Dott.ssa Angela Pavone

Dott.ssa Angela Pavone Medico specialista in Endocrinologia e Diabetologia

12/01/2022

Oggi in ambulatorio ho visto un giovane uomo di 22 anni con il diabete da quando aveva 19 mesi. Uno di quelli che si meritano più di altri l’appellativo di eroi per la battaglia quotidiana che combattono fin dall’infanzia contro il “Bastardo”.
Dopo di lui ho visto una giovane donna, poco più che trentenne, che ha la malattia da quando ne aveva circa 20. Anche lei combatte ogni giorno contro il “Bastardo” che negli ultimi due anni l’ha aggredita con tre chetoacidosi, di cui una che ha richiesto un ricovero in terapia intensiva.
Come non ricordare che fino a 100 anni fa persone come loro avrebbero avuto una breve aspettativa di vita dopo una diagnosi di diabete tipo 1: mesi, settimane, giorni. In qualche caso solo poche ore, soprattutto nei piccoli bambini con severa chetoacidosi.
Poi, esattamente 100 anni fa (11 gennaio 1922), è iniziata l’era della terapia insulinica. Ed è drasticamente cambiata la prospettiva di chi aveva o sviluppava diabete tipo 1. Non più la morte ma la vita. Questo anche grazie ad aziende che hanno cominciato a produrre e commercializzare l’ormone. Non ne faccio il nome ma qualcuno deve capire che senza di loro la storia di molti milioni di persone in 100 anni sarebbe stata diversa. Orribile e molto breve. Quindi onore a Banting e Best. A Collip e Macleod. Onore anche a chi ha prodotto scienza prima di loro per permettere a loro di arrivare alla “scoperta dell’insulina”. Onore anche a chi ha prodotto scienza dopo di loro e ha “scoperto” sempre nuove insuline. Onore però anche alle aziende che hanno permesso la disponibilità dell’insulina per l’uso umano su larga scala 100 anni fa e che permettono che sempre più moderne insuline siano disponibili per l’uso clinico per circa 20 milioni di abitanti del pianeta con il diabete tipo 1 e per circa 80 milioni di persone con altri tipi di diabete trattato con insulina. Le “famigerate” multinazionali. Quelle della “dittatura sanitaria”. Quelle che “tengono nascosta la vera cura del diabete perché i malati servono per poter vendere le medicine”. Farneticazioni dei soliti noti. Complottisti, dietrologi, intollerabili ignoranti.
Come dico e scrivo sempre, preferisco un’azienda che investe in ricerca per scoprire farmaci per curare malattie rispetto ad una che produce telefonini. Anche se questo post è scritto con un telefonino.

24/06/2020

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