Dott. Francesco Cuzzocrea - Gestalt Counselor familiare e di coppia

Dott. Francesco Cuzzocrea - Gestalt Counselor familiare e di coppia Non è mai troppo tardi per prendersi cura della propria relazione di coppia
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QUANDO IL CONTATTO TORNA A SCALDARE«Rimanete nel mio amore»(Giovanni 15,9)In questa immagine non ci sono parole.Solo due...
28/01/2026

QUANDO IL CONTATTO TORNA A SCALDARE

«Rimanete nel mio amore»
(Giovanni 15,9)

In questa immagine non ci sono parole.
Solo due mani.
Due tazze.
E il calore che sale e diventa un abbraccio.

Il vapore non è decorazione.
È segno che il calore è vivo.
Che l’incontro non è freddo.
Che c’è ancora energia che circola tra due presenze.

Nelle coppie, spesso, il problema non è il conflitto.
È la temperatura emotiva che si abbassa.
Si continua a stare insieme,
ma senza più scaldarsi davvero.

In Gestalt sappiamo che il contatto autentico
non è fusione,
non è spiegazione infinita,
non è risolvere tutto.
È esserci, in modo pieno,
per il tempo necessario
perché qualcosa passi da uno all’altro.

Come queste tazze.
Non si rovesciano.
Non si forzano.
Si avvicinano abbastanza
da permettere al calore di incontrarsi.

E allora accade qualcosa di sottile:
non cambia la scena,
cambia la qualità della presenza.

Nelle coppie ferite, stanche, confuse,
a volte non serve “parlare di tutto”.
Serve creare uno spazio protetto
in cui l’altro possa sentire:
“Qui non devo difendermi.
Qui posso scaldarmi.”

Per le coppie cristiane questo gesto ha una profondità ulteriore:
restare nel calore dell’amore
non è uno sforzo eroico,
ma una fedeltà quotidiana alla Presenza.
È lasciare che Dio abiti anche i gesti piccoli,
inermi, non spettacolari.

Quando accompagno le coppie,
spesso il lavoro più vero comincia così:
non aggiungendo parole,
ma restituendo temperatura al contatto.
Finché l’altro non è più solo davanti a una tazza vuota,
ma sente che qualcosa, di nuovo,
sta fumando tra noi.

E quando il calore ritorna,
anche l’amore
ricomincia a prendere forma.

QUANDO LA PAURA PRENDE IL POSTO DEL CONTATTO«Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza,ma di forza, di amore e...
20/01/2026

QUANDO LA PAURA PRENDE IL POSTO DEL CONTATTO

«Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza,
ma di forza, di amore e di saggezza»
(2 Timoteo 1,7)

Nelle coppie accade spesso qualcosa di simile
a ciò che viviamo nei momenti di allerta.

Basta una parola in più,
un tono diverso,
un segnale ambiguo,
e il linguaggio dell’emergenza entra nella relazione.
Si attivano domande, sospetti, timori.
Non sempre fondati,
ma emotivamente reali.

È umano.
Quando la paura prende spazio,
il rischio è che il discernimento si ritiri.
E la relazione cominci a muoversi
non più sulla base di ciò che accade davvero,
ma su ciò che potrebbe accadere.

Alcune coppie, allora, si fermano troppo presto.
Altre vanno avanti come se nulla fosse.
C’è chi chiude ogni dialogo “per prudenza”
e chi continua a forzare il contatto
come se negare il pericolo lo facesse sparire.

Ma la maturità relazionale non sta
né nell’allarmismo
né nella negazione.

In Gestalt diremmo così:
la paura è un segnale, non una guida.
Serve ad avvisare,
non a governare.

Quando diventa figura dominante,
occupa tutto il campo.
E la coppia smette di vedere la realtà dell’altro:
i suoi limiti, sì,
ma anche le sue risorse;
le sue fragilità,
ma anche la sua intenzione profonda.

Allora succede questo:
si prendono decisioni drastiche
senza un reale contatto;
si sospendono dialoghi necessari;
si evita il confronto “per non peggiorare le cose”;
oppure si continua a vivere come prima
accumulando tensione sotto traccia.

La responsabilità di coppia, invece,
assomiglia molto alla prudenza matura:
guardare ciò che c’è,
valutare le condizioni reali,
non anticipare il peggio
ma non ignorare i segnali.

Non tutto va fermato subito.
Non tutto va portato avanti a ogni costo.

La coppia cresce
quando impara a scegliere insieme
senza giudicarsi,
senza colpevolizzarsi,
senza trasformare ogni difficoltà
in una catastrofe emotiva.

E per le coppie cristiane c’è un criterio ulteriore, decisivo:
la fede non toglie il rischio,
ma impedisce alla paura di diventare sovrana.
Non promette assenza di tempeste,
ma una presenza che attraversa la tempesta.

La prudenza non è rinuncia preventiva all’amore.
È attenzione vigilante al legame.

Non si anticipa la fine.
Si resta presenti.
E se sarà necessario fermarsi,
ci si ferma insieme.
Non per paura,
ma per cura.

Quando accompagno le coppie, spesso,
il lavoro più delicato è proprio questo:
aiutare a distinguere
ciò che è reale
da ciò che è temuto,
ciò che chiede attenzione
da ciò che chiede fiducia.

Perché una relazione non si salva
evitando ogni rischio,
ma imparando a stare nella realtà
con misura,
con responsabilità
e con amore incarnato.

ASCOLTARE FINO A VEDERE«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta»(1 Samuele 3,10)C’è un gesto curioso in questa im...
15/01/2026

ASCOLTARE FINO A VEDERE

«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta»
(1 Samuele 3,10)

C’è un gesto curioso in questa immagine:
una mano indossa delle cuffie
per stare davanti alla luna.

È un paradosso solo apparente.
Perché la luna non si ascolta.
La luna si contempla.

Eppure, per poterla davvero vedere,
serve prima un ascolto profondo.
Non dell’oggetto davanti a noi,
ma di ciò che accade dentro.

Le cuffie non servono ad aggiungere suono.
Servono a creare presenza.
A proteggere uno spazio.
A scegliere di stare lì, senza dispersione.

Nelle coppie accade qualcosa di molto simile.
Non ci si perde perché si parla poco,
ma perché non si ascolta fino in fondo.
Perché la presenza dell’altro
non viene accolta, attraversata, assimilata.

In Gestalt, il contatto pieno non si ferma all’incontro.
Ha un ritmo:
emerge una figura,
viene vissuta,
e solo dopo può essere assimilata nello sfondo,
per lasciare spazio a una nuova figura.

Molte relazioni restano bloccate
non perché manchi l’amore,
ma perché il contatto non arriva mai a compimento.
L’altro resta lì, davanti,
come una figura non digerita,
non integrata,
non lasciata andare.

La contemplazione, allora, non è passività.
È un atto maturo di presenza.
È stare davanti all’altro
senza forzarlo,
senza consumarlo,
senza trattenerlo.

Come davanti alla luna.
Che non si afferra.
Non risponde.
Non si spiega.
Sta.

E tu puoi solo scegliere
come starle davanti.

Forse amare non è dire di più.
Forse è restare abbastanza
perché ciò che emerge possa compiersi.
Perché l’altro possa essere accolto,
sentito,
e poi lasciato scendere nello sfondo del cuore
come qualcosa che nutre,
non che occupa.

Quando accompagno le coppie, spesso,
il lavoro più profondo non è aggiungere parole,
ma aiutare a completare il contatto:
ascoltare davvero,
integrare ciò che arriva,
e permettere che una nuova figura possa nascere.

Solo così la relazione respira.
Solo così la luce dell’altro
— anche quando è riflessa —
non acceca,
ma orienta.

Come la luna
in una notte finalmente silenziosa.

IL PRIMO PASSO QUANDO L’AMORE INCIAMPA«Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina»(Giovanni 5,8)Nelle coppie la crisi non...
08/01/2026

IL PRIMO PASSO QUANDO L’AMORE INCIAMPA

«Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina»
(Giovanni 5,8)

Nelle coppie la crisi non arriva quasi mai all’improvviso.
Arriva così:
un passo che si ferma,
una parola rimandata,
un contatto evitato.
Non perché non ci si ami più,
ma perché ci si è smarriti senza accorgersene.

«Ogni amore comincia con un passo.
Ma anche ogni crisi comincia così:
un passo mancato, un passo sbagliato,
un passo che si ferma.»
(F. Cuzzocrea, Attraverso il tuo cuore, 2025)

Molte coppie non sono “rotte”.
Sono inermi.
Sedute allo stesso tavolo,
a parlare di bollette, figli, spesa,
mentre qualcosa di vivo si è assopito.

«Nessuno ha fatto nulla di male,
ma qualcosa si è spento.
O forse si è solo addormentato.»
(F. Cuzzocrea, Attraverso il tuo cuore, 2025)

Eppure, a volte, basta un gesto minimo.
Uno sfiorarsi la mano.
Un respiro condiviso.
Un primo passo che non risolve tutto,
ma riapre il contatto.

In Gestalt sappiamo che il cambiamento
non parte da ciò che vorremmo essere,
ma da ciò che siamo adesso.
Il primo passo non è verso l’altro.
È verso la consapevolezza.

«Il primo passo è: riconoscere dove siamo.
Accogliere anche ciò che non ci piace vedere.
Non serve una rivoluzione.
Basta una carezza sincera.»
(F. Cuzzocrea, Attraverso il tuo cuore, 2025)

Gesù, nel Vangelo, non guarisce prima di chiedere di camminare.
Chiama al movimento prima della guarigione.
Perché è il gesto fiducioso
che apre la possibilità del miracolo.
Anche nella coppia.
Anche quando si zoppica.
Anche quando il cuore è stanco.
Forse l’amore non chiede di tornare come prima.
Chiede solo di rialzarsi
e di fare – insieme –
un primo passo nuovo.

Quando accompagno le coppie a riprendere il cammino,
vedo spesso che non serve capire tutto:
basta ritrovare il coraggio di un primo passo fatto insieme.
Perchè il lavoro non è tornare indietro,
ma aprire uno spazio in cui
un primo passo diventi di nuovo possibile.

📖 Attraverso il tuo cuore
Il cammino comincia sempre da qui.

NATALE NON È UNA TREGUA (NEMMENO NELLA COPPIA)«La luce splende nelle tenebree le tenebre non l’hanno vinta»(Giovanni 1,5...
23/12/2025

NATALE NON È UNA TREGUA (NEMMENO NELLA COPPIA)

«La luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta»
(Giovanni 1,5)
Il Natale non è una tregua emotiva.
Non è una parentesi dolce dentro una relazione che poi resta uguale.
Non è una pausa dai conflitti,
né un rifugio per chi spera che, per qualche giorno, tutto vada meglio.
Il Natale è un’invasione.

Dio entra nella storia senza chiedere permesso.
E fa lo stesso nelle nostre relazioni:
non aspetta che la coppia sia in ordine,
non arriva quando tutto funziona,
non si presenta quando c’è armonia.
Nasce mentre il mondo resta ingiusto.
Nasce mentre una coppia è stanca.
Nasce mentre qualcuno si sente solo anche accanto all’altro.
Nasce mentre il dolore non fa sconti.
E proprio per questo il Natale è vero.

Nella coppia il Natale non chiede serenità forzata,
ma presenza.
Non chiede di capire tutto,
ma di restare.
Non chiede di risolvere i problemi,
ma di abitarli insieme.
Un bambino nella mangiatoia
non aggiusta automaticamente una relazione.
Non cancella le ferite,
non sistema le incomprensioni,
non elimina la fatica.
Ma cambia il modo di stare dentro la fatica.

In Gestalt diremmo così:
il Natale non toglie la figura del dolore,
ma trasforma lo sfondo.
Non elimina il buio,
ma accende una luce che non ha paura del buio.
E quando lo sfondo cambia,
anche ciò che fa male può essere guardato diversamente.
Per questo il Natale non salva la coppia “dall’alto”,
con soluzioni rapide o emozioni artificiali.
La salva da dentro,
insegnando una cosa essenziale:
che si può restare umani, fragili, incompleti
e non essere soli.

Forse il Natale, nella coppia, è questo:
accorgersi che Dio non entra per sistemare tutto,
ma per abitare ciò che fa male.
E che da quel momento in poi,
anche nelle notti più difficili della relazione,
nessuno dei due è più completamente solo.

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