Valentina Tamburini Naturopatia e Shiatsu

Valentina Tamburini Naturopatia e Shiatsu Mi occupo di consulenze Naturopatiche, Shiatsu, Riflessologia plantare, Reiki, Floriterapia, Cristall

29/12/2025

ASCOLTA IL TUO FEGATO

Il fegato è uno di quegli organi di cui si parla poco e quasi sempre male, lo si nomina quando c’è una steatosi, quando gli esami sono sballati, quando qualcosa non torna, ma raramente ci si ferma a capire davvero che ruolo abbia nella nostra vita quotidiana. Non solo nel corpo, ma nel modo in cui viviamo, reagiamo, tratteniamo e sopportiamo.

È l’organo più grande del corpo umano e questo non è casuale, perché è anche quello che si prende più carico, più responsabilità, più peso. Tutto passa da lì... tutto. Quello che mangiamo, quello che beviamo, quello che respiriamo, quello che assumiamo volontariamente e quello che ci entra addosso senza che lo abbiamo scelto. Il fegato filtra, trasforma, neutralizza, immagazzina, protegge.

Materialmente è un filtro, ma ridurlo solo a questo è limitante. Il fegato è il luogo dove il corpo decide cosa può passare e cosa no, cosa può essere utilizzato e cosa deve essere eliminato, cosa è nutrimento e cosa è tossina. Questa funzione di discernimento non è solo chimica, è anche simbolica. Perché allo stesso modo nella vita dovremmo imparare a discernere cosa ci nutre e cosa ci intossica, cosa ci fa crescere e cosa ci consuma.

Quando questo non accade, quando ingoiamo tutto, quando non facciamo distinzione, quando accettiamo qualsiasi cosa per paura di perdere, di deludere, di restare soli, il fegato lavora il doppio. Il fegato è profondamente coinvolto nella digestione, non solo dei cibi ma delle esperienze.

Tutto ciò che non viene digerito a livello emotivo resta lì, sospeso, in attesa. Rabbia non espressa, collera repressa, frustrazione accumulata, senso di ingiustizia, rancore, astio. Sono emozioni pesanti, dense, non scorrono facilmente e quando non scorrono si depositano. Il fegato è uno degli organi che più risente di questa stagnazione, perché è programmato per il movimento, per la fluidità, per il passaggio continuo.

Ci sono persone che non si arrabbiano mai, o almeno così credono. Persone che tengono tutto dentro, che non alzano la voce, che non fanno scenate, che sembrano sempre controllate. Spesso vengono anche ammirate per questo autocontrollo. Ma dentro covano un fuoco lento, una tensione costante, una rigidità che non dà tregua.

La collera repressa non sparisce, non viene cancellata dal silenzio, semplicemente cambia forma. Diventa acidità interiore, diventa giudizio, diventa rigidità mentale, diventa un continuo stato di allerta. Il fegato assorbe tutto questo. La collera è sempre legata alla paura. Non la paura evidente, quella che si ammette facilmente, ma una paura più profonda, più scomoda.

Paura di non essere riconosciuti, di non valere abbastanza, di essere invisibili, di non ricevere ciò che si sente di meritare. Quando questa paura non viene vista, quando non viene accolta, si trasforma in rabbia. E quando la rabbia non trova uno sfogo sano, diventa un veleno lento. Il fegato, che è anche legato alle difese, si irrigidisce. Difesa psicologica e difesa fisica vanno di pari passo.

Quando una persona vive costantemente sulla difensiva, giustificandosi, spiegandosi, proteggendosi da tutto e da tutti, anche il corpo entra in difesa. Non è un caso che il fegato sia coinvolto nel sistema immunitario. Quando la difesa psicologica è sempre attiva, anche quella fisica perde equilibrio. Il corpo non distingue più bene cosa è un pericolo reale e cosa no. Reagisce troppo o troppo poco... si stanca, si infiamma, si sovraccarica.

Il fegato soffre anche negli stati di vita alterati dalla collera, perché in quei momenti si fanno cose che normalmente non si farebbero, si dicono parole che feriscono, si creano fratture che poi pesano nel tempo. E quel peso non resta solo nella mente, resta nel corpo. Il fegato registra, non giudica, né punisce, registra e quando il carico diventa eccessivo, manda segnali. Spesso sottili, inizialmente. Irritabilità, stanchezza, difficoltà digestive, senso di pesantezza, confusione mentale, intolleranza verso tutto e tutti.

Segnali che vengono quasi sempre banalizzati. Viviamo in una società che normalizza la tensione, la lotta continua, la sopravvivenza. Come se fossimo costantemente in pericolo, come se fossimo ancora animali della savana... ma non lo siamo. Eppure viviamo peggio, sempre in allerta, sempre contratti, sempre pronti all’attacco o alla fuga. Questo stato di iperattivazione logora il sistema nervoso e, di riflesso, il fegato.

Perché il fegato non ama l’emergenza continua. Ama i ritmi, la regolarità, la coerenza. Il digiuno, per esempio, non è solo una pratica fisica. È un atto di alleggerimento. È dire al corpo per un momento smettiamo di ingerire, smettiamo di accumulare, smettiamo di pretendere. È spesso più salutare saltare un pasto che farne uno fatto di fretta, in tensione, carico di rabbia.

Così come è più salutare fare una passeggiata cercando serenità che esplodere in una scenata che lascia strascichi per giorni. Non perché la rabbia vada repressa, ma perché va trasformata. Il movimento aiuta il fegato, non solo quello del corpo, ma quello della vita. Il fegato soffre quando la vita è troppo stretta, come un vestito che non permette di respirare. Quel vestito spesso è una costruzione mentale, fatta di apparenze, doveri, ruoli, aspettative.

Lo si indossa per adattamento, per paura, per sopravvivenza. Ma a lungo andare fa male e il corpo lo dice... non siamo fatti per vivere nella bestiaIità, nella reazione continua, nella durezza. Siamo fatti per essere coscienti e la coscienza alleggerisce. Fare attenzione a ciò che si ingerisce non riguarda solo il cibo. Riguarda le parole, le relazioni, gli ambienti, le informazioni, i pensieri. Tutto passa dal fegato, tutto lascia un’impronta.

La vera prevenzione non è solo scegliere cosa mangiare o integrare, ma scegliere cosa permettere nella propria vita. A chi... fino a che punto. Il fegato non chiede perfezione, chiede coerenza, non chiede eroismo, chiede verità. Quando una persona smette di mangiarsi il fegato per tutto e per tutti, quando smette di vivere in una continua giustificazione, in una continua difesa, qualcosa cambia.

Non immediatamente, non in modo spettacolare, ma in profondità. Il fegato finalmente non è più solo a reggere il peso di una vita che non scorre e quando la vita ricomincia a scorrere, anche il corpo trova il modo di farlo.

XO - Patrizia Coffaro

18/12/2025

𝐎𝐆𝐍𝐈 𝐄𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐄𝐒𝐏𝐑𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀 𝐔𝐍 𝐎𝐑𝐆𝐀𝐍𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐏𝐀𝐑𝐋𝐀𝐑𝐄
𝐐𝐔𝐀𝐋𝐄?

EMOZIONI E ORGANI

🔥 RABBIA → FEGATO / CISTIFELLEA

Quando:

trattieni il “no”

ingoi ingiustizie

fai il bravo per non creare conflitto

Nel corpo:

tensione

rigidità

infiammazioni

stanchezza profonda

problemi digestivi legati ai grassi

Messaggio inconscio:

> “Qui mi sono superato.”
“Qui non ho messo confini.”

👉 La rabbia repressa diventa tossina.

TRISTEZZA / LUTTO → POLMONI

Quando:

non lasci andare

vivi perdite non elaborate

trattieni il pianto

continui a “resistere”

Nel corpo:

fiato corto

oppressione toracica

bronchiti

stanchezza cronica

Messaggio inconscio:

> “Qui non ho accettato una perdita.”
“Qui non mi sono concesso di sentire.”

👉 I polmoni parlano di spazio emotivo.

PAURA → RENI

Quando:

vivi in allerta

temi il giudizio

non ti senti al sicuro

trattieni per sopravvivere

Nel corpo:

stanchezza

dolori lombari

freddo costante

problemi urinari

Messaggio inconscio:

> “Qui non mi sento protetto.”
“Qui ho imparato a resistere invece che fidarmi.”

👉 La paura cronica prosciuga l’energia vitale.

🪨 VERGOGNA / COLPA → INTESTINO

Quando:

trattieni ciò che vorresti dire

non ti permetti di essere come sei

vivi con senso di colpa costante

Nel corpo:

gonfiore

intestino irritabile

stitichezza o scariche improvvise

Messaggio inconscio:

> “Sto trattenendo ciò che dovrebbe uscire.”
“Non posso essere me stesso.”

👉 L’intestino parla di confini e autenticità.

🌪️ ANSIA / CONTROLLO → STOMACO

Quando:

anticipi tutto

vuoi tenere tutto sotto controllo

non ti fidi della vita

Nel corpo:

gastrite

acidità

nausea

nodo allo stomaco

Messaggio inconscio:

> “Non so cosa succederà.”
“Devo controllare per sentirmi al sicuro.”

👉 Lo stomaco soffre quando la mente guida tutto.

💔 DOLORE EMOTIVO → CUORE

Quando:

hai vissuto ferite affettive

delusioni profonde

tradimenti emotivi

Nel corpo:

tachicardia

pressione

oppressione toracica

Messaggio inconscio:

> “Qui mi sono chiuso per non soffrire più.”

👉 Il cuore si contrae quando l’amore viene trattenuto.

🧠 IPERCONTROLLO / RIMUGINIO → TESTA

Quando:

pensi troppo

analizzi tutto

non senti il corpo

Nel corpo:

cefalee

emicranie

tensione cervicale

Messaggio inconscio:

> “Sto vivendo solo nella mente.”

👉 La testa duole quando la vita non scende nel corpo.

Il corpo non si ammala per caso.

Diventa la voce
di ciò che non è stato ascoltato.

~ Alessandro D'Adamo ~
Psicologia dell'Anima 🙏

18/12/2025

ZINCO: IL MICRONUTRIENTE DIMENTICATO CHE STA CAMBIANDO IL MODO DI LEGGERE MOLTE MALATTIE

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un’esplosione di patologie croniche: diabete, disturbi immunitari, infertilità, depressione, problemi ormonali. Spesso cerchiamo un’unica causa, ma la realtà è più complessa.
Oggi però la ricerca sta puntando i riflettori su un fattore troppo a lungo sottovalutato: la carenza cronica di zinco.

Siamo passati in poco più di un secolo da una civiltà agricola a una industriale. Abbiamo cambiato stile di vita, ritmi, livelli di stress… ma soprattutto alimentazione.
Cereali raffinati, zuccheri ovunque, prodotti ultra-processati: calorie tante, micronutrienti pochi.

Lo zinco è uno di questi.

Parliamo di un oligoelemento fondamentale per la vita cellulare:
attiva oltre 300 enzimi, regola il sistema immunitario, partecipa alla sintesi dell’insulina, del DNA, degli ormoni sessuali e della crescita. È coinvolto nella fertilità, nella cicatrizzazione, nella funzione cognitiva, nella salute di pelle, capelli, unghie, ossa e vista.

Eppure, studi clinici e rassegne scientifiche mostrano che la disfunzione dello zinco è associata a alterazioni del metabolismo glucidico e a un aumentato rischio di diabete di tipo 2 e altre malattie metaboliche.

Una meta-analisi di interventi clinici evidenzia che la supplementazione di zinco può migliorare i principali indicatori del diabete (glicemia, HbA1c e resistenza insulinica), suggerendo un ruolo potenziale come coadiuvante nutrizionale nel controllo glicemico.

Un altro gruppo di ricerche ha collegato lo zinco alla funzione immunitaria, mostrando come questo minerale influenzi l’attività dei linfociti T e la produzione di citochine, con impatto su infiammazione e difese contro virus e batteri.

Questa evidenza scientifica ci ricorda un principio fondamentale: la salute non nasce da un singolo alimento o integratore, ma dall’equilibrio di nutrienti essenziali che lavorano insieme nel nostro organismo.

Il nostro stile di vita moderno — con alimenti ricchi di zuccheri e amidi raffinati — può aumentare il fabbisogno di zinco proprio in quei processi metabolici che oggi più frequentemente si alterano: metabolismo degli zuccheri, risposta immunitaria e regolazione ormonale.

Cosa significa tutto questo nella pratica?
Correggere una carenza di zinco silente può:

sostenere la funzione insulinica e migliorare la glicemia;

rafforzare le difese immunitarie;

supportare l’equilibrio ormonale e la fertilità;

favorire la cicatrizzazione e il benessere cellulare generale.

Naturalmente, ogni integrazione deve essere personalizzata e supervisionata da un professionista, perché anche un eccesso può interferire con altri minerali (come rame e ferro).

La carenza di zinco non è una moda da social, ma un fenomeno biologico con evidenze scientifiche crescenti che collegano questo micronutriente a metabolismo, immunità e benessere generale.

Fonti scientifiche:
Zinc and Type 2 Diabetes: A Systematic Review… (ruolo dello zinco nel metabolismo glucidico) – MDPI Zinc and Type 2 Diabetes (review)

Effect of zinc supplementation on glycemic biomarkers… (meta-analisi sugli effetti sul diabete) – Diabetology & Metabolic Syndrome Zinc Supplementation and Glycemic Control Meta‑Analysis

Zinc deficiency as possible link between immunosenescence… (rassegna su zinco e sistema immunitario) – PubMed Zinc and Immune Function Review

Carenza di zinco – Manuale MSD (ruolo fisiologico e sintomi della carenza) – Manuali MSD Carenza di Zinco – Manuale MSD

18/12/2025
18/12/2025
09/12/2025

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LA VITAMINA C BATTE 3 (GRAMMI) A 1
La crescente richiesta delle Mamme di valutare l'effetto degli integratori alimentari su specifiche condizioni di salute usando uno "standard scientifico" ha spinto alla pubblicazione di parechi studi.
Parecchio dimenticati.
Come quello che ha studiato l'effetto di "megadosi" di vitamina C nella prevenzione e nell'alleviamento dei sintomi del raffreddore e dell'influenza (in un gruppo sperimentale rispetto a un gruppo di controllo).
Un totale di 252 studenti di età compresa tra 18 e 30 anni costituivano il gruppo sperimentale o di prova, mentre 463 studenti tra 18 e 32 anni costituivano il gruppo di controllo.
Quelli nella "popolazione di controllo" con sintomi sono stati trattati con antidolorifici e decongestionanti.
Quelli nella popolazione di prova che hanno segnalato sintomi sono stati trattati con DOSI ORARIE di 1000 mg (1 GRAMMO) di vitamina C per le prime 6 ore e successivamente 1 GRAMMO 3 volte al giorno in seguito.
Nel complesso, I SINTOMI DI INFLUENZA E RAFFREDDORE nel "gruppo sperimentale" TRATTATATI CON MEGADOSI DI VITAMINA C sono diminuiti dell'85% (OTTANTA-CINQUE-PERCENTO) rispetto al gruppo di controllo (che la vitamina C non l'hanno assunta).
La conclusione?
La vitamina C in megadosi somministrate prima o dopo la comparsa dei sintomi del raffreddore e dell'influenza ha alleviato e prevenuto i sintomi dei giovani sottoposti al test rispetto al gruppo di controllo.
La morale di questa storia?
IL PARACETAMOLO HA MOLTEPLICI EFFETTI COLLATERALI.
Quando lo usi stai indebolendo il fegato e SE l'influenza è virale rende il virus più forte perchè riduce la febbre.
Alla prossima influenza di tuo figlio/a valuterei le "megadosi" di VITAMINA C.
Perchè la tua (e la sua!) salute vale ❤
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10543583/


Dr. Gabriele Prinzi

22/11/2025

LA MALATTIA DI LYME CRONICA E LE INFEZIONI NASCOSTE

(Di Patrizia Coffaro)

la spiegazione che in Italia nessuno vi dà (ma all'estero sta guarendo migliaia di persone considerate incurabili).

Partiamo da una domanda semplice... Vi è mai capitato di sentire una persona dire “Da quando ho preso quella puntura di zecca 10 anni fa non sono più stato lo stesso”? (anche se molti non si ricordano di essere state punte). Oppure, “Ho girato 30 medici, mi dicono che è tutto nella mia testa, ma io mi sento morlre ogni giorno”?

Ecco… quelle persone probabilmente non sono matte. Hanno semplicemente una diagnosi che in Italia è praticamente VIETATO fare.... La Borelliosi di lyme cronica (e le sue coinfezioni).

All'estero, la vera medicina funzionale (non quella che abbiamo in Italia, quella seria, con medici laureati a Harvard, Stanford, ecc.) considera le infezioni croniche “stealth” (cioè nascoste) una delle principali cause di:

✓ Fibromialgia
✓ Sindrome da fatica cronica (ME/CFS)
✓ Tiroidite di Hashimoto e altre malattie autoimmuni
✓ Artrite reumatoide, lupus, sclerodermia
✓ Sclerosi multipla (in alcuni pazienti)
✓ Ansia grave, depressione resistente, nebbia cerebrale, attacchi di panlco
✓ Dolori articolari e muscolari migratori
✓ Intestino irritabile cronico, SIBO refrattaria
✓ Sensibilità chimica multipla

E non è una teoria compIottista, ci sono migliaia di articoli pubblicati, linee guida ILADS (International Lyme and Associated Diseases Society), cliniche specializzate e pazienti che dopo 10-15 anni di calvario finalmente camminano di nuovo, lavorano, fanno l’amore, ridono.

Allora perché in Italia quasi nessuno ne parla?

Semplice, i test che usiamo noi (ELISA + Western Blot del Servizio Sanitario) sono tarati sulla malattia acuta (quella con l’eritema a bersaglio che arriva entro 30 giorni). Nella forma cronica/disseminata questi test sono negativi nella maggioranza dei casi. Risultato? Il medico italiano vi guarda e dice: “Non hai la Lyme, è psicosomatico”. E vi manda dallo pslchiatra.

All'estero usano laboratori specializzati (iGenex, ArminLabs, Medical Diagnostic Laboratories, Galaxy Diagnostics, Vibrant America…) che cercano:

- Il DNA della Borrelia con PCR (anche nel sangue, anche dopo anni)
- Gli antigeni specifici
- Le bande ristrette del Western Blot che noi consideriamo non diagnostiche
- Le coinfezioni (Bartonella, Babesia, Ehrlichia, Rickettsia, Anaplasma)
- I virus herpes riattivati (EBV, CMV, HHV-6) che la Borrelia “risveglia”
- Micoplasmi e Chlamydia pneumoniae intracellulari

E indovinate un po’? La maggioranza dei pazienti americani con diagnosi di fibromialgia o stanchezza cronica risulta positivo a una o più di queste infezioni.

E poi? Li curano e guariscono.

Come li curano? Con protocolli che da noi farebbero inorridire qualunque infettivologo:

1️⃣ Terapie antibiotiche prolungate (da 3 mesi a 2 anni):
– Spesso combinazioni di 2-3 antibiotici contemporaneamente
– Perché la Borrelia crea biofilm, si nasconde dentro le cellule, si trasforma in forme cistiche/L-forme. Con 21 giorni (come facciamo noi) non la prendi nemmeno di striscio.

2️⃣ Erbe antimicrobiche potenti (protocolli Buhner, Cowden, Zhang):
– Samento (Uncaria tomentosa senza TOA)
– Banderol
– Japanese Knotweed (resveratrolo naturale altissima concentrazione)
– Teasel root
– Andrographis, Houttuynia, Cryptolepis…
Queste erbe rompono il biofilm, entrano nel cervello, non creano resistenza.

3️⃣ Gestione della reazione di Jarisch-Herxheimer: Quando i batteri muoiono rilasciano tossine, quindi... peggioramento temporaneo enorme. All'estero, i veri medici funzionali sanno che è un buon segno e vi insegnano a gestirlo (alcalinizzazione, glutatione, bindering delle tossine, sauna infrarossi, ecc.).

4️⃣ Trattamento contemporaneo dei virus herpes: Perché la Borrelia abbassa le difese e riattiva EBV, CMV, HHV-6. Quindi, VaIacicIovir a dosaggi specifici al giorno per 6-18 mesi, oppure vaIgancicIovir se serve.

5️⃣ Supporto mitocondriale, disintossicazione, riparazione intestinale: Perché dopo anni di infezione il corpo è un campo di battaglia. Cliniche americane famose che pubblicano i loro dati:

- Jemsek Specialty Clinic (Washington): 70-80% di miglioramento significativo
- Dr. Richard Horowitz (New York): autore del best-seller “Why Can’t I Get Better?”
- Klinghardt Academy: protocolli neuro-antimicrobici
- Dr. Marty Ross, Dr. Neil Nathan, Dr. Amy Derksen…

Persone che erano in carrozzina da 10 anni oggi corrono la maratona. Persone che non ricordavano il nome dei figli oggi lavorano full time.

E in Italia?

In Italia la Lyme cronica non esiste (parole testuali di molte linee guida regionali). Se anche il Western Blot è positivo, al massimo ti danno 21-28 giorni di doxiciclina e poi arrivederci. Se torni a stare male di diranno che è normale, è post-Lyme, è autoimmune, è psicosomatico.

Risultato?

Decine di migliaia di italiani (sì, decine di migliaia) stanno male da 10-20 anni con diagnosi di:

- Fibromialgia idiopatica
- Sindrome da fatica cronica
- Depressione resistente
- Colon irritabile grave
- Sensibilità chimica multipla

…e nessuno gli ha mai cercato la Borrelia con un test decente. Molti ricordano la puntura di zecca o l’eritema, ma nessuno gli crede. Altri non se lo ricordano, quindi, figurati se lo cercano.

Io stessa ho visto persone amiche che dopo anni di calvario sono andate in Germania (ArminLabs) o in America, sono risultati positivi a 4-5 coinfezioni e dopo 12-18 mesi di terapia (fatta sotto controllo medico) sono tornati a vivere.

Non sto dicendo che tutte le fibromialgie sono Lyme. Sto dicendo che una percentuale enorme lo è, e che noi in Italia stiamo lasciando queste persone nel dolore perché abbiamo paura di una terapia antibiotica lunga. O per ignoranza medica, visto che siamo ancora a discutere su quante gocce di vitamina D, quante uova mangiare al giorno o quegli inutili test del microbiota per darvi antimicrobici intestinali che vi mandano in tilt tutto il sistema.

Le linee guida ILADS (aggiornate 2023-2024) sono chiare... nelle forme disseminate croniche servono mesi/anni di terapia. La resistenza batterica? È un rischio reale, ma infinitamente più piccolo del danno di lasciare una persona invalida a vita.

Se tu o una persona cara da anni:

- Si sveglia già distrutta
- Ha dolori che migrano
- Ha nebbia cerebrale così forte da non riuscire a leggere
- Ha preso 10 kg o ne ha persi 15 senza motivo
- Ha la diagnosi di fibromialgia o stanchezza cronica
- Ricorda una puntura di zecca (anche lontana nel tempo) o ha vissuto in zone endemiche (Trentino, Friuli, Liguria, Toscana, Veneto…)

C’è una strada, esistono medici (pochi, ma esistono) anche in Italia che lavorano con protocolli ILADS/Buhner. Esistono laboratori seri all’estero, esistono gruppi di pazienti che si aiutano.

Non vi sto promettendo la bacchetta magica, la strada è lunga, costosa (purtroppo spesso a pagamento), e all’inizio può essere anche più dura (Herxheimer). Ma dall’altra parte c’è la VITA.

Se questo post vi ha fatto accendere una lampadina, salvatelo, condividetelo, fate domande nei commenti. E soprattutto... non siete matti.

(Se volete, nei prossimi post vi metto l’elenco dei pochi medici italiani che trattano davvero la Lyme cronica + i laboratori più affidabili + i protocolli base da portare al vostro medico di famiglia per iniziare a discutere).

Con affetto e tanta rabbia per chi viene ancora abbandonato dal sistema,

XO - Patrizia Coffaro

Vitamina C.. Per saperne un po' di più...
22/11/2025

Vitamina C.. Per saperne un po' di più...

COME AUMENTARE I LIVELLI DI VITAMINA C

Forse non tutti sanno che quasi tutti gli animali, compresi gatti e cani, producono la propria vitamina C da soli, a partire dal glucosio. Il nostro corpo, invece, ha perso questa capacità. E così, noi esseri umani siamo costretti ad assumerla quotidianamente, con l’alimentazione o con l’aiuto degli integratori. Un dettaglio apparentemente banale, ma che apre un mondo.

Perché la vitamina C è molto più di un semplice rimedio contro il raffreddore. È un antiossidante fondamentale, è coinvolta nella produzione del collagene, nella salute dei vasi sanguigni, nel metabolismo cellulare, nel funzionamento del sistema immunitario e nel controllo dell’infiammazione.

Ma non basta assumerla, bisogna anche saperla utilizzare nel modo giusto. In questo post voglio guidarti, passo dopo passo, attraverso alcune strategie semplici e concrete per aumentare i tuoi livelli di vitamina C, farla arrivare dove serve e sfruttarne il potenziale curativo.

1. Attenzione allo zucchero: il grande sabotatore

Uno degli aspetti più affascinanti e meno noti della biochimica cellulare è il rapporto conflittuale tra zucchero e vitamina C. Le due molecole sono simili, quasi gemelle. E per entrare nelle cellule, usano le stesse “porte”... i recettori GLUT-1, attivati dall’insulina.

Il problema? Il glucosio è più aggressivo, più competitivo. Quando c’è molto zucchero nel sangue, le cellule lo preferiscono, e la vitamina C rimane fuori. Questo significa che se mangiamo spesso dolci, farine raffinate, patate, riso bianco o frutta ad alto indice glicemico, la nostra vitamina C, anche se assunta con integratori, fatica ad agire dove serve.

Lo stesso succede nei globuli bianchi, che hanno bisogno di almeno 50 volte più vitamina C rispetto al plasma per poter combattere virus, batteri e cellule anomale. Quando il glucosio è alto, la loro efficacia si riduce drasticamente: bastano 120 mg/dl di glicemia per abbattere del 75% la capacità fagocitaria del sistema immunitario.

Conclusione? Meno zucchero nel piatto, più vitamina C attiva nelle cellule.

2. Mangia cibi ricchi di vitamina C... ma anche poveri di zucchero

La natura ci offre fonti meravigliose di vitamina C, molto più potenti delle arance. Spesso le trascuriamo. Ecco alcune delle più ricche e benefiche:

- Prezzemolo, rucola, spinaci crudi

- Broccoli, cavolini, cavolo nero

- Kiwi, fragole, acerola, camu camu

- Limone e lime

- Rosa canina (in polvere)

Includere ogni giorno uno o più di questi alimenti è un modo naturale, sicuro ed efficace per fare il pieno di vitamina C. Un’abitudine semplice? Bere acqua tiepida con succo di limone al mattino, a stomaco vuoto. È digestiva, alcalinizzante e antiossidante.

Se poi abbini questi cibi a fonti naturali di quercetina (come cipolla rossa, mirtilli, uva nera, sambuco), amplifichi l’effetto: la quercetina è un bioflavonoide che lavora in sinergia con la vitamina C, potenziando la risposta immunitaria.

3. Scegli l’integratore giusto (e il momento giusto per prenderlo)

Non tutti tollerano bene l’acido ascorbico puro, soprattutto chi ha gastrite, reflusso o una certa sensibilità mucosa. Fortunatamente oggi esistono molte alternative, più gentili per lo stomaco e spesso più efficaci:

- Ascorbato di sodio o di calcio: meno acidi, più tollerabili

- Ester-C: forma tamponata e a rilascio prolungato

- Vitamina C liposomiale: assorbita direttamente nelle cellule, molto potente

- Vitamina C da fonti alimentari: acerola, camu camu, amla (ricche anche di polifenoli naturali)

Se hai problematiche come MCAS, intolleranza all’istamina o sensibilità intestinale, evita forme sintetiche fermentate da mais e prediligi fonti naturali o integratori specifici per soggetti sensibili.

Dosaggio consigliato?

Per il benessere generale: 500–1000 mg al giorno

In caso di infiammazione cronica, infezioni ricorrenti o stress elevato: fino a 2-3 g al giorno, suddivisi per 1 g per volta nell'arco della giornata.

Nei periodi critici (influenza, viaggi, jet lag, operazioni): anche fino a 5 g al giorno sotto supervisione

Sempre meglio assumerla lontano dai pasti per migliorarne l’assorbimento e distribuirla durante la giornata. Non tutti però la tollerano lontano dai pasti. Quindi, verifica la tua tolleranza.

4. Il grande alleato nascosto: il glutatione

Spesso ci si concentra sull’aumentare la vitamina C… ma ci si dimentica di chi la mantiene attiva dentro le cellule...il glutatione.

Questo “maestro” antiossidante ha la funzione di rigenerare la vitamina C ossidata e renderla nuovamente efficace. È come se le restituisse la sua vitalità, permettendole di agire a lungo senza esaurirsi.

Quando il glutatione è carente, cosa molto frequente in chi è esposto a tossine ambientali, farmaci, stress ossidativo o ha una genetica sfavorevole, la vitamina C si ossida rapidamente e perde efficacia. Ecco perché, in molte situazioni croniche, è più utile potenziare il glutatione prima ancora di aumentare la C.

Come farlo?

- Assumi NAC (N-acetil-cisteina), precursore diretto del glutatione

- Integra con glutatione liposomiale o acetilato

- Mangia alimenti ricchi di zolfo: cavolfiore, broccoli, cipolla, aglio, porri

- Limita l’alcol, evita paracetamolo e pesticidi

- Fai attività fisica regolare, sauna o bagni caldi per favorire la detossificazione

Un glutatione ben nutrito è il miglior amico della vitamina C. È come un sistema che si autoalimenta.

E se hai SUOX o CBS, polimorfismi del metabolismo dei solfiti, ti spiego con il prossimo post come gestire o assumere il glutatione.

5. Digiuno intermittente e metabolismo: quando meno è davvero di più

Il digiuno intermittente è uno strumento potente per migliorare l’assorbimento della vitamina C, anche senza integratori. Durante il digiuno, i livelli di insulina si abbassano, il glucosio circolante diminuisce e… magicamente, la vitamina C entra più facilmente nelle cellule.

Non solo, il digiuno stimola l’autofagia, cioè il rinnovamento cellulare, riduce l’infiammazione e libera energia per i processi di guarigione e rigenerazione.

Una pratica semplice? Il protocollo 16:8, che prevede 16 ore di digiuno (includendo la notte) e 8 ore in cui si mangia. Durante il digiuno, puoi assumere acqua, tisane, acqua e limone, e anche integratori come vitamina C liposomiale o glutatione, che vengono assimilati molto bene.

La vitamina C è un nutriente vivo, dinamico, intelligente. Ma per agire, ha bisogno del giusto contesto: poco zucchero, buon assorbimento, sinergie con altri antiossidanti, e un corpo disposto ad accoglierla.

Non serve ingoiare compresse a caso. Serve piuttosto comprendere come funziona la biochimica del nostro corpo, ascoltare i segnali, e costruire ogni giorno un terreno favorevole alla salute.

Vuoi iniziare oggi? Ecco da dove partire:

- Riduci lo zucchero bianco e i farinacei raffinati

- Inizia la giornata con acqua calda e limone

- Mangia ogni giorno verdure crude ricche di C

- Valuta un buon integratore, se necessario

- Aiuta il tuo corpo a produrre e conservare il glutatione

- Sperimenta il digiuno intermittente con consapevolezza

Ricorda. il tuo sistema immunitario è il miglior medico che hai. Offrigli i nutrienti giusti e lui farà il resto. La vitamina C è una chiave. Sta a noi decidere quale porta aprire.

XO - Patrizia Coffaro

21/11/2025

NAC E GLUTATIONE: QUELLO CHE VA INSEGNATO

Negli anni, incontrando pazienti e parlando con colleghi, mi sono reso conto di una cosa sorprendente: poche sostanze generano tanti dubbi quanto l’N-acetilcisteina.
Sì, proprio il NAC.
Quello da banco.
Quello che tanti considerano “solo un mucolitico”.

Eppure, più passano gli anni, più vedo quanto questa piccola molecola possa fare, quando la conosci davvero.

La prima volta che ho iniziato a guardarlo diversamente

Ricordo bene quando ho capito che l’N-acetilcisteina non era soltanto un aiuto per il catarro o per i bronchi.
È stato leggendo gli studi in cui veniva usato per ricostituire rapidamente le scorte di glutatione, l’antiossidante più importante che il nostro corpo produce da solo.

E lì mi si è accesa una lampadina.

Perché nessun integratore, nessuna vitamina, nessuna moda “detox” può sostituire quello che fa il glutatione.
Ma per produrlo… serve la cisteina.
E da dove la prende il nostro organismo?
Esatto: dal NAC.

Quando inizi a collegare i puntini, tutto cambia

Da allora ho iniziato a leggere, studiare, osservare sul campo.
E ogni mese trovavo qualcosa che confermava ciò che vedevo nella pratica:

il NAC riduce marker di stress ossidativo: lo hanno mostrato diversi gruppi, incluso quello dell’UCLA;

rompe il biofilm batterico, facilitando i trattamenti nelle infezioni più “ostinate”;

aiuta l’organismo a gestire metalli pesanti come mercurio e cadmio;

protegge le vie respiratorie molto più di quanto ci aspettiamo da un semplice mucolitico;

in psichiatria lo stanno usando come coadiuvante in disturbi come OCD, dipendenze e depressione resistente;

la sua sicurezza, alle dosi standard, è una delle più documentate.

E mentre scoprivo tutto questo, continuavo a vedere quante persone fossero spaventate da una molecola che – per dosi e uso comune – ha effetti collaterali rari e lievi.

La verità più semplice (che spesso nessuno dice)

La maggior parte delle persone pensa di “fare il pieno di antiossidanti” con vitamina C, vitamina E, estratti vegetali e così via.
Bene: tutti questi funzionano solo se il glutatione è presente e attivo.

Senza glutatione, è come avere un’ottima squadra… ma senza il capitano in campo.

E il NAC è il modo più efficace, accessibile ed economico per sostenerne la produzione.

La domanda che mi fanno più spesso

“Ma il glutatione non posso prenderlo direttamente?”

Certo, ma per via orale viene degradato facilmente.
Il NAC invece è ben assorbito, stabile, e arriva dove serve per essere trasformato nel nostro antiossidante principale.

E ogni volta che lo spiego, la reazione è la stessa:
“Perché nessuno lo dice?”

Forse perché il NAC non è “di moda”.
Non è un superfood tropicale.
Non costa centinaia di euro.
E soprattutto: esiste da troppo tempo per essere considerato “nuovo”.

Quello che posso dire dopo anni di uso, studio e osservazione

Non è una panacea.
Non cura tutto.
Non è una scorciatoia magica.

Ma è una delle poche molecole che:

ha solide basi scientifiche, sostiene un processo fisiologico fondamentale, è sicura,
ed è spesso sottovalutata solo perché è economica e non fa notizia.

E ogni volta che rivedo i risultati clinici, le ricerche o le risposte dei pazienti, arrivo sempre alla stessa conclusione:

N-acetilcisteina e glutatione non sono “segreti”.
Sono semplicemente conoscenze che meritano di essere raccontate meglio.

Samuni Y. et al. “The Chemistry and Biological Activities of N-acetylcysteine”. Biochim Biophys Acta (2013).
Rushworth GF, Megson IL. “Existing and potential therapeutic uses for NAC”. Br J Clin Pharmacol (2014).

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47921

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