03/03/2026
PERCHÉ LA TUA MENTE NON SI SPEGNE?
Ti capita di pensare troppo?
Di ripassare mentalmente conversazioni, anticipare scenari negativi, prepararti al peggio “per sicurezza”?
Molte persone chiamano questo meccanismo essere responsabili. In realtà, spesso si tratta di rimuginio cronico.
⏳ Nel 1978, la psicologa dello sviluppo Mary Ainsworth, attraverso l’esperimento della "Strange Situation", identificò diversi stili di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante, insicuro-ansioso (ambivalente) e successivamente disorganizzato. Gli stili "insicuri" possono favorire l’interiorizzazione di convinzioni implicite profonde che tendono a radicarsi nella personalità, come ad esempio: “Non sono abbastanza”; “Se sbaglio, sono un fallito”; “Devo controllare la situazione per sentirmi al sicuro”.
Già nel 1969, lo psichiatra britannico John Bowlby aveva dimostrato che le esperienze precoci con le figure di accudimento strutturano i cosiddetti "modelli operativi interni", cioè rappresentazioni profonde su di sé e sugli altri che guidano il funzionamento emotivo in età adulta.
⏳ Nel 1967, lo psichiatra statunitense Aaron Timothy Beck individuò le credenze centrali disfunzionali alla base di ansia e depressione, che influenzano il modo in cui ogni persona interpreta gli eventi. Tra le principali:
- Impotenza/Inadeguatezza (“Non sono abbastanza”);
- Non amabilità (“Non piaccio agli altri”);
- Inutilità/Scarso valore (“Mi sento inutile”).
Parallelamente, nel 1962, lo psicologo Albert Ellis spiegò che l’ansia non nasce dall’evento in sé, ma dal significato che attribuiamo all’evento. Introdusse quindi il concetto di credenze irrazionali, tra cui:
- Doverizzazioni (“Devo fare tutto perfettamente”);
- Catastrofizzazione (“Se l’esame andrà male, non riuscirò a laurearmi”);
- Bassa tolleranza alla frustrazione (“Non sopporto che mi deridano”);
- Valutazioni globali negative su sé, altri e mondo (“Sono scarso”).
⏳ Insomma, il rimuginio è il motore dell’ansia.
Nel "Disturbo d'Ansia Generalizzato", così come definito nel DSM-5, il sintomo centrale è la preoccupazione eccessiva e difficile da controllare per la maggior parte dei giorni.
Lo psicologo clinico statunitense Thomas D. Borkovec, professore alla Pennsylvania State University, nel 1983 e nel 1990 dimostrò che il rimuginio rappresenta una forma di "evitamento cognitivo": riduce temporaneamente l’impatto emotivo intenso, ma mantiene l’attivazione ansiosa nel lungo periodo.
Successivamente, Adrian Wells, psicologo clinico britannico, professore di Psicopatologia Clinica dell’Università di Manchester e fondatore della Terapia Metacognitiva (MCT), nel 1995 e poi nel 2000 evidenziò che non è solo ciò che si pensa a mantenere l’ansia, bensì ciò che si crede riguardo al proprio pensiero. Wells mise in luce il ruolo delle credenze metacognitive disadattive, come: “Se non ci penso abbastanza, succederà qualcosa”; “Non posso controllare i miei pensieri”. Secondo il suo modello, è il rapporto che instauriamo con il pensiero – e non solo il contenuto del pensiero – a mantenere il disturbo.
Wells distinse due tipi di preoccupazioni:
a) "Preoccupazioni di tipo 1", che sono apprensioni legate ai problemi concreti della vita quotidiana (“E se fallisco l’esame?”);
b) "Preoccupazioni di tipo 2" che sono preoccupazioni legate alle prime preoccupazioni (“Non riesco a smettere di preoccuparmi, è pericoloso”).
Il ciclo dell'ansia di Wells si articola in:
A. "Preoccupazione di tipo 1" dettata da un evento percepito come minaccioso che attiva pensieri automatici negativi;
B. Ansia
C. "Rimuginio iniziale" volto a controllare o risolvere il problema;
D. "Preoccupazione di tipo 2" dedita a controllare la preoccupazione di tipo 1 tramite "Credenze metacognitive disadattive" (“Se non ci penso abbastanza, succederà qualcosa” o “Non posso fermare questi pensieri”)
E. Ansia, insonnia, irritabilità, tensione muscolare, sensazione di perdita di controllo.
F. Rimuginio (ricomincia ciclo).
Questo loop continuo si combina con le credenze centrali e i pensieri automatici negativi, rafforzando:
sensazioni di inadeguatezza;
difficoltà decisionali;
tensione cronica;
disturbi del sonno.
Nel tempo, può contribuire anche al mantenimento del "Disturbo Ossessivo-Compulsivo", quando il pensiero ripetitivo si associa a rituali mentali o comportamentali.
⏳ La Psicoterapia "Cognitivo-Comportamentale" (TCC), supportata da numerosi studi randomizzati controllati, mostra tassi di miglioramento clinicamente significativi. Il trattamento non mira a incentivare il “pensare positivo”, ma a modificare il meccanismo che genera il pensiero ansioso. Interviene principalmente attraverso:
1. Esposizione graduale con prevenzione della risposta;
2. Ristrutturazione cognitiva.
Quando chiedere aiuto?
È consigliabile rivolgersi a uno specialista se:
- la mente è costantemente attiva;
- dormi male per eccesso di pensieri;
- ti senti teso anche senza motivo apparente;
- hai bisogno continuo di rassicurazioni;
- rimandi decisioni per paura di sbagliare.
Il “loop” mentale patologico è spesso il risultato dell’uso ripetuto di una strategia di protezione che, nel tempo, è diventata disfunzionale. I meccanismi mentali che hai appreso possono essere modificati. Comprenderli è il primo passo per ritrovare il tuo equilibrio interiore.