Pensieri e comportamento

Pensieri e comportamento In breve:
Psicologa con formazione Cognitivo Comportamentale, attiva per Padova e province limitrofe.

Sono una psicologa clinica e di comunità, con formazione specifica di tipo cognitivo comportamentale. Seguo disagi ansiosi, problematiche di coppia, problematiche relative a situazioni di instabilità umorale ed emozionale, disagi comportamentali e relazionali.

02/07/2024
03/09/2023
26/08/2023

Con overthinking si fa riferimento al pensare eccessivamente a qualcosa, in maniera ripetitiva e improduttiva.
Secondo le ricerche riportate dal seguente articolo, l’overthinking danneggerebbe la nostra sfera emotiva e la capacità di prendere decisioni, rendendoci meno fiduciosi e più in difficoltà.
Quando il pensare troppo è rivolto al passato, in psicologia si parla di “ruminazione”, ossia di quel processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero disfunzionale e maladattivo, che si focalizza principalmente sugli stati emotivi negativi interni e sulle loro conseguenze negative.
Quando il pensare troppo è rivolto al futuro, invece, si parla di “rimuginio”, ossia di quella forma di pensiero ripetitivo, astratto e privo di dettagli che spesso si accompagna alla focalizzazione di immagini relative ai possibili scenari ansiogeni. I pensieri, che si concentrano su contenuti catastrofici di eventi che potrebbero manifestarsi in futuro, sono vissuti come incontrollabili e intrusivi.
Visto che l’overthinking non è solo inutile, ma anche dannoso per il nostro benessere psicologico, è importante capire come funziona, riconoscerlo e imparare a fermarlo. L’articolo che presentiamo indica alcuni tra i possibili approcci.
Per approfondire 👇
https://www.stateofmind.it/2023/07/overthinking-pensare-troppo/

25/09/2021

Questo mese Nicolò Targhetta ci parla della paura di non essere adeguati, di non sentirsi all'altezza, di non fare le scelte corrette.
Una paura che puoi affrontare ... nel posto giusto.
Non è successo niente

- Quando potrò dire di essere salvo?
Quando potrò essere sicuro di essere al sicuro?
Di essere a posto. Coi conti in regola. La fedina pulita.
Ci sarà un giudice, un arbitro, una PEC, una carta bollata da qualche parte che dichiara che ho chiuso i contenziosi con la vita, che non ho carichi pendenti con l’universo, la sfiga, me stesso o dio. Un razzo di segnalazione sparato nel cielo che significa okay, adesso basta, hai fatto il tuo, tregua.
Quando comincerò a fare jogging come se non stessi scappando? Quando smetterò di sentirmi braccato da tutto, da tutti. A casa ho una confezione di Pan di Stelle che non apro da tre mesi. Sa quanti grassi saturi ci sono in un Pan di Stelle? E così, invece di godermi il fatto di poter trarre piacere spicciolo da una fonte accessibile di endorfine a basso costo, finisco braccato anche dai biscotti al cioccolato. E fossero solo quelli. Sono braccato dagli impegni, dalle ambizioni, dalle amicizie, dai sogni dove perdo le valige, da paure irrazionali, paure che non ha nessuno. Come la paura di morire, svegliarsi in un aldilà sui toni del grigio, illuminato da riflettori e sentirmi dire: “Grazie per la performance, le faremo sapere”. O la paura di essere all’altezza, di farcela, di riuscire a essere la versione migliore di me e scoprire che la versione migliore di me non mi piace, che mi pizzica sul collo come certi maglioni che mettevo da piccolo perché mamma diceva che stavo benissimo.
Su tutte, forse, la paura delle paure, quella che mi toglie il sonno, è di aver pasticciato troppo con la messa a fuoco e star guardando una vita tutta appannata solo perché adesso non so come rimetterla apposto. O, ancora peggio, che, nascosto da qualche parte, ci sia un libretto di istruzioni, che questo libretto di istruzioni un giorno salti fuori e scoprire così, come per il galeone dei Lego, che mi son perso un pezzo del timone all’inizio e adesso è troppo tardi e che per rimetterlo a posto bisogna distruggere tutto.
Cosa serve? Che devo fare? Me lo dica lei. Di cosa ho bisogno per essere sicuro di aver evitato il disastro? Quanta gente mi deve abbracciare, quante persone si devono congratulare, quanti complimenti, quanti soldi devo avere sul conto, quante epifanie devono centrarmi in fronte, quanto sesso, quanto amore devo grattare via dalle vite altrui, prima di poter finalmente ti**re un sospiro, rilassare le spalle e dire, eccomi qui, guardate un po’, finalmente non mi faccio più paura.
Chi devo salvare? Chi devo combattere? È una questione di volontariato, di giustizia sociale, di pozzi in Africa? Contro cosa devo vincere per avere una visione d’insieme, un valore standard, un mezzo di contrasto che mi faccia finalmente vedere dove sto io e dove sta la felicità? Che mi faccia capire quanto distante sono, quando manca ancora, quanto mi devo spostare perché mi centri in pieno un grande meteorite di serenità.
A meno che la strada non sia quella già tracciata? Il figlio, la casa, la Volvo. La strada che fanno tutti, la strada che ha portato mamma e papà all’infelicità più nera. Magari è quello il libretto di istruzioni, sicuramente è quello più venduto. E dove hanno sbagliato loro, magari riuscirò io.
È che svegliandomi la mattina, pigliando il treno, andando al lavoro, comprando bottigliette d’acqua in stazione, dicendo frasi come “finalmente arriva l’estate” oppure “fra un mese è Natale”, mi sento come se stessi facendo un compito in classe che nessuno si prenderà mai la briga di controllare. E allora che lo faccio a fare? Non sarebbe meglio uscire in giardino e passare quel che resta dell’ora sotto un albero a guardare il cielo? Ammesso che lì fuori, da qualche parte, ci sia rimasto un albero e non sia solo una grande aula, con sette miliardi di banchi e tutti chini su sette miliardi di compiti in classe. Forse dovrei essere più motivato. Ma poi penso che tutti i morti congelati sull’Everest erano una volta persone molto motivate, e perdo l’entusiasmo.
Io… io… ho bisogno di certezze, ecco cosa, di essere sicuro di stare dalla parte del giusto. Di stare vincendo o quantomeno pareggiando. Quante ultime parole devo avere per riuscire a capire il punteggio? Quanti gradini devo scalare, quanti calci in faccia devo dare, quante persone devo guardare dall’alto in basso o dal basso in alto? Quanto devo essere santo e quanto devo essere st***zo?
Insomma, quando sarò sicuro di avercela fatta?
- Mi faccia capire bene, lei è terrorizzato all’idea di stare sbagliando modo di approcciarsi alla vita, sbagliando modo di approcciarsi a se stesso, sbagliando modo di approcciarsi al futuro e alla quotidianità. Vuole ottenere un punteggio perfetto dalla vita o che la vita smetta di sbatterle in faccia insufficienze. Vuole non commettere errori. Ma non si può vivere la vita senza commettere errori. La vita è imperfetta e lei è imperfetto, i punteggi se li dia lei, se proprio ci tiene. E se crederà che abbiano valore, ce l’avranno. Ma non abbia paura di fare errori, non abbia paura di sbagliare. Perché a seconda del punto di vista che sceglierà o che gli altri sceglieranno per lei, in un modo o nell’altro, starà sempre sbagliando.
- Come fa a esserne sicuro?
- Be’, per cominciare questo è uno studio dentistico…

Scoperte delle anomalie nel cervello di coloro che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo, un problema psichiatrico c...
18/10/2020

Scoperte delle anomalie nel cervello di coloro che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo, un problema psichiatrico che può affliggere nel corso della vita circa una persona ogni 40. Inoltre, secondo uno studio dell'Università di Los Angeles la terapia cognitivo-comportamentale è in grado in 4 settimane di sedute non solo di aiutare i pazienti a controllare il disturbo, ma anche di normalizzare queste anomalie neurali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Brain Imaging and Behavior.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10221429218233664&id=1646274064

'Terapia della parola riduce sintomi e normalizza area neurale

03/06/2020

E se si potesse permettere a soggetti non vedenti di tornare a vedere qualcosa, come? Bypassando l'occhio e arrivando direttamente al cervello

27/05/2020

Il Volontariato degli Psicologi: gratuito può anche significare "fuori luogo, inopportuno"
Di Giuseppe Fucilli

Il collega Fucilli assume il vertice dello psicologo dirigente della ASL E' un vertice parziale certo, che andando nel dettaglio non in tutto condivido.

Ma la sua analisi ha il pregio di essere molto lucida, molto comprensibile e molto "dura".

E' Per questo, per stimolare un dibattito vero, che mi fa piacere condividerla.

Anche i liberi professionisti debbono imparare che esiste un sistema e con il sistema occorre rapportarsi correttamente se si vuole portare a casa qualche risultato.

Attorno al volontariato degli psicologi nell'epidemia da Coronavirus avrei un'osservazione: quando si propone un confronto con il volontariato di altre figure sanitarie non considera un aspetto a mio avviso rilevante.

Rilevante per spiegare perchè gli psy non solo non sono stati pagati ma soprattutto non vedono riconosciuto il loro sforzo neanche dalle scelte del governo (che quando progetta e rifinanzia il SSN si dimentica di noi!).

I volontari che hanno fruito di un congruo rimborso spese sono andati a rinforzare i servizi ospedalieri che erano impegnati nel fronteggiare il Covid-19. Non si sono inventati nuovi presidi sanitari. Si sono integrati con quelli esistenti.

E non poteva che andare così.

Anche i volontari degli alpini, quelli venuti da Cuba, dall'Albania (davvero commoventi nel loro dividere il poco che hanno) di Emergency, ecc. Tutti si sono integrati organizzativamente con i servizi esistenti e hanno potuto svolgere il loro "parziale" contributo proprio perchè integrati con lo sforzo del lavoro totale.

Non è che uno va in una qualsiasi zona colpita da epidemia, si apre una tenda da triage, piazza un ospedale da campo e offre dei posti letto di terapia intensiva. Se fai così al massimo ti arrestano per occupazione di luogo pubblico, o perchè diventi un intralcio al sistema delle cure.

Gli psy, con le loro iniziative "private" si sono mossi paradossalmente in questo modo. Non hanno ritenuto di doversi integrare (e di implementare) lo sforzo operativo dei servizi di psicologia esistenti nel territorio (Serv. Sanitario, Servizi Sociali, ecc.).

Hanno messo su una serie abbastanza scoordinata di offerte di servizio psy. Cui peraltro non corrisponde un'attenta analisi della reale necessità ed opportunità di quello specifico intervento.

Parlerei in questo caso più che mai di offerta di servizi "gratuita". Nel senso meno bello che il termine ha in italiano, come spesso sottolineo gratuito vuol anche significare "fuori luogo, inopportuno".

Ora, io penso che sicuramente una domanda - ed uno specifico mandato sociale - per l'intervento psy per fronteggiare la pandemia ci sia stato c'è e ci sarà.

Ma purtroppo offrire una valanga di servizi sconnessi con gli operatori delle ASL (parlo per me, in questo caso) ha disorientato chi vi lavora. Anche io ho continuato a lavorare (via telefono) ma non in specifici servizi rivolti all'emergenza.

Molti colleghi hanno offerto -entro le strutture sanitarie in cui operano- servizi di consulenza psy per fronteggiare le conseguenze della pandemia rivolta ad operatori e/o ad utenti di vari target. Ecco, quelli si son visti affiancare poi una pletora di servizi telefonici offerti gratuitamente e con l'avallo organizzativo dell'Ordine. Ma senza il benchè minimo collegamento con loro.

Ovviamente questo significa che la domanda che ha fondato quei servizi di consulenza telefonica sia quella degli psicologi di lavorare. Non quella dei pazienti (rivolta come tutte le altre al SSN, entro un sistema, una rete di servizi che si inviano a loro volta i pazienti coordinando tra loro gli interventi di diversa natura).

Manca quindi totalmente una committenza pubblica (che rispondesse, facendola propria, a quella domanda) che chiedesse a noi per primi (che già ci lavoriamo) e quindi a dei volontari (essendo esiguo il numero degli psicologi già prima di dover far fronte all'emergenza della pandemia) di offrire un servizio sanitario per ben precisi e gravi problemi (integrandosi con i servizi esistenti).

Questa è la differenza con i "volontari" pagati (sia pur con forma di rimborso spese).

Manca quindi il riconoscimento dei problemi psy che la pandemia comporta.

Manca il riferimento a professionisti psicologi (operanti in specifici e ben determinati Servizi) per trattare quei problemi.

L'offerta di interventi "a latere", se non proprio in modo sconnesso o addirittura concorrenziale all'offerta di servizi del "pubblico" non può che avere una conseguenza curiosa: avranno pensato che se "quelli se la cantano e se la suonano da soli" non vediamo perchè dovremmo spendere un euro per trattare i problemi che vedono solo loro (a parte il peso elettorale che potrebbero avere se fossero coesi, ma non lo sono!).

Quando si disegnano i servizi (per esempio con l' "Atto Aziendale" si disegnano tutti i servizi sanitari garantiti da un'ASL; l'Atto viene avallato dall' Ente Regione) le diverse parti del Serv. San. Regionale sono in ovvia concorrenza tra loro per dividersi le risorse. Lo sono anche le diverse branche della medicina e i diversi territori. Ognuno ha non solo la naturale tendenza ad enfatizzare l'importanza del servizio che lui offre (e dei problemi che tratta) ma anche il legittimo interesse ad "imporne" la rilevanza "sugli altri". Occorre tenere conto che chi prende di fatto queste decisioni è un organo sia tecnico (da cui siamo per lo più assenti) che politico.

Se un servizio, o una professione, vuole veder ampliato il proprio spazio di intervento (in concorrenza, quindi togliendo risorse agli altri!) deve quindi aver dimostrata evidenza della rilevanza sia qualitativa che quantitativa del problema da lui trattato (e casomai anche dell'efficacia della risposta sanitaria da lui disposta).

Ora, secondo il proliferare di iniziative, per di più disgiunte da chi opera nei servizi pubblici, e orientata ad offrire una vasta gamma di tipologie di intervento, ci ha aiutato?

Ha aiutato i servizi pubblici del SSN in generale (intendo nel loro insieme)?

Avrebbe potuto essere così, se si fossero mossi (e forse in alcuni territori è avvenuto, .....forse!) in risposta ad una pressante urgenza sanitaria "avvertita" dai committenti (gli altri servizi sanitari sul territorio, per esempio un medico di base).

Quindi, secondo voi..... se io entro in una casa senza il permesso del proprietario e mi metto a ristrutturarne le mura, a gusto mio, posso meravigliarmi se poi non mi vogliono pagare?

02/05/2020

L’improvviso isolamento di milioni di persone potrebbe avere serie conseguenze sulla salute mentale. Una situazione senza precedenti che gli psicologi stanno già studiando.

Indirizzo

Piove Di Sacco
35028

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