25/04/2026
🌺 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞: 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Oggi celebriamo il 25 aprile, il giorno in cui l’Italia ha ritrovato la libertà e ha posto le basi della sua democrazia.
Una data che appartiene a tutti, perché la libertà non può essere di parte: è un bene comune.
Il 25 aprile ci ricorda che il popolo ha scelto di opporsi alla dittatura e alla guerra, e di costruire un futuro fondato sulla dignità della persona.
È il giorno della Liberazione.
Ed è, allo stesso tempo, il giorno dell’antifascismo: quel valore fondativo della nostra Repubblica che nasce dalla Resistenza e che vive ogni giorno nella difesa della libertà, dei diritti, della democrazia.
𝐃𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
𝐔𝐧𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢, 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨.
E in queste settimane abbiamo avuto una dimostrazione concreta di questa vitalità democratica.
Il recente referendum ci ricorda che i cittadini, quando sono chiamati a decidere, sanno esprimersi con consapevolezza e responsabilità.
Non è il risultato a dover dividere, ma il valore del metodo: il confronto, il rispetto delle regole, la partecipazione.
𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨𝐥𝐚.
In questo quadro, il ruolo delle istituzioni è fondamentale. In particolare, voglio dedicare un pensiero di affetto e riconoscenza al nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che rappresenta un punto di riferimento saldo, garante dell’equilibrio democratico e custode dei valori costituzionali.
🙏 Grazie, Presidente!
Ma il 25 aprile è anche memoria viva. Una memoria fatta di volti, di storie, di scelte coraggiose. E dentro questa memoria c’è un contributo che troppo a lungo è rimasto ai margini del racconto: quello delle donne. Partigiane, staffette, protagoniste spesso silenziose ma decisive della Liberazione.
Donne che hanno rischiato, combattuto, resistito e aperto la strada a diritti che oggi diamo per acquisiti, ma che non sono ancora pienamente realizzati, come dimostrano le violenze — ormai quotidiane — nei confronti delle donne.
𝐄 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.
L’educazione affettiva non è un tema secondario: è il fondamento di una società più giusta, più consapevole, più libera. È da lì che nasce il rispetto tra le persone, è da lì che si prevengono la violenza e le discriminazioni.
Viviamo un tempo complesso, attraversato da grandi tensioni. E anche da una arroganza crescente, che si manifesta nei rapporti tra Stati, nel linguaggio pubblico, nella tendenza a imporre la forza invece del dialogo.
E allora ricordiamolo con le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella:
“𝒍𝒂 𝒑𝒂𝒄𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒖𝒏 𝒊𝒅𝒆𝒂𝒍𝒆 𝒂𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒐, 𝒎𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒐𝒏𝒔𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒓𝒆𝒕𝒂.”
Una responsabilità che chiama in causa ciascuno di noi, ma anche il nostro Paese,
perché la Costituzione nata dalla Liberazione ripudia la guerra e indica con chiarezza la strada della pace, del dialogo e della cooperazione tra i popoli.
Oggi invece assistiamo ad una politica debole, incapace di dire parole chiare, più attenta agli equilibri che alla verità. Una politica che tace,
che evita, che si nasconde.
Che ha paura perfino di pronunciare parole come “genocidio”, anche quando la realtà lo impone.
Ma la verità non è negoziabile.
E il silenzio, di fronte all’ingiustizia, non è neutralità: è complicità.
𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢,
𝐦𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨.
Assistiamo ormai quotidianamente a violazioni del diritto internazionale e a una crescente difficoltà delle istituzioni sovranazionali nel garantire equilibrio e giustizia.
Quando prevale la logica della forza su quella delle regole, si incrina quel sistema di valori che, dopo la Liberazione, abbiamo contribuito a promuovere e costruire.
La storia, però, ci insegna che le dittature non arrivano all’improvviso: crescono quando si indeboliscono i diritti, quando si alza il tono dello scontro, quando si smette di riconoscere l’altro, quando si propone la guerra come unica soluzione.
Per questo il mio pensiero più profondo va alla nostra comunità e ai giovani. Perché è qui, nei luoghi che viviamo ogni giorno, che i valori di cui parliamo prendono forma.
𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞, 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢, 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞, 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨, 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢.
𝐃𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀.
La storia non si scrive solo nei grandi eventi.
Si costruisce ogni giorno, anche attraverso le nostre scelte più piccole:
in un gesto di rispetto,
in una parola di ascolto,
in una responsabilità assunta.
È da qui che nasce una comunità più forte.
È da qui che nasce la democrazia.
𝐏𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚: 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐢 𝐞̀ 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀.
Ai giovani soprattutto va affidato non solo il ricordo della Liberazione, ma il senso profondo della libertà. I giovani sono speranza, energia, visione. Chiedono un futuro più giusto, più sostenibile, più umano.
E di fronte alla guerra sanno dire no.
Lo dicono con forza.
Lo dicono con chiarezza.
E noi abbiamo il dovere di ascoltarli e di agire.
Per questo dobbiamo rinnovare il nostro impegno:
essere, ogni giorno, cittadini consapevoli.
Scegliere la democrazia.
Difendere la libertà.
Ed essere comunità.
Una comunità che sta insieme, che si riconosce, che non si volta dall’altra parte.
Perché la democrazia vive solo se siamo capaci di costruirla insieme, ogni giorno.
𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐥𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐢. 𝐄 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐢 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨𝐫𝐨.
Viva il 25 aprile!
Viva la Repubblica!
Viva l’Italia antifascista!
𝑳𝒂 𝑺𝒊𝒏𝒅𝒂𝒄𝒂 𝑭𝒂𝒃𝒓𝒊𝒛𝒊𝒂 𝑷𝒆𝒄𝒖𝒏𝒊𝒂