03/03/2026
Le guerre preventive sono apprezzate, desiderate e auspicabili a prescindere perché (ci dicono), grazie ad esse vengono assicurate
sicurezza e serenità che altrimenti verrebbero messe a repentaglio dall’ottusità altrui; peccato che gli effetti che tutte le guerre scatenano possono essere imprevedibili (avete presente le ambizioni geopolitiche, le armi nucleari, le intelligenze artificiali disallineate, le nanotecnologie, le armi biologiche, le armi chimiche....?). Una volta ero convinto che terra sarà inospitale, non sarà più un luogo in cui poter viverci, quando arriverà il giorno in cui il sole diventerà una “nana nera” raffredandosi completamente fra circa 5 milliardi di anni; mi sbagliavo.
Il paradosso del periodo attuale dell’albore della tecnologia in cui potremmo percepirci come nodi di una grande rete, consiste nel fatto che esso non ha comportato lo sviluppo di una coscienza di interdipendenza ecosistemica.
Purtroppo collaborazione, interdipendenza, ecosistemi, complessità sono concetti sconosciuti alla cultura del potere e della sottomissione da cui la politica spesso si nutre. Ubriacati da una tecnologia super evoluta abbinata all’ignoranza del principio secondo il quale il benessere della PARTE dipende dalla salute del TUTTO ci si dimentica che grazie alla collaborazione biologica vecchia di milliardi di anni la vita sulla terra è stata possibile.