Psicologia quotidiana Francesca Cardini

Psicologia quotidiana Francesca Cardini Psicologa - Psicoterapeuta - Divulgatrice
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Questo è un commento lasciato sotto al video sulla nota al bambino di 7 anni che "piagnucola".Analizziamolo a livello co...
05/04/2026

Questo è un commento lasciato sotto al video sulla nota al bambino di 7 anni che "piagnucola".

Analizziamolo a livello comunicativo.

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⚠️Avvertenza
Il presente commento è stato preventivamente eliminato, affinché non sia possibile in alcun modo risalire al suo autore/autrice.

Vista la natura puramente divulgativa della rubrica, mi riservo il diritto di eliminare i commenti offensivi verso l'autore/autrice del commento, anche se non più identificabile in una persona specifica.
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La prima cosa che colpisce a livello comunicativo è il tono imperativo e aggressivo: “ma falla finita!”, “quanto parli!”. È una comunicazione che punta subito a zittire e interrompere.

Dal punto di vista argomentativo, c'è anche una semplificazione eccessiva del comportamento del bambino: “dopo 100 volte che reitera lo stesso comportamento”. È una forma di iperbole che serve a legittimare la nota, dando per scontato che il problema sia solo ripetizione e disobbedienza, senza considerare variabili evolutive ed emotive.

Il passaggio “dopo averne parlato con i genitori… si scrive!” introduce una falsa linearità causa-effetto: si presuppone che, esauriti alcuni passaggi, la nota sia automaticamente la risposta corretta. Non viene messa in discussione la qualità dell’intervento né l’efficacia educativa.

Sul piano delle fallacie, troviamo anche una fallacia ad hominem diretta nella chiusura “quanto parli!”, che sposta il focus dalla questione alla mia persona, svalutando il contributo.

A livello di bias cognitivi, si può intravedere un bias di semplificazione (ridurre un comportamento complesso a una dinamica lineare stimolo-punizione) e un bias di conferma (si parte dall’idea che la fermezza punitiva sia necessaria e si interpreta la situazione in quella direzione).

Dal punto di vista psicologico, il commento riflette una bassa tolleranza alla complessità e alla frustrazione: il comportamento del bambino viene letto come qualcosa da interrompere rapidamente, e il discorso articolato viene percepito come inutile o irritante. La reazione aggressiva (“falla finita”) suggerisce anche una attivazione emotiva che porta a preferire soluzioni immediate e controllanti. Per questi motivi, mi auguro sinceramente che il commento non provenga da un insegnante.

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⚠️Avvertenza
Il presente commento è stato preventivamente eliminato, affinché non sia possibile in alcun modo risalire al suo autore/autrice.

Vista la natura puramente divulgativa della rubrica, mi riservo il diritto di eliminare i commenti offensivi verso l'autore/autrice del commento, anche se non più identificabile in una persona specifica.
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l’aspetto più interessante di questo commento, da un punto di vista psicologico, è che venga scritto sotto il video di una psicologa.

Accusare “gli psicologi” direttamente sulla pagina di una psicologa introduce una dinamica di personalizzazione del bersaglio. Un conto è criticare un’idea astratta o una categoria in generale, qui però si sta portando il conflitto su un piano diretto, direi quindi con scopo provocatorio.

Psicologicamente, questo può rispondere a più funzioni, come ad esempio ad una spinta alla conferma e al confronto diretto: è come dire “vediamo cosa rispondi”, cercando una reazione che confermi la propria posizione. Spoiler: la reazione è che ti blocco senza risponderti. Oppure potrebbe avere lo scopo di scaricare il disagio o la frustrazione verso un cambiamento culturale (in questo caso educativo) indirizzandolo verso una figura precisa e che può leggere direttamente e rispondere.

C’è anche un elemento di ingroup/outgroup bias:
da una parte “noi” (le generazioni cresciute “bene”)
dall’altra “gli psicologi” (visti come causa del problema)
Scrivere sotto il video di una psicologa rafforza questa contrapposizione, perché rende visibile il “confine” tra i due gruppi.

Questa scelta potrebbe essere letta anche come una forma di controllo simbolico: portare la critica “a casa dell’altro” serve a ribadire la propria posizione in modo più marcato, quasi a voler mettere in discussione l’autorità dell’interlocutore nel suo stesso spazio. Di nuovo: ti provoco in questo caso per sentire di essere forte, superiore e di avere il controllo.

Sempre interessanti questi commenti da analizzare.

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Bambini e animali domestici

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