04/12/2025
L'ANALISI DEGLI ANALISTI
Sappiamo che "analisti si diventa soltanto attraverso la propria analisi"
Questo principio, sacrosanto e irrinunciabile, si è prestato però ad un equivoco: ritenere che l'analisi dei futuri analisti sia un'analisi diversa da quella dei "comuni pazienti", in quanto "formativa", più che "curativa", tanto è vero che, in alcune Scuole di formazione per psicoanalisti, l'analisi cui si sottopongono i candidati futuri psicoanalisti, viene, mio avviso impropriamente, definita "didattica".
A mio parere le cose non stanno propriamente così.
Un’analisi è tale solo se motivata da ragioni di cura, il che significa che, nel caso delle analisi dei futuri psicoanalisti, queste possono funzionare solo se chi vuole diventare psicoanalista si riconosca prima di tutto come paziente, come chi abbia cioè qualcosa da curare.
In altri termini, la necessità di un’analisi per chi voglia diventare analista poggia sul principio, non tanto che serve un’analisi a scopo formativo, quanto che serve un’analisi a scopo curativo, un’analisi dunque proprio in quanto cura.
Cura di cosa? Di quale sintomo? Diciamo proprio del "sintomo di voler diventare analista", in quanto il desiderio di diventare psicoanalista implica la questione del lavoro sull'inconscio, vale a dire su ciò di cui non solo non si sa, ma anche su ciò di cui si soffre.
Tutti gli esseri umani, in quanto abitati dall'inconscio, devono sopportare un non sapere con una quota inevitabile di sofferenza soggettiva, per cui, e a maggior ragione, anche chiunque voglia diventare psicoanalista - e dunque curare la sofferenza radicata nell'inconscio - non può esimersi dal curare il proprio, dal farci cioè i conti.
In questo senso possiamo allora dire che il percorso di uno psicoanalista non può che iniziare proprio dal fatto di mettere in discussione il proprio desiderio di diventare analista, di metterlo in discussione in quanto sintomo.
Per dirla in altro modo, un analista può iniziare il proprio percorso formativo solo se riesce a "isterizzarsi sul proprio desiderio", esattamente come l’isterica che, attraverso il suo sintomo, mette in discussione il suo desiderio e ne fa un punto di domanda: cosa vuole dire? Cosa significa?
Analogamente l’analista non può che iniziare il proprio percorso dallo stesso punto di domanda: "cosa vuol dire il mio desiderio di diventare analista?", "cosa significa?", "perché voglio mettermi a curare i miei simili attraverso la psicoanalisi?".
Un’analisi può partire solo dal fare del proprio sintomo un punto di domanda: è questo che Lacan ha chiamato la isterizzazione del discorso come il motore del transfert, senza il quale nessuna analisi sarebbe possibile, e questo vale anche e soprattutto per chi desidera diventare analista.
Insomma, se volete diventare psicoanalisti, se volete psicoanalizzare seriamente qualcuno - ma, io direi, se volete curare qualcuno attraverso qualsiasi altra psicoterapia - dovreste farvi psicoanalizzare prima di tutto voi, perché - statene certi - qualsiasi relazione di cura basata sulla parola vi porterà, prima o poi, ad un buco cieco - Freud lo chiamò l'ombelico del sogno - ossia l'inconscio, e, se con questo buco non ci avrete fatto prima i conti su voi stessi, finirete per caderci dentro come polli, insieme al vostro paziente, sempre che non se ne sia scappo prima!