07/12/2025
A Corleone si è consumata una tragedia che spezza il fiato. Una mamma, rimasta sola dopo la morte del marito appena otto mesi fa, ha ucciso la propria figlia disabile e poi si è tolta la vita. Due vite spezzate, ma soprattutto due persone abbandonate da un sistema che avrebbe dovuto sostenerle, proteggerle, non lasciarle sole nel momento più buio.
Non possiamo limitarci alla commozione del momento. Non possiamo accettare che ancora oggi dei genitori arrivino a vedere nell’estremo gesto l’unica via d’uscita dalla fatica, dall’isolamento, dalla mancanza di supporto.
Non è più possibile. Non è più accettabile.
Dietro ogni familiare che assiste una persona disabile c’è un carico emotivo, economico e fisico enorme. E quando quel carico diventa insostenibile, quando nessuno tende una mano, quando le istituzioni non ascoltano… il rischio che accadano tragedie così aumenta.
Questa storia deve spingerci ad alzare la voce: la solitudine non deve uccidere. Servono più servizi, più ascolto, più sostegno psicologico, più presenza reale.
Perché nessuno – nessuno – dovrebbe arrivare a pensare che non esista altra strada.
Che questa tragedia sia un monito e un richiamo alla responsabilità collettiva.
Perché il dolore non può continuare a trasformarsi in disperazione.
🔵Tragedia familiare a : una mamma ha ucciso la figlia e poi si è tolta la vita. La donna, vedova, aveva perso il marito 8 mesi prima (infermiere dell'ospedale dei Bianchi) ed era rimasta da sola a prendersi cura della ragazza.