Dottssa rita bacci fisioterapista

Dottssa rita bacci fisioterapista 👩🏻‍⚕️ Responsabile Fisioterapia e Elba fitness Portoferraio
🧾 Docente Nazionale Pilates
✨ inseg

ACTIVITIES: fisioterapia, riabilitazione, massaggi, pilates, ginnastica postulare, riflessologia, riabilitazione pelvica.

Il problema è che guardi questa immagine e pensi subito: “Ok, nervi, recettori, cervello..  roba tecnica”. Invece è esat...
20/02/2026

Il problema è che guardi questa immagine e pensi subito: “Ok, nervi, recettori, cervello.. roba tecnica”. Invece è esattamente il motivo per cui continui a fraintendere il tuo dolore.

Qui non c’è scritto da nessuna parte che il dolore nasce nel muscolo. Né nel tendine. Né nel punto che indichi col dito. Qui c’è scritto una cosa molto più scomoda: il corpo non sente i tessuti, sente informazioni. I recettori non misurano “danni”, misurano cambiamenti. Tensione, pressione, chimica, movimento. E poi il cervello decide cosa farne.

Ma tu continui a ragionare come se il dolore fosse una spia rotta, non un messaggio.. E allora cerchi l’esercizio perfetto, la manovra giusta, la tecnica definitiva. Peccato che l’esercizio perfetto non esista, perché il problema non è stimolare di più il muscolo, è come il tuo sistema interpreta quello stimolo.

Se il corpo è in allerta, qualsiasi cosa fai viene letta come minaccia. Stretching compreso. Rinforzo compreso.

E quindi? Significa che finché continui a trattare il dolore come un guasto locale, stai parlando la lingua sbagliata al tuo sistema nervoso.

Qualcuno dirà “stai dicendo che è tutto nella testa?”.
No. Sto dicendo che è tutto nel sistema.
E ignorarlo è il modo migliore per farlo urlare ancora più forte.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi scendiamo ...
19/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi scendiamo nel profondo della mandibola per conoscere un muscolo meno noto ma potentissimo: il pterigoideo mediale, l’alleato silenzioso della masticazione.

Dettagli anatomici

Il muscolo pterigoideo mediale fa parte dei muscoli masticatori profondi. Lavora in sinergia con il massetere e il pterigoideo laterale, ma ha una sua direzione e funzione ben precisa: sollevare la mandibola.

Origina dalla faccia mediale della lamina pterigoidea mediale dello sfenoide e tuberosità del mascellare, inserendosi sulla faccia mediale dell’angolo della mandibola (ramo mandibolare).

Innervazione: nervo mandibolare (V3 – ramo del trigemino)

La sua direzione è obliqua: in basso, indietro e lateralmente, speculare a quella del massetere.

Funzioni principali

Elevazione della mandibola (chiusura della bocca), protrusione (insieme al pterigoideo laterale) e movimento laterale della mandibola (contrazione unilaterale).

Tipi di dolore

Il pterigoideo mediale può essere coinvolto in disfunzioni temporo-mandibolari (DTM), dolore profondo all’interno dell’angolo mandibolare, difficoltà o dolore durante la masticazione o lo sbadiglio, spasmi con deviazione laterale della mandibola, trigger point che possono irradiarsi all’orecchio, gola o mascella.

A volte viene confuso con otite o mal di gola a causa del dolore riferito!

Funzione quotidiana

Il muscolo pterigoideo mediale lavora silenziosamente ogni volta che mordi un panino, sbadigli o stringi i dent, mastichi cibi duri (es. nocciole, carne secca) e parli a lungo o sotto stress.

È uno dei principali muscoli coinvolti nel serramento mandibolare.

Esercizio di allungamento (Stretching mandibolare assistito)

Siediti in posizione comoda con la schiena dritta.
Posiziona due dita indice sotto gli incisivi inferiori, pollici sul mento.
Apri lentamente la bocca spingendo verso il basso in modo controllato.
Mantieni per 10–15 secondi e rilascia.

Aiuta a decomprimere l’ATM e a rilassare pterigoidei e massetere.

Esercizio di rinforzo (Chiusura contro resistenza)

Posiziona una mano sotto il mento.
Chiudi lentamente la bocca contro una lieve resistenza della mano.
Mantieni per 5 secondi, poi rilassa.
Ripeti 8–10 volte.

Rinforza l’elevazione mandibolare senza creare ipertono.

Curiosità scientifica

Lo pterigoideo mediale ha un gemello evolutivo: il massetere, con cui forma una coppia di muscoli sinergici ma con orientamento speculare. In pazienti con DTM, l’elettromiografia ha mostrato una iperattività asimmetrica di questo muscolo durante la masticazione.. spesso correlata al lato dominante o a stress cronico.

Conclusione

Lo pterigoideo mediale è il guardiano nascosto della tua masticazione: lavora profondo, silenzioso e potente. Se hai dolori all’ATM, tensione alla mascella o disturbi della masticazione.. potrebbe essere lui il colpevole dimenticato.

Ci vediamo giovedì prossimo su Muscolandia.. dove anche i muscoli più nascosti hanno finalmente voce!😁

Il piede non “cede”. Si adatta. E a volte lo fa troppo.Quando vedi questo disegno, la sentenza è quasi automatica:“Arco ...
18/02/2026

Il piede non “cede”. Si adatta. E a volte lo fa troppo.

Quando vedi questo disegno, la sentenza è quasi automatica:
“Arco crollato.”
“Navicolare che scende.”
“Piede piatto da correggere.”

Sembra semplice.

Ed è proprio questo il problema. Pensa al piede come a un ammortizzatore intelligente, non a una colonna rigida. Quando carichi, deve abbassarsi. Quando spingi, deve restituire energia. Se resta sempre basso o sempre rigido, non sta funzionando: sta compensando.

Ora la lettura clinica.

Il cosiddetto navicular drop non è un difetto in sé. È una risposta del sistema, di come gestisci il carico, di come controlli la tibia, di come dialogano piede, ginocchio, bacino, di quanto il sistema nervoso si fida di quella base.

Un piede che “scende” può farlo perché non sa più risalire, non perché è sbagliato.

Ed ecco la semplificazione da smontare:
“È collassato”
“È debole”
“Serve sostegno”

Sostenere senza capire perché scende è come puntellare una porta che si muove:
non risolvi il meccanismo, lo congeli.

Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi.
Senti il peso sotto l’alluce e sotto il tallone.
Ora piega leggermente le ginocchia e torna su, lento, senza “stringere” il piede.
Rifallo una seconda volta.

Domande oneste: l’arco è cambiato? Più vivo? Più reattivo?
Stai correggendo una forma.. o stai rieducando una funzione?

Qui emerge il criterio. C’è chi guarda una misura statica. E chi osserva come il piede cambia sotto carico, formula un’ipotesi funzionale, la verifica nel movimento, misura se il sistema risponde meglio.

Il piede non chiede etichette.
Chiede strategia.

Un piede che scende non è rotto. È un piede che sta facendo troppo lavoro al posto di qualcun altro.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
17/02/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che non sta mai fermo.. letteralmente. È il nervo oculomotore, il direttore d’orchestra dei movimenti oculari, il custode della pupilla e l’alleato nascosto della nostra visione nitida.

Quando funziona bene, gli occhi si muovono come due telecamere sincronizzate.
Quando soffre.. lo vedi subito. E lo vede anche chi ti guarda.

Dove sta?

Il nervo oculomotore (III nervo cranico) nasce nel mesencefalo, più precisamente nei nuclei oculomotori e nel nucleo di Edinger-Westphal.

Da lì emerge ventralmente dal mesencefalo, attraversa il seno cavernoso, entra nell’orbita attraverso la fessura orbitale superiore, si divide in ramo superiore e ramo inferiore, raggiunge i muscoli oculari che controlla.

È un viaggio breve, ma estremamente importante.

Che cosa fa?

Il nervo oculomotore è misto, con funzioni motorie e parasimpatiche.

Funzione motoria: muove l’occhio.

Innerva il muscolo retto superiore, retto inferiore, retto mediale, obliquo inferiore ed elevatore della palpebra superiore. In altre parole: muove l’occhio in tutte le direzioni, tranne abduzione e depressione-obliqua.

Funzione parasimpatica: controlla la pupilla.

Grazie alle fibre del nucleo di Edinger-Westphal restringe la pupilla (miosi) e controlla l’accomodazione per la visione da vicino.

Un nervo due-in-uno: movimento più pupilla.

Come si lamenta?

La sofferenza del nervo oculomotore si vede.. senza bisogno di strumenti. I segni tipici sono la ptosi palpebrale (la palpebra cade per deficit dell’elevatore), occhio deviato “in fuori e in basso” (perché restano attivi solo il trocleare) e l'abducente), diplopia (visione doppia, soprattutto guardando in alto o medialmente), pupilla dilatata (anisocoria, segno molto importante: perdita della componente parasimpatica) e difficoltà nell’accomodazione (problemi nella visione da vicino).

Molto spesso è presente anche mal di testa o dolore retrobulbare.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo oculomotore lavora in ogni istante mentre leggi, quando agganci un oggetto con lo sguardo, mentre cambi messa a fuoco tra vicino e lontano, quando guidi, quando segui un movimento rapido e quando tieni aperta la palpebra.

Ogni movimento oculare coordinato.. passa da lui.

Patologie e disfunzioni

Paralisi del III nervo (totale o parziale)
Compressione da aneurisma dell’arteria comunicante posteriore
Neuropatie diabetiche
Sindrome del seno cavernoso
Traumi cranici
Sofferenza del nucleo nel mesencefalo
Ernie transtentoriali (segno di uncus — pupilla dilatata!)

L’oculomotore è uno dei nervi più delicati da valutare.. e più importanti da riconoscere.

Curiosità neurologica

Le fibre parasimpatiche che controllano la pupilla si trovano sulla superficie del nervo. Per questo sono le prime a soffrire nelle compressioni (pupilla dilatata!). Al contrario, nelle neuropatie ischemiche (come nel diabete) la pupilla spesso è risparmiata.

Un dettaglio clinico che salva vite.

Approccio fisioterapico (indiretto)

La fisioterapia non tratta direttamente il III nervo, ma può essere fondamentale nel lavoro sull’equilibrio in pazienti con diplopia, training di compenso oculare, educazione visuo-posturale, integrazione nella riabilitazione neurologica complessa, supporto a strategie di orientamento spaziale.

Il lavoro è sempre interdisciplinare con neurologo, ORL, oculista.

Conclusione

Il nervo oculomotore è il regista dei movimenti oculari. Se è in forma, gli occhi danzano in sincronia. Se si indebolisce, lo spettacolo cambia subito: palpebra che cade, occhio che scappa di lato, pupilla che si dilata.

Un nervo piccolo, ma dal potere.. visibile.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 😁

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

È lunedì.. ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorr...
16/02/2026

È lunedì.. ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!”

Oggi pieghiamo il braccio, appoggiamoci al tavolo.. e zac! Protagonista della puntata: l’olecrano!

Se hai mai preso una botta al gomito e hai visto la tua vita scorrerti davanti agli occhi.. ecco, stavi salutando l’olecrano. È una struttura robusta, sporgente, diretta. Non ha mezze misure: o lavora bene, o si fa notare.

Cos’è e dov’è?

L’olecrano è la porzione prossimale e posteriore dell’ulna, l’osso mediale dell’avambraccio. Si trova dietro al gomito, ed è quella sporgenza dura che senti subito sotto la pelle. È la parte dell’ulna che entra nella fossa olecranica dell’omero e permette l’estensione del gomito, facendo da leva potente per il movimento.

Cosa fa (a cosa serve davvero)?

L’olecrano è il braccio di leva del gomito. Qui si inserisce il tendine del tricipite brachiale, il muscolo che estende l’avambraccio, ti permette di spingere, di rialzarti da una sedia, di fare flessioni (o almeno provarci 😄).

Senza olecrano niente estensione efficace, gomito instabile, tricipite inutile.

Curiosità divertente

L’olecrano è uno dei pochi punti del corpo dove la pelle è sottilissima, l’osso è subito sotto, la botta è memorabile. È il classico osso che non perdona. Un vero “ahia-point” anatomico.

Funzionamento buffo

Immaginalo come una cerniera, una leva, un paraurti osseo. Quando pieghi il gomito, scivola. Quando lo estendi, si incastra perfettamente. Quando lo colpisci.. ti fa ripensare alle tue scelte di vita.

L’olecrano nella vita di tutti i giorni

Lavora quando spingi una porta, ti alzi appoggiandoti alle braccia, fai plank, piegamenti, pesi, ti appoggi male sul gomito alla scrivania. È anche il punto su cui ci si appoggia di più.. e si protegge di meno.

Parole complicate, spiegate semplici

Ulna: un osso dell’avambraccio.
Fossa olecranica: cavità dell’omero che accoglie l’olecrano.
Tricipite brachiale: muscolo che raddrizza il gomito.

Come può soffrire?

Borsite olecranica: il classico “gomito del minatore / studente”
Traumi diretti: botte secche (indimenticabili)
Fratture dell’olecrano: spesso da caduta con gomito flesso
Sovraccarico del tricipite: dolore posteriore al gomito

Spesso il problema non è il gomito.. ma quanto e come lo usi.

Momento educativo leggero

Evita di appoggiarti a lungo sul gomito, ura la forza e la coordinazione del tricipite e se c’è gonfiore persistente: meglio valutare, non “stringere i denti” L’olecrano avvisa sempre. Sta a noi ascoltarlo.

Curiosità scientifica

L’olecrano è un punto di riferimento radiologico fondamentale, ha una biomeccanica chiave per la stabilità del gomito e viene spesso fissato chirurgicamente con placche o fili di tensione nelle fratture.

Piccolo osso, grande responsabilità meccanica.

Conclusione

La prossima volta che ti appoggi al gomito o lo sbatti contro lo spigolo del tavolo,
saluta il tuo olecrano: il duro del gomito, il re delle botte secche, il custode dell’estensione.

Ci vediamo lunedì prossimo per un’altra meraviglia del corpo umano,
sempre con il sorriso! 😄

Il problema è che guardi questa immagine e pensi: “Ecco il muscolo, ecco il colpevole”. Fibre, tessuto, carne. Fine dell...
15/02/2026

Il problema è che guardi questa immagine e pensi: “Ecco il muscolo, ecco il colpevole”. Fibre, tessuto, carne. Fine della storia.

È qui che nasce l’errore più comodo di tutti: credere che se fa male, allora quel tessuto è rovinato. Ma questo non è un pezzo di corda che si sfilaccia. È tessuto vivo, adattabile, progettato per cambiare in base a quello che gli chiedi ogni giorno. E se diventa rigido, dolente o “sensibile”, spesso non è perché si è rotto, ma perché è stato usato sempre allo stesso modo, troppo poco o troppo sotto stress.

Tu invece continui a cercare l’esercizio perfetto per “sistemarlo”, come se bastasse stimolarlo nel modo giusto.

Spoiler: non esiste.

Perché il muscolo non lavora mai da solo e non decide lui quando farti male. Risponde a segnali, contesto, carico, recupero, respiro, paura. E quindi? Significa che trattare il dolore muscolare come un difetto del tessuto è un modo elegante per non guardare il quadro più grande.

Qualcuno dirà “eh ma a me fa male proprio lì”.
Certo.

Ma sentire dolore in un punto non vuol dire che il problema sia quel punto. Vuol dire che quel muscolo sta parlando più forte degli altri. E se continui a zittirlo invece di ascoltare perché urla, continuerà a farlo. Sempre meglio.

Oggi vi parlo di una sindrome spesso poco conosciuta e non diagnosticata anche da parte di molti medici .. Viene confusa...
14/02/2026

Oggi vi parlo di una sindrome spesso poco conosciuta e non diagnosticata anche da parte di molti medici .. Viene confusa con altre patologie ritardando in questo modo il Trattamento e cura del paziente: trattasi della Sindrome di Maigne.
La Sindrome di Maigne, in onore del grande maestro Dott. Robert Maigne, fondatore della Medicina Manuale Manipolativa, è una disfunzione spinale nella zona di transizione tra la colonna dorsale e lombare (T12-L1), che causa dolore riferito all'anca, all'inguine, al gluteo e all'addome inferiore, spesso scambiato per altri problemi a causa dell'irritazione dei nervi (rami dorsali). È legata a movimenti prolungati di flessione/rotazione, instabilità biomeccanica o degenerazione, e può essere trattata con terapie manuali per alleviare i sintomi.
Il Trattamento Manipolativo Osteopatico come quello di Medina Manuale, risultano molto efficaci .. Spesso la risposta clinica è immediata ....

VERTIGINI e giramenti di testa: quando il problema è CERVICALE (e quando no)Quella sensazione di essere sempre "leggerme...
13/02/2026

VERTIGINI e giramenti di testa: quando il problema è CERVICALE (e quando no)

Quella sensazione di essere sempre "leggermente ubriachi". Di camminare sulle nuvole. Di sentirsi costantemente in barca, anche quando sei fermo.

Non sono vertigini nel senso classico del termine: non vedi gli oggetti girare intorno a te.

Sei tu che ti senti instabile, come se il pavimento non fosse mai del tutto affidabile.

È uno dei sintomi più invalidanti e al tempo stesso più "misteriosi" di tutta la medicina muscolo-scheletrica. E spesso viene liquidato con un generico "sarà la cervicale" senza che nessuno spieghi davvero cosa sta succedendo.

Partiamo da una cosa importante: molti professionisti negano che il tratto cervicale possa causare questo tipo di sintomi. E in un certo senso hanno ragione.
Il problema cervicale da solo raramente è la causa primaria delle vertigini o degli sbandamenti.

È un pezzo del puzzle, a volte il più importante, a volte solo uno dei protagonisti.

Ma questo non significa che non c'entri. C'entra eccome, solo che il meccanismo è più complesso di quanto si pensi.

➡Come funziona il sistema dell'equilibrio

Il nostro equilibrio dipende da diverse strutture che lavorano insieme.

C'è l'orecchio interno, che è il vero e proprio organo dell'equilibrio. C'è il tratto cervicale, che informa il cervello sulla posizione della testa. Ci sono gli occhi, che ci orientano nello spazio. E c'è il cervello, che mette insieme tutti questi segnali e da lì determina se siamo stabili o no.

Quando una di queste strutture manda segnali "sporchi" o contrastanti, il cervello va in confusione. E la confusione si traduce in quella sensazione di instabilità che rovina la vita a tantissime persone.

➡Il ruolo della cervicale

Il tratto cervicale partecipa al problema per due motivi principali.
Il primo è anatomico: le vertebre cervicali sono vicinissime al cervello, a differenza di tutte le altre.

Se le strutture cervicali sono infiammate, l'infiammazione può "trasmettersi" a centri nervosi importanti, tra cui quelli dell'equilibrio che risiedono nel tronco dell'encefalo.
Il secondo riguarda i muscoli. I muscoli cervicali informano costantemente il cervello sulla posizione della testa nello spazio.

Se sono cronicamente tesi e contratti, questa informazione viene "inquinata". Il cervello riceve dati contrastanti e, nel dubbio, genera quella sensazione di instabilità.
Una precisazione importante: discopatie ed ernie non c'entrano nulla con questo problema. Possono c'entrare con il dolore, ma le vertigini sono un'altra storia.
Il dettaglio che sorprende sempre

Moltissime persone hanno questi sintomi SENZA avere dolore cervicale.
Sembra strano, ma ha perfettamente senso. Non serve una grande infiammazione (e quindi il dolore) per arrivare allo sbandamento.

Basta che i muscoli siano cronicamente tesi e che mandino segnali disturbati ai centri dell'equilibrio.
Ecco perché tante persone si sentono dire "ma la cervicale non ti fa male, non può essere quella". In realtà può benissimo essere quella, anche senza dolore.

➡ Il vero protagonista: il cervello

Di tutte le strutture coinvolte, la più importante è il cervello.
È lui che riceve le informazioni da orecchio, muscoli e occhi, e le mette d'accordo. Per farlo bene, deve essere al 100% delle sue funzionalità.

Ti faccio un esempio banale. Bevi un bicchiere di vino, sei ancora perfettamente lucido. Ma se ti alzi e cammini, ti accorgi subito che l'equilibrio è già leggermente cambiato. Il cervello non è più al 100%, e la stabilità ne risente immediatamente.

Ora, come sta il cervello quando accumuli costantemente tensione nervosa, ansia e stress?
Non al 100% delle sue possibilità, questo è certo.

Ecco perché in queste situazioni c'è quasi sempre un coinvolgimento del sistema nervoso. Per alcuni l'ansia parte DOPO l'inizio dei sintomi (è una conseguenza, non una causa). Per altri è il contrario. Ma in un modo o nell'altro, lo stato di tensione nervosa è sempre parte dell'equazione.

➡ I sintomi tipici

Chi soffre di questo problema riconosce subito di cosa parlo.
Sensazione di sbandamento, a volte anche forte. Sentirsi sempre "leggermente ubriachi". Camminare sulle nuvole. Difficoltà di concentrazione, confusione mentale.

A questi si associano spesso: nausea (quasi mai vomito), sensazione di svenimento (che raramente poi avviene), tachicardia e senso di agitazione, disturbi della vista soprattutto negli spazi aperti e luminosi (i centri commerciali sono l'incubo di molti).

Per alcuni il problema peggiora quando si sdraiano. Per altri è indipendente dalla posizione.

➡ Una nota sugli "otoliti"

Avrai sentito parlare dei famosi "sassolini che si spostano" nell'orecchio. Si chiama cupololitiasi o vertigine parossistica, ed è un problema completamente diverso da quello di cui stiamo parlando.

In quel caso la persona vede gli oggetti girare (vertigine oggettiva), soprattutto quando gira la testa o si sdraia. È riconoscibilissima dall'otorino, si cura con manovre specifiche e non dura più di 15-40 giorni.

A noi interessa perché a volte l'orecchio si riprende quasi completamente, ma non del tutto. E quel "quasi" può bastare a lasciare strascichi sulla stabilità generale.

➡ Cosa NON fare durante le fasi acute

Molti mi chiedono cosa fare quando gli sbandamenti sono molto forti.
La risposta onesta è: di fatto, nulla di particolare. Mettersi tranquilli, in posizione confortevole, e non peggiorare le cose agitandosi.

Non ci sono manovre specifiche come per gli otoliti. Non ci sono esercizi da fare in acuto. Gli esercizi sono utilissimi per risolvere il problema, ma non nel momento della crisi.

Il punto è un altro: con un approccio corretto, alle crisi acute non ci si deve arrivare.

L'obiettivo è NON avere il disturbo acuto, non calmarlo quando arriva.

➡ Come si risolve davvero

La risoluzione di questo problema richiede pazienza e un approccio che lavori su più fronti.

Il primo fronte sono i muscoli cervicali. L'esercizio mirato è l'unica cosa in grado di modificare realmente il modo in cui lavorano, riducendone la tensione e rinforzandoli.

Nessun massaggio o manipolazione può reggere il confronto quando si parla di risultati a medio-lungo termine.

Il secondo fronte è l'infiammazione generale. Circa il 70% delle persone con questi sintomi ha anche segnali di infiammazione diffusa, soprattutto a livello intestinale.

Gonfiori, pesantezza dopo i pasti, colon irritabile. L'intestino è chiamato "secondo cervello" non a caso, e il suo stato influenza profondamente le funzioni cerebrali.

Il terzo fronte è la tensione nervosa. Non serve psicoterapia per questo: parliamo di meccanismi fisiologici, non psicologici. Attività fisica, tecniche respiratorie, miglioramento dello stile di vita. Tutto ciò che aiuta il cervello a funzionare meglio come organo.

➡ Il punto chiave

Il fatto che sia un problema "complesso da spiegare" non significa che sia "complesso da risolvere".

Richiede pazienza e costanza, ma con un buon piano di azione che lavora su più fronti, si possono vedere miglioramenti già dopo 1-2 settimane e arrivare a ottimi risultati in 30-90 giorni.

La chiave è non limitarsi al tratto cervicale. Serve un lavoro completo che coinvolga muscoli, respirazione, mobilità generale, stile di vita. Tutto insieme.

Se vuoi iniziare un percorso che lavori su tutti questi aspetti, puoi accedere GRATUITAMENTE all'anteprima della mia nuova iniziativa "Stretch and Move".

Troverai le prime lezioni e il manuale per iniziare subito a lavorare su mobilità, respirazione e movimento di tutto il corpo.

Il link è qui:

AUMENTA LA SCIOLTEZZA E L’EFFICIENZA MUSCOLARE, SBLOCCA LE RIGIDITÀ ACCUMULATE Accedi GRATUITAMENTE all’iniziativa “STRETCH and MOVE”, che ti darà accesso ad una serie di allenamenti super efficaci ACCEDI ALL’INIZIATIVA Ciao, sono Marcello Chiapponi, fisioterapista e creatore del metodo ...

Psoas: il muscolo che assorbe lo stress e lo "scarica" sulla schienaLo sapevi che esiste un muscolo che fa letteralmente...
13/02/2026

Psoas: il muscolo che assorbe lo stress e lo "scarica" sulla schiena

Lo sapevi che esiste un muscolo che fa letteralmente da "ponte" tra le tue emozioni e il tuo mal di schiena?

Si chiama psoas, ed è un muscolo grande e potente che parte dalla parte anteriore delle vertebre lombari e arriva fino all'interno della coscia.

Lo psoas è probabilmente il muscolo più "connesso" del corpo, un vero nodo autostradale dove convergono collegamenti insospettabili: è in contatto diretto con l'intestino, che ci sta letteralmente appoggiato sopra.

Confina col diaframma, il principale muscolo respiratorio. Nella donna ha rapporti funzionali con utero e ovaie. E origina direttamente dai dischi vertebrali lombari.

Ed è proprio per queste connessioni che lo psoas diventa una vera e propria "spugna" dello stress.

Quando sei sotto pressione, il diaframma si blocca e inizi a respirare in modo superficiale: lui, da buon vicino di casa, si irrigidisce di riflesso.

Se l'intestino è irritato (e con lo stress succede spesso), la tensione si trasferisce direttamente allo psoas, che ci è appoggiato sopra.

Ma la cosa più affascinante è questa: lo psoas è il muscolo che ti "piega in avanti", quello che si attiva quando ti rannicchi in posizione fetale.

Esattamente lo schema di protezione che il corpo adotta quando percepisce un pericolo. Sotto stress, si contrae come per prepararti a chiuderti a riccio, solo che oggi il pericolo non è fugace: sono preoccupazioni che restano lì per ore.

E qui arriva il problema: tutta questa tensione accumulata, lo psoas la scarica esattamente dove è attaccato. Cioè sui dischi lombari.

Più lo psoas è rigido e contratto, più aumenta la pressione sulla colonna, più la bassa schiena diventa quel blocco di legno che molti conoscono fin troppo bene.

La buona notizia è che trattandosi di un muscolo, ci possiamo lavorare eccome.

Lo psoas è sicuramente uno dei protagonisti della mia nuova INIZIATIVA GRATUITA dal titolo "Stretch and move".

Prova gli allenamenti cliccando sul link qui:

AUMENTA LA SCIOLTEZZA E L’EFFICIENZA MUSCOLARE, SBLOCCA LE RIGIDITÀ ACCUMULATE Accedi GRATUITAMENTE all’iniziativa “STRETCH and MOVE”, che ti darà accesso ad una serie di allenamenti super efficaci ACCEDI ALL’INIZIATIVA Ciao, sono Marcello Chiapponi, fisioterapista e creatore del metodo ...

Il problema è che questa immagine viene venduta come la formula magica del “core”,, il cilindro perfetto che se lo allen...
13/02/2026

Il problema è che questa immagine viene venduta come la formula magica del “core”,, il cilindro perfetto che se lo alleni bene ti salva la schiena per sempre.

Diaframma sopra, pavimento pelvico sotto, trasverso davanti, multifidi dietro.

Bello. Ordinato. Rassicurante. E profondamente fuorviante. Perché ti fa credere che il tuo corpo funzioni come un barattolo da rinforzare a pareti uguali, quando in realtà è un sistema che reagisce, compensa e si arrangia mentre tu vivi.

L’errore di pensiero è pensare: “Se attivo bene questi muscoli, allora sto a posto”.
No.

Se fosse così semplice, basterebbe un esercizio fatto bene e il mal di schiena sparirebbe dal pianeta. L’esercizio perfetto non esiste, perché questo “cilindro” non lavora in isolamento, non si accende a comando e soprattutto non serve a nulla se poi passi la giornata seduto rigido, in apnea, sempre nella stessa posizione.

Il corpo non ragiona per muscoli corretti, ragiona per sopravvivenza ed efficienza. Se percepisce instabilità, stress o carico mal gestito, irrigidisce tutto. Anche il famoso core.

E quindi? Significa che smettere di inseguire l’attivazione giusta e iniziare a capire come ti muovi, come respiri e come distribuisci i carichi è molto più utile di qualsiasi esercizio “mirato”.

Qualcuno dirà “ma il core è importante”.
Certo che lo è.

Ma se lo tratti come una formula matematica invece che come parte di un corpo vivo, continuerà a fare una cosa sola: lavorare troppo.. e lamentarsi.

🦵 Anatomia del ginocchio in sintesi 🔍Il ginocchio è una delle articolazioni più complesse e sollecitate del corpo umano....
12/02/2026

🦵 Anatomia del ginocchio in sintesi 🔍
Il ginocchio è una delle articolazioni più complesse e sollecitate del corpo umano. Conoscere le sue parti aiuta a capire meglio movimenti, stabilità e prevenzione dei disturbi articolari.
🦴 Femore
Sostiene il peso del corpo e forma la parte superiore dell’articolazione, lavorando in sinergia con tibia e rotula.
🦴 Tibia
È l’osso principale della gamba e riceve il carico dal femore, garantendo stabilità durante cammino e corsa.
🦴 Perone
Contribuisce all’equilibrio laterale e al supporto strutturale della gamba.
🧩 Menisco mediale
Agisce come ammortizzatore interno, proteggendo le superfici articolari e distribuendo le forze.
🧩 Menisco laterale
Aiuta a stabilizzare il ginocchio nei movimenti laterali e nelle rotazioni.
🪢 Legamenti crociati
Controllano i movimenti avanti e indietro del ginocchio, mantenendo l’articolazione stabile.
🪢 Legamento laterale esterno
Supporta il ginocchio nei movimenti laterali e previene cedimenti.
Una struttura ben coordinata permette al ginocchio di muoversi in modo fluido e sicuro, sostenendo il corpo ogni giorno con forza e precisione.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!"🎉Oggi scivoliamo ...
12/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!"🎉

Oggi scivoliamo nell’avambraccio per incontrare un piccolo muscolo profondo, ma essenziale nei movimenti di precisione: il muscolo supinatore!

Dettagli anatomici

Il supinatore è un muscolo corto, profondo e a spirale, situato nella parte posteriore e laterale dell’avambraccio. Lavora in coppia con il bicipite brachiale per uno specifico movimento: la supinazione.

Origina dall'epicondilo laterale dell’omero, legamento collaterale radiale, legamento anulare del radio e cresta del muscolo supinatore dell’ulna. Si inserisce sulla superficie laterale, posteriore e anteriore del terzo prossimale del radio.

Innervazione: ramo profondo del nervo radiale (C6–C7)

Funzione principale: supinazione dell’avambraccio (ruotare il palmo verso l’alto)

Tipi di dolore

Il supinatore può essere coinvolto in problematiche poco conosciute ma fastidiose, come la sindrome del tunnel del supinatore, il ramo profondo del nervo radiale può rimanere infatti intrappolato mentre attraversa il muscolo, causando dolore o parestesie nella parte dorsale dell’avambraccio. Ma anche in problematiche più conosciute come l'epicondilite laterale, essendo coinvolto nel sovraccarico cronico degli estensori, anche se meno frequentemente dell'estensore breve radiale del carpo
O rigidità da immobilizzazione: in pazienti con gomito ingessato, il supinatore può perdere elasticità

Funzione quotidiana

Il supinatore lavora (quasi sempre in silenzio) ogni volta che devi girare una chiave nella serratura, avvitare o svitare un tappo, ruotare il palmo della mano per raccogliere un oggetto e portare la forchetta alla bocca

È il re delle rotazioni fini, anche se il bicipite si prende spesso il merito!

Esercizio di allungamento (Stretching in pronazione passiva)
1. Tieni il braccio lungo il fianco con il gomito flesso a 90°
2. Con l’altra mano, afferra il polso e ruota lentamente l’avambraccio in pronazione (palmo in giù)
3. Mantieni la posizione per 30 secondi, sentendo un leggero allungamento nella parte alta dell’avambraccio
4. Evita di forzare: il supinatore è profondo e sottile!

Aiuta a prevenire tensioni nei movimenti ripetitivi, specialmente in chi usa molto le mani.

Esercizio di rinforzo (Supinazione contro resistenza)
1. Impugna un martello o un bastoncino con peso su un’estremità
2. Fissa il gomito al fianco, piegato a 90°
3. Ruota lentamente l’avambraccio per portare il palmo verso l’alto (supinazione), contro il peso
4. Torna in posizione iniziale (pronazione) in modo controllato
5. Ripeti 10–12 volte per lato

Rinforza il supinatore in modo funzionale, utile per sport, lavori manuali e prevenzione di sindromi compressive.

Curiosità scientifica

Studi di imaging dinamico (ecografia e risonanza funzionale) mostrano che il supinatore si attiva in anticipo rispetto al bicipite nei movimenti di supinazione “fini”, a bassa intensità, come ad esempio nel ruotare delicatamente un oggetto fragile.

Conclusione

Il supinatore è come un tecnico di precisione: lavora dietro le quinte, ma senza di lui le rotazioni sottili sarebbero goffe e imprecise. Vuoi afferrare bene? Allena il tuo supinatore!

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli più nascosti meritano un posto sotto i riflettori! 😜

Indirizzo

Via Amidei Barbiellini 34
Portoferraio
57037

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dottssa rita bacci fisioterapista pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dottssa rita bacci fisioterapista:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare