Dottssa rita bacci fisioterapista

Dottssa rita bacci fisioterapista 👩🏻‍⚕️ Responsabile Fisioterapia e Elba fitness Portoferraio
🧾 Docente Nazionale Pilates
✨ inseg

ACTIVITIES: fisioterapia, riabilitazione, massaggi, pilates, ginnastica postulare, riflessologia, riabilitazione pelvica.

Il bacino è il fulcro della nostra postura e del movimento degli arti inferiori. Questa immagine mostra la relazione tra...
30/12/2025

Il bacino è il fulcro della nostra postura e del movimento degli arti inferiori. Questa immagine mostra la relazione tra muscoli adduttori e abduttori dell'anca e i movimenti che influenzano la posizione del bacino. Vediamoli nel dettaglio!

A - Posizione neutra
Il bacino è allineato, senza inclinazioni o torsioni. In questa condizione, gli adduttori e gli abduttori mantengono un equilibrio funzionale.

B - Depressione del bacino destro (e sollevamento del sinistro)
Gli adduttori della coscia destra si attivano per stabilizzare il movimento.
Gli abduttori dell’anca sinistra (soprattutto medio gluteo) controllano l’elevazione del lato opposto.

C - Abduzione dell’anca destra
Il femore si allontana dalla linea mediana. Gli abduttori (medio gluteo, piccolo gluteo e tensore della fascia lata) lavorano per il sollevamento laterale della gamba.

D - Elevazione del bacino destro (e abbassamento del sinistro)
Il bacino si inclina controlateralmente. Gli adduttori dell’anca sinistra e gli abduttori del lato opposto gestiscono il movimento.

E - Adduzione dell’anca destra
Il femore si avvicina alla linea mediana. I muscoli adduttori (grande adduttore, lungo adduttore, breve adduttore, pettineo e gracile) si attivano per riportare la gamba in posizione.

Perché è importante?

Un corretto equilibrio tra adduttori e abduttori è essenziale per la stabilità pelvica e per evitare compensi che possono portare a dolori lombari, instabilità dell’anca o problematiche alle ginocchia.

Consigli per un buon controllo pelvico

Rinforzo dei glutei e degli adduttori per stabilizzare il bacino.
Mobilità del bacino per evitare rigidità.
Esercizi funzionali che integrano entrambi i gruppi muscolari.

Hai mai notato squilibri nel movimento del tuo bacino? Ti capita di sentire tensione da un solo lato? Raccontaci nei commenti! 😊

Per un bacino stabile, non basta solo lavorare su adduttori e abduttori! Il core svolge un ruolo fondamentale nel controllo della postura e dei movimenti dell’anca. Per i curiosi alcuni esercizi EBM per il rinforzo addominale che possono aiutarti a migliorare la stabilità pelvica e prevenire squilibri muscolari.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
30/12/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che lavora per farci.. volare. O almeno, per impedirci di avere una scapola che spicca il volo quando non deve! È il nervo toracico lungo, il guardiano discreto della scapola, il comandante del muscolo dentato anteriore.. e il responsabile silenzioso di molte instabilità scapolari.

Quando funziona bene, non te ne accorgi.
Quando soffre.. lo vedi a occhio n**o.

Dove sta?

Il nervo toracico lungo nasce dalle radici C5, C6 e C7 del plesso brachiale.Il suo percorso è unico e.. vulnerabile: attraversa la parete laterale del torace, scende verticalmente sulla parete toracica laterale, decorre superficialmente al muscolo dentato anteriore (e questa è la sua “debolezza”), lo innerva per tutta la sua lunghezza.

Questa posizione superficiale lo rende uno dei nervi più esposti a traumi diretti e trazioni.

Che cosa fa?

Il nervo toracico lungo innerva un solo muscolo, ma uno dei più importanti per la biomeccanica della spalla: il muscolo dentato anteriore.

Grazie a lui puoi sollevare il braccio sopra la testa, ruotare la scapola in alto, mantenere la scapola aderente alla gabbia toracica, stabilizzare l’articolazione scapolo-omerale durante ogni movimento del braccio.

Quando il dentato funziona, la scapola è una “base stabile”.
Quando non funziona.. si stacca.

Come si lamenta?

Il segno più classico della sofferenza del nervo toracico lungo è uno dei più riconoscibili della fisioterapia: la SCAPOLA ALATA.

In caso di disfunzione, la scapola si solleva dai margini costali, sporge verso l’esterno quando si spinge contro un muro, il paziente non riesce a sollevare bene il braccio, c’è debolezza nella rotazione verso l’alto, compaiono difficoltà nello sport (lanci, nuoto, pesistica) e peggiora l’endurance scapolare.

A volte è presente anche dolore alla spalla o al torace laterale, ma non sempre.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo toracico lungo lavora ogni volta che alzi il braccio per prendere qualcosa da uno scaffale, spingi un oggetto, fai sport overhead (nuoto, tennis, pallavolo), fai una flessione sulle braccia o un plank, stabilizzi la spalla durante gesti di precisione.

È il nervo che “tiene attaccate” le ali al torace.
Quando non funziona, lo vedi.. e lo senti.

Patologie e disfunzioni

Traumi diretti sulla parete toracica laterale, trazione eccessiva del plesso brachiale (borse pesanti, cadute, incidenti), neuropatie post-virali, causa iatrogena (dopo interventi toracici, mastectomie, linfonodi ascellari), microtraumi da sport overhead
e lesione da pesistica o sollevamenti ripetuti.

Il recupero può essere lento perché il nervo è lungo e molto esposto.

Curiosità neurologica

Il nervo toracico lungo è uno dei pochissimi nervi interamente motori con un decorso così superficiale. E sai qual è l’altra curiosità? Il dentato anteriore è un muscolo respiratorio accessorio, quindi quando il nervo è sofferente, puoi vedere anche una respirazione “strana” durante gli sforzi.

Approccio fisioterapico

La riabilitazione deve essere mirata e progressiva, con esercizi di riattivazione del dentato anteriore (spinte sul muro, serratus punches, wall slides), lavoro su stabilità e controllo scapolare, rinforzo dei muscoli trapetizi e del core, tecniche manuali sulla parete toracica e sulla scapola, educazione ergonomica (evitare borse pesanti su una sola spalla) e programma di rinforzo specifico per sport overhead.

Nelle neuropatie recenti: focus su scapolar Setting e controllo del movimento prima della forza.

Conclusione

Il nervo toracico lungo è il “custode dell’ala”: grazie a lui la scapola rimane aderente al torace e il braccio diventa leggero, fluido, potente. Quando soffre, la scapola si apre come una vela al vento.. E allora sì che capisci quanto un “piccolo” nervo possa fare la differenza nel movimento umano.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

Guardando questa immagine, ci troviamo davanti a un classico problema biomeccanico che molti sottovalutano: il segno di ...
29/12/2025

Guardando questa immagine, ci troviamo davanti a un classico problema biomeccanico che molti sottovalutano: il segno di Trendelenburg!

Cosa sta succedendo?

Nell’immagine (A), il lato del bacino opposto alla gamba in appoggio si abbassa eccessivamente.

Nell’immagine (B), si nota una compensazione con inclinazione del busto per cercare di “gestire” l’instabilità.

Il colpevole?

Il medio gluteo troppo debole o non attivato a dovere! Questo muscolo, che si trova sul fianco dell’anca, ha il compito di mantenere stabile il bacino quando stai su una gamba sola (praticamente ogni volta che cammini). Se non fa bene il suo lavoro, la gravità si prende gioco di te, e il tuo bacino balla più di un ballerino di salsa.

Cosa fare?

Allenare la forza e il controllo del medio gluteo con esercizi specifici come il clam shell, il side plank, o il single leg stance con controllo pelvico. Perché diciamocelo, camminare con una biomeccanica compromessa non è mai di moda.

Domanda per voi: vi è mai capitato di vedere questa compensazione in qualcuno? O magari su voi stessi? Scrivetelo nei commenti! 😆

Per i curiosi, alcuni esercizi per il medio gluteo alla fine dell’articolo!

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Hai mai provato a spostare il divano da solo?Quel movimento strano in cui fai una mezza torsione, spingi con un fianco, ...
28/12/2025

Hai mai provato a spostare il divano da solo?
Quel movimento strano in cui fai una mezza torsione, spingi con un fianco, tiri dall’altro.. e senti la schiena che dice:
“Fratè.. non me lo potevi dire prima?”

Ecco.
Dentro la tua schiena succede la stessa cosa:
due muscoli spingono e tirano come due muratori che non si parlano, lo psoas da un lato, il quadrato dei lombi dall’altro.

E quando litigano.. il mal di schiena non è un sintomo. È la loro rappresaglia.

L’immagine mostra un incastro biomeccanico fondamentale. Il grande psoas origina davanti alla colonna lombare (L1–L5) e si tuffa verso il femore. È un muscolo di flessione dell’anca, stabilizzazione lombare, controllo del bacino, e.. generatore di compressione se ipertonico.

Tira in avanti e verso il basso la colonna.

Il quadrato dei lombi invece parte dalla cresta iliaca e va verso le ultime coste e L1–L4. È il muscolo che ti tiene in piedi, che ti aiuta a inclinarti, che stabilizza quando cammini, e che si infiamma quando compensi troppo.

Tira verso l’alto e indietro.

Hai capito?

Uno tira avanti, l’altro tira dietro. E la tua colonna è nel mezzo come una corda tesa in una partita infinita di tiro alla fune.

Tutti credono che il mal di schiena venga da “colonna storta”, “infiammazione”, “ernia”, “postura sbagliata”.

In realtà, molto spesso è uno psoas rigido che schiaccia, un quadrato dei lombi contratto che tira, una rotazione di bacino che crea asimmetrie, una respirazione bloccata che alimenta il problema, una camminata sbilanciata che manda in tilt il sistema.

La schiena non fa male perché è debole.
Fa male perché è tirata in due direzioni opposte.

Pensa alla tua colonna come a un’antenna TV:
se tiri da una parte si piega, se tiri dall’altra vibra, se tirano entrambi.. si spezza.

E QUINDI?

Se hai mal di schiena unilaterale, dolore che scende nel fianco, difficoltà ad allungarti, schiena che tira quando ti raddrizzi, sensazione di “curvatura strana” al mattino.. probabilmente non è la colonna.

Sono i due “muratori” che litigano.

Serve riequilibrio del bacino, respirazione diaframmatica, lavoro sullo psoas, decompressione del QL, attivazione addominale profonda e release mirato.

Il mal di schiena non nasce nella schiena.
Nasce dalla lotta silenziosa tra psoas e quadrato dei lombi.

Quando ti fa male la schiena.. in quale punto metti la mano d’istinto?

Fianco?
Bassa schiena?
Davanti al bacino?
Dietro la cresta iliaca?

La prossima volta che qualcuno ti dice: “È solo tensione”.. sorridi. La tua schiena non si lamenta a caso: sta cercando di dirti quale dei due bulli del quartiere ha tirato troppo forte.

Post divulgativo. Non sostituisce valutazione fisioterapica.

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e legge...
27/12/2025

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi affrontiamo un tema che spaventa molti, ma che spesso è più innocuo di quanto sembri: l’osteofitosi. Hai mai fatto una radiografia e trovato nel referto le parole “osteofiti presenti”? Tranquillo: non stai diventando un cactus. Sono solo piccoli “arredi ossei” che il tuo corpo decide di costruire da solo!

Cos’è e dov’è?

L’osteofitosi è la formazione di piccole protuberanze ossee, chiamate osteofiti, che si sviluppano soprattutto sulle articolazioni o lungo i margini delle vertebre. Sono come minuscole “sporgenze” che l’osso produce in risposta a stress, usura o instabilità.
Immagina una porta che si consuma nel punto di attrito: il legno si rovina, e per proteggersi.. si ispessisce. L’osso fa la stessa cosa!

Curiosità divertente

Gli osteofiti sono talmente comuni che molti li scoprono per caso, magari facendo un esame per tutt’altra ragione. E la parte buffa? Sono spesso presenti anche senza alcun dolore, come ospiti silenziosi che vivono lì da anni senza pagare l’affitto.

Come si sviluppa?

Gli osteofiti si formano come risposta adattativa: usura articolare (artrosi), microtraumi ripetuti, posture scorrette, sovraccarichi funzionali e riduzione dell’altezza del disco intervertebrale.

Il corpo, nel tentativo di stabilizzare l’articolazione, “aggiunge ossa”. Un po’ come quando si mettono dei rinforzi a una struttura che balla.. solo che qui lo fa la natura!

Nella vita quotidiana

Gli osteofiti possono non dare alcun sintomo (e questa è la situazione più frequente), dare un po’ di rigidità articolare, provocare dolore solo se irritano strutture vicine, come nervi o tendini.

Esempio tipico?

Il famoso “collo rigido” del mattino, o la lombalgia che si accentua dopo tante ore seduti. Niente panico: spesso non sono loro i veri colpevoli!

Parole complicate, spiegate semplici

Osteofita: piccola escrescenza ossea.
Artrosi: processo degenerativo naturale delle articolazioni.
Spondilofitosi: osteofiti delle vertebre.
Ipertrofia ossea: ispessimento dell’osso.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia non elimina l’osteofito (non esiste esercizio che lo sciolga 😅), ma agisce su quello che davvero conta: migliorare la mobilità articolare, ridurre la rigidità, rinforzare i muscoli che proteggono l’articolazione, lavorare su postura e respirazione per diminuire il carico, tecniche manuali per migliorare la sensibilità dei tessuti.

Il dolore spesso non dipende dall’osteofita in sé, ma dalle tensioni e compensi intorno ad esso.

Curiosità scientifica

Studi mostrano che gli osteofiti sono parte del normale invecchiamento: oltre il 70% delle persone sopra i 60 anni li presenta, anche senza dolore; possono avere anche un ruolo “protettivo”, aumentando la stabilità articolare e sono più un segno radiografico che una patologia in sé.

Un osteofita non fa male per definizione: fa male se irrita un nervo, un tendine o la capsula articolare.

Conclusione

L’osteofitosi è spesso più un “segno” che un problema.Il corpo costruisce, adatta e si rinforza come può. Con il movimento giusto, la fisioterapia e l’educazione al carico, si può vivere benissimo anche con qualche “mobile osseo in più”!

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 👏

Le immagini ci mostrano la celebre “zampa d’oca” (pes anserinus), un’area della parte mediale della tibia dove si incont...
26/12/2025

Le immagini ci mostrano la celebre “zampa d’oca” (pes anserinus), un’area della parte mediale della tibia dove si incontrano tre muscoli che, pur avendo origini e funzioni diverse, si uniscono come un team affiatato per garantire stabilità e movimento al ginocchio.

I protagonisti della zampa d’oca sono tre.

Muscolo sartorio: è il “muscolo influencer” del corpo umano: lungo, snodato e con una traiettoria che sembra disegnata con il righello. Parte dalla spina iliaca anteriore superiore e termina sulla parte mediale della tibia. Flessione, abduzione e rotazione esterna dell’anca, oltre alla flessione del ginocchio, sono i suoi punti forti!

“Io non mi fermo mai, viaggio dall’anca al ginocchio con eleganza!”

Muscolo semitendinoso: fa parte dei muscoli ischiocrurali, ovvero i muscoli posteriori della coscia. È più robusto e profondo, e si inserisce anche lui sulla tibia. Lui compie la flessione del ginocchio e l’estensione dell’anca.

“Spingo, allungo e stabilizzo. Senza di me, i piegamenti sono solo un’utopia!”

Muscolo gracile: il più “snello e chic” dei tre, corre lungo la parte mediale della coscia e si inserisce delicatamente vicino agli altri due sulla tibia. Adduzione dell’anca e flessione del ginocchio per lui sono il piatto forte!

“Piccolo ma indispensabile, se non ci fossi io, chi terrebbe tutto in equilibrio?”

La missione della zampa d’oca?

Insieme, questi tre muscoli non sono solo una semplice squadra: sono i guardiani della stabilità mediale del ginocchio. Stabilizzano l’articolazione durante la flessione e i movimenti di rotazione. Collaborano in movimenti complessi come camminare, correre e accovacciarsi.

Ma attenzione! Se questi moschettieri vengono sovraccaricati, stressati o maltrattati, scatta il dramma: la borsite della zampa d’oca o la temibile tendinite.

La borsite della zampa d’oca è una condizione dolorosa che si manifesta sulla parte mediale del ginocchio.

Tra le sue cause troviamo il sovraccarico, eventuali squilibri muscolari, allenamenti scorretti o movimenti ripetuti. Si presenta con dolore localizzato, rigidità mattutina e difficoltà nei movimenti.

Quando ci capita questa situazione, il trattamento di solito prevede uno stretching mirato per i tre muscoli coinvolti. Rinforzo muscolare controllato per migliorare la stabilità del ginocchio. Per ultimo ma non di importanza terapie fisiche strumentali come laser ad alta potenza e ultrasuoni per ridurre l’infiammazione.

Consiglio spassionato per tutti voi: se dopo una corsa o una sessione di squat il ginocchio vi manda segnali di protesta, ascoltatelo! Ogni muscolo della zampa d’oca ha la sua voce, e spesso dice: “Trattami bene o farò sentire la mia presenza!”

E voi? Siete più team “stretching rilassante dopo l’allenamento” o “aspettare che il dolore passi da solo”? 😜

Hai presente quando stai seduto sul water col telefono in mano e ti alzi dopo 10 minuti e.. ZAC! Senti quella stilettata...
26/12/2025

Hai presente quando stai seduto sul water col telefono in mano e ti alzi dopo 10 minuti e.. ZAC! Senti quella stilettata al gluteo, come se ti avessero infilato una pila stilo accesa nella ch***pa?

E pensi: “Starò diventando vecchio..” 😅

No.

È che lì dentro c’è un traffico peggio del raccordo alle 18:00.
Muscoli, nervi, arterie.. tutti ammassati in uno spazio minuscolo.
E se uno si irrita, protestano in coro.

Questa immagine te lo sbatte in faccia. Qui vediamo l’incrocio più delicato del gluteo:

Grande gluteo

Il “cuscino” che ti fa sedere senza spezzarti la colonna.
Ma se diventa rigido, comprime sotto come un materasso sfondato.

Piriforme

Il vigilante del traffico: ruota l’anca, stabilizza, ma se si infiamma.. diventa il capo dei blocchi stradali.

Nervo pudendo

Il nervo più importante di cui nessuno parla.Passa sotto il legamento sacrotuberoso, dove cicatrici, posture sbagliate, irritazioni possono dare dolore al perineo, “frizzicorio”, fastidi intimi, dolore da seduto.

Nervo cutaneo posteriore del femore

Il campione dei dolori “che scendono dietro la coscia” ma che NON sono sciatica.

Arterie glutee

Come tubi dell’acqua: se il muscolo comprime, meno circolo e più irritazione.

Legamento sacrotuberoso

Un tirante di acciaio. Se si irrigidisce, tira il bacino, altera la meccanica, irrita il pudendo e cambia tutta la postura.

Tutti credono che il dolore al gluteo sia: “Il nervo sciatico.”

La verità?

Potrebbe NON essere sciatico. Spessissimo è il cutaneo posteriore. Altre volte è il pudendo (soprattutto se peggiora da seduto). O è il sacrotuberoso che tira tutto.
O è il grande gluteo contratto come un freno a mano. Oppure il piriforme che sta urlando per una postura sbagliata.

Il gluteo non è un cuscino. È un incrocio autostradale.

Il dolore alla ch***pa non “viene dal nulla”. È un vicino di casa che bussa troppo forte alla porta: il piriforme, il pudendo, il cutaneo, il legamento.. scegline uno: tutti hanno carattere.

E QUINDI?

Se hai dolore da seduto, bruciore sotto il gluteo, scossa nel perineo, dolore dopo bicicletta, f***a quando ti rialzi, fastidio che scende ma NON al piede, dolore laterale dopo camminate lunghe.. NON è detto che sia sciatica.

Serve valutare i muscoli pelvi trocanterici, pudendo, cutaneo posteriore, sacrotuberoso, grande gluteo, rotazioni del bacino, respirazione e pressione addominale..

Non chiamare sciatica ciò che nasce da un gluteo in guerra.

Quando ti fa male il gluteo.. dove metti la mano per primo?

Più in alto?
Più al centro?
Vicino all’osso?
Più verso la coscia?
O dentro, verso il perineo?

La prossima volta che ti dicono “È solo il nervo sciatico”.. respira. È come dire che nel traffico del raccordo c’è una sola macchina: sembra facile, ma chi guida davvero capisce il caos.

Post divulgativo. Non sostituisce valutazione fisioterapica.

25/12/2025
Che cos'è la sindrome del tunnel carpale?La sindrome del tunnel carpale (STC) è una neuropatia periferica causata dalla ...
25/12/2025

Che cos'è la sindrome del tunnel carpale?

La sindrome del tunnel carpale (STC) è una neuropatia periferica causata dalla compressione del nervo mediano all'interno del tunnel carpale, un canale stretto situato nel polso. Questo tunnel è formato da ossa carpali e dal legamento trasverso del carpo.

Nell'immagine, si possono identificare diverse strutture anatomiche rilevanti per la STC e noi ve le elenchiamo tutte.

1. Nervo mediano

Il nervo mediano è illustrato in giallo e attraversa il tunnel carpale. Questo nervo è fondamentale per la sensibilità e la funzione motoria di alcune parti della mano, tra cui il pollice, l'indice, il medio e parte dell'anulare. La compressione di questo nervo provoca i sintomi tipici della STC, come intorpidimento, formicolio, dolore e debolezza muscolare.

2. Legamento trasverso del carpo

Il legamento trasverso del carpo, rappresentato nella parte superiore del tunnel carpale, forma un arco sopra alcune ossa carpali, creando il “tunnel” attraverso il quale passa il nervo mediano. Quando questo legamento esercita una pressione eccessiva sul nervo mediano, può verificarsi la STC.

3. Ossa carpali

Le ossa carpali sono rappresentate nella sezione trasversale del polso e formano il pavimento e le pareti del tunnel carpale. È un gruppo di cinque ossa che forma una sorta di canaletto attraverso il quale passano il nervo mediano e i tendini dei muscoli flessori delle dita. Quindi, il tunnel carpale è formato principalmente da queste ossa carpali: scafoide e trapezio sul lato radiale (quello del pollice), pisiforme, piramidale e uncinato sul lato ulnare (quello del mignolo).

4. Tendini dei muscoli

Nell’immagine si vedono anche i tendini dei muscoli flessori, che attraversano il tunnel carpale insieme al nervo mediano. L’infiammazione o il gonfiore di questi tendini possono contribuire alla compressione del nervo mediano.

5. Sito di compressione del nervo mediano

Questo punto, indicato nell’immagine, è dove il nervo mediano viene compresso all’interno del tunnel carpale. È questa compressione che causa i sintomi tipici della STC, come dolore, intorpidimento e debolezza muscolare.

Queste strutture lavorano insieme in un piccolo spazio, e qualsiasi cambiamento o infiammazione in una di esse può portare alla compressione del nervo mediano e, di conseguenza, alla sindrome del tunnel carpale.

Ma come si manifesta?

I sintomi della sindrome del tunnel carpale sono diversi.

1. Intorpidimento e formicolio

Soprattutto nelle dita innervate dal nervo mediano (pollice, indice, medio, e parte dell'anulare). Questi sintomi sono spesso più evidenti di notte o al mattino.

2. Dolore al polso e alla mano

Può irradiarsi verso il braccio e la spalla, peggiorando se vengono eseguiti movimenti ripetitivi delle mani e dei polsi.

3. Debolezza muscolare

Può risultare difficile eseguire movimenti fini, afferrare oggetti, aprire una bottiglia o eseguire attività manuali più complesse. Nei casi avanzati, si può osservare una riduzione della massa muscolare alla base del pollice.

4. Sensazioni di bruciore

Talvolta, si possono avvertire bruciori o scosse elettriche lungo il polso e la mano.

Esistono due tipologie di sindrome del tunnel carpale, lo sapevi?

La STC primaria generalmente è causata da movimenti ripetitivi o posture scorrette, mentre la STC secondaria è associata a condizioni preesistenti come l’artrite reumatoide, il diabete, l’obesità, o la gravidanza.

La STC può svilupparsi con più probabilità se sono presenti uno o più fattori di rischio seguenti.

1. Movimenti ripetitivi: lavori o attività che richiedono movimenti ripetitivi del polso, come digitare al computer o usare strumenti manuali.

2. Posture estreme del polso: mantenere il polso in flessione o in estensione per lunghi periodi può aumentare la pressione sul nervo mediano.

3. Anomalie anatomiche: strutture ossee o tessuti che riducono lo spazio nel tunnel carpale possono causare compressione.

4. Condizioni mediche predisponenti: il diabete, l’artrite reumatoide, l’ipotiroidismo, e l’obesità possono aumentare il rischio di sviluppare la STC.

La diagnosi della STC può essere confermata dal medico tramite diversi passaggi.

Esame clinico: il medico generalmente esegue test come il segno di Tinel (percussione sul nervo mediano) e il test di Phalen (flessione del polso) per riprodurre i sintomi, ma anche l’“O sign” (incapacità di formare una “O” con pollice e indice), che sono tutti test comunemente usati per riprodurre i sintomi.

Studi elettrodiagnostici: esami come l’elettromiografia e la conduzione nervosa, che misurano la velocità e la funzionalità del nervo mediano.

Imaging: la risonanza magnetica o l’ecografia possono essere utilizzate per esaminare la struttura del polso.

Il trattamento della STC può includere diverse strategie.

Terapie conservative: prima fra tutte la fisioterapia, accompagnata dall’educazione del paziente mirata a ridurre o modificare i movimenti che aggravano i sintomi.

Tutori notturni: per mantenere il polso in una posizione neutra durante il sonno.

Farmaci e iniezioni: gli antinfiammatori e le iniezioni di corticosteroidi possono ridurre l’infiammazione e il dolore.

Chirurgi con rilascio del tunnel carpale: nei casi gravi, può essere necessario l’intervento chirurgico per liberare il nervo mediano.
.RIGUARDO LA FISIOTERAPIA..

La fisioterapia è un componente essenziale nel trattamento della STC, specialmente nelle fasi iniziali o come intervento post-operatorio. Di seguito come un fisioterapista può aiutare.

1. Valutazione Iniziale

Un fisioterapista eseguirà una valutazione funzionale dettagliata per identificare i fattori che contribuiscono alla compressione del nervo mediano e alla disfunzione muscolare.

Analisi della postura: identificazione di posture scorrette che aumentano la pressione sul nervo.

Valutazione della forza e della mobilità: misurazione della forza muscolare e della flessibilità dei tendini e delle articolazioni del polso e della mano.

2. Educazione ergonomica

L’educazione su come mantenere una postura corretta e adottare tecniche ergonomiche è cruciale.

Posizionamento del polso: mantenere il polso in posizione neutra durante le attività quotidiane e lavorative.

Adattamento della postazione di lavoro: regolazione dell’altezza della sedia, posizionamento della tastiera e del mouse per ridurre lo stress sul polso.

3. Esercizi di mobilità e stretching

Esercizi mirati a migliorare la mobilità del polso e a ridurre la tensione sui tendini e sul nervo mediano come lo stretching dei muscoli flessori del polso, che riducono la pressione sul nervo mediano.

4. Mobilizzazione del nervo mediano

Grazie a tecniche di neurodinamica per migliorare la mobilità del nervo mediano e ridurre l'irritazione.

5. Esercizi di rinforzo muscolare

Il rinforzo dei muscoli dell'avambraccio e della mano è essenziale per stabilizzare il polso. Esistono esercizi con una pallina morbida ad esempio, per migliorare la forza della presa e dei muscoli intrinseci della mano. Oppure degli esercizi di rinforzo degli estensori del polso, per bilanciare la forza tra i flessori e gli estensori, riducendo la pressione sul tunnel carpale.

6. Tecniche di terapia manuale

Il fisioterapista può utilizzare tecniche manuali per ridurre la tensione e migliorare la circolazione, come le mobilizzazioni articolari, che aiutano a migliorare la mobilità del polso e ridurre la compressione.

7. Massaggio dei tessuti profondi

Per alleviare la tensione nei muscoli e nei tendini.

8. Modifiche delle attività e prevenzione

Parte del trattamento fisioterapico include l’educazione su come modificare le attività quotidiane per prevenire il peggioramento dei sintomi e l’ergonomia sul lavoro per suggerire adattamenti delle abitudini lavorative, come l'uso di una tastiera ergonomica o pause frequenti per ridurre lo stress sul polso.

9. Terapie fisiche strumentali

In alcuni casi, il fisioterapista può utilizzare terapie fisiche strumentali, come la laserterapia ad alta intensità e gli ultrasuoni, per ridurre l'infiammazione e il dolore e promuovere la guarigione dei tessuti.

Tutto chiaro? Facciamo una sintesi rapida.

La sindrome del tunnel carpale è una condizione comune che può significativamente influenzare la qualità della vita. Un approccio multidisciplinare, che includa la fisioterapia, può essere efficace nel gestire i sintomi, migliorare la funzionalità della mano e prevenire il peggioramento della condizione. Con una diagnosi precoce e un trattamento adeguato, molti pazienti possono trovare sollievo dai sintomi e riprendere le loro attività quotidiane senza dolore.

Hai presente quando cammini scalzo in casa, metti male il piede su un giocattolo.. e da quel giorno senti un fastidio st...
24/12/2025

Hai presente quando cammini scalzo in casa, metti male il piede su un giocattolo.. e da quel giorno senti un fastidio strano dentro la caviglia, come se ci fosse “qualcosa che gratta”?

Oppure quando dopo una lunga giornata senti quella f***a interna, tipo elastico che ti tira?

E dici: “Boh, sarà la caviglia..”

No. Non è “la caviglia”. È il muscolo che salva l’arco plantare ogni santo giorno.. e che nessuno considera il tibiale posteriore.

Questa immagine te lo spiattella.

La figura mostra un incrocio di muscoli profondi che passano sotto il malleolo mediale.

AREA EVIDENZIATA (ROSSO): LA ZONA PIÙ IMPORTANTE

Qui passa il tibiale posteriore, infilato in un tunnel stretto insieme a flessore lungo delle dita, flessore lungo dell’alluce, legamenti che tengono su l’arco del piede, retinacoli che guidano i tendini.

È un condominio pieno.
Se uno si irrita, si infiammano tutti.

Tibiale posteriore

Il guardiano dell’arco plantare. Stabilizza, controlla la pronazione, frena la caduta dell’osso navicolare. Se si indebolisce o si infiamma hai un piede che cede, dolore interno alla caviglia, “piede piatto acquisito” negli adulti e tendinopatia del tibiale posteriore.

Flessore lungo dell'alluce (FHL)

Il freno dell’alluce. Se ipertonico tira come una corda tesa dietro l’astragalo, con dolore interno.

Flessore lungo delle dita

Tira le dita, stabilizza il passo.

Retinacoli e legamenti

Sono la fascia spessa che schiaccia tutto dentro il tunnel, se si gonfia, la pressione sale.

Tutti dicono: “Mi fa male la caviglia, sarà un legamento.”

Ma la verità è che il 70% dei dolori interni NON è il legamento. È il TIBIALE POSTERIORE che soffre. Il dolore non è “alla caviglia”, è al TUNNEL. Il piede piatto adulto raramente nasce “dal piede”: è una tendinopatia del tibiale posteriore. Le distorsioni recidivanti sono spesso debito di stabilità profonda.

Non è instabilità.
Non è sfortuna.
È BIOMECCANICA.

Il tibiale posteriore è come la molla sotto un letto: finché regge non ci fai caso.. quando cede, ti sembra di stare dormendo su un’asse di legno.

Il tibiale posteriore ha un ruolo importante nel controllo della pronazione e nella stabilità del navicolare. Nella sindrome del tunnel tarsale si assiste ad una compressione del tibiale posteriore insieme ai due flessori lunghi. Il pattern è spesso associato a retrazione del tricipite surale, ridotto controllo dell’arco, instabilità funzionale.

Test molto utili? Single heel raise, resistenza inversione, palpazione retinacolo.

Segnali precoci: dolore post-mediale, fatica nel cammino, edema locale, footprint alterato.

E QUINDI?

Se senti dolore interno alla caviglia, f***a mentre cammini, “tiraggio” sotto il malleolo, piede che “cade” verso l’interno, dolore che aumenta a fine giornata, lato interno del piede sensibile o gonfio.

Non massaggiare “dove fa male”.
Lavora su tibiale posteriore, FHL e FDL, controllo dell’arco, stabilità del retropiede, mobilità dell’astragalo e rieducazione del passo.

Il piede non crolla.
Cede il muscolo che lo regge: il tibiale posteriore.

Quando ti fa male alla caviglia.. dove metti la mano per primo?

Appena dietro il malleolo?
Più sotto?
Verso l’arco?
Sul tendine dell’alluce?

La prossima volta che ti dicono “Hai la caviglia debole”.. sorridi.
La tua caviglia non è debole. È solo che il tuo tibiale posteriore si sta facendo un mazzo tanto, e nessuno lo ringrazia mai.

Post divulgativo. Non sostituisce valutazione fisioterapica.

Indirizzo

Via Amidei Barbiellini 34
Portoferraio
57037

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