28/02/2019
La mia prima percezione extrasensoriale
Era il 2012, seguivo un corso di formazione in osteopatia da qualche mese. Eravamo un gruppo di una ventina di persone e alternavamo fasi di teoria e di pratica. Al momento della pratica eravamo divisi in gruppi di due, uno dei quali fungeva da operatore, l'altro da paziente, a turno.
Quella volta l'esercizio consisteva nel concentrarsi sul ginocchio del "paziente". L'operatore doveva appoggiare le sue dita sulla rotula del paziente, chiudere gli occhi, e poco a poco svuotare la sua mente come se dovesse entrare dentro la rotula stessa. Doveva poi notare le sensazioni percepite: caldo/freddo, morbido/duro, luce/oscurità, colori, movimenti,...
Era il mio turno di fare l'operatore. Mi ricordo di aver avuto una impressione di dolce caduta progressivamente rallentata. Poi mi sono sentita essere circondata dal buio. Stavo prestando attenzione alle mie impressioni quando all'improvviso un'immagine raffigurante un campo da tennis è apparsa nella mia mente. Sorpresa, mi sono chiesta la ragione di questa figura, ma volendo mantenere la concentrazione, ho ripreso comunque l'esercizio.
Una volta finito, ho continuato ad interrogarmi su cosa fare di questa immagine. Dal mio punto di vista non era collegata a nessun elemento logico, quindi priva di senso. In un primo tempo ho descritto al mio partner le sensazioni avute. Poi abbiamo ascoltato quelle delle altre persone, nessuno riferì un evento paragonabile. Ci stavamo alzando per tornare ai nostri posti quando, a rischio di essere considerata una sciocca mi sono decisa a chiedere al mio partner se per caso avesse mai giocato a tennis nella sua vita...
La risposta fu: "Sì, ci ho giocato 14 anni e mi ha rovinato le ginocchia!". Ero perplessa: incredibile, l'immagine assumeva tutto il suo significato... La rotula mi aveva fatto vedere una sua memoria traumatica.
Tuttavia, essendo cresciuta in un ambiente molto razionale, gli schemi mentali attraverso i quali ero solita ragionare non mi consentirono di accettare la cosa con facilità. All'inizio ne fui scioccata, ma solo per una frazione di secondo perché subito la mia mente costruì una spiegazione logica: in fondo il collegamento tra i concetti Ginocchia e Tennis è qualcosa di abbastanza comune... Voglio dire che mi sono improvvisamente convinta che il tennis è una disciplina sportiva che provoca sistematicamente lesioni alle ginocchia, e quindi che l'informazione ricevuta era un'informazione banale che tutti conoscevano già. Ma non è assolutamente il caso!
Ecco dunque la storia della mia prima percezione extrasensoriale : appena vissuta, subito banalizzata, messa via e dimenticata ! Penso che viviamo in una società materialista dove la descrizione che ci si dà del reale condiziona la percezione che ne abbiamo. Sono stata capace di modificare inconsapevolmente il contesto di questa esperienza affinché essa non disturbasse la mia concezione della realtà. È solo con il tempo e attraverso altri eventi analoghi che ho potuto tornare a riflettere su quell'esperienza e ridarle il suo pieno significato.
Non penso che queste percezioni extrasensoriali siano riservate ad una minoranza. Penso piuttosto che si presentano quando le condizioni necessarie sono riunite:
_ Mente calma, o addirittura in uno stato meditativo, vuol dire quasi senza pensiero, al fine di lasciare il campo libero all'arrivata di un'eventuale informazione;
_ Concentrazione sull'oggetto da cui vogliamo ricevere un'informazione;
_ Osservazione, senza giudizio ne interpretazione, delle diverse impressioni e sensazioni percepite;
_ Verifica, se possibile, e sintesi delle informazioni ricevute. Se non sono verificabili in quel momento, notarle per poterle riprendere più tardi;
_ E infine mantenimento/sviluppo di una mente aperta, capace di accettare la possibilità di successo e la realtà dei fatti.
È molto facile rinunciare o trascurare l'esperienza vissuta. Eppure le sensazioni percepite non sono prive di senso. Inoltre, è quando presentano un carattere inaspettato e sembrano assurde che la possibilità che esse abbiano un senso è massimizzata, e non si tratti di una banale costruzione mentale. Se la vostra prima prova non sembra essere un successo, fatene altre, notate i risultati, comparateli, autorizzatevi a fare in modo di avere le risposte che vi permetteranno di validarli o invalidarli grazie alla ricerca di informazioni sull'oggetto sul quale avete lavorato. E sopratutto, non rinunciate!