Giulia Sani Psicologa

Giulia Sani Psicologa Psicologa, presso Performat Valdera

Non puoi abbracciare il mondo. Non puoi reggere tutto da solo/a. Respira. Essere disponibili non significa essere a disp...
16/03/2026

Non puoi abbracciare il mondo. Non puoi reggere tutto da solo/a. Respira. Essere disponibili non significa essere a disposizione. Se senti spesso di farti carico dei problemi degli altri, mettendo i loro bisogni davanti ai tuoi, è probabile che tu ti senta esausto, frustrato, non riconosciuto. A volte capita che nella vita di tutti i giorni indossiamo dei ruoli, uno tra questi è quello del Salvatore. Imparare a riconoscere il ruolo che ci diamo all’interno delle nostre relazioni è fondamentale per costruire un rapporto più soddisfacente con noi stessi e riprendere in mano la nostra vita. ❤️🌍

Perché è così difficile volersi bene? ❤️‍🩹🌸 È una domanda che emerge spesso su questo divano.Quando iniziamo ad acquisir...
03/03/2026

Perché è così difficile volersi bene? ❤️‍🩹🌸

È una domanda che emerge spesso su questo divano.

Quando iniziamo ad acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi, ci accorgiamo che l’amore verso di sé non è un movimento spontaneo. Non è un punto di partenza, ma un processo. Prima di riuscire a offrirci cura e sostegno, dobbiamo imparare a riconoscere ciò che accade dentro, le voci critiche interiorizzate, i messaggi svalutanti, le aspettative irrealistiche che per anni hanno definito il nostro valore.

Volersi bene richiede uno sguardo nuovo. Significa osservare senza giudicare le nostre parti più vulnerabili, le paure, le fragilità. Significa dare finalmente spazio ai bisogni del nostro Bambino, che forse a lungo è stato silenziato per adattarsi o per proteggersi.

È tornare ad avere fiducia nelle nostre emozioni, nelle sensazioni corporee, nei segnali che il corpo ci dà, all’interno di una cornice più consapevole.

Amarsi non è diventare perfetti. È un gesto di integrazione.

➡️A volte, però, serve aiuto per imparare a farlo. Perché l’amore verso di sé si costruisce dentro un’esperienza relazionale nuova, uno spazio sicuro in cui possiamo essere accolti senza giudizio e sostenuti mentre sperimentiamo un modo diverso di stare con noi stessi.

In fondo, amarsi è questo: darsi il permesso di incontrarsi di nuovo✨

25/02/2026

La vera minaccia non è l’ansia.�È la rinuncia silenziosa alla tua vita.💔

Ogni volta che eviti qualcosa che temi, provi un sollievo immediato. Il cuore rallenta, la tensione scende, senti di nuovo tutto sotto controllo. L’evitamento è adattivo quando c’è un pericolo reale. Se un leone ti insegue, scappare è sopravvivenza. Ma quando il pericolo è una previsione catastrofica, un disagio emotivo, il prezzo diventa alto.

Se evitando stai meglio, il cervello registrerà che evitare è la soluzione. Questo è un meccanismo di rinforzo negativo ed è uno dei processi centrali nel mantenimento dell’ ansia.

Nel tempo poi accade qualcosa di più grande. Evitando, la tua zona di comfort si restringe, non diventa più sicura.
Aumenta la paura verso ciò che eviti, si riducono le esperienze e le attività, si impoverisce la vita sociale, si abbassa l’autostima, può emergere senso di colpa per ciò che non fai. Meno esplorazione significa meno contatto con stimoli gratificanti. E meno rinforzi positivi significano umore più basso e vita più ristretta.

La tranquillità che senti quando eviti è reale.�Ma è temporanea.
Intanto la paura occupa sempre più spazio.

La vera minaccia non è l’ansia che senti.�È la vita che smetti di vivere per non sentirla.

La libertà non è eliminare l’ansia.�È poterla sentire e attraversare senza rinunciare a te.

Skinner, B. F. (1953). Science and human behavior. New York, NY: Macmillan.
Beck, A. T., & Emery, G. (1985). Anxiety disorders and phobias: A cognitive perspective. New York, NY: Basic Books

La domenica è, per convenzione, il giorno del relax, del divertimento, del recupero delle energie. Uno spazio per coltiv...
22/02/2026

La domenica è, per convenzione, il giorno del relax, del divertimento, del recupero delle energie. Uno spazio per coltivare passioni e affetti.

Eppure, per molte persone, è accompagnata da una malinconia sottile: un misto di noia, irrequietezza, svogliatezza e tristezza difficile da definire. Un sottofondo emotivo che rende complicato godersi davvero il riposo. Questo fenomeno è stato studiato nel Regno Unito e definito “Sunday Blues”.
La domenica iniziano ad affiorare pensieri legati alla settimana successiva e può coincidere con un calo di tensione psicofisica: quando l’attivazione si abbassa, emergono stanchezza emotiva e inquietudine. Tuttavia non è solo questo.

I giorni lavorativi, strutturati e densi di impegni, tengono sotto controllo tensioni e insoddisfazioni. La routine organizza il tempo e offre ruoli e riconoscimento. Quando questa struttura si interrompe, si apre uno spazio di riflessione personale.

Nella prospettiva dell’Analisi Transazionale di Eric Berne, la “strutturazione del tempo” è anche fonte di riconoscimento e di carezze. Quando viene meno, possono emergere domande più intime:

Chi sono quando non lavoro?
Da dove attingo il mio valore?
Le mie relazioni sono davvero nutrienti?

Possiamo prendere la domenica come un’occasione per incontrare noi stessi e fermarci a riflettere su i nostri bisogni e desideri inascoltati. Conoscere meglio le nostre emozioni e paure è il primo passo per capire quale sia il modo migliore per riuscire a vivere con più serenità i meritati giorni di riposo.

E a voi capita mai di sentirvi tristi la domenica ?💙

Berne, E. (1964). Games People Play. New York: Grove Press.

Office for Health Improvement and Disparities (2022). UK Public Mental Health and Wellbeing Survey.

Il mondo che pensiamo di vedere, non è che un riflesso di noi stessi, delle nostre proiezioni, delle nostre ferite, del ...
19/02/2026

Il mondo che pensiamo di vedere, non è che un riflesso di noi stessi, delle nostre proiezioni, delle nostre ferite, del nostro modo di stare in relazione con l’altro.

Certo poi ci sono gli altri, l’incontro con l’altro è sempre un intreccio, quanto è mio e quanto è tuo?

C’è uno spazio tra me e l’altro in cui possiamo proiettare delle parti di noi. Senza che ce ne rendiamo conto, talvolta proiettiamo su gli altri proprio quei sentimenti che riteniamo inaccettabili. Ci proteggiamo dall’angoscia di dover fare i conti con ciò che non ci piace di noi, attribuendo all’esterno quelle caratteristiche spiacevoli che ci appartengono.

Pensiamo così di liberarci delle nostre vulnerabilità, della rabbia, della tristezza, dell’invidia. E per un momento questo sembra alleggerirci.

Ma è un sollievo temporaneo. Perché ciò che non riconosciamo dentro, continueremo a subirlo e continuerà a parlarci attraverso gli altri. Nelle relazioni che si ripetono. Nei conflitti che sembrano sempre uguali.

Solo quando iniziamo a riappropriarci delle nostre proiezioni, qualcosa cambia.
Non diventiamo perfetti.
Diventiamo più veri.

-Melanie Klein & Joan Riviere. Amore, odio e riparazione, Astrolabio Ubaldini, Roma (1978).
-Nancy McWilliams, Psychoanalytic Diagnosis: Understanding Personality Structure in the Clinical Process. Guilford Press, New York (2020).

A volte pensiamo che amare significhi capire senza che l’altro parli.Ma l’altro non è in grado di leggere nella nostra m...
12/02/2026

A volte pensiamo che amare significhi capire senza che l’altro parli.

Ma l’altro non è in grado di leggere nella nostra mente. Non è un sostituto materno che sempre anticipa, intuisce, comprende. L’altro, in quanto altro, è diverso e separato da noi.

Indovinare cosa c’è nella mente dell’altro, include spesso la proiezione dei nostri bisogni su di lui.

Invece, imparare a comunicare ciò di cui abbiamo bisogno e chiedere all’altro cosa desidera è prendere responsabilità verso se stessi e verso chi abbiamo intorno.

L’intimità vera nasce quando possiamo dirci ciò che sentiamo senza paura di perdere il legame. Quando non dobbiamo risolvere tutto subito. Quando impariamo ad ascoltare davvero, a restare.

A volte, la cosa più preziosa che possiamo offrire è semplicemente la nostra presenza.

Kernberg, O. F. (1995). Love relations: Normality and pathology. Yale University Press.

PDM (2025). Psychodynamic diagnostic manual (3rd ed.; PDM-3). Guilford Press.

11/02/2026

Tutti parlano di ansia.
Ma quasi nessuno parla di cosa vuole dirci.

Quando arriva, la prima reazione è:
“Deve sparire.”
“Devo calmarmi.”
“Non posso sentirmi così.”

Eppure l’ansia non è un errore del sistema.
È un segnale del sistema.

L’ansia ci parla dell’emergere alla coscienza di un conflitto interno: un bisogno che spinge, una paura che trattiene, una parte di noi che chiede spazio ma non trova parole.

Il corpo allora parla al posto nostro.
Accelera, stringe, allarma.

Cancellarla senza ascoltarla è come spegnere la spia rossa sul cruscotto senza guardare il motore.

L’ansia non arriva perché siamo fragili o sbagliati.
Arriva per dirci che qualcosa dentro di noi ha bisogno di essere visto, nominato, integrato.

Non sempre la domanda è:
“Come faccio a toglierla?”

A volte la domanda più trasformativa è:
“Che cosa sta cercando di proteggere?”

✨✨✨

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Piazza Gronchi 3
Pontedera
56025

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