014/

31/12/2021

Per l'ultimo giorno dell'anno Nicolò ci fa dono del suo racconto più intimo.
Con coraggio n**o davanti allo specchio riflette sulla fine, sull'inizio e sui bivi che ognuno di noi può incontrare sul cammino. A chiunque si trovi oggi avvolto dal dolore, possa il suo racconto arrivare come uno sguardo fraterno, amico, che allevia la solitudine fino a domani, all'alba di uno dei tanti inizi possibili.
Non è successo niente

Quando avevo ventidue anni ho provato a suicidarmi.
Aspettate, m’hanno detto di farla divertente.
Un uomo entra in un caffè, quando aveva ventidue anni ha provato a suicidarsi.
Ci ho provato perché, in quel periodo, ero assolutamente convinto fosse la cosa migliore per me.
Di questa faccenda ne ho accennato ogni tanto nelle mie storielle, ma concretamente nessuno sa niente.
Mia madre, per esempio, lo legge qua, ora, sulla pagina Facebook dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto. La cosa, immagino, renderà assai particolare il resto della giornata.

Insomma, ho ventidue anni e decido che voglio farla finita. Tanta gente che s’ammazza lo fa d’istinto, magari ce l’ha dentro da un po’, un giorno vede un Frecciarossa che gli ispira e supera la linea gialla. Altri pianificano, progettano, si titillano col pensiero per mesi, anni, come se dovessero decidere quale friggitrice ad aria comprare o se rifare o no il pavimento della cucina.
Io, per forza di cose, l’ho dovuto pianificare.
Vedete, essendo figlio di un certo tipo di giochi di ruolo sono una persona fortemente restia a prendere decisioni importanti senza prima aver vagliato tutte le opportunità a mia disposizione. Perciò ho fatto quello che avrei fatto se avessi dovuto comprare la friggitrice: un bel giro su internet.
Ci sono un sacco di siti (soprattutto in inglese) che spiegano in modo esaurientemente grottesco come ammazzarsi senza dolore. Dal tagliarsi le vene al monossido di carbonio fino al numero di caffè al giorno necessari per ridare l’anima (per un uomo sono 156), la questione della morte autoindotta è esaminata da ogni prospettiva. Ne risultano tante piccole smartbox esperienziali ricche di consigli e opzioni per il trapasso.

Dopo averle vagliate attentamente, quella che mi creava meno turbamento e imbarazzo, e che soprattutto richiedeva il minor numero di seccature per essere messa in atto, era l’impiccamento.
Sorgeva un problema. Io sono un metro e novantasette d’altezza e il soffitto di casa si è rivelato decisamente inadeguato alle mie esigenze su***de. L’idea di approfittare con una scusa della casa di amici o parenti mi sembrava, al pari di usarne il bagno per sfogare una lunga stitichezza, poco educato.
Qui nel testo originale c’era tutta una sezione in cui, partendo da una spedizione al Bricocenter, spiegavo in una dettagliata sequenza alla Ocean’s Eleven le modalità e i passaggi con cui ho messo in atto il mio tentativo di suicidio. Visto che non sono un irresponsabile id**ta egoriferito solo nella vita, ma anche sulla carta, quando ho scritto questa parte ho allegramente ignorato l’eventualità che ciò potesse dare adito a tentativi d’imitazione. Spesso quello che basta è una spinta o uno spunto. E io uno spunto non lo voglio dare. Perciò glissiamo. Vi basti sapere che si trattava di una modalità che negli anni ho scoperto, con un certo imbarazzo, essere pratica autoerotica diffusa. Per qualche strano motivo (e per mamma) sento di dover specificare che non era questo il caso.

Insomma se hai fatto tutto Nicolò, com’è che sei qui a farci il pippotto gramelloso invece che star lassù a insegnare agli angeli come perdere il dono della sintesi?
Perché ho avuto paura. Paura da pisciarmi addosso. Paura di morire, paura del dolore, paura di lasciarmi andare, non saprei. Fatto sta che mi son tolto tutto, ho vomitato niente, sono uscito di casa e, per ragioni che al momento mi sfuggono ma sicuramente legate a un concetto piuttosto distorto di arma del delitto, sono andato a buttare tutta l’attrezzatura in un cestino a sei chilometri di distanza. Non ci ho più riprovato, ma ci ho pensato spesso. Fine.

Ora, voi giustamente mi direte: sottospecie di emo bagonghi, perché devi rovinarci l’ultimo dell’anno? Non potevi inventarti una storiella scema su uno psicologo petomane che poi ce ne andavamo tutti allegri al cenone?
Chiariamoci, ho cercato di raccontarla nel modo più demenziale possibile. L’ultima cosa che voglio è che parta la musichetta di Masterchef quando si scopre che quello che sta cucinando i cappelletti in brodo ha la sindrome di Guillain-Barré costringendovi di conseguenza a strizzare fuori un po’ di lacrime. Mi piacerebbe, invece, approfittare dell’ultimo post dell’anno per provare a fare in extremis un discorso serio.
Un discorso sulla fine, sull’inizio e sullo stare bene.

Io non so perché la gente s’ammazza. Conosco le motivazioni dietro al mio tentativo e non so dire se, a distanza di anni, siano o meno risibili. Nonostante tutto credo che, indipendentemente dal giudizio che si vuole dare a un gesto del genere, niente giustifica e mai giustificherà lo st***zo che batte il piede e si lamenta per il ritardo del treno o la metro bloccata.
I motivi dietro un suicidio sono infiniti, ma credo che molti abbiano a che fare con le fini, con gli inizi e con una vaga presa di coscienza che ci arriva piano piano mentre diventiamo adulti, cioè:
stare bene non è la nostra condizione naturale.
Non so come, ma nella testa di molti si forma questa strana idea secondo cui la serenità e l’equilibrio sono la nostra configurazione di base, l’assetto con cui usciamo dalla confezione. Di conseguenza, se stare bene è la prassi, stare male diventa un’anomalia, una disfunzione, qualcosa che ci fa scivolare via dai binari della normalità lasciandoci soli e sbagliati.
In un mondo dove tutti sono invitati costantemente a dimostrare funzionalità e armonia, è facile che il nostro dolore non solo ci faccia sentire scollegati dal resto, ma diventi una vergogna da tenere segreta.
Insomma, per la maggior parte delle persone stare bene è un traguardo da raggiungere quotidianamente, una montagna che viene scalata ogni giorno nella speranza di arrivare più vicini possibile alla vetta senza esaurire l’ossigeno.

Quindi? Quindi domani è l’anno nuovo e noi siamo tutti qui gonfi di ansie, paure, rimpianti, ma pure di gioie e soddisfazioni, ci mancherebbe. Ecco, in bilico tra fine e inizio (o inizio e fine), io volevo solo ricordarvi che avete il diritto di stare male, di avere paura, di non farcela più, di cambiare idea su voi stessi e sul mondo. Volevo ricordarvi che il dolore non è una questione personale, che quelli che vi dicono che la vita è una magica avventura al sapore di pistacchio sono stupidi o in malafede, e che tutti i vostri abissi sono giustificati. Volevo ricordarvi, infine, che lì fuori troverete quasi sempre aiuto, e che vale la pena cercarlo.
Augurarvi un anno felice mi sembrerebbe un po’ in contraddizione col pi***ne di cui sopra, perciò ve ne auguro uno che tenga il vostro passo, che vi permetta di rallentare, fermarvi e ricominciare.
E se non va così, vi auguro di poterlo cambiare.

Aggiornamento dell’ultima ora:
pare che il bonus psicologo previsto nella nuova legge di bilancio non sia passato in favore di altri ritenuti più importanti. Perciò, in futuro, cercare quell’aiuto sarà un po’ più difficile.
Quindi se un domani sentite di non farcela più, di essere soli, pesanti, in equilibrio su un vuoto senza fondo, ascoltate il mio consiglio: compratevi un monopattino.

07/12/2021

Tema: i capricci, l'aggressività, i comportamenti problematici.

Proviamo a fare insieme un esperimento immaginario? Mettete un topolino in una gabbietta dove sia posta una leva. Forse qualcuno sta già pensando: ma io questa la so già! Questo non è un esperimento immaginario, è un esperimento che fece Skinner quasi un secolo fa, dimostrando che se la pressione della leva è seguita dall'emissione del cibo, il topolino preme la leva più spesso. Vi chiedo un attimo di pazienza. il mio obiettivo non è che il topolino prema la leva, ma che NON la prema. Come possiamo fare?

Secondo me a qualcuno è già venuta un’idea. Qualcuno di voi ha pensato: quando il topo preme la leva gli diamo una bella scarica elettrica. Potrebbe funzionare. Questo metodo si chiama “punizione”, ma povero topolino! Potrebbe funzionare, ma a costo di tanto dolore. Inoltre, se l’animale avesse la possibilità di scappare dalla gabbia non ci penserebbe due volte. Se Alessia è una bambina di sei anni che fa capricci, potremmo darle uno schiaffo tutte le volte che ne fa uno: potrebbe funzionare, ma quanta sofferenza. Potremmo farle anche una lunga predica, magari urlando un po’, ma le faremo venir voglia di scappare via lontano. Se Luca è un ragazzino di quindici anni che si arrabbia e butta i libri per terra quando è l’ora di studiare, potremmo togliergli la playstation per sei mesi (quasi un ergastolo). Potrebbe funzionare? Forse, ma gli faremo diventare simpatica la storia e la letteratura italiana? Non credo. È più probabile che gli diventi antipatico il papà che ha deciso la punizione.

Allora, coraggio: cerchiamo una soluzione alternativa. Il topo del nostro esperimento immaginario è ancora dentro la gabbia, continua a premere la leva e noi vorremmo farlo smettere, ma ci dispiace dargli scariche elettriche. Vi viene in mente qualcos’altro? Forse, a questo punto, un’altra idea a qualcuno è venuta: lasciamolo in pace; lasciamo che prema la leva finché ne ha voglia; alla fine si stuferà. Beh, questo metodo mi piace di più. Si chiama “estinzione”.

Significa: un comportamento ha bisogno di rinforzatori per essere alimentato, come il fuoco ha bisogno dell’ossigeno. Togli l'ossigeno e il fuoco si estinguerà. Non rinforzare mai il topolino quando preme la leva e il topolino smetterà di premerla. Questo metodo mi piace di più perché almeno mettiamo da parte le scariche elettriche, gli schiaffi, gli urlacci... Ma funzionerà? Ma quanto tempo ci vorrà prima che funzioni? E poi: in una gabbia, con un topo, è tutto più facile. Ma con Alessia e Luca sarà dura far finta di niente quando si comportano male aspettando che smettano di farlo. Ti ho chiesto quanto tempo ci vorrà prima che questo metodo funzioni, ma ora ti chiedo: tu quanto resisterai prima di perdere la pazienza?
Altre idee?

Penso che a nessuno verrà in mente di rinforzare il topolino quando preme la leva, perché questo aggraverebbe il nostro problema anziché risolverlo. Se gli diamo del cibo quando preme la leva, l’animale continuerà a premerla. Eppure quante volte, quando Alessia fa un capriccio al supermercato perché vuole un ovetto Kinder, la mamma di Alessia glielo compra per farla smettere? Quante volte il papà di Luca, per quieto vivere, gli lascia la Playstation?
Sembra che ci siamo cacciati in un vicolo cieco: o la scarica elettrica quando il povero topolino preme la leva, con tutta la sofferenza che questo si porta dietro; o aspettare che il topolino smetta da solo di premere la leva, con tutta la pazienza che questo comporta.

Come si esce da un vicolo cieco? Allargando il campo! Rompendo gli schemi!
Io ho detto che nella gabbia c’è una leva, ma chi ci impedisce di metterne un’altra?

Adesso, attenzione. L’obiettivo del mio esperimento è che il topolino non prema la prima leva. Allora io, tutte le volte che preme la seconda leva gli do un pezzetto di formaggio. L’animale premerà la seconda leva molto spesso, sarà contento di ricevere del cibo e avrà meno tempo per premere la prima leva. Avrà anche meno interesse a farlo. Questo metodo si chiama “rinforzamento differenziale” e la mamma di Alessia può uscire dagli schemi comprando un ovetto Kinder alla bambina quando se ne sta tranquilla mentre lei fa la spesa. Anche il papà di Luca può uscire dagli schemi: anziché concentrare tutta la sua attenzione sulla prima leva (Luca che scaraventa i libri per terra), lo rinforza quando preme la seconda e gli permette di nuovo di giocare con la Playstation quando il figlio si comporta in modo adeguato… sì sì, lo so già cosa state pensando: “Ma Luca non si comporta MAI in modo adeguato!” Già: questi sono gli scherzetti che ci fa la mente, la macchina delle parole che continua borbottare frasi negative frasi negative frasi negative… ascolta la tua mente, ringraziala per questi suoi giudizi, lascia che continui a parlare (le menti non stanno mai zitte) e tu intanto osserva Luca con attenzione alla ricerca dei momenti in cui non butta i libri per terra e si comporta meno peggio del solito. Quei momenti sono molto rari? Meglio! Come le pepite d’oro, più sono rari e più sono preziosi. Raccoglili.

Il paragone con il nostro malcapitato topolino finisce qui, perché con lui possiamo usare solo due leve. I topolini, infatti, per quello che ne sappiamo, non parlano. Di sicuro non parlano la nostra lingua. Ma Alessia e Luca sono capaci eccome di parlare. Questo significa che con loro abbiamo tre leve sulle quali far leva (mi scuso per il gioco di parole). La prima sono i comportamenti problematici: ignorali, per quanto possibile. Lasciali scorrere via come l’acqua dai tetti quando piove. La seconda sono i comportamenti positivi, o per lo meno quelli non troppo negativi: osservali, raccoglili, sottolineali, rinforzali. Più farai così e meno Alessia e Luca avranno tempo e interesse per continuare a premere la prima leva e a comportarsi male. La terza è il linguaggio. Lascia che parlino. Ascoltali.

Forse Alessia ti dirà: "Mamma, vorrei un ovetto Kinder". Se sarai molto brava ad ascoltarla, può addirittura darsi che ti dica: "Mamma, come stavo bene quando il mio fratellino non era ancora nato".
Forse Luca ti dirà: "Ma perché devo continuare ad andare in quella scuola di m***a?".

Spesso, noi esseri umani premiamo la prima leva quando non ci è permesso di premere la terza. Spesso facciamo capricci e sintomi quando non riusciamo ad esprimere con le parole i nostri bisogni e le nostre emozioni. Certo, lo so anch'io che a volte è difficile per una mamma sentir dire dalla figlia che non vorrebbe il fratellino ed essere capace di ascoltare questo desiderio e di comprenderlo. Ma noi esseri umani stiamo meglio quando ci è permesso di premere la terza leva e troviamo qualcuno disposto a raccogliere le nostre parole. Certo, lo so anch'io che sarà difficile, magari anche doloroso, per il papà di Luca, sentire il figlio che descrive la scuola come uno schifo. Ma è meglio esprimere con le parole un punto di vista anche estremo o scaraventare i libri per terra?
Quando, come spesso succede, i sintomi sono l'equivalente di una comunicazione che non ha trovato un canale per esprimersi, le parole diventano terapeutiche. Altrimenti perché, quando nessuno ci guarda e nessuno ci ascolta, teniamo un diario? Altrimenti perché gli psicoterapeuti aiutano i pazienti a ricostruire la loro storia e talvolta a metterla per iscritto?

Lascia che Alessia e Luca esprimano liberamente le loro emozioni; lascia che premano la terza leva…
Molti turisti, quando visitano il campanile di Giotto, si divertono a rovinarlo con dei graffiti. Un bel problema! Altro che capriccio! Questo è un comportamento vandalico che deturpa uno dei monumenti più belli del mondo. In questi casi non possiamo somministrare loro una scarica elettrica, ma possiamo fare una multa… oppure metterli in prigione… oppure…

L'opera di Santa Maria del Fiore ha avuto un'idea. Ha messo a punto una App che si chiama Autography e permette di graffittare in modo virtuale il campanile di Giotto, come vogliamo, dove vogliamo. È la terza leva: ognuno può esprimere quello che vuole senza bisogno di comportarsi in modo antisociale e rovinare un capolavoro. E tutti vengono rinforzati quando esprimono adeguatamente quello che hanno dentro: Autography archivia tutto, pubblica tutto e ognuno può mostrare agli amici e conservare per sempre il suo piccolo capolavoro, la sua personale emozione.
Io sono andato a vederli, questi graffiti virtuali. Uno, posto alla sommità del campanile, mi ha colpito molto. Dice: "463 scalini per urlare a tutta Firenze che ti amo!" È firmato IV B IPSIA. Immagino un diciassettenne innamorato che frequenta un istituto professionale e che forse non ha scritto una pagina memorabile della letteratura italiana. Forse non ha scritto una nuova "A Silvia", però non ha neppure imbrattato il campanile di Giotto, perché gli è stata offerta una possibilità alternativa di esprimere liberamente una sua emozione.

A volte, a proposito di "A Silvia" e di libera espressione delle emozioni, mi capita di domandarmi cosa sarebbe successo a Leopardi se avesse avuto il Prozac.

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30/10/2021

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‼️ SERATA GRATUITA PER APERTURA NUOVO SERVIZIO‼️

Il SERVIZIO SUSTREIA si “sdoppia”…e la nostra nuova sede sará CITTADELLA 😊

Come inizio abbiamo pensato di organizzare un incontro gratuito per:

🔎conoscere il territorio e i bisogni di chi ci vive,
👋🏻 farci conoscere,
dedicare una serata per parlare di temi a noi importanti☺️

PARLEREMO DI:
📌Principali difficoltà scolastiche
📌 Disturbi specifici dell’apprendimento
📌Aiutare i ragazzi in modo efficace
📌Promuovere l’autonomia
📌Autostima e Motivazione

‼️ VI ASPETTIAMO‼️

📆 QUANDO?
Martedì 9 Novembre ore 20e30

📍 DOVE?
IN PRESENZA: Presso Parrocchia del Pozzetto
Via Postumia di Ponente, 25

ONLINE: cliccando sul link di google meet (attivo solo martedì 7 novembre alle 20e30)
https://meet.google.com/vtt-djwu-ppr

PER INFORMAZIONI:
✉️ serviziosustreia@gmail.com
📞 340 4132126

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09/09/2021

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GRUPPI DI POTENZIAMENTO DI LETTURA, SCRITTURA E CALCOLO 💪

📌 PER CHI?
I percorsi sono rivolti a bambini e ragazzi della Scuola primaria e secondaria di primo grado.
Vengono organizzati gruppetti divisi per fasce di età 📝📚

📌 QUANDO?
Martedì e giovedì pomeriggio - fasce orarie da concordare

📍DOVE?
Patronato Redentore - Viale Fiume 65 (Este)

Per info:
Dott.ssa Valentina Formentin
📞 340 4132126
✉️ serviziosustreia@gmail.com

04/06/2021

Riflessioni di fine anno scolastico con i nostri ragazzi!🤩
Cosa ci viene più facile e in cosa invece ci alleneremo durante l'estate? 💪💪

31/05/2021

❓DIFFICOLTA' DI ATTENZIONE❓
❓PROBLEMI DI COMPORTAMENTO❓
Se il vostro bambino è molto iperattivo, si distrae facilmente e sembra non ascoltare, se è impulsivo e non rispetta i turni dei giochi, le regole della conversazione e ha difficoltà ad aspettare per la soddisfazione di un desiderio, volendo tutto e subito, e se questo si verifica nei vari contesti sociali compromettendo le sue relazioni con i coetanei e adulti di riferimento, allora un percorso di potenziamento dell'autoregolazione può essergli d'aiuto!
L'AUTOREGOLAZIONE è un insieme di capacità che permettono di organizzare in modo ottimale le risorse attentive, di pianificare efficacemente, di gestire le emozioni e di modulare il comportamento e la motricità.

📍Presso il Patronato Redentore, viale Fiume 65, Este (PD)
Per info e prenotazioni:
Dott.ssa Valentina Formentin
📞 340 4132126
✉️ serviziosustreia@gmail.com

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10/02/2021

❤️❤️

😔http://www.pernoiautistici.com/2020/12/lucio-moderato-e-morto-di-covid-un-lutto-enorme-per-gli-autistici-italiani/?fbcl...
11/12/2020

😔

http://www.pernoiautistici.com/2020/12/lucio-moderato-e-morto-di-covid-un-lutto-enorme-per-gli-autistici-italiani/?fbclid=IwAR00x-lteKF32FC3ewTFCzeX6ua9yTd-LE21y0k_mxRrWOEjT8XhRThJV4M

Lucio Moderato è morto di Covid. Un lutto enorme per gli autistici italiani E’ morto il professor Lucio Moderato. Il Covid se l’è portato via questa mattina. L’ho saputo ora da un messaggio del fratello Paolo, una settimana fa mi aveva dato la notizia della sua malattia: “Lucio è in UTI, ...

🌱 MINDFULNESS E DEFUSIONE DAI PENSIERI🌱🌸Durante la pratica Mindfulness è possibile ancorarsi al presente e notare cosa c...
30/09/2020

🌱 MINDFULNESS E DEFUSIONE DAI PENSIERI🌱

🌸Durante la pratica Mindfulness è possibile ancorarsi al presente e notare cosa ci sta accadendo nel qui e ora🌸

Prestiamo attenzione 👀e diventiamo più consapevoli delle nostre sensazioni corporee, delle nostre emozioni e anche dei nostri pensieri 🧠

Osservare i pensieri da una certa prospettiva ci consente di non esserne agganciati e di poter scegliere come agire liberamente 😊

Durante la pratica si possono immaginare i pensieri come delle foglie 🍃che scorrono su un fiume...ci passano davanti...li osserviamo...e siamo liberi di scegliere se dargli attenzione o no.

Indirizzo

Via Roma 58
Piombino Dese
35017

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00

Telefono

+39 340 413 2126

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