09/06/2022
Innumerevoli volte mi è capitato di ascoltare, il consiglio di "far sperimentare al bambino la frustrazione" per aiutarlo nella crescita.
Psicologi, educatori, insegnanti, parenti e conoscenti a più riprese tirano in ballo la questione della frustrazione per rafforzare la convinzione che "tenere il pugno di ferro" significa sostenere l'autonomia del bambino.
"Se lo accontenti sempre non crescerà mai"
"Devi fargli bramare il seno, devi farlo aspettare"
"Così lo vizi, lascialo piangere un po'"
Cerchiamo di fare chiarezza.
Cosa si intende, dal punto di vista psicologico per "frustrazione"?
Con questo termine ci si riferisce a quello stato psicologico derivante da un mancato (o inibito) bisogno.
In altri termini?
La frustrazione è quello stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio.
La frustrazione ha una funzione psichica? Un dosaggio della frustrazione e una presa di contatto con le emozioni negative accompagnano la crescita emotiva di ognuno di noi.
I nostri bambini sperimentano la frustrazione nella vita quotidiana?
Innumerevoli volte, ogni giorno!
Facciamo qualche esempio.
I bambini sperimentano frustrazione quando vogliono camminare e ancora non si reggono in piedi, quando hanno sonno ma qualcosa disturba il loro addormentamento, quando desiderano salire sull'altalena ma non è il loro turno, quando devono rispettare delle regole nel rapporto con i compagni di classe.
Possiamo proteggerli dalla frustrazione?
No.
Possiamo aiutarli a prendere contatto con questo stato psichico importante per la loro vita sociale e interiore?
Sì.
Come?
Infondendo calore, accoglienza, sicurezza e conforto sincero.
"Capisco che per te questo è molto importante, ma dobbiamo aspettare il nostro turno"
"Sei molto arrabbiato, sono qui"
Ha senso "allentarli" intenzionalmente alla frustrazione negando loro ciò di cui hanno bisogno? Farli aspettare? Negare loro una risposta in un momento di reale bisogno e necessità?
Assolutamente no!
Il nostro compito come genitori è infondere sicurezza e restituire ai nostri bambini la consapevolezza che noi siamo una base sicura.
Il bambino che chiede e riceve risposta ai propri bisogni è un bambino che trae conferma e sicurezza dal rapporto con il proprio caregiver.
Ciò che accade non è soltanto una risposta ad un bisogno, ma la restituzione di un'immagine del bambino come un soggetto competente, capace di riconoscersi un bisogno e domandare aiuto.
Questa dinamica sostiene lo sviluppo emotivo, relazionale e psichico sano, dove le figure genitoriali concorrono nel sostenere il bambino in un processo di crescita ed autonomia che passa attraverso la dipendenza.
So tratta di una dipendenza sana e funzionale che costituisce un ponte non invadente verso l'autonomia.
Cosa fare allora?
Non sostituitevi ai vostri bambini, lasciateli toccare con mano le frustrazioni che emergono spontaneamente nella loro crescita e nel rapporto con il mondo.
Al contempo, sappiate riconoscere i bisogni dei vostri bambini, rispondete con affetto, rispetto e celerità.
Crescere sapendo che"nessuno accorrerà se ne avrò bisogno" non significa diventare autonomo, ma rassegnarmi precocemente all'assenza di un solido legame di amore che, invece, aiuta a crescere (MA PER DAVVERO!).