17/03/2026
Cosa significa davvero essere presenti nelle stagioni degli altri? Significa accettare che la cura non è una risposta definitiva, ma una domanda aperta. Significa restare quando la scena si svuota, quando la terapia finisce, quando rimane solo l’uomo. E l’uomo solo.
Il , quello vero, non è mai un luogo di sosta, ma un cantiere dell'anima. È l'unico spazio dove la curiosità non è indiscrezione, ma ricerca; dove il dubbio non è debolezza, ma l’alba di un’argomentazione feconda. Chi conosce il teatro fino in fondo sa che non si sale sul palco per essere guardati, ma per guardarsi dentro insieme agli altri.
“Le Stagioni della Cura”, progetto nato dal coraggio dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Forlì-Cesena e dalla sapiente collaborazione della compagnia Il Sicomoro, ci ricorda che il teatro è, prima di tutto, un lavoro di squadra.
Qui la recensione: https://zirlo.it/fuori-campo/recensione-stagioni-della-cura-opi-fc
In sala non c’era solo un pubblico, ma una comunità che tornava a respirare all'unisono. Stare fisicamente in mezzo alla gente ha permesso alle emozioni di circolare senza filtri, rendendo tangibile l'impatto di una professione che entra nella vita degli altri con competenza e con un rispetto quasi sacro.
Un plauso sincero e profondo va agli che hanno messo in gioco il proprio corpo e la propria storia. Esporsi a teatro significa rischiare di mostrare le proprie fragilità, ma è proprio attraverso quelle crepe che passa la luce della verità professionale.
Uscendo, la sensazione è che questo spettacolo sia un seme destinato a generare boschi. Andateci. Non per vedere uno spettacolo, ma per imparare di nuovo cosa significhi restare umani.