Dott.ssa Simona Menichetti

Dott.ssa Simona Menichetti Psicologa Psicoterapeuta ad indirizzo psicologia psicoanalitica del Sè, Mindfulness Counselor.

Master in Psicotraumatologia Clinica del trauma complesso, EMDR I e II livello. Offro un clima relazionale di accoglienza alla persona nella sua totalità.

Quando il bambino diventa il contenitoreLa richiesta implicita di un genitore al figlio di prendersi cura dei propri bis...
12/02/2026

Quando il bambino diventa il contenitore

La richiesta implicita di un genitore al figlio di prendersi cura dei propri bisogni emotivi – ciò che in clinica viene definito parentificazione emotiva o inversione di ruolo – rappresenta una configurazione relazionale silenziosa ma profondamente strutturante. Non si tratta necessariamente di un abuso manifesto, bensì di una distorsione della funzione regolativa primaria: il bambino, invece di essere regolato, diventa regolatore.

Secondo Ed Tronick, lo sviluppo emotivo nasce all’interno di una regolazione diadica fatta di sintonizzazioni, rotture e riparazioni continue. Quando il caregiver non riesce a contenere i propri stati affettivi e utilizza implicitamente il bambino per stabilizzarsi, la regolazione perde reciprocità. Il bambino sviluppa precocemente competenze di monitoraggio dell’altro, ma a scapito della differenziazione dei propri stati interni. L’iperadattamento diventa una strategia di sopravvivenza relazionale.

Nel pensiero intersoggettivo di Jessica Benjamin, la crescita psichica richiede il passaggio dalla complementarità alla reciprocità riconoscente: il bambino deve essere riconosciuto come soggetto tra soggetti. Quando il genitore si appoggia emotivamente al figlio, la relazione si irrigidisce in una complementarità asimmetrica: uno ha bisogno, l’altro deve rispondere. Il bambino rinuncia a parti della propria soggettività per preservare il legame, compromettendo la futura capacità di stare in relazioni simmetriche e di mantenere il senso di sé nel conflitto.

Nel filone relazionale, Lewis Aron descrive il trauma come potenzialmente strutturale e intersoggettivo: non un evento eclatante, ma una configurazione stabile di non reciprocità. Il sacrificio del Sé autentico diventa necessario per garantire la continuità del legame. L’identità si organizza attorno alla funzione, più che al desiderio.

È qui che possiamo introdurre il concetto di adattamento patologico, formulato da Joseph D. Lichtenberg e sviluppato nel contesto della psicoanalisi relazionale e motivazionale (Lichtenberg, Lachmann & Fosshage, 1992). L’adattamento patologico non è un fallimento evolutivo in senso deficitario, ma un adattamento riuscito a condizioni relazionali disturbate. Il bambino sviluppa modalità efficaci per mantenere il legame in un ambiente emotivamente non regolante, ma tali modalità diventano rigide e limitanti nel corso della vita.

Le due principali ripercussioni sull’individuo sono:
1. Compromissione della soggettività
Il Sé si struttura intorno alla funzione di cura e regolazione dell’altro. I propri bisogni vengono disconosciuti o percepiti come illegittimi. Questo può tradursi in difficoltà a chiedere aiuto, senso di colpa nel dipendere, tendenza a relazioni asimmetriche. La persona esiste nella misura in cui è necessaria.
2. Vulnerabilità depressiva o dissociativa
Quando la funzione adattiva non è più richiesta o non regge, può emergere un senso di vuoto, inutilità o collasso narcisistico. In linea con Bromberg, parti del Sé autentico possono rimanere dissociate (“non-me”), mentre in chiave kohutiana si può osservare una fragilità della coesione del Sé che espone a stati depressivi. La depressione può allora rappresentare l’esaurimento di un’organizzazione costruita per sostenere l’altro più che per vivere sé stessi.
Per Philip Bromberg, infatti, la mancata possibilità di esprimere la propria esperienza soggettiva conduce alla formazione di stati del Sé separati. Il bisogno personale viene sacrificato per preservare la relazione. Per Heinz Kohut, invece, l’assenza di adeguate funzioni di oggetto-Sé – rispecchiamento, idealizzazione, gemellarità – costringe il bambino a sostenere una coesione narcisistica precaria attraverso l’iperresponsabilità.
In questo continuum teorico emerge un filo comune: l’adattamento è reale, spesso brillante, talvolta socialmente premiato. Ma è un adattamento costruito su una rinuncia precoce alla reciprocità originaria. La parentificazione emotiva può produrre adulti competenti, empatici e affidabili; tuttavia, sotto questa competenza può permanere la difficoltà a percepirsi come soggetti degni di cura indipendentemente dalla funzione svolta.



Bibliografia essenziale
• Aron, L. (1996). A Meeting of Minds: Mutuality in Psychoanalysis. The Analytic Press.
• Benjamin, J. (1988). The Bonds of Love. Pantheon.
• Benjamin, J. (2004). Beyond Doer and Done To. The Psychoanalytic Quarterly, 73.
• Bromberg, P. M. (2011). The Shadow of the Tsunami. Routledge.
• Kohut, H. (1971). The Analysis of the Self. International Universities Press.
• Kohut, H. (1977). The Restoration of the Self. International Universities Press.
• Lichtenberg, J. D., Lachmann, F. M., & Fosshage, J. L. (1992). Self and Motivational Systems. Analytic Press.
• Tronick, E. Z. (2007). The Neurobehavioral and Social-Emotional Development of Infants and Children. Norton.

Foto: Guido Reni (1575-1642) - Studio del volto di un bambino visto di profilo - disegno gesso rosso e carboncino -
Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires (Argentina)

Lutto, sistema nervoso e vago dorsaleQuando la perdita diventa trauma per il corpoIntroduzioneIl lutto non è solo un’esp...
10/02/2026

Lutto, sistema nervoso e vago dorsale

Quando la perdita diventa trauma per il corpo

Introduzione

Il lutto non è solo un’esperienza emotiva: è un evento neurofisiologico profondo che coinvolge l’intero sistema nervoso. La perdita di una persona significativa modifica il respiro, il sonno, la digestione, il ritmo cardiaco e la percezione del tempo. Il corpo, prima ancora della mente, deve riorganizzarsi attorno all’assenza.

Esistono però forme di perdita in cui questo processo naturale viene interrotto. Quando la morte avviene in modo improvviso, violento, inatteso o privo di spiegazioni, il dolore non ha il tempo di dispiegarsi gradualmente. In questi casi si parla di lutto traumatico.

Nel lutto traumatico non viene meno soltanto una persona amata: viene meno anche il senso di sicurezza di base. Il sistema nervoso registra la perdita come una minaccia estrema, qualcosa di irreparabile e incontrollabile. La reazione non è solo tristezza, ma disorganizzazione.



Cos’è il lutto traumatico

Il lutto traumatico si verifica quando la perdita:
• è improvvisa o scioccante
• avviene in condizioni di impotenza
• è accompagnata da immagini intrusive o informazioni frammentarie
• rompe bruscamente la continuità della vita quotidiana

In queste situazioni, la persona può sentirsi stordita, irreale, separata dal proprio corpo, incapace di piangere o, al contrario, travolta da ondate emotive ingestibili. Non si tratta di un lutto “sbagliato” o “mal elaborato”, ma di un lutto in cui il corpo è stato traumatizzato dalla perdita stessa.



Il sistema nervoso di fronte alla perdita

Secondo la teoria polivagale di Stephen Porges, il sistema nervoso autonomo valuta costantemente se l’ambiente è sicuro. Questa valutazione, chiamata neurocezione, avviene al di sotto della coscienza.

Nel lutto traumatico, la perdita viene percepita come:

“Pericolo senza possibilità di risposta.”

Quando non è possibile reagire, comprendere o prevenire, il sistema nervoso può attivare una risposta di immobilizzazione protettiva: il vago dorsale, una via parasimpatica antica deputata alla sopravvivenza in condizioni estreme.



Vago ventrale e vago dorsale: due parasimpatici diversi

La teoria polivagale distingue due modalità parasimpatiche profondamente diverse.

Il vago ventrale è associato alla sicurezza, alla connessione e alla regolazione. Permette di sentire le emozioni senza esserne travolti, di stare in relazione, di integrare il dolore nel tempo.

Il vago dorsale, invece, è una risposta di emergenza. Riduce l’energia, rallenta il corpo, attenua la percezione emotiva e sensoriale. È lo stato che dice:

“Mi spengo per sopravvivere.”

Nel lutto traumatico, questa risposta non è rara né patologica: è una strategia biologica di protezione.



Quando il parasimpatico diventa “disfunzionale”

Spesso si parla di “parasimpatico disfunzionale” riferendosi a stati di estrema stanchezza, apatia, ipotensione o spegnimento emotivo. In realtà, nella maggior parte dei casi, ciò che viene osservato è una dominanza vagale dorsale o una difficoltà ad accedere al vago ventrale.

Il corpo non è in calma: è in ritiro.
Non è in riposo: è in collasso controllato.



Segnali corporei nel lutto traumatico

Corpo
• pesantezza o rigidità
• freddo interno
• bisogno di immobilità
• postura chiusa

Cuore e respiro
• battito rallentato o irregolare
• respiro superficiale
• capogiri o sensazione di svenimento

Emozioni
• anestesia emotiva
• tristezza senza lacrime
• senso di vuoto o irrealtà

Relazione
• ritiro sociale
• difficoltà a parlare della perdita
• evitamento dello sguardo

Questi segnali non indicano che il lutto sia “bloccato”, ma che il sistema nervoso sta cercando di contenere un dolore percepito come intollerabile.



Un equivoco frequente

Nel lutto traumatico, l’assenza di reazioni emotive evidenti viene spesso interpretata come negazione o freddezza. In realtà, lo spegnimento è spesso il segno di una protezione profonda.

Il dolore non è assente: è tenuto a distanza.



L’obiettivo: tornare gradualmente al vago ventrale

Il lavoro nel lutto non consiste nel “reagire” o nel tornare rapidamente alla normalità, ma nel ricostruire sicurezza. Solo in uno stato vagale ventrale il dolore può emergere a ondate, essere pianto, condiviso e integrato senza travolgere.

Il percorso non è lineare. Spesso avviene per oscillazioni:
vago dorsale → simpatico → vago ventrale



Uscire dal vago dorsale senza forzare

Il vago dorsale non va combattuto. Va accompagnato.

Il principio guida è semplice:

La sicurezza precede l’attivazione.



Esercizi corporei delicati nel lutto

Orientamento

Apri lentamente gli occhi e nomina:
• tre cose che vedi
• due suoni che senti
• un contatto corporeo

⏱️ 1 minuto



Micro-movimento

Senza scopo, senza sforzo:
• muovi le dita dei piedi
• dondola leggermente il busto
• stiracchiati come al risveglio



Respiro permissivo

Una mano sul torace, una sull’addome.
Osserva dove arriva il respiro.
Non correggerlo.



Calore e contenimento
• coperta pesante
• mani sull’addome o sul cuore
• doccia tiepida

Il peso rassicura il sistema nervoso.



Voce e suono
• canticchia
• mormora
• sospira a voce
• vocalizza “mmmm”

La voce può precedere le parole.



Segnali di integrazione del lutto

Non euforia, ma:
• pianto che porta quiete
• ricordi che non collassano
• calore nel petto
• desiderio di contatto umano

Il lutto non si supera: si integra nel corpo.



Conclusione

Nel lutto traumatico il corpo non è rotto.
Sta facendo l’unica cosa possibile per sopravvivere all’irreparabile.

Riconoscere il ruolo del sistema nervoso permette di smettere di colpevolizzarsi, rispettare i tempi biologici e creare micro-spazi di sicurezza in cui la vita possa, lentamente, tornare a scorrere accanto all’assenza.



Riferimenti bibliografici
• Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory. Norton.
• Porges, S. W. (2021). Polyvagal Safety. Norton.
• Ogden, P., Minton, K., Pain, C. (2006). Trauma and the Body. Norton.
• van der Kolk, B. (2014). The Body Keeps the Score. Viking.
• Schore, A. N. (2012). The Science of the Art of Psychotherapy. Norton.
• Bowlby, J. (1980). Loss: Sadness and Depression. Basic Book

Le vie vagaliCome il nervo vago regola sicurezza, attivazione ed equilibrio del corpoIntroduzioneIl nervo vago è il prin...
09/02/2026

Le vie vagali

Come il nervo vago regola sicurezza, attivazione ed equilibrio del corpo

Introduzione

Il nervo vago è il principale canale di comunicazione tra corpo e cervello. Attraverso di lui passano informazioni fondamentali sullo stato di sicurezza o pericolo dell’organismo. Non regola solo funzioni fisiologiche come il battito cardiaco o la digestione, ma organizza l’esperienza emotiva, la capacità di stare in relazione e la risposta allo stress.

Comprendere il funzionamento delle vie vagali permette di leggere molti stati corporei ed emotivi non come “problemi psicologici”, ma come assetti neurofisiologici adattivi.



Il sistema nervoso autonomo

Il sistema nervoso autonomo regola tutte le funzioni involontarie dell’organismo ed è composto da due grandi rami:
• Sistema simpatico: attivazione, mobilizzazione, risposta allo stress
• Sistema parasimpatico: riposo, recupero, conservazione dell’energia

Per lungo tempo il parasimpatico è stato considerato un sistema unitario. La teoria polivagale di Stephen Porges ha invece mostrato che esistono due vie parasimpatiche vagali, profondamente diverse per funzione ed effetti.



Le due vie del nervo vago

Vago ventrale

Il vago ventrale è filogeneticamente più recente ed è associato alla regolazione fine e alla sicurezza.

Funzioni principali
• Regolazione del battito cardiaco
• Coordinazione tra respiro e cuore
• Supporto alla digestione
• Integrazione emotiva
• Comunicazione sociale (voce, mimica, sguardo)

Quando il vago ventrale è attivo, il corpo si trova in uno stato di calma vigile: rilassato ma presente.

Esperienza soggettiva

“Sono calmo, sento, posso stare in contatto.”



Vago dorsale

Il vago dorsale è filogeneticamente più antico ed entra in funzione in condizioni percepite come estreme.

Funzioni principali
• Riduzione dell’energia metabolica
• Rallentamento cardiaco
• Inibizione della digestione
• Attenuazione della percezione sensoriale ed emotiva

È una risposta di immobilizzazione protettiva, non uno stato di benessere.

Esperienza soggettiva

“Mi spengo per proteggermi.”



La gerarchia delle risposte autonomiche

Secondo la teoria polivagale, il sistema nervoso segue una gerarchia:
1. Vago ventrale → sicurezza e connessione
2. Simpatico → attivazione e difesa
3. Vago dorsale → immobilizzazione e spegnimento

Il passaggio da uno stato all’altro non è volontario, ma guidato dalla neurocezione, una valutazione inconscia di sicurezza o pericolo.



Quando l’equilibrio vagale si perde

Si parla spesso di “disfunzione vagale”, ma nella maggior parte dei casi non si tratta di un nervo che non funziona, bensì di:
• predominanza cronica del simpatico (iperattivazione)
• accesso frequente o prolungato al vago dorsale (spegnimento)
• difficoltà ad attivare il vago ventrale

Il problema non è l’attivazione di uno stato, ma la perdita di flessibilità.



Segnali corporei dei diversi assetti vagali

Vago ventrale – sicurezza
• respiro profondo e spontaneo
• battito cardiaco flessibile
• calore alle estremità
• digestione attiva
• emozioni tollerabili
• desiderio di contatto

Simpatico – allerta
• tachicardia
• respiro corto
• tensione muscolare
• agitazione mentale

Vago dorsale – spegnimento
• stanchezza profonda
• freddo interno
• pesantezza corporea
• apatia
• nebbi a mentale

Un errore comune è confondere lo spegnimento dorsale con la calma: la differenza fondamentale è la presenza di vitalità.



Ristabilire l’equilibrio e la sicurezza del vago

Il vago ventrale si attiva solo in condizioni percepite come sicure. L’obiettivo non è forzare il rilassamento, ma costruire segnali di sicurezza per il sistema nervoso.



Pratiche per favorire la regolazione vagale

1. Orientamento

Guardarsi intorno e riconoscere l’ambiente aiuta il sistema nervoso a uscire da stati difensivi.

Esercizio
• Nomina 3 cose che vedi
• 2 suoni che senti
• 1 contatto corporeo



2. Micro-movimento

Il vago ventrale ama il movimento lieve e non prestazionale.

Esempi
• muovere lentamente le dita
• oscillare il busto
• stiracchiarsi dolcemente



3. Respiro non forzato

Il respiro va osservato, non controllato.

Indicazione
• lascia che l’espirazione si allunghi spontaneamente
• anche un sospiro è sufficiente



4. Voce e suono

Il nervo vago innerva gola e orecchio medio.

Aiuta
• canticchiare
• mormorare
• sospirare a voce
• vocalizzare “mmmm”



5. Calore e peso

Il calore e la pressione profonda sono potenti segnali di sicurezza.

Utili
• coperte pesanti
• mani sull’addome o sul petto
• doccia tiepida



Segnali di riequilibrio vagale

Non euforia, ma:
• respiro che si muove
• sospiro spontaneo
• sbadiglio
• calore diffuso
• maggiore presenza

La regolazione è graduale e oscillante, non immediata.



Conclusione

Le vie vagali non sono un meccanismo da controllare, ma un sistema da ascoltare.
Il nervo vago non chiede di essere forzato, ma di essere rassicurato.

L’equilibrio non nasce dall’eliminazione dello stress, ma dalla capacità del sistema nervoso di tornare alla sicurezza dopo l’attivazione.



Riferimenti bibliografici
• Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory. Norton.
• Porges, S. W. (2021). Polyvagal Safety. Norton.
• Ogden, P., Minton, K., Pain, C. (2006). Trauma and the Body. Norton.
• van der Kolk, B. (2014). The Body Keeps the Score. Viking.
• Schore, A. N. (2012). The Science of the Art of Psychotherapy. Norton.
• Siegel, D. J. (2020). The Developing Mind. Guilford Press.

Nella Self Psychology, Heinz Kohut attribuisce un ruolo centrale allo sguardo materno nello sviluppo del Sé del bambino....
08/02/2026

Nella Self Psychology, Heinz Kohut attribuisce un ruolo centrale allo sguardo materno nello sviluppo del Sé del bambino. Non si tratta semplicemente di vedere, ma di essere visti in modo empatico e vitale. È attraverso questa esperienza che il bambino costruisce il nucleo del Sé grandioso, ossia quel senso primario di valore, vitalità e legittimità dell’esistere che, se adeguatamente rispecchiato, potrà trasformarsi in una sana autostima adulta.

Kohut descrive questa funzione con un’immagine diventata celebre: il “luccichio negli occhi della madre”. Lo sguardo materno, carico di piacere, interesse e orgoglio, funge da specchio emotivo per il bambino. Quando il bambino si manifesta, si espone, mostra se stesso, e trova nello sguardo dell’altro una risposta viva e partecipe, interiorizza l’esperienza di essere degno di attenzione e di ammirazione.

Nell’opera fondamentale The Analysis of the Self (1971), Kohut scrive:

“…the gleam in the mother’s eye, which mirrors the child’s exhibitionistic display, confirms the child’s self-esteem and, by a gradually increasing selectivity of these responses, begins to channel it into realistic directions.”
(Kohut, 1971, p. 116)

In questo passaggio Kohut chiarisce che il luccichio negli occhi della madre non alimenta una grandiosità patologica, ma svolge una funzione evolutiva essenziale: confermare il Sé nascente, permettendogli di strutturarsi. Solo in un secondo momento, grazie alla gradualità e alla modulazione delle risposte dell’oggetto-sé, questa grandiosità primaria verrà trasformata in ambizione realistica, fiducia in sé e capacità di autoregolazione.

L’assenza di questo rispecchiamento — uno sguardo vuoto, indifferente o intrusivo — priva il bambino di un’esperienza fondante: quella di sentirsi visto con gioia. Secondo Kohut, molte fragilità narcisistiche dell’adulto trovano origine proprio in un fallimento precoce di questa funzione di mirroring. Il soggetto continuerà allora, nella vita adulta, a cercare negli altri quello sguardo mancante, non per vanità, ma per colmare una ferita strutturale del Sé.

In questa prospettiva, lo sguardo diventa un atto costitutivo, non un semplice comportamento. È attraverso il luccichio negli occhi dell’altro che il bambino sente, per la prima volta, che il suo esistere ha un valore.



Riferimento bibliografico

Kohut, H. (1971). The Analysis of the Self: A Systematic Approach to the Psychoanalytic Treatment of Narcissistic Personality Disorders. New York: International Universities Press.

L’occhio non è solo un organo: è una soglia. È il punto in cui il mondo entra in noi e, allo stesso tempo, da cui noi us...
05/02/2026

L’occhio non è solo un organo: è una soglia. È il punto in cui il mondo entra in noi e, allo stesso tempo, da cui noi usciamo verso il mondo. Attraverso quella piccola sfera passano la luce, sì, ma anche l’esperienza, la memoria, il desiderio, la paura. L’occhio riceve, ma soprattutto interpreta. Lo sguardo non coincide con l’occhio: abita l’occhio. Lo sguardo è intenzione, è presenza, è ciò che scegliamo — o non riusciamo — a vedere. Due occhi possono vedere la stessa scena; due sguardi, mai. Si può amare attraverso l’occhio, perché l’amore spesso nasce prima di una parola, in un fermarsi, in un indugiare, in un riconoscersi. Lo sguardo che ama non prende, accoglie; non invade, resta. E si può essere tristi, arrabbiati, distanti, vicini, senza dire nulla. Gli occhi tradiscono ciò che la bocca difende: la tristezza abbassa lo sguardo o lo rende immobile; la rabbia lo irrigidisce; la distanza lo svuota; la vicinanza lo scalda. A volte gli occhi parlano proprio quando cerchiamo di farli tacere. Per questo diciamo “guardami” quando vogliamo essere visti davvero: non significa “usa gli occhi”, ma incontrami. L’occhio è carne; lo sguardo è relazione.

Il PTSD da lutto, spesso chiamato lutto traumatico o disturbo da lutto prolungato, si verifica quando la perdita di una ...
25/01/2026

Il PTSD da lutto, spesso chiamato lutto traumatico o disturbo da lutto prolungato, si verifica quando la perdita di una persona cara avviene in circostanze traumatiche, come violenza, incidenti o suicidio. È distinto dal lutto “tipico” ed è caratterizzato da una complessa interazione tra sintomi di trauma e di elaborazione del lutto.

Ecco come viene descritto il PTSD da lutto:

Rivivere in modo intrusivo la perdita traumatica:
Le persone possono avere ricordi intrusivi, flashback o incubi legati alla sofferenza o alla morte della persona amata. Queste esperienze possono essere così intense da far sentire come se si stesse rivivendo l’evento.

Evitamento e intorpidimento emotivo:
È frequente la tendenza a evitare tutto ciò che ricorda la persona scomparsa o le circostanze della sua morte, inclusi luoghi, eventi o persino pensieri ed emozioni. Questo evitamento può portare a isolamento sociale e a una sensazione di distacco o anestesia emotiva.

Iperattivazione e reattività aumentata:
Sintomi come facile sobbalzo, sentirsi costantemente in allerta o ipervigili, irritabilità, scoppi d’ira, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno sono comuni. Il sistema nervoso rimane in uno stato di allarme continuo, sempre alla ricerca di minacce.

Alterazioni negative dell’umore e della cognizione:
Possono includere pensieri negativi persistenti su se stessi o sul mondo, un senso di colpa eccessivo o la tendenza a dare colpa a sé o ad altri per la morte, perdita di interesse per attività un tempo piacevoli, difficoltà a provare emozioni positive e una profonda sensazione di mancanza di senso senza la persona amata.

Impatto sul processo di elaborazione del lutto:
Il PTSD può interferire con il naturale percorso del lutto, rendendo difficile integrare la perdita e andare avanti. Può prolungare un dolore intenso, causando una sofferenza significativa e una compromissione del funzionamento nella vita quotidiana.

È importante riconoscere che, sebbene il lutto sia una risposta naturale alla perdita, quando si intreccia con elementi traumatici può manifestarsi con sintomi simili al PTSD, richiedendo approcci terapeutici specifici. È fondamentale chiedere aiuto se il dolore diventa troppo opprimente.

Fonte: https://www.facebook.com/share/p/181Y35swV2/?mibextid=wwXIfr

Un piccolo dono,una ruota che continua a girarenel suo nome.Ogni gesto, anche il più piccolo,muove il mondo un po’ di pi...
08/11/2025

Un piccolo dono,
una ruota che continua a girare
nel suo nome.

Ogni gesto, anche il più piccolo,
muove il mondo un po’ di più,
porta calore dove il freddo era rimasto,
e trasforma il ricordo
in un sorriso che non smette di vivere.

Un piccolo dono,
per far girare ancora quella ruota
che parla di lui,
e di tutto l’amore che resta.

In suo ricordo, continuiamo il viaggio.

L’intero ricavato sarà devoluto all’associazione Motociclisti Incolumi https://www.motociclisti-incolumi.com/chi-siamo/ che da anni lavorano sul progetto Una mano contro i guard rail ghigliottina. Vi aspettiamo ♥️ Grazie

16/08/2025
30/01/2022

“Lo psicoanalista dovrebbe ripromettersi di raggiungere uno stato mentale tale da sentire, ad ogni seduta, di non aver mai visto prima quel paziente. Se sente di averlo già visto, sta trattando il…

01/11/2021
Ciò che siamo dentro di noi è parte di un tutto universale, di una energia che tutto pervade, tutto comprende, tutto gov...
26/10/2021

Ciò che siamo dentro di noi è parte di un tutto universale, di una energia che tutto pervade, tutto comprende, tutto governa. Dunque se il nostro sè energetico (qualcuno lo chiama spirito), che è il vero sè, è in conflitto con la parte fenomenica (ovvero la parte assoggettata ai sensi) di noi stessi, noi non potremo mai essere in armonia, non potremo mai essere sereni, felici.
(Dal web)

Indirizzo

Corso Italia 178
Pisa
56100

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