24/01/2026
COUNSELING E COACHING “FAI DA TE”: SCORCIATOIE CHE GIOCANO CON LA MENTE E LA VITA DELLE PERSONE
Negli ultimi anni, il mondo del benessere e della crescita personale ha visto un’esplosione di figure come counselor e coach, accompagnate da corsi intensivi, certificazioni rapide e promesse di cambiamento in poche settimane. Il risultato è che molte persone, in cerca di aiuto, si rivolgono a professionisti non adeguatamente formati, attratte da un linguaggio rassicurante e da tecniche “facili”. Il problema è che, dietro questa apparente semplicità, spesso si nasconde una realtà seria: "counseling" e "coaching" possono entrare in aree tipiche della psicologia, e quando ciò avviene senza competenze cliniche, la pratica può diventare inefficace o addirittura dannosa. Si va, dunque, a sconfinare nella "psicologia ingenua" che bada alle intuizioni, stereotipi e senso comune, interpretando i comportamenti in modo semplificato, senza considerare complessità, contesto e dati verificabili. La "psicologia competente", ossia quella affidabile, è fondata su evidenze scientifiche. Adopera metodi validati e volge verso conoscenze aggiornate per comprendere e intervenire in modo efficace.
⏳ In questo periodo storico, sembra che molti operatori non psicologi, consapevoli (o meno) che non possono o non vogliono sostenere il percorso formativo lungo, costoso e rigoroso richiesto per diventare psicologi o psicoterapeuti, cercano una scorciatoia. Queste persone trovano nel "counseling" e nel "coaching" un’opportunità per ottenere attestati rapidi, spesso in pochi weekend, che danno loro una sensazione ingannevole di competenza. In pratica, invece di affrontare anni di studio, tirocinio, supervisione e aggiornamento continuo, molti scelgono la via più semplice: un corso breve che “certifica” abilità che in realtà richiedono una preparazione molto più profonda. Questo passo rapido porta a un fenomeno pericoloso: operatori con competenze limitate che si sentono autorizzati a gestire difficoltà psicologiche, spesso senza riconoscere i limiti del proprio ruolo e senza sapere quando indirizzare il cliente a un professionista qualificato.
⏳ Un fenomeno sempre più frequente è la presenza di operatori che acquisiscono certificazioni rapide per esercitare il "counseling" o il "coaching", presentandosi ingiustamente al pubblico come professionisti della salute mentale. Spesso questi titoli non garantiscono:
- conoscenze cliniche approfondite;
- esperienza pratica e supervisione;
- capacità di valutare e gestire disturbi psicologici;
- conoscenza dei limiti del proprio ruolo.
Questa “competenza apparente” può essere pericolosa perché induce il cliente a credere di essere seguito da un professionista qualificato, mentre in realtà sta ricevendo una consulenza emotiva non adeguata alle sue esigenze. Il rischio è che il "counseling" e "coaching" vengano spacciati come una “psicoterapia light” per risolvere problemi emotivi profondi. Quando ciò accade, la persona può essere spinta a “fare di più” e a sentirsi impotente, inadeguata ed inutile, se non ottiene risultati, aumentando ansia, stress e senso di fallimento.
⏳ Il "counseling", in senso professionale, è una relazione d’aiuto che si basa su competenze specifiche di orientamento psicologico. Non si tratta di “fare quattro chiacchiere” o di offrire semplici consigli, ma di accompagnare la persona nel comprendere e gestire difficoltà cognitivo-emotive e relazionali, promuovendo autonomia, consapevolezza e capacità di coping.
Mario Fulcheri, compianto psicologo e docente di Psicologia Clinica, ha più volte evidenziato che il counseling non può essere ridotto a una pratica improvvisata o a un’attività accessibile con pochi weekend di formazione. Secondo Fulcheri, il "counseling" richiede:
- una formazione teorica e pratica adeguata;
- una competenza psicologica reale, non “apparente”;
- la capacità di lavorare in modo professionale su processi psicologici e relazionali;
- un quadro etico e deontologico chiaro.
Fulcheri mette in guardia sul rischio che il "counseling" venga confuso con una consulenza emotiva non strutturata. Se svolto senza una preparazione solida, esso rischia di diventare una pratica “non regolamentata”, priva di standard professionali ed incapace di riconoscere situazioni cliniche che richiedono un intervento specialistico.
⏳ Anche il "coaching", nella sua forma più efficace, è un’attività strutturata e richiede competenze psicologiche dato che richiede: ascolto attivo, obiettivi condivisi, gestione di resistenze e consapevolezza emotiva. Tuttavia, nella pratica comune, molti coach operano con formazione breve e senza una preparazione clinica.
⏳ Al giorno d'oggi, il "counseling" e il "coaching" informale vengono proposti senza remore come sostituti impropri della psicologia. Molti coach e counselor, pur con buone intenzioni, si trovano a lavorare su aree tipiche della psicologia clinica: ansia e stress; difficoltà relazionali; crisi esistenziali; disturbi dell’umore; problemi di autostima e identità; traumi e vissuti dolorosi.
Quando una persona con difficoltà reali si rivolge a un coach o counselor non qualificato, l'inconveniente è di ricevere un intervento inadeguato, fuorviante o addirittura dannoso. Il problema non è la motivazione della persona: spesso la difficoltà non è un problema di volontà, ma una questione psicologica che richiede competenza clinica.
⏳ In Italia, il "counseling" e il "coaching" sono servizi specialistici che vengono svolti a livello etico e giuridico dagli psicologi. In particolare, lo psicologo è un professionista della salute mentale che:
- è iscritto all’Albo professionale;
- è soggetto a un codice deontologico;
- è formato per operare con standard di sicurezza e responsabilità;
- sa quando interrompere un percorso o indirizzare verso una terapia specialistica.
La Legge 56/1989 stabilisce che solo chi è iscritto all’Albo può esercitare come psicologo. Il Codice Deontologico impone obblighi di competenza, supervisione e chiarezza del ruolo.
Si rammenta a tutti che sercitare una professione senza titolo è un reato. L’art. 348 del Codice Penale punisce chi esercita scaltramente una prestazione regolamentata senza essere abilitato o usa titoli non posseduti.
--> Dopo questo excursus informativo, l'invito che fa la nostra categoria è che se si sta vivendo un momento difficile, è naturale cercare aiuto e desiderare un cambiamento rapido. Però, la sofferenza psicologica non è un problema che dovrebbe essere affidato a chi propone soluzioni facili e veloci. Occorre piuttosto rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta iscritto all’Albo come scelta più sicura e rispettosa della propria fragilità. Pertanto, si consiglia a tutti coloro che avvertono un male dentro di diffidare di chi si spaccia per esperto con pseudotitoli, certificazioni brevi o competenze “affini” non per cattiva volontà, ma per un’assenza di formazione che può diventare dannosa. Prendersi cura di sé significa per un paziente anche scegliere con attenzione chi potrà essere una valida guida che possa accompagnarlo durante il percorso di cambiamento.