23/01/2026
Quante volte sentiamo frasi:
“I ragazzi oggi non hanno valori.”
“Ai miei tempi era diverso.”
“Ie generazioni di oggi non capiscono niente.”
Sono frasi che sentiamo spesso.
Frasi che sembrano spiegare tutto.
E invece, spiegano molto poco.
Con queste parole etichettiamo intere generazioni,
riduciamo la complessità dello sviluppo umano
e spostiamo la responsabilità educativa su chi, per definizione,
ha ancora il diritto di crescere, sbagliare, sperimentare, essere sostenuto.
Ogni generazione cresce in un mondo diverso.
Con stimoli diversi.
Con fragilità diverse.
Con strumenti diversi.
Con adulti diversi.
Se qualcosa “non funziona” oggi nell’educazione,
forse la domanda non è:
“Cosa c’è che non va nei ragazzi di oggi?”
ma piuttosto:
“Che tipo di relazione educativa stiamo offrendo?”
Perché educare non è giudicare.
Non è rimpiangere il passato.
Non è delegare ad altri (alla scuola, al web, alla società).
Educare è:
– assumersi una responsabilità adulta
– costruire contesti sicuri
– saper contenere, non solo correggere
– ascoltare, non solo spiegare
– sostenere, non solo pretendere
– mettersi in discussione.
Se c’è un “fallimento” educativo,
non è il fallimento di una generazione.
È il fallimento di una comunità educante che ha smesso di interrogarsi.
La vera rivoluzione educativa non è cambiare i ragazzi.
È cambiare lo sguardo degli adulti