MOVE Physiotherapy

MOVE Physiotherapy Evidence-based rehabilitation. Integrated multi-professional team that fully embrace the biopsychosocial model of care.
(1)

Il corso Persistent Low Back Pain con Luca Maestroni Physiotherapy Applied Science è quasi al completo.Grazie ai profess...
02/04/2026

Il corso Persistent Low Back Pain con Luca Maestroni Physiotherapy Applied Science è quasi al completo.

Grazie ai professionisti che hanno già scelto di partecipare a queste quattro giornate di formazione dedicate a una delle condizioni più complesse della pratica clinica quotidiana.

Dal 16 al 19 aprile, a Conegliano, il corso affronterà il low back pain persistente con un taglio pratico e aggiornato, tra ragionamento clinico, esercizio terapeutico, diagnosi differenziale e gestione del carico.

Se stai pensando di iscriverti, è disponibile l'ultimo posto.
Se invece vuoi scoprire i prossimi appuntamenti, sul sito trovi tutti gli altri corsi MOVE 2026:
👉 https://www.movefisioterapia.it/formazione-move/

Allenarsi fa bene. Allenarsi troppo, o senza il giusto recupero, può diventare un problema. La letteratura scientifica p...
31/03/2026

Allenarsi fa bene. Allenarsi troppo, o senza il giusto recupero, può diventare un problema. La letteratura scientifica parla di carico: non solo quanto ci si allena, ma come quel carico si accumula nel tempo e quanto velocemente aumenta. 🧠🏃‍♀️

Quando il carico cresce più in fretta della capacità del corpo di adattarsi, il rischio di infortunio aumenta. Non perché il movimento sia "sbagliato", ma perché muscoli, tendini e ossa hanno bisogno di tempo per adattarsi agli stimoli. Anche stress, sonno ridotto e periodi impegnativi entrano in questo equilibrio.

Segnali da non ignorare:
– Dolore che compare gradualmente e non passa con il riposo
– Rigidità mattutina persistente
– Calo della performance o affaticamento continuo
– Fastidi che ritornano quando riprendi ad allenarti

La diagnosi non è mai automatica. Gli infortuni da sovraccarico non hanno un inizio netto e dipendono da fattori individuali: storia clinica, livello di allenamento, recupero, stress. Per questo non esistono soluzioni standard.

I trattamenti non "azzerano" il problema in pochi giorni, ma aiutano a gestire i sintomi e a migliorare la qualità dell’attività sportiva. La fisioterapia, in un approccio multidisciplinare, lavora su questo: modulare il carico e accompagnare il ritorno al movimento in modo progressivo.

Al Move il lavoro parte dall’ascolto della persona e dal contesto. Se ti sei fatto male per un sovraccarico, la fisioterapia può essere parte del recupero. Se invece vuoi allenarti in modo più strutturato, puoi farlo con il supporto dei chinesiologi di Move.

Se hai dubbi, parlarne con un professionista può aiutare a fare chiarezza. 🙂



Soligard T, Schwellnus M, Alonso JM, et al. Br J Sports Med. 2016;50:1030-1041. doi:10.1136/bjsports-2016-096581

Formarsi in sanità non significa solo studiare. Significa osservare, fare domande, confrontarsi con casi reali e imparar...
26/03/2026

Formarsi in sanità non significa solo studiare. Significa osservare, fare domande, confrontarsi con casi reali e imparare che ogni persona ha bisogno di essere ascoltata, accolta e seguita con attenzione. Per questo per noi essere sede di tirocinio ha valore.

Negli anni MOVE ha accolto studenti e studentesse in formazione, contribuendo al loro percorso accademico e professionale in un contesto concreto, multidisciplinare e vicino alla pratica quotidiana.

Oggi siamo sede di tirocinio per percorsi universitari e post-universitari di:

Università di Udine
• Laurea triennale in fisioterapia
• Laurea triennale in scienze motorie
• Laurea magistrale in scienze motorie

Università di Verona
• Laurea triennale in scienze motorie
• Laurea magistrale in scienze motorie

Università del Molise
• Master in fisioterapia muscoloscheletrica e reumatologica

Per noi è una responsabilità, prima ancora che un riconoscimento, perché la formazione passa anche dai luoghi in cui si impara a lavorare con metodo, confronto e cura, dentro la complessità della pratica clinica.

Ne siamo contenti, certo. Ma soprattutto lo consideriamo un impegno da portare avanti bene, ogni giorno.

Quando il dolore va avanti da mesi, spesso non è il dolore in sé a pesare di più, ma quello che ti costringe a fare o a ...
24/03/2026

Quando il dolore va avanti da mesi, spesso non è il dolore in sé a pesare di più, ma quello che ti costringe a fare o a evitare. Ti muovi con cautela, anticipi mentalmente le conseguenze, inizi a chiederti se peggiorerà. Non è una scelta consapevole, ma un adattamento.

Molte persone con dolore muscoloscheletrico cronico descrivono una sensazione simile: il corpo sembra meno affidabile e la testa resta sempre un passo avanti, a controllare, prevedere, proteggere. Questo stato di allerta continua non nasce dal nulla. Si costruisce nel tempo, soprattutto quando il dolore è persistente, poco spiegabile e difficile da prevedere.

In ambito clinico questa esperienza viene chiamata “catastrofizzazione”. Il termine è brutto, ma il fenomeno è molto umano. Indica una tendenza a interpretare il dolore come più minaccioso e ingestibile di quanto vorremmo. Non significa che il dolore sia immaginato, né che il problema sia psicologico. Significa che il sistema nervoso sta cercando di difendersi.

Una revisione recente della letteratura scientifica mostra che questo modo di vivere il dolore è associato a una maggiore interferenza nella vita quotidiana. Le persone non solo sentono più dolore, ma fanno più fatica a lavorare, muoversi, partecipare alle attività che contano. Il dolore occupa spazio, anche quando non cambia intensità.

Gli approcci più efficaci oggi non promettono soluzioni definitive. Puntano piuttosto a ridurre l’impatto del dolore, restituendo margine di movimento e di scelta. L’esercizio terapeutico, l’educazione al dolore e gli interventi mirati sul movimento possono aiutare a uscire gradualmente da uno stato di allerta costante.

Quando indicato, la fisioterapia rientra in questo tipo di percorso. Non come risposta unica, ma come parte di un lavoro personalizzato e spesso condiviso con altre figure sanitarie.

Se ti riconosci in questa esperienza, fermarsi a guardare il quadro nel suo insieme può essere un primo passo utile. 👣



Shimada S, Doorenbos AZ, Goldstein E, Wi D. A systematic review of pain catastrophizing and chronic musculoskeletal pain. Pain Management Nursing. 2025.

La frattura del radio distale è una delle lesioni del polso più comuni negli adulti. Spesso succede dopo una caduta con ...
19/03/2026

La frattura del radio distale è una delle lesioni del polso più comuni negli adulti. Spesso succede dopo una caduta con la mano in appoggio. Il trattamento può essere conservativo, con tutore o gesso, oppure chirurgico, in base al tipo di frattura e alla stabilità dell'osso.

Quando l'immobilizzazione viene rimossa o la ferita chirurgica è guarita, il percorso non è finito. Dolore, rigidità, gonfiore, riduzione della forza di presa, difficoltà nei movimenti fini delle dita o nel ruotare l'avambraccio sono risposte frequenti dopo questo tipo di lesione. Possono rendere faticose attività quotidiane come vestirsi, cucinare o usare il computer.

Il recupero varia da persona a persona. Età, tipo di frattura, trattamento ricevuto e condizioni generali di salute influenzano i tempi e i risultati.

Alcuni segnali meritano attenzione: dolore che peggiora invece di calare, gonfiore persistente, rigidità marcata, alterazioni della sensibilità, cambiamenti di colore o temperatura della mano. In questi casi è utile confrontarsi con il medico prima di proseguire.

La riabilitazione lavora su mobilità, forza e funzione in modo graduale. L'obiettivo non è forzare il polso, ma accompagnarlo verso un carico progressivo che rispetti i tempi biologici di guarigione dell'osso e dei tessuti molli.

In un percorso multidisciplinare, il fisioterapista collabora con l'ortopedico e adatta il programma alla fase di guarigione e agli obiettivi concreti della persona.

Al Move partiamo da una valutazione individuale. Costruiamo un percorso personalizzato con obiettivi condivisi e monitoraggio misurabile dei progressi. 🤝

Se stai affrontando una frattura del polso e vuoi capire come organizzare la fase di recupero, contattaci.



Handoll HHG, Elliott J, Iheozor-Ejiofor Z. Rehabilitation for distal radial fractures in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2015;9:CD003324.

Nella maggior parte dei casi il dolore cervicale non è legato a un evento traumatico preciso. L’esordio è spesso gradual...
17/03/2026

Nella maggior parte dei casi il dolore cervicale non è legato a un evento traumatico preciso. L’esordio è spesso graduale, fluttuante o ricorrente, e rientra in quello che viene definito dolore cervicale non specifico.

Chi convive con questo tipo di dolore racconta spesso un andamento incostante: giorni migliori alternati a fasi più limitanti, sensazioni che cambiano nel tempo, difficoltà a capire cosa stia davvero influenzando il problema. Proprio questa variabilità rende frustrante cercare una spiegazione unica o una soluzione valida per tutti.

Le evidenze indicano che il dolore cervicale è il risultato dell’interazione di più fattori. Il modo in cui il collo si muove e tollera i carichi, la risposta del sistema nervoso, il recupero, il sonno, lo stress e le esperienze precedenti di dolore possono contribuire insieme al quadro clinico. Per questo esami o interventi isolati spesso non chiariscono la situazione o non portano a benefici duraturi.

Ci sono segnali che richiedono una valutazione medica, come perdita di forza, alterazioni persistenti della sensibilità, dolore notturno che non cambia con la posizione o sintomi generali. Al di fuori di questi casi, il lavoro più utile non è cercare una causa “giusta”, ma capire come ridurre le limitazioni e recuperare continuità nelle attività quotidiane.

Nel percorso fisioterapico l’obiettivo non è eliminare ogni sensazione, ma migliorare la funzione e l’impatto del dolore nella vita di tutti i giorni, attraverso interventi attivi e personalizzati. È un processo graduale, che richiede tempo e adattamenti, ma che può portare a cambiamenti concreti.

Al Move la presa in carico parte da una valutazione clinica strutturata e da un percorso costruito sulla persona, all’interno di un approccio multidisciplinare. 📍



Wu A-M, Cross M, Elliott JM, et al. Global, regional, and national burden of neck pain, 1990–2020, and projections to 2050: a systematic analysis of the Global Burden of Disease Study 2021. Lancet Rheumatology. 2024;6:e142–e155. doi:10.1016/S2665-9913(23)00321-1

Giulia, studentessa del corso magistrale in Scienze motorie preventive e adattate dell'Università di Verona, ha svolto i...
12/03/2026

Giulia, studentessa del corso magistrale in Scienze motorie preventive e adattate dell'Università di Verona, ha svolto in MOVE un tirocinio di 75 ore.

Nel corso del tirocinio ha affiancato il team nelle attività quotidiane, entrando in contatto con il lavoro svolto in studio e con le diverse figure coinvolte.

Per noi il tirocinio è un momento di formazione concreta, in cui studio e pratica si incontrano.

Grazie Giulia per il percorso condiviso con noi.

Lavori con pazienti muscoloscheletrici complessi e vuoi rendere il tuo ragionamento clinico più trasferibile nella prati...
10/03/2026

Lavori con pazienti muscoloscheletrici complessi e vuoi rendere il tuo ragionamento clinico più trasferibile nella pratica?

Exercise Your Clinical Reasoning è un corso avanzato con dimostrazioni cliniche dal vivo condotto da Darren Beales (PhD, FACP, Senior Research Fellow), fisioterapista e ricercatore australiano con oltre 25 anni di esperienza nella formazione post-laurea, Fellow dell'Australian College of Physiotherapists e co-autore del Musculoskeletal Clinical Translation Framework.

In aula, Beales conduce valutazioni complete con pazienti reali e rende espliciti i passaggi decisionali: come osserva, cosa valuta, come integra comunicazione e scelte terapeutiche nei casi complessi.

Due framework alla base: Musculoskeletal Clinical Translation Framework e Whole-Person Clinical Reasoning Framework.

📍 Pordenone, 18-19 settembre 2026
✅ 25 crediti ECM
🌐 Traduzione italiano/inglese a cura di Luca Maestroni (PhD)
Programma e iscrizioni: https://www.movefisioterapia.it/exercise-your-clinical-reasoning-advanced-strategies-via-live-patient-demonstrations/

Convivere con dolore a schiena, collo, spalle o ginocchia spesso porta a una conclusione implicita: se fa male, vuol dir...
05/03/2026

Convivere con dolore a schiena, collo, spalle o ginocchia spesso porta a una conclusione implicita: se fa male, vuol dire che c’è qualcosa da evitare. Per anni questo è stato anche il messaggio ricevuto. Riposo, attenzione, movimenti “giusti”, dolore da tenere lontano.

Negli ultimi anni questo modo di leggere il dolore muscoloscheletrico persistente è stato messo in discussione. Non perché il dolore non sia reale, ma perché non racconta solo lo stato dei tessuti. Quando il dolore dura a lungo, il sistema nervoso può diventare più sensibile e protettivo. Movimenti normali vengono percepiti come minacciosi, anche in assenza di un danno in corso.

Questa prospettiva cambia il paradigma: il dolore non è sempre un segnale di pericolo da evitare a ogni costo, ma un’esperienza modulata da fattori biologici ed emotivi. Ed è anche per questo che esami “nella norma” e dolore intenso possono coesistere.

Ci sono segnali che meritano attenzione: ridurre sempre più le attività, avere paura di muoversi, dormire male, sentirsi stanchi e meno fiduciosi nel proprio corpo. In questi casi la diagnosi non è una parola sul referto, ma un processo di comprensione condivisa.

L’esercizio terapeutico rientra in questo cambio di visione. Non è una soluzione miracolosa, ma uno strumento efficace per migliorare funzione e qualità della vita. In alcuni percorsi può includere anche una quota di dolore controllato e spiegato, senza forzature. Questo permette a molte persone di ridurre la paura del movimento e di ricalibrare le risposte del sistema nervoso 🧠

La fisioterapia lavora su valutazione, educazione e movimento adattato alla persona, spesso insieme ad altre figure sanitarie. L’obiettivo è tornare a muoversi con più sicurezza, non evitare il corpo.

Da Move il percorso parte da qui: capire cosa sta succedendo e costruire, insieme, un modo sostenibile di riprendere movimento 🤝



Smith BE, Hendrick P, Bateman M, et al. Musculoskeletal pain and exercise: challenging existing paradigms and introducing new. Br J Sports Med. 2019;53(14):907-912. doi:10.1136/bjsports-2017-098983

HIIT: cos'è e perché viene studiato in ambito clinico 🫀🏃‍♀️L'HIIT alterna fasi di lavoro intenso a momenti di recupero. ...
03/03/2026

HIIT: cos'è e perché viene studiato in ambito clinico 🫀🏃‍♀️

L'HIIT alterna fasi di lavoro intenso a momenti di recupero. Non è "spingersi al limite a caso", ma un allenamento strutturato, con intensità e tempi definiti in base alla persona e al contesto clinico.

In persone con patologie cardiometaboliche legate allo stile di vita (cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco stabile, ipertensione, sindrome metabolica, obesità), la ricerca mostra che può migliorare la capacità cardiorespiratoria: il corpo diventa più efficiente nel trasportare e usare ossigeno durante lo sforzo, un parametro strettamente legato alla qualità della vita.

La scelta del tipo di esercizio dipende dalla stabilità della patologia, dalle condizioni associate, dai farmaci e dal livello di partenza. L'HIIT non è una soluzione universale e non tutte le persone sono candidabili allo stesso modo.

Quando indicato, può migliorare la funzione, la tolleranza allo sforzo e alcuni fattori di rischio, soprattutto se inserito in un percorso strutturato, monitorato e progressivo.

Hai domande su come l'esercizio può adattarsi alla tua situazione? Da Move puoi confrontarti con i nostri chinesiologi, specializzati in attività fisica adattata in presenza di patologie, e capire insieme qual è il punto di partenza giusto per te 🤝



Weston KS, Wisløff U, Coombes JS. High-intensity interval training in patients with lifestyle-induced cardiometabolic disease: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med. 2013. doi:10.1136/bjsports-2013-092576

Nello sport, gli infortuni non dipendono solo dal gesto tecnico o dalla sfortuna. La forza dei tessuti conta. Diversi st...
26/02/2026

Nello sport, gli infortuni non dipendono solo dal gesto tecnico o dalla sfortuna. La forza dei tessuti conta. Diversi studi mostrano che programmi strutturati di strength training, con carichi progressivi e volumi adeguati, possono ridurre in modo significativo sia gli infortuni acuti sia quelli da sovraccarico.

Quando i muscoli diventano più forti e coordinati, tollerano meglio le sollecitazioni: sprint, cambi di direzione, salti, allenamenti ripetuti. Questo può tradursi in meno stiramenti, meno dolore anteriore di ginocchio e meno stop forzati durante la stagione.

📌 L’effetto protettivo aumenta quando gli esercizi sono pianificati con progressioni chiare di ripetizioni e intensità. Non serve caricare a caso: serve gradualità, costanza e una tecnica affidabile.

🛑 Alcuni segnali vanno sempre considerati con attenzione: dolore marcato che non migliora, gonfiore importante, difficoltà a caricare l’arto o perdita di forza. In questi casi la strada passa da una valutazione medica.

Nel lavoro riabilitativo, integrare la forza significa modulare i carichi, scegliere esercizi adatti al tuo livello e inserirli nel contesto di ciò che fai già. Un percorso personalizzato aiuta a costruire adattamenti solidi e a muoverti con più sicurezza.

Se vuoi capire da dove partire o come adattare questo principio al tuo percorso, al Move siamo a tua disposizione.



Lauersen JB, Andersen TE, Andersen LB. Strength training as superior, dose-dependent and safe prevention of acute and overuse sports injuries: a systematic review, qualitative analysis and meta-analysis. Br J Sports Med. 2018;52:1557-1563.

Hai mal di schiena da un po'? Hai fatto mille esami ma ancora nessuna risposta chiara?Sul sito di MOVE trovi un nuovo ar...
24/02/2026

Hai mal di schiena da un po'? Hai fatto mille esami ma ancora nessuna risposta chiara?

Sul sito di MOVE trovi un nuovo articolo che parla proprio di questo:
“Mal di schiena: cosa può fare la fisioterapia oggi”

👣 Dalle cause ai meccanismi del dolore
🔍 Dalla valutazione fisioterapica alle false credenze
💡 Dal modello biopsicosociale all’esercizio personalizzato

Un articolo per capire meglio come funziona davvero il mal di schiena e cosa può fare oggi la fisioterapia per te.

👉 Leggi l’articolo completo qui: www.movefisioterapia.it/2026/01/29/mal-di-schiena-cosa-puo-fare-la-fisioterapia-oggi

Indirizzo

Via Mazzini N. 12/a
Pordenone
33170

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando MOVE Physiotherapy pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare