12/12/2025
Le parole rivolte dalla Ministra Bernini agli studenti che si sono presentati durante la kermesse di Fratelli d’Italia vanno considerate per intero.
Perché se ci si ferma allo scherno della vecchia battuta di berlusconiana memoria, si rischia di non cogliere il punto: per dei diciottenni che chiedono — con la legittima ingenuità della loro età — un’università diversa e un po’ di chiarezza sul futuro, essere appellati “poveri comunisti” difficilmente è un’offesa.
È invece violento e annichilente — lo è per me che ho 42 anni e guardo la scena dal divano di casa, figuriamoci per loro — il momento in cui, circondata da applausi e boati di approvazione, la Ministra urla a due ragazzi di 18 anni: “Siete inutili”.
Non sono parole dette a caso.
Sono una presa di posizione culturale, che tratta qualsiasi domanda di senso sul futuro da parte delle generazioni più giovani come un fastidioso ronzio di zanzare.
A diciotto anni si è tante cose: idealisti, sognatori, ingenui, spaventati, arrabbiati, sconclusionati, estremi.
Anche fastidiosi, di quel fastidio che si genera ogni volta che come adulti ci troviamo messi in mezzo alla frizione tra quello che dovrebbe essere perché più giusto e quello che potrebbe essere, perché le risorse sono limitate.
Di certo, però, a 18 anni non si è inutili.
Una Ministra che si rivolge così alla propria “committenza” — perché di questo si tratta: studenti e studentesse lo sono, per definizione, per una Ministra dell’Università — non sta solo esercitando in modo violento una posizione di potere.
Sta insegnando — insieme a chi la applaude convinto — un modello relazionale.
Un modello in cui l’interlocutore viene ridicolizzato, la vulnerabilità schiacciata, la domanda trasformata in fastidio, le richieste in manifesta stupidità.
Un modello in cui chi è più giovane, meno strutturato, meno protetto, impara in fretta che parlare ha un costo — e che quel costo può essere l’umiliazione pubblica.
E no, non è “solo una frase detta male”. Non è il tono acceso di un contesto politico. Non è nemmeno una questione di permalosità generazionale.
È un’idea molto chiara di confronto — a maggior ragione di confronto intergenerazionale.
Fiumi di paternali ipocrite, quando va bene.
Quando va male, vero e proprio bullismo.
Dagli stessi che poi pretendono di entrare nelle classi a spiegare cos’è, il bullismo.
Ancora più sconcertante, quindi, è che a pronunciare quelle parole non sia un commentatore qualunque, ma la Ministra dell’Università e della Ricerca.
La figura che dovrebbe rappresentare, tutelare e orientare proprio quei ragazzi e quelle ragazze che entrano oggi in un sistema già fragile, precario, opaco, pieno di contraddizioni.
Dire a dei diciottenni “siete inutili” non li rende più forti, più responsabili o più adulti.
Li rende solo più soli.
Ancora più soli.
Il punto, alla fine, non è se quei ragazzi avessero ragione o torto.
Il punto è che una democrazia matura non umilia chi fa domande.