Dott.ssa Laura Sola - Psicologa

Dott.ssa Laura Sola - Psicologa Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale , la dott.ssa Laura Sola, opera a Potenza.

Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo post. Non per mancanza di parole, ma per il peso emotivo e la responsabilit...
29/11/2025

Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo post. Non per mancanza di parole, ma per il peso emotivo e la responsabilità professionale che sento nel toccare una storia di così inaudita sofferenza. La vicenda del piccolo Giovanni impone un silenzio rispettoso, ma anche una riflessione urgente sulla nostra capacità di ascoltare.🫀

🗣️Ascoltare davvero un bambino con le sue parole, con il corpo, con il silenzio significa aprire uno spazio di accoglienza. È nel silenzio, nei gesti, negli sguardi, nelle pause non dette, che spesso si nasconde la sofferenza, la paura, il bisogno di protezione. L’ascolto attivo e attento non è solo una tecnica: è un atto di cura, di rispetto, di fiducia.
C’è un silenzio che pesa come pietre. Quel silenzio sottile, fragile era la paura di un bambino.
Il suo nome era Giovanni. Le sue ultime parole: «non voglio andare dalla mamma». Un “no” spaventato, carico di angoscia. Un segnale d’allarme che non è stato ascoltato.
Giovanni avrebbe dovuto ridere, giocare, crescere. Invece la sua vita è stata spezzata. E adesso quel “no” resta sospeso nel vuoto: uno squillo che non ha avuto risposta, un grido che nessuno ha preso sul serio.
In quanto psicoterapeuta, so quanto il dolore possa segnare profondamente una persona, una famiglia, una comunità. E so che è fondamentale riconoscere anche quelle voci che non si udono, quei timori che si vedono nel corpo, quegli sguardi che tremano.
Perché se l’ascolto sincero, empatico, sensibile ,fosse stato davvero donato, forse quel bambino avrebbe potuto trovare tutela, protezione, sostegno. Forse quel “no” non sarebbe rimasto solo.
Non possiamo restare indifferenti. Per Giovanni. Per ogni bambino che teme, che vibra, che cerca protezione in un silenzio sommesso. Anche quando le parole mancano, anche quando il dolore resta invisibile, Ascoltiamole davvero❤️

Guidate dalla passione per la nostra professione, siamo pronte ad andare oltre confine🍀
08/11/2025

Guidate dalla passione per la nostra professione, siamo pronte ad andare oltre confine🍀

LA MORTE DI PAOLO: NON CHIAMATELA RAGAZZATA, E’ UN FALLIMENTO COLLETTIVO! Mi sono presa qualche giorno prima di scrivere...
25/09/2025

LA MORTE DI PAOLO: NON CHIAMATELA RAGAZZATA, E’ UN FALLIMENTO COLLETTIVO!

Mi sono presa qualche giorno prima di scrivere questo post perché la storia di Paolo, 14 anni, mi ha lasciata pensare e la fretta non è compatibile con l'elaborazione di un dolore così ingiusto e sistemico. C'è un silenzio assordante che segue notizie come questa, ed è un silenzio che va rotto con urgenza.

Non possiamo liquidare il bullismo come un conflitto adolescenziale. È una forma di violenza psicologica prolungata che, in casi estremi, agisce come un lento e inesorabile assassinio dell'anima. La tragedia di Paolo non è solo la storia di un ragazzino bullizzato; è la storia di un fallimento collettivo che ci riguarda tutti: famiglie, scuola, istituzioni e, sì, anche noi adulti che troppo spesso non riusciamo a vedere il dolore che si nasconde dietro un silenzio o un sorriso forzato.

Da psicoterapeuta, devo sottolineare una verità scomoda: il bullismo distrugge il senso di sé. Mina l'autostima e isola la vittima in una bolla di vergogna. Quella vergogna impedisce di chiedere aiuto, perché il messaggio che riceve è: "C'è qualcosa di sbagliato in te."

Dobbiamo smettere di chiedere ai ragazzi che soffrono di essere "FORTI " o di "REAGIRE". Dobbiamo creare lo spazio in cui è sicuro essere vulnerabili. Il suicidio è l'atto finale di una sofferenza che ha cercato ossessivamente una via d'uscita e non l'ha trovata nel mondo esterno, trovandola nel buio.

Paolo ci lascia una lezione durissima, che non possiamo permetterci di ignorare. La nostra promessa a lui e a tutti gli altri ragazzi che soffrono deve essere quella di imparare a vedere, ad ascoltare e a intervenire.❤️

RITORNO A SCUOLA: NON È ROUTINE  È UNA RIVOLUZIONE EMOTIVASettembre è una soglia. Per i nostri adolescenti, il rientro a...
24/09/2025

RITORNO A SCUOLA: NON È ROUTINE È UNA RIVOLUZIONE EMOTIVA

Settembre è una soglia. Per i nostri adolescenti, il rientro a scuola è molto più di un cambio d'orario: è una vera e propria rivoluzione emotiva.

Lasciare la libertà fluida dell'estate per approdare a un porto che esige impegno e struttura crea una dissonanza che non possiamo ignorare. Non è pigrizia, è il corpo e la mente che negoziano un nuovo ritmo.

La Tempesta Interiore

Questo passaggio genera una tempesta di emozioni contrastanti:

Ansia Anticipatoria: La paura silente di non essere "all'altezza" delle nuove richieste.🙇🏼‍♂️

Irritabilità e Stanchezza: Il costo biologico dell'adattamento ai ritmi rigidi.🙍🏽‍♂️

Nostalgia: La malinconia per la libertà perduta che mina la motivazione.🙍🏻

La scuola è un terreno identitario cruciale. C'è l'entusiasmo per le nuove opportunità, ma anche la profonda insicurezza di doversi rinegoziare nel gruppo.

Il Potere della Ripartenza

Nonostante la fatica, l'inizio dell'anno è una tela bianca: una potente opportunità di crescita e risignificazione. È qui che sviluppano resilienza, imparano dall'errore e scoprono nuove parti di sé.

Noi adulti ,genitori e insegnanti ,siamo le guide. Il nostro intervento deve essere accogliente, non prescrittivo:

Legittimare l'emozione: Non minimizzare l'ansia o la fatica. Riconoscerle.

Sostenere il Processo: Valorizzare lo sforzo più del risultato finale.

Trasmettere Fiducia: Ricordare loro che ogni nuovo inizio è una possibilità per costruire basi più solide.

Trasformiamo la fonte di stress in un trampolino di lancio per l'autonomia e la scoperta di sé.🌷

La notizia del suicidio di un ragazzo di 16 anni che si confidava con una chat Gpt  è un'immagine potente della disperaz...
28/08/2025

La notizia del suicidio di un ragazzo di 16 anni che si confidava con una chat Gpt è un'immagine potente della disperazione dei giovani. Come psicoterapeuta, vivo ogni giorno il dolore dei ragazzi, ma la mia attenzione va a quelli che non arrivano mai in studio.

Sono i ragazzi che non hanno un adulto a notare il loro disagio. Quelli che si sentono così soli da cercare un "migliore amico" in un algoritmo o in un'interazione virtuale che promette di ascoltare senza giudicare. E così, la solitudine si fa invisibile, si maschera dietro uno schermo.
Ma la tecnologia non può salvare una vita, non può abbracciare, non può provare empatia e soprattutto non sarà mai un terapeuta! Un terapeuta non è una banca dati, non elabora informazioni ma accoglie emozioni

Questa tragedia non è solo la storia di un ragazzo. È il simbolo di una generazione che a volte si sente più compresa da una intelligenza artificiale che dalle persone reali. È un grido silenzioso che ci chiede: stiamo davvero ascoltando i nostri ragazzi? Stiamo creando spazi sicuri dove possono essere vulnerabili senza paura?

In questi giorni, i miei occhi incrociano i loro. In TV, tra le immagini che scorrono sui social, vedo i loro occhi. E q...
29/07/2025

In questi giorni, i miei occhi incrociano i loro. In TV, tra le immagini che scorrono sui social, vedo i loro occhi. E quegli occhi, grandi, profondi, troppo antichi per la loro giovane età, non mi lasciano. Occhi che raccontano storie che nessun bambino dovrebbe mai conoscere.

E allora, per un istante, chiudo i miei. Immagino, solo per un momento, di essere lì. Di respirare quell'aria densa di polvere e paura. Di sentire il tremore del terreno, non per un gioco, ma per un'esplosione vicina. Provare, per pochi, interminabili minuti, la morsa di quel dramma che è la loro quotidianità.

Immagino il silenzio assordante dopo un boato, interrotto solo dal pianto sommesso, o forse, dal silenzio più agghiacciante di chi non piange più. Vedo le mani minuscole, non sporche di terra per aver giocato, ma di detriti per aver scavato, per aver cercato. Sento il freddo della fame che si insinua nelle ossa, non quella che si placa con una merenda, ma quella che scava un vuoto incolmabile, giorno dopo giorno.

E quegli incubi, che per i nostri figli sono fantasmi della notte, per loro sono il ritorno brutale di una realtà appena vissuta. L'eco delle grida, il sibilo dei proiettili, le ombre di chi non c'è più. Questa non è infanzia. È sopravvivenza nuda e cruda, una corsa contro il tempo e la morte.

Come psicoterapeuta, ma soprattutto come madre, il mio cuore si stringe di fronte a queste immagini mentali. La loro rabbia non è capriccio, non è ribellione adolescenziale. È l'unica risposta possibile a un mondo che li ha traditi, una furia impotente contro l'ingiustizia di essere nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato. È la rabbia di chi ha perso tutto, prima ancora di aver avuto il tempo di costruire.

Le cicatrici sul corpo guariscono, ma le ferite nell'anima? Quante generazioni porteranno il peso di questo trauma? Quanti futuri sono già stati cancellati da questa violenza cieca? La salute mentale di questi bambini non è un problema lontano; è una crisi umanitaria che ci interpella tutti, che grida nel profondo della nostra coscienza.

Non possiamo, non dobbiamo permettere che la loro sofferenza diventi un'abitudine, perché ogni sguardo spento di un bambino di Gaza è una parte della nostra umanità che si sta perdendo.❤️

16/07/2025

C'è un'emozione potente, spesso fraintesa, che abita silente in molti di noi: LA NOSTALGIA. Non quella dolce e malinconica dei ricordi felici, ma una nostalgia più profonda, quasi un dolore sordo, che ci afferra l'anima senza un riferimento chiaro, senza un volto, senza un luogo preciso. È la nostalgia di ciò che non è mai stato.

Come psicoterapeuta, osservo spesso questa "ferita nascosta". È la nostalgia di un'infanzia che avrebbe potuto essere più serena, di un amore che non si è mai pienamente realizzato, di un riconoscimento mai ricevuto, di una versione di noi stessi che non abbiamo avuto il coraggio o l'opportunità di vivere. È il lamento sommesso di un bisogno primario insoddisfatto, di un'autenticità soffocata, di una connessione profonda che l'anima anela.

Questa nostalgia senza oggetto apparente può manifestarsi come una tristezza inspiegabile, un senso di vuoto, una difficoltà a sentirsi pienamente appagati anche quando tutto sembra andare bene. Non è un difetto, ma un segnale prezioso della nostra psiche. È la nostra anima che ci sussurra: "Qui c'è qualcosa da accogliere, da esplorare, da sanare."

Riconoscere questa nostalgia è il primo passo verso una profonda liberazione. Significa dare voce a ciò che è rimasto inespresso, permettersi di elaborare il lutto per ciò che non è accaduto, e imparare a nutrire quelle parti di noi che hanno sete di completezza. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo trasformare il presente🌷

La vita ci mette di fronte a mille sfide, ma in ognuna risiede un seme prezioso: quello della rinascita. Non è solo un r...
04/07/2025

La vita ci mette di fronte a mille sfide, ma in ognuna risiede un seme prezioso: quello della rinascita. Non è solo un ricominciare, ma un fiorire nuovo che emerge dalle esperienze, anche le più difficili. La resilienza non è l'assenza di dolore, ma la straordinaria capacità di attraversarlo, imparare e trasformare ogni cicatrice in una mappa per una versione più forte e consapevole di te.🌷

RELAZIONE GENITORI FIGLI E IL CRESCENTE DISAGIO GIOVANILE! Oggi ci troviamo, purtroppo, a confrontarci con un'altra noti...
18/06/2025

RELAZIONE GENITORI FIGLI E IL CRESCENTE DISAGIO GIOVANILE!
Oggi ci troviamo, purtroppo, a confrontarci con un'altra notizia di cronaca che ci ferisce profondamente, un'ennesima espressione di un disagio che sembra farsi sempre più palpabile e urgente tra i giovani. La tragica vicenda di un ragazzo che ha tolto la vita alla madre per un rimprovero (un mancato saluto ) ci lascia un vuoto incolmabile e un profondo senso di smarrimento. È un evento che lacera il tessuto della nostra comunità e ci spinge, ancora una volta, a interrogarci sulle complessità nascoste, spesso ignorate, che si annidano nelle dinamiche più intime della relazione GENITORE-FIGLIO.
Come psicoterapeuta, sento il dovere non di analizzare il caso specifico con superficialità poiché ogni tragedia ha radici uniche e multifattoriali , ma di invitare tutti noi a una pausa di riflessione. Dobbiamo guardare con maggiore consapevolezza e delicatezza alle trame che si tessono nelle nostre famiglie, riconoscendo i segnali di un disagio giovanile che emerge con crescente forza e preoccupazione.

Un gesto così estremo, un atto di violenza inaudita, non può nascere da un semplice rimprovero. È, purtroppo, il culmine di un percorso, di un disagio che si è nutrito nel tempo, di silenzi che pesano, di incomprensioni accumulate e, forse, di richieste di aiuto rimaste inascoltate. Il contesto attuale, con le sue sfide sociali e le pressioni a cui i giovani sono sottoposti, amplifica spesso queste fragilità. Spesso, dietro quella che appare come una reazione sproporzionata a un "nulla", si celano dinamiche ben più complesse:
La tempesta delle emozioni: Sia nei figli che, talvolta, nei genitori, l'incapacità di riconoscere, esprimere e gestire rabbia, frustrazione o dolore può trasformare piccole scintille in incendi devastanti.
Muri comunicativi: Quando il dialogo si spezza, quando le parole non trovano più la strada per essere pronunciate o ascoltate, i conflitti si incancreniscono. Ogni piccola frizione può diventare un ostacolo insormontabile.
Il peso delle aspettative: Figli che si sentono schiacciati dal peso delle aspettative genitoriali, o genitori che vivono la frustrazione di non vedere riconosciuti i propri sacrifici o la propria autorità. Una pressione costante che, se non gestita, può generare risentimento.
Molti ragazzi, pur vivendo in famiglia, possono sentirsi profondamente soli, incompresi, isolati nel proprio mondo interiore. Lì, il rancore e il risentimento possono crescere senza che nessuno se ne accorga. Questo fenomeno è particolarmente acuto oggi, in un'epoca di iperconnessione digitale che paradossalmente può aumentare il senso di alienazione.
Disagi nascosti: Non possiamo escludere che, in alcuni casi, vi siano problematiche psicologiche o psichiatriche sottostanti, non diagnosticate o non trattate, che alterano profondamente la percezione della realtà e la capacità di autoregolazione emotiva. La crescente incidenza di ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare tra i giovani è un segnale allarmante che non possiamo ignorare.

Il ruolo di genitore è, senza dubbio, uno dei più sfidanti e gratificanti della vita. Non si tratta solo di amore incondizionato, ma anche della capacità di essere una guida autorevole eppure profondamente empatica. Significa saper porre limiti chiari e coerenti, ma allo stesso tempo offrire un ascolto autentico e un supporto incrollabile. Implica imparare a decifrare i segnali di disagio nei propri figli, anche quando questi si manifestano in modi inattesi o apertamente provocatori.
Non si tratta di evitare il conflitto a ogni costo poiche il conflitto è una parte inevitabile e persino salutare della crescita e delle relazioni , ma di imparare a navigarlo in modo costruttivo. Insegnare ai figli a esprimere la propria rabbia senza distruggere, a negoziare, a chiedere aiuto, a riconoscere e rispettare i propri limiti e quelli altrui.

Da un evento così tragico, dobbiamo trarre una lezione preziosa, un monito per la nostra comunità e per ogni famiglia. È un richiamo urgente a prestare maggiore attenzione al benessere psicologico delle nuove generazioni:
È importante la Comunicazione: Aprire canali di dialogo veri, dove ogni membro della famiglia si senta libero di esprimere pensieri ed emozioni senza timore di giudizio. Parlare, ma soprattutto ascoltare, profondamente, dedicando tempo di qualità ai nostri figli.
Riconoscere i Segnali: Non sottovalutiamo mai cambiamenti significativi nel comportamento di un figlio: rabbia eccessiva e incontrollabile, isolamento, ritiro, difficoltà scolastiche improvvise. Sono campanelli d'allarme che richiedono attenzione e, se necessario, un aiuto professionale.

E ritengo da sempre l’importanza di Investire sull'Educazione Emotiva: Dalle SCUOLE alle FAMIGLIE , bisogna promuovere una vera e propria alfabetizzazione emotiva. Insegnare ai bambini e ai ragazzi a riconoscere, nominare e gestire le proprie emozioni fin dalla più tenera età è un investimento cruciale per il loro benessere psicologico e per la costruzione di una società più empatica e resiliente. Bisogna formare gli adulti di domani a essere emotivamente intelligenti e capaci di affrontare le sfide della vita senza soccombere alla violenza.
Il dolore per la perdita di una vita e per la devastazione di una famiglia è immenso. Che questa tragedia, nella sua incomprensibile brutalità, ci serva da richiamo a un impegno maggiore: quello di coltivare relazioni familiari più sane, basate sull'ascolto autentico, sulla comprensione profonda e sul coraggio di chiedere e offrire aiuto. Solo investendo con serietà nel benessere emotivo e psicologico dei nostri giovani, potremo sperare di illuminare le zone d'ombra e prevenire che simili orrori possano ripetersi, costruendo un futuro più sereno per tutti.

Martina Carbonaro, la sua giovane vita spezzata dalla violenza di chi avrebbe dovuto amarla. Ogni femminicidio è un pugn...
28/05/2025

Martina Carbonaro, la sua giovane vita spezzata dalla violenza di chi avrebbe dovuto amarla. Ogni femminicidio è un pugno allo stomaco, un eco assordante che ci ricorda quanto la nostra società sia ancora lontana dall'essere un luogo sicuro per le donne. E ogni volta, sento l'urgenza non solo di esprimere cordoglio, ma anche di approfondire, di comprendere, di spingere alla riflessione e all'azione.
Come psicoterapeuta, mi trovo spesso a confrontarmi con le dinamiche sottili e complesse che si annidano nelle relazioni. L'amore, nella sua essenza più pura, è rispetto, cura, libertà. Non è possesso, controllo, minaccia. Eppure, in troppi casi, questa distinzione fondamentale si dissolve, lasciando spazio a un'escalation di abusi psicologici, fisici, economici che spesso culminano nella tragedia.

Dietro ogni femminicidio c'è una storia di potere distorto, di pretesa di dominio, di incapacità di accettare la separazione, l'autonomia, la volontà dell'altro. Spesso, queste violenze non nascono all'improvviso, ma si sviluppano in un crescendo silenzioso, fatto di piccole umiliazioni, di isolamento progressivo, di manipolazioni che minano l'autostima della vittima fino a farle credere di meritare quel trattamento, o di non avere via d'uscita.
Il mio pensiero va a Martina, alla sua famiglia, ai suoi amici, al dolore inimmaginabile che stanno vivendo. Ma va anche a tutte quelle donne che, in questo momento, stanno vivendo situazioni di controllo e paura. Voglio che sappiate che non siete sole. Che esiste una via d'uscita. Che il vostro valore non dipende da chi vi sta accanto e che l'amore vero non ferisce, mai.
Come professionisti della salute mentale, abbiamo il dovere di essere sentinelle attente. Di riconoscere i segnali, di accogliere il grido d'aiuto, anche quando è soffocato o inespresso. Di lavorare sulla prevenzione, sull'educazione affettiva, sulla decostruzione degli stereotipi di genere che ancora alimentano una cultura della prevaricazione.
Non possiamo permetterci di archiviare queste tragedie come "casi isolati" o "fatti di cronaca". Dobbiamo, come società, interrogarci profondamente sulle radici di questa violenza, sulla necessità di rafforzare le reti di supporto, sull'importanza di educare fin dalla più tenera età al rispetto reciproco, alle pari opportunità, alla gestione sana del conflitto e della frustrazione.
Martina non è un numero, non è un caso. È una persona che ci ha lasciato una lezione dolorosa e urgente. Ricordiamola non solo con commozione, ma con l'impegno concreto a costruire un mondo dove nessuna donna debba più temere per la propria vita per mano di chi dice di amarla.🌷

27/05/2025
La Pasqua ci ricorda che anche dopo i momenti più bui e difficili, c’è sempre una possibilità di rinascita, di una nuova...
20/04/2025

La Pasqua ci ricorda che anche dopo i momenti più bui e difficili, c’è sempre una possibilità di rinascita, di una nuova speranza.
Possa la dolcezza di questo giorno speciale accompagnarvi sempre. Buona Pasqua!

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