13/02/2026
Cambiare fuori o cambiare dentro?
Stamattina riflettevo sul perché abbiamo questa necessità di modificare l’immagine che vediamo allo specchio.
Senza giudizio, perché viviamo in una società che ci propone un’estetica che sembra “perfezionare” tutto, e così, prima o poi, scivoliamo in molte in modifiche esterne. Cerchiamo di raggiungere quel nostro “vorrei essere anch’io così”, cercando di correggere qualcosa che non accettiamo.
Ma perché lo facciamo?
Lo yoga insegna bene che la nostra natura ci porta a rifiutare i cambiamenti difficili; cerchiamo di cambiare all’esterno perché, in fondo, è meno faticoso che farlo dentro.
Dal punto di vista sistemico, però, c’è un messaggio più profondo, specialmente quando gli interventi segnano per sempre la fisionomia. I tratti che ereditiamo appartengono alla nostra storia. Spesso, ciò che non accettiamo nel nostro volto è proprio il tratto che ci ricorda un avo che è stato giudicato o dimenticato.
Quando modifichiamo un tratto fisico per il bisogno di “cancellarlo”, rischiamo di compiere un atto di esclusione. Ma nel sistema familiare, ciò che viene escluso non svanisce: cerca un modo per essere visto attraverso quello che chiamiamo irretimento. Paradossalmente, più cerchiamo di eliminare chirurgicamente il legame visibile con un antenato difficile, più restiamo legati al suo destino nel profondo.
La vera bellezza nasce quando smettiamo di combattere contro lo specchio e iniziamo a dare un posto nel cuore a chi ci ha preceduto. Se riconosco quel tratto come un pezzo della mia storia e dico “Sì, ora ti vedo”, l’irretimento si scioglie.
Siamo davvero liberi di cambiare fuori solo quando abbiamo smesso di fuggire da ciò che abbiamo dentro. Solo allora il cambiamento non è più un atto di negazione, ma un libero gesto di cura verso noi stessi.
Un piccolo movimento per l’anima
Prova a guardare quel tratto che non accetti e, nel silenzio del tuo cuore, sussurra:
“Ti vedo. Adesso capisco che attraverso questo segno porto con me anche te. Ti do un posto nel mio cuore e nella mia immagine. Ora sono libera di onorare la mia bellezza, sapendo da dove vengo.”