16/12/2025
LA DEMENZA
La demenza è un lento e progressivo declino della funzione mentale che include memoria, pensiero, giudizio e capacità di apprendimento.
A partire dallo studio di alcuni casi di demenza precoce nei bambini, i ricercatori hanno infatti scoperto una funzione finora sconosciuta di questo particolare enzima, il GPX4. In condizioni normali, questo enzima ripulisce le cellule da alcune sostanze nocive, i perossidi lipidici, che quando sono liberi di danneggiare la cellula innescano la ferroptosi, ovvero la morte programmata delle cellule. In questo studio i ricercatori hanno dimostrato che questo processo "può innescare – spiegano – la neurodegenerazione del cervello umano".
Il GPX4 è un po' come una tavola da surf – ha spiegato il professore Marcus Conrad, direttore dell'Istituto di metabolismo e morte cellulare del centro Helmholtz – Con la sua pinna immersa nella membrana cellulare, scivola lungo la superficie interna ed elimina rapidamente i perossidi lipidici lungo il suo percorso". I ricercatori hanno infatti scoperto che questo enzima inserisce una sorta di anello proteico, quello che i ricercatori descrivono come una "pinna", nella membrana dei neuroni, che gli permette di eliminare questi composti, i perossidi lipidici, che altrimenti attiverebbero la ferroptosi, portando quindi i neuroni alla morte cellulare.
Una nuova possibile causa della demenza?
Anche se si tratta ancora di uno studio sperimentale, i ricercatori sostengono che questa scoperta possa fare luce su un altro possibile meccanismo responsabile, diverso da quello su cui si è concentrata per anni la ricerca, ovvero l'accumulo delle placche beta-amiloide nel cervello. "I nostri dati indicano che la ferroptosi può essere una forza trainante della morte neuronale, non solo un effetto collaterale", afferma Svenja Lorenz, una delle prime autrici dello studio.
La speranza è che questo nuovo approccio potrebbe portare in futuro a nuovi approcci terapeutici. Ad esempio, i ricercatori hanno visto nelle colture cellulari e nei topi che la morte dei neuroni possa essere rallentata attraverso composti che contrastano la ferroptosi: "Questa è un'importante prova di principio, ma non è ancora una terapia", ribadiscono gli autori, chiarendo che il loro è ancora un lavoro sperimentale alle prime tappe.