Hospice Via Delle Stelle

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NEL SILENZIO DELLA CATTEDRALE, IL SENSO DEL NOSTRO SERVIREIeri pomeriggio, in attesa della ###IV Giornata Mondiale del M...
08/02/2026

NEL SILENZIO DELLA CATTEDRALE, IL SENSO DEL NOSTRO SERVIRE

Ieri pomeriggio, in attesa della ###IV Giornata Mondiale del Malato, la nostra associazione ha vissuto una veglia di preghiera in Cattedrale. Presenti i volontari Nicola Saggese, Angela Milella, Maria Assunta Catanese, Nuccio Garofano e Marisa Mallamace. La celebrazione, presieduta dall’arcivescovo monsignor Fortunato Morrone e organizzata dall’Ufficio per la Pastorale della Salute, è stata un tempo raccolto, abitato dal silenzio e dalla luce discreta delle candele, nel quale ciascuno ha potuto deporre ciò che ogni giorno porta nel cuore: i volti incontrati in hospice, le storie affidate con fiducia, le fragilità che chiedono soltanto presenza e tenerezza.
Eravamo lì come volontari, ma prima ancora come persone chiamate a custodire la vita nella sua forma più fragile.
La preghiera ha unito i nostri passi, ricordandoci — come suggerito da monsignor Morrone — che la cura nasce dall’ascolto profondo, dalla vicinanza che non abbandona e dalla capacità di farsi prossimi soprattutto a chi attraversa il tempo della prova. In quel raccoglimento abbiamo sentito più forte il senso del nostro servire e il legame profondo con ogni persona affidata alle cure palliative.
Durante la celebrazione è stato consegnato il mandato a tutte le Associazioni di volontariato operanti in ambito sanitario, come segno di riconoscimento e di invio nel servizio.
Un gesto semplice, ma carico di significato, che rinnova l’impegno a vivere il volontariato come presenza fedele accanto alle persone più fragili, nella logica del dono e della comunione.
Siamo tornati con una gratitudine silenziosa, quasi nascosta.
Perché momenti come questi non fanno rumore, ma scavano dentro e restituiscono respiro al nostro cammino. E dentro quella preghiera, ancora una volta, abbiamo riconosciuto che prendersi cura è anche affidare, e che nel custodire la fragilità degli altri siamo, misteriosamente, custoditi anche noi.
NS
Francesca Arvino Vincenzo Nociti Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri Francesco Nocera Rosanna Squillaci Giovanna Toscano Nuccio Garofano Maria Assunta Catanese Angela Milella

02/02/2026
27/01/2026

PER RICORDARE
PER NON DIMENTICARE
Giorno della Memoria.
Per ricordare chi è stato strappato alla vita, al nome, alla dignità.
Per non dimenticare dove può arrivare l’odio quando smette di riconoscere l’altro come umano.
La memoria non è solo uno sguardo al passato:
è una responsabilità nel presente.
È scegliere, ogni giorno, da che parte stare.
È vigilare sulle parole, sui gesti, sulle indifferenze.
Perché ciò che è accaduto non accada mai più.
Perché il dolore degli altri continui a interrogarci.
Perché ricordare è un atto di giustizia.
Francesca Arvino Vincenzo Nociti Ines Barbera Anna Tiziano

UN INCONTRO CHE PARLA LA LINGUA DELLA CURACi sono incontri che arrivano con la semplicità delle cose vere. Non fanno rum...
22/01/2026

UN INCONTRO CHE PARLA LA LINGUA DELLA CURA
Ci sono incontri che arrivano con la semplicità delle cose vere. Non fanno rumore, non hanno bisogno di grandi presentazioni: accadono e basta, come un respiro che si accorda al ritmo dell’altro.
L’incontro di qualche tempo fa, con Luca, volontario della Fondazione “Gigi Ghirotti” di Genova, è stato proprio così: una mattinata trascorsa insieme, tra parole e silenzi, tra curiosità e riconoscimento, dentro quella trama invisibile che lega tutte le persone che scelgono di dedicare parte della propria vita alla cura.
È venuto a trovarci quasi per caso, approfittando di un breve passaggio in città, ma fin dal suo arrivo si è percepita la profondità del suo sguardo. Non cercava solo di “vedere” l’hospice, ma di comprenderlo: di sentirne l’atmosfera, di coglierne il ritmo, di avvicinarsi con rispetto a quel quotidiano fatto di piccoli gesti che custodiscono senso.
Si è presentato con discrezione, ma con la curiosità viva di chi crede nel valore del confronto e sa che ogni realtà, ogni esperienza, ogni storia, può insegnare qualcosa di nuovo.
Con lui abbiamo parlato a lungo.
Ha incontrato gli operatori sanitari, i volontari, la psicologa, il presidente della Fondazione, la direzione sanitaria, ha ascoltato, domandato, condiviso. E ogni dialogo è diventato occasione per riflettere, insieme, su cosa significhi oggi essere volontari in hospice, su come mantenere vivo lo spirito originario del dono anche dentro una struttura complessa e organizzata.
Ne è nato uno scambio di idee proficuo, sincero e generoso.
Abbiamo parlato della formazione dei volontari, dell’importanza di una supervisione costante, di come accompagnare le persone nel tempo della fragilità. Ci siamo confrontati sulla raccolta fondi, sulle strategie per sostenere progetti di umanizzazione della cura, sulle difficoltà e sulle risorse che ogni associazione mette in campo per restare fedele alla propria missione.
Luca ha portato con sé l’esperienza della Gigi Ghirotti di Genova, una realtà che da decenni rappresenta un punto di riferimento nel panorama delle cure palliative italiane, fondata su valori solidi e su una visione del volontariato come presenza accanto.
Questo incontro, però, non nasce dal caso.
È stato possibile grazie a un lavoro di rete certosino, costruito negli anni con pazienza, ascolto e relazioni coltivate una ad una. Una rete fatta di contatti mantenuti vivi, di dialoghi che non si sono interrotti, di legami che hanno saputo attraversare il tempo.
È dentro questo tessuto silenzioso che realtà diverse riescono a incontrarsi, riconoscersi e parlarsi con naturalezza. La rete non è solo uno strumento organizzativo: è una scelta di visione. È credere che il volontariato cresca quando accetta di aprirsi, di confrontarsi, di lasciarsi interrogare dall’esperienza dell’altro.
Ascoltandolo, abbiamo sentito quanto le nostre strade, pur così lontane geograficamente, siano vicine nello spirito.
A unirci è un modo di guardare alla vita, e al dolore, con rispetto e tenerezza. È la stessa convinzione che la cura non si misura solo in farmaci o protocolli, ma nel tempo condiviso, nell’ascolto, nel “restare accanto”.

Durante quella mattinata, le parole hanno avuto il sapore delle cose vere: non discorsi astratti, ma esperienze che si toccano, si contaminano, si illuminano a vicenda.
Luca ha raccontato il loro modo di vivere il volontariato, le relazioni che nascono attorno ai letti dei malati, la forza discreta di chi sa entrare in punta di piedi e uscire lasciando una traccia di umanità.
Noi gli abbiamo raccontato la nostra quotidianità, i piccoli gesti che costruiscono la giornata in hospice, le sfide di un volontariato che prova ogni giorno a custodire dignità e presenza.
È stato naturale allora spostare la conversazione su un piano più profondo, sul senso stesso dell’essere volontari.
Cosa significa esserci per qualcuno che soffre?
Cosa distingue un gesto fatto per generosità da una presenza che davvero accompagna?
Abbiamo riconosciuto che il volontariato, quando è autentico, non nasce per riempire un vuoto, ma per abitare la fragilità con consapevolezza e amore. È un incontro tra due vulnerabilità, non tra chi aiuta e chi è aiutato, ma tra due esseri umani che si riconoscono nella loro comune condizione.
Luca ascoltava con attenzione, e nei suoi occhi si leggeva la stessa emozione che spesso accompagna anche noi: quella gratitudine silenziosa per tutto ciò che ogni incontro lascia dentro.
A un certo punto ha detto una frase semplice, ma vera: «In fondo, il volontariato è un modo per restare umani».
E in quel momento tutti abbiamo annuito, perché quelle parole contenevano la sintesi di ciò che ogni giorno proviamo a fare: preservare l’umanità nei luoghi dove la vita si assottiglia, dove il tempo si fa prezioso, dove basta un gesto, un sorriso, uno sguardo per dire “tu sei importante”.
L’incontro con Luca ci ha ricordato che ogni esperienza di cura è parte di una rete più grande, fatta di volti e storie che si sostengono reciprocamente.
Ci ha mostrato come lo scambio non è solo trasmissione di pratiche o modelli, ma un movimento di reciprocità: ognuno porta qualcosa di sé e riceve in cambio una parte dell’altro.
È così che la cultura delle cure palliative cresce: attraverso il dialogo, l’ascolto, il confronto, la condivisione di esperienze che diventano patrimonio comune.
Quando Luca è andato via, l’atmosfera che ha lasciato era quella di una gratitudine quieta.
Non c’erano saluti formali, ma un senso di continuità: come se la sua presenza avesse aperto uno spazio di possibilità, un ponte invisibile tra Genova e Reggio, tra due case che parlano la stessa lingua della cura.
Forse è questo il dono più grande di un incontro come questo: ricordarci che il volontariato non è solo fare, ma essere, e che ogni incontro autentico rinnova il senso del nostro cammino.
Perché, alla fine, chi si avvicina al dolore con rispetto e amore scopre che nulla è mai perduto — tutto si trasforma in relazione, in memoria, in un gesto che continua a generare vita.
Grazie, Luca, per averci ricordato che l’essenza del volontariato è racchiusa proprio lì, dove il fare si fa ascolto, dove la presenza diventa cura, dove la distanza tra due città si annulla nel calore di un incontro umano.
Da Genova a Reggio Calabria, da una storia all’altra, resta una certezza condivisa: ogni volta che due esperienze si incontrano nel nome della cura, l’umanità fa un passo avanti.

Nicola Saggese
AMICI DELL’HOSPICE DI REGGIO CALABRIA

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri Antonino Sgro' Maria Gabriella Brundi Rosanna Squillaci

SUONI ANTICHI, PRESENZA VIVALa zampogna, un fiato che accompagnaArriva respirando. Prima ancora di suonare, si fa sentir...
09/01/2026

SUONI ANTICHI, PRESENZA VIVA
La zampogna, un fiato che accompagna

Arriva respirando. Prima ancora di suonare, si fa sentire nel petto, come un fiato antico che chiede spazio. In hospice questo fiato trova un luogo inatteso: corridoi che conoscono il silenzio, stanze che custodiscono attese, sguardi che hanno imparato a misurare il tempo non con l'orologio ma con la presenza.
La zampogna non è arrivata da sola.
È arrivata con Sebastiano Battaglia, amico da sempre dell'hospice. Uno di quelli che non si presentano come ospiti, ma come persone di casa. La sua presenza precede il suono, lo prepara, lo rende possibile. Perché prima ancora della musica, c'è una relazione che nel tempo si è fatta fiducia, conoscenza reciproca, cammino condiviso. Quella mattina la zampogna è arrivata così e subito l'aria ha cambiato densità. Non era più solo aria: era memoria che tornava a circolare, era un richiamo che non chiedeva spiegazioni. La zampogna non spiega, non convince, non persuade. Ricorda.
Ricorda le case basse, i camini accesi, i passi lenti sulla terra umida. Ricorda le feste piccole, quelle che non avevano palco ma condivisione. Ricorda un tempo in cui la musica non era intrattenimento, ma compagnia. E forse è per questo che in hospice la zampogna non stona: perché qui la compagnia è tutto.
Tra una melodia e l'altra, Sebastiano parlava. Non riempiva i silenzi: li abitava. Raccontava delle sue giornate, del lavoro nei campi, delle stagioni che insegnano l'attesa meglio di qualunque libro. Parlava del suo “bizzolo”, come di una misura antica che non ha bisogno di essere capita per essere vera. Le sue parole avevano lo stesso ritmo della zampogna: non correvano, non forzavano. Stavano.
E mentre stavano, qualcosa accadeva. Gli sguardi si alzavano. Qualcuno chiudeva gli occhi.Qualcun altro sorrideva senza sapere bene perché. La zampogna entrava nelle stanze come entra una persona di famiglia e con estremo ispetto. Non portava allegria di superficie, portava profondità. Quella profondità che non fa rumore, ma muove.
In hospice la musica non è mai solo musica. È relazione. È un modo diverso di dire "sono qui”. La zampogna, con il suo respiro continuo, sembrava dire proprio questo: resto. Resto anche quando il fiato è corto, resto anche quando le parole finiscono. Resto.
C'era qualcosa di sorprendente nel vedere uno strumento così legato all'esterno, ai monti, ai pascoli, alle processioni, trovare casa in un luogo chiuso. Eppure, forse, non esiste luogo più aperto di un hospice. Aperto alla fragilità, al limite, all'essenziale. Aperto a ciò che conta davvero. La zampogna lo sapeva, o forse lo ricordava meglio di noi.
Ogni nota sembrava allungare il tempo, renderlo più abitabile. Non cancellava la fatica, non addolciva la realtà. La rendeva condivisibile. Come accade con le cose autentiche: non tolgono il peso, aiutano a portarlo insieme.
Questo incontro non nasce per caso. Anche la zampogna in hospice trova casa dentro “SpazioCultura...la cultura che cura", un contenitore pensato, ideato, progettato e diretto dalla dottoressa Francesca Arvino, responsabile del Servizio di Psicologia in Cure Palliative dell'hospice.
SpazioCultura non porta eventi: apre possibilità. Non aggiunge rumore, ma crea varchi. È un modo di intendere la cultura non come ornamento, ma come gesto di cura, come linguaggio capace di raggiungere ciò che la parola clinica non sempre riesce a toccare.
Dentro questo orizzonte, la zampogna non è intrattenimento, ma presenza significativa. È cultura che incontra la fragilità senza sovrastarla, che si fa prossima,che accetta il limite e lo abita. È cultura che non consola, ma accompagna. Che non spiega,ma resta.
Tutto questo è possibile perché c'è una visione condivisa e sostenuta. La Fondazione "Via delle Stelle", amministrata dal Vincenzo Nociti, incoraggia e sostiene con convinzione questo modo di intendere la cura: una cura che non separa il corpo dalla storia, la malattia dalla persona, il tempo della fine dalla dignità del vivere.
In questo intreccio virtuoso tra cultura, psicologia e cure palliative, anche una zampogna può trovare spazio e senso. Non come eccezione, ma come espressione coerente di un pensiero più ampio: quello che riconosce che l'essere umano ha bisogno, fino all'ultimo, di bellezza, di significato, di relazioni che parlino il linguaggio dell'anima.
Quando il suono si è spento, non c'è stato bisogno di dire molto. La gratitudine era già lì, negli occhi, nei piccoli cenni, nei sorrisi trattenuti. La zampogna aveva fatto il suo lavoro: aveva messo in relazione. Aveva ricordato a tutti che, finché c'è respiro,c'è possibilità di incontro.
E forse è questo che resta di quella mattina: la consapevolezza che la cura passa anche da strade inattese. Che una musica antica può parlare al presente con una voce sorprendentemente attuale. Che in hospice non entrano solo persone, ma mondi interi. E quando entrano con rispetto, trovano spazio.
La zampogna se n'è andata come era arrivata: respirando.
Ma qualcosa è rimasto. Un'eco sottile, difficile da nominare. Una presenza che continua a dire, anche adesso, che non siamo soli. Che qualcuno, da qualche parte, sta ancora suonando per noi.
SN
Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri Nicola Saggese Giovanna Toscano Francesco Nocera Marzia Costantino Rosanna Squillaci Maria Assunta Catanese Donatella Scopelliti

28/12/2025

Natale all’Hospice “Via delle Stelle”
SpazioCultura: quando l’arte diventa cura
Una mattinata di emozioni, creatività e condivisione ha animato l’Hospice “Via delle Stelle” in occasione dell’evento natalizio “Un Natale da guardare”.
L’iniziativa rientra tra le proposte di “SpazioCultura… la cultura che cura”, il percorso ideato, progettato e diretto dalla dottoressa Francesca Arvino, responsabile del Servizio di Psicologia in Cure Palliative dell’Hospice che, negli anni, ha saputo donare alla struttura momenti di bellezza capaci di accompagnare con delicatezza i passi più fragili. Un’esperienza che la Fondazione “Via delle Stelle”, amministrata dal dottore Vincenzo Nociti, incoraggia e sostiene.
Un’iniziativa che ha saputo unire arte, musica e solidarietà, trasformando il linguaggio creativo in strumento di vicinanza e umanità.
Protagonisti dell’evento sono stati gli studenti del Liceo Artistico “M. Preti – A. Frangipane”, guidati dai loro docenti, che hanno messo talento e sensibilità al servizio di un progetto dal forte valore simbolico. Il vicepreside, professor Antonio Barbera, insieme agli alunni della classe 5N e ad alcuni ragazzi della 4N – indirizzo Arti Figurative, ha curato la realizzazione dei dipinti, opere cariche di colore e significato, capaci di trasmettere speranza e calore negli spazi dell’Hospice.
Accanto alle arti figurative, grande spazio è stato dedicato anche al design e alla progettazione. La professoressa Maria Pia Turiano, in collaborazione con la professoressa Ersilia Cedro, ha coordinato il lavoro degli studenti della 4L – Architettura e Ambiente e della 3L – Design dell’Arredamento e del Legno. Fondamentale anche il contributo della professoressa Antonia Gattuso, docente di sostegno alle attività delle classi che hanno realizzato con cura alberelli natalizi e portatovaglioli: manufatti originali nati dall’incontro tra creatività, manualità e attenzione per l’ambiente, segno concreto di un fare che diventa dono.
Gli studenti hanno inoltre presentato personalmente le proprie creazioni, raccontandone il senso e il percorso: nei loro sguardi attenti e interessati si leggeva l’emozione autentica di chi, per la prima volta, sperimenta come l’arte possa diventare incontro, dono e cura.
A rendere l’atmosfera ancora più intensa e suggestiva è stato l’accompagnamento musicale: le melodie dell’arpa eseguite da Maria Cristina Caridi, unite alla voce di Alessia Genua, hanno regalato momenti di profonda emozione, avvolgendo il pubblico in un clima di raccoglimento e serenità.
La dottoressa Ines Barbera, direttore sanitario della struttura, nell’accogliere i giovani ospiti ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti gli alunni presenti che, con grande generosità e senso di responsabilità, hanno scelto di dedicare il loro sabato a questa esperienza.
Anche la dirigente scolastica, dottoressa Lucia Zavettieri, si è unita al ringraziamento per i suoi alunni, aggiungendo che questa esperienza rappresenterà per loro un’occasione significativa di crescita umana e formativa, capace di lasciare un segno profondo nel loro percorso personale e scolastico.
La dottoressa Francesca Arvino, nel corso dell’evento, ha sottolineato come il valore della divulgazione delle Cure Palliative tra gli studenti rappresenti un passaggio fondamentale per diffondere una cultura della cura fondata sull’ascolto, sulla prossimità e sul rispetto della fragilità. Ha inoltre evidenziato l’importanza del volontariato in Cure Palliative come esperienza formativa di grande valore umano, capace di educare alla gratuità, alla responsabilità e alla relazione autentica.
L’incontro si è concluso con alcune suggestioni offerte dai volontari attivi in Hospice, che hanno condiviso riflessioni ed esperienze maturate accanto alle persone ammalate e alle loro famiglie. A seguire, un momento di convivialità, curato dai volontari stessi, ha favorito uno scambio semplice e autentico, prolungando nel gesto dell’accoglienza il senso profondo della mattinata.
Custodire la fragilità, i gesti semplici, le relazioni che nascono senza fare rumore: è questo il senso profondo di mattinate come questa. Custodire la bellezza che cura, l’arte che incontra la vita, le mani che si intrecciano nel servizio. Custodire, insieme, ciò che rende l’Hospice un luogo di umanità condivisa.
Si ringrazia il Bar San Francesco per i dolcetti gentilmente regalati, gesto di attenzione e vicinanza che ha contribuito a rendere il momento di convivialità ancora più caldo e familiare.
Si ringrazia il personale ausiliario che, con la loro disponibilità e il loro impegno quotidiano, hanno reso possibile la realizzazione di questa mattinata.
Un grazie particolare a tutti gli operatori, per la competenza, la dedizione e l’umanità con cui ogni giorno rendono l’Hospice una casa di cura e di vita.
Si ringraziano tutti i volontari – Giovanna, Francesca, Marisa, Angela, Nicola, Francesco, Maria Assunta e Nuccio – per la presenza attenta e discreta, per il servizio generoso e per aver contribuito, ciascuno con il proprio stile, alla buona riuscita di questo momento condiviso.

https://www.avveniredicalabria.it/reggio-calabria-il-giubileo-in-hospice-la-fedelta-quotidiana-che-diventa-speranza/?fbc...
28/12/2025

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C’è un luogo in cui il Giubileo non ha bisogno di grandi soglie da varcare, né di clamore. È un luogo in cui il tempo rallenta, si fa essenziale, e ogni gesto acquista un peso diverso. Un luogo in cui il Giubileo si compie ogni giorno È l’hospice. Qui il Giubileo si compie ogni giorno...

ANCORA UN'ALTRA INIZIATIVA A SOSTEGNO DELL'HOSPICE "VIA DELLE STELLE". VI ASPETTIAMO
15/12/2025

ANCORA UN'ALTRA INIZIATIVA A SOSTEGNO DELL'HOSPICE "VIA DELLE STELLE". VI ASPETTIAMO

INIZIATIVA A SOSTEGNO DELL'HOSPICE "VIA DELLE STELLE". VI ASPETTIAMO
15/12/2025

INIZIATIVA A SOSTEGNO DELL'HOSPICE "VIA DELLE STELLE". VI ASPETTIAMO

“PAROLE CHE ACCENDONO L'ATTESA: filastrocche, musiche e memorie”Martedì il clima dell’Immacolata era ancora sospeso nell...
12/12/2025

“PAROLE CHE ACCENDONO L'ATTESA: filastrocche, musiche e memorie”
Martedì il clima dell’Immacolata era ancora sospeso nell’aria, come un velo leggero posato sulle cose. Una dolcezza quieta, un silenzio buono, come se tutto invitasse a preparare l’anima all’attesa.
Era proprio in questo clima che prendeva forma la nostra iniziativa, “Parole che accendono l’attesa: filastrocche, musiche e memorie”, un momento pensato per accendere luce nei giorni di dicembre e offrire uno spazio di ascolto e di presenza condivisa.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla preziosa collaborazione tra la Fondazione “Via delle Stelle”, guidata dal dottor Vincenzo Nociti, e l’Associazione Rhegium Julii, presieduta dal dottor Pino Bova: una sinergia feconda, capace di portare cultura, umanità e respiro profondo anche nei giorni più fragili.
L’iniziativa rientra tra le proposte di “SpazioCultura…la cultura che cura”, il percorso ideato, progettato e diretto dalla dottoressa Francesca Arvino, responsabile del servizio di psicologia in cure palliative dell’hospice che, negli anni ha saputo donare alla struttura momenti di bellezza, parola e riflessione capaci di accompagnare con delicatezza i passi più fragili.
La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali, espressi con misura e gentilezza: parole che non introducevano soltanto un programma, ma accoglievano le persone.
Un benvenuto semplice, che ha preparato il clima di ascolto e di delicatezza da cui tutto è scaturito.
In questo spazio, morbido come un abbraccio che non stringe, la musica di Mario Taverriti ha iniziato a posarsi sugli sguardi e sui cuori.
Le note del pianoforte scendevano leggere, come ospiti che non vogliono disturbare, eppure sapevano entrare nel luogo più vero della persona.
Era una musica che non occupava: liberava.
Faceva respirare.
Faceva sentire che dentro ognuno c’era ancora un punto luminoso in cui il dolore non aveva parola definitiva.
Dentro questo respiro musicale si sono intrecciate le voci dei poeti Arturo Cafarelli, Pasquale Borruto e Pina De Felice, insieme ai giganti della tradizione dialettale calabrese, Nicola Giunta e Vincenzo Padula.
I loro versi non hanno sovrastato la musica: l’hanno incontrata.
Era un ricamo: il suono che accoglieva la parola, la parola che si lasciava portare dal suono.
Le poesie di Giunta e Padula riportavano in sala la voce antica della nostra terra: il dialetto che sa di case, di pane caldo, di cortili assolati, di mani segnate dal lavoro.
E le poesie dei nostri autori contemporanei dialogavano con quella tradizione come figli che parlano con i padri.
A tenere insieme musica, parole e silenzi, con discrezione e sensibilità, è stato anche il lavoro attento di Alessia Genua, che ha saputo armonizzare i diversi momenti della mattinata, custodendone il ritmo e l’equilibrio.
Una presenza silenziosa ma fondamentale, capace di accompagnare senza mai sovrapporsi, permettendo a ogni voce di trovare il proprio spazio.
La musica, allora, si faceva trama: sosteneva, custodiva, suggeriva.
E i versi si intrecciavano ad essa come fili sottili che uniscono memoria e presenza, radice e respiro, nostalgia e speranza.
Molti hanno chiuso gli occhi.
Altri li hanno lasciati lucidi.
Perché quando la bellezza arriva così, senza rumore, senza pretendere, tocca, semplicemente.
Da questa trama di suono e poesia si è levato un pensiero limpido: quello di Giovanni, giovane seminarista, che ha evocato la figura di Maria.
Ha parlato della sua fiducia, del suo sì che apre strade, della sua presenza sotto la croce, una presenza che non elimina il dolore ma lo accompagna.
E in quelle parole molti hanno riconosciuto ciò che accade ogni giorno in hospice: la cura che si fa vicinanza, sostegno silenzioso, fedeltà.
A quel pensiero si è intrecciata la voce di don Armando, che ha restituito alla sala una verità luminosa: che l’hospice non è un luogo di morte, ma di vita.
Una vita essenziale, fragile, intensa; una vita che non si misura in quantità ma in profondità; una vita fatta di mani che si cercano, di sguardi che resistono, di respiri che non si arrendono.
Le sue parole sono state una carezza che ha attraversato la sala con dolce fermezza.
In questo clima autentico si è levata una voce femminile, limpida e vera: quella di Caterina Silipo, che ha declamato una sua poesia dedicata all’Hospice Via delle Stelle.
Parole nate dall’esperienza e dall’ascolto, capaci di raccontare questo luogo non da fuori ma da dentro, con rispetto e gratitudine.
La sua poesia si è posata nella sala come una carezza leggera, lasciando traccia senza chiedere nulla in cambio.
E come un ultimo respiro condiviso, la mattinata si è conclusa con un momento di convivialità: dolci preparati con cura, sorrisi quieti e parole gentili.
Un tempo semplice, familiare, che ha preso forma grazie alla presenza attenta e discreta dei volontari, Francesco, Antonella, Marzia, Francesco, Nuccio, Maria Assunta, Donatella, Giovanna e Nicola custodi silenziosi di quei gesti che non fanno rumore, ma che sanno rendere più lieve ogni cosa.
La loro capacità di stare, accogliere, accompagnare senza invadenza ha donato a quel momento una luce particolare: la luce della gratuità e dell’ascolto che diventa cura.
Perché alla fine, ciò che custodiamo davvero, sono sempre le parole che accendono l’attesa: quelle che non fanno rumore, ma lasciano una traccia buona nel cuore di chi le ascolta.
Un grazie speciale e sincero agli operatori dell’Hospice “Via delle Stelle” che ogni giorno, con competenza e umanità, rendono questo luogo un vero spazio di vita, di ascolto e di dignità custodita.
Un pensiero particolare va a Cristina, anima e cuore pulsante dello SpazioCultura.
Assente per motivi di salute, eppure presente in ogni gesto, in ogni dettaglio, in ogni scelta che ha dato forma a questa mattinata.
La sua impronta gentile si è avvertita lo stesso, come una luce che non ha bisogno di mostrarsi per farsi sentire.
SN

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Alessia Genua Iolanda Mercuri taverriti Maria Cristina Caridi Rosanna Squillaci Julii bova @ giuseppina de felice @ arturo cafarelli borruto Giovanna Toscano Nicola Saggese Francesco Nocera Maria Assunta Catanese Nuccio Garofano bagnato cutrupi Marzia Costantino Donatella Scopelliti

15/11/2025

Indirizzo

Delle Camelie
Reggio Di
89133

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