Andrea Bertino

Andrea Bertino Osteopath; High Performance Coach; International Spinning® M.I.; Functional Training M.I.; MSc. in

15/04/2026

Il dolore non è quasi mai solo nel punto in cui lo senti.

Il problema è che spesso guardiamo solo metà del sistema.

Video completo sul canale YouTube “Andrea Bertino - Le ho provate tutte?”

“Quando mi fa male la schiena o il collo o il ginocchio o altro sto fermo finché passa.”È la strategia più diffusa.Ed è ...
15/04/2026

“Quando mi fa male la schiena o il collo o il ginocchio o altro sto fermo finché passa.”

È la strategia più diffusa.

Ed è anche una delle più insidiose.

Nelle prime ore il riposo può avere senso.

Aiuta a calmare il sistema e ridurre l’irritazione.

Il problema nasce quando il riposo diventa immobilità prolungata.

Dopo pochi giorni succede qualcosa:

• i muscoli diventano più rigidi;
• il sistema nervoso diventa più reattivo;
• il corpo perde sicurezza nel movimento.

A quel punto succede quasi sempre questo:

dolore → riposo totale → rigidità → movimento improvviso → nuovo dolore.

E il corpo diventa sempre più vulnerabile.

Molte persone pensano che il problema sia la schiena, il collo o il punto che fa male.

In realtà, molto spesso, il problema è il pattern che il corpo ha costruito nel tempo.

Un pattern che mantiene il sistema in tensione e fa tornare il dolore.

Per questo nel mio studio non guardiamo solo il sintomo, ma il sistema che lo produce.

Lo facciamo attraverso una valutazione specifica del pattern di movimento e del sistema neuromotorio.

Se vuoi capire perché il dolore continua a tornare,
scrivimi TEST in DM.

Così vediamo se e come posso aiutarti.

Le elezioni ungheresi, un film già visto da chi sa dove guardare.Il 12 aprile 2026 in Ungheria è successa una cosa inter...
14/04/2026

Le elezioni ungheresi, un film già visto da chi sa dove guardare.

Il 12 aprile 2026 in Ungheria è successa una cosa interessante.

L’affluenza è stata oltre il 77%.

Il partito di Péter Magyar ha superato il 53%.

Viktor Orbán si è fermato attorno al 38%.

Ma la cosa che mi ha colpito davvero non è il risultato.

È quello che succede dentro le persone quando si identificano con uno schieramento.

Perché se osservi bene i sostenitori di un leader percepito come “l’uomo forte che protegge il paese”, trovi spesso gli stessi stati emotivi.

Protezione.

Ordine.

Stabilità.

Diffidenza verso ciò che viene percepito come minaccia.

E a volte rabbia verso chi viene ritenuto responsabile dei problemi.

Non è casuale.

È coerente con una credenza molto precisa.

Il mondo è pericoloso e serve qualcuno che lo tenga sotto controllo.

Dall’altra parte succede qualcosa di diverso.

Tra chi sostiene un cambiamento radicale emergono altri stati emotivi.

Speranza.

Frustrazione accumulata.

Desiderio di rinnovamento.

Senso di liberazione.

Entusiasmo per l’idea che “le cose possano finalmente cambiare”.

Anche qui c’è una credenza dominante.

Il problema non è il mondo fuori.

Il problema è il sistema attuale.

Ora arriva la parte interessante.

Perché qui non stiamo parlando di chi ha ragione.

Stiamo parlando di pattern emotivi.

Quando milioni di persone condividono la stessa credenza, finiscono per vivere gli stessi stati emotivi predominanti.

E questo non resta solo nella mente.

Si riflette nel corpo.

Nel modo in cui respiri.

Nella postura.

Nella tensione dei muscoli.

Nel tono del sistema nervoso.

E quando quello stato si ripete giorno dopo giorno… il sistema nervoso lo registra come normale.

Come il modo abituale di vivere la realtà.

Ed è proprio da qui che iniziano molti dei pattern che poi si manifestano nel corpo.

Ma il punto non è la politica.

Il punto è un altro.

Succede esattamente la stessa cosa nella vita di tutti i giorni.

Perché nella vita non siamo una sola persona.

Siamo una collezione di ruoli.

Nello stesso giorno possiamo essere:

- padre o madre;
- figlio o figlia;
- compagno o compagna;
- professionista;
- sportivo.

E ognuno di questi ruoli attiva uno stato dell’essere dominante.

Facciamo un esempio.

Immagina un uomo che al lavoro gestisce un team.

Nel ruolo di professionista vive spesso stati come:

- pressione;
- responsabilità;
- controllo;
- bisogno di non sbagliare.

Poi torna a casa.

Nel ruolo di padre emergono stati completamente diversi.

Protezione.

Attenzione.

Accudimento.

Oppure, quando parla con i suoi genitori, può riattivarsi uno stato ancora diverso.

Bisogno di approvazione.

Senso del dovere.

O frustrazione se sente di non essere capito.

La persona è la stessa.

Ma lo stato dell’essere cambia.

E qui succede qualcosa di interessante.

Alcune persone separano bene questi ruoli.

Altre no.

Così lo stato emotivo del lavoro continua anche a casa.

E quello stato diventa dominante.

Un po’ come succede in politica.

Quando ti identifichi con uno schieramento, tendi a vivere sempre gli stessi stati emotivi.

Ed è qui che arriviamo al punto.

Perché quando un dolore compare apparentemente “senza motivo”… spesso non è davvero senza motivo.

È la manifestazione di un pattern.

Uno schema che il sistema nervoso ha imparato nel tempo.

Per capire come succede, basta osservare una cosa semplice.

Uno stato dell’essere è fatto di tre elementi.

Il corpo.

L’attenzione.

Il significato che dai a ciò che accade.

Quando questi tre elementi si attivano sempre nello stesso modo… il sistema nervoso registra quella risposta come automatica.

Facciamo un esempio concreto.

Immagina che ogni volta che qualcosa al lavoro non va come previsto tu entri nello stesso stato.

Pressione.

Urgenza.

Respiro trattenuto.

Spalle rigide.

E il pensiero ricorrente:

“Non posso sbagliare.”

All’inizio non succede nulla.

Poi passano i mesi.

Quello stato si ripete decine di volte alla settimana.

Poi centinaia.

Poi migliaia.

A quel punto il sistema nervoso ha imparato una cosa semplice.

Quello è il modo normale di funzionare.

Il respiro diventa più corto.

Le spalle restano sollevate.

La zona lombare lavora sotto tensione.

La postura cambia senza che tu te ne accorga.

Poi un giorno succede qualcosa.

Molte persone lo raccontano così.

“Mi è venuto mal di schiena all’improvviso.”

“Mi sono bloccato senza motivo.”

“Mi sono svegliato e non riuscivo più a muovermi bene.”

Ora fermati un attimo.

È davvero senza motivo?

O è l’effetto di un pattern che si è ripetuto centinaia di volte?

Quando lo guardi così, il dolore non è più un mistero.

È semplicemente l’ultimo anello della catena.

A questo punto qualcuno pensa:

“Quindi dovrei diventare zen?”

No.

Non si tratta di eliminare responsabilità.

Non si tratta di smettere di essere ambiziosi.

La vera domanda è un’altra.

Perché nello stesso ruolo alcune persone stanno benissimo… e altre no?

Ci sono professionisti che lavorano sotto pressione da vent’anni e sono in perfetta forma.

E altri che dopo pochi anni sviluppano:

- mal di schiena;
- cervicale;
- tensioni croniche;
- stanchezza persistente.

La differenza raramente è nel ruolo.

La differenza è nel pattern del sistema nervoso.

Nel modo in cui quella persona:

- respira sotto pressione;
- dirige l’attenzione;
- interpreta ciò che accade.

Quando questi elementi si combinano sempre nello stesso modo, il corpo costruisce uno schema.

E se quello schema non è funzionale… va resettato.

È esattamente quello che facciamo nella Pain Pattern Analysis.

Attraverso diversi punti di accesso al sistema nervoso.

Il corpo.

Il respiro.

La postura.

Il modo in cui il cervello interpreta le situazioni.

È da lì che iniziamo a capire due cose fondamentali: qual è il pattern che mantiene il dolore, e dove intervenire per cambiarlo.

Se vuoi approfondire hai due possibilità.

La prima è prenotare la tua Pain Pattern Analysis, dove analizziamo il tuo caso specifico.

Oppure puoi iniziare dal mio canale YouTube.

Da ieri lo abbiamo rimesso online.

Si chiama:

“Le ho provate tutte?”

Dentro trovi storie, spiegazioni e casi reali che aiutano a capire meglio questi meccanismi.

Per oggi è tutto.

Alla tua salute presente e futura.

Andrea Bertino

E’ online la prima puntata 👇🏻
13/04/2026

E’ online la prima puntata 👇🏻

Se il dolore continua a tornare… forse stai guardando nel posto sbagliato.Molte persone passano anni a trattare il punto in cui fa male: cervicale, schiena, ...

Ieri pomeriggio, con mia sorella abbiamo deciso di andare al campo sportivo di Nizza di Sicilia a vederci una partita di...
13/04/2026

Ieri pomeriggio, con mia sorella abbiamo deciso di andare al campo sportivo di Nizza di Sicilia a vederci una partita di calcio.

L’Ali Terme giocava la semifinale per i play-off contro il Garden Club.

Per il passaggio dalla seconda alla prima categoria.

Durante il match, uno dei giocatori dell’Ali Terme inizia evidentemente a zoppicare per un probabile problema al ginocchio destro.

Il gioco è stato spumeggiante e “movimentato” in quanto entrambe le squadre sentivano parecchio la voglia di vincere.

Così scontro dopo scontro, questo ragazzo continuava a strascicare la gamba in maniera sempre più marcata..

Il problema?

Come spesso accade in questi casi, gli sportivi fanno un lavoro sintomatologico.

Senza considerare che il dolore può avere anche cause che non hanno a che vedere con il luogo in cui hanno male.

Morale della favola?

Alla fine, considerato che il ragazzo infortunato era stato anche alunno di mia madre alle scuole elementari, mi è stato chiesto di dargli un’occhiata.

Ho accolto piacevolmente la richiesta ed ecco cosa ho fatto:

- lavorato alla sua caviglia;
- allo scheletro dei muscoli della gamba;
- ad alcuni muscoli dell’anca destra;
- ed infine a torace e collo.

Ora, è chiaro che si tratta di un intervento provvisorio.

Ma pensaci, se hai letto attentamente sinora avrai sicuramente notato che il ginocchio non l’ho nemmeno toccato.

Risultato?

Una volta in piedi mi ha riferito che il dolore era praticamente sparito.

Tuttavia, detto questo.

Perché te lo racconto?

Perché c’è sempre un modo per fare qualcosa di buono per gli altri.

Tutto qui.

PS. Complimenti alla squadra dell’Ali Terme per la vittoria di oggi e per il passaggio di turno.

13/04/2026

Se il dolore continua a tornare non è quasi mai sfortuna.

Molto più spesso è un pattern del corpo.

Il problema è che nessuno ci ha mai insegnato a leggerlo.

Video completo sul mio canale YouTube.

Fuori Lunedì 13 Aprile 2026 ore 21.00

Clicca sul link in bio per iscriverti.

13/04/2026

Molte persone con mal di schiena fanno sempre la stessa cosa.

Stretching.

Yoga.

Mobilità.

Antinfiammatori.

E spesso funziona.

Per qualche ora.

Per qualche giorno.

Poi il dolore torna.

Questo succede perché spesso il problema non è il muscolo corto.

È il sistema che mantiene il corpo in tensione.

Quando il corpo entra in uno schema di protezione, il sistema nervoso aumenta la rigidità muscolare per stabilizzare il corpo.

Se in questa condizione continui a ti**re i muscoli… stai cercando di allungare un sistema che sta cercando di proteggersi.

Ecco perché molte persone mi dicono:

“Quando faccio stretching sto meglio… ma il dolore torna sempre.”

Il problema non è lo stretching.

Il problema è che stai trattando il sintomo, non il meccanismo che lo crea.

Il corpo non crea dolore a caso.

Segue pattern precisi.

E se il dolore torna sempre nello stesso punto o nelle stesse situazioni, quasi sempre significa che il tuo corpo sta ripetendo uno schema.

È esattamente quello che analizziamo nella Pain Pattern Analysis.

Durante questa valutazione analizziamo:

• storia del dolore;
• postura;
• schemi di movimento;
• sistema nervoso…

…per capire perché il dolore continua a tornare anche dopo terapie o esercizi.

Ora dimmi una cosa.

Quando fai stretching per la schiena:

1️⃣ ti fa stare meglio;
2️⃣ ti fa stare meglio ma poi torna;
3️⃣ non cambia nulla.

Scrivilo nei commenti.

Se vuoi capire il pattern che mantiene attivo il tuo dolore, scrivimi in DM per prenotare la tua Pain Pattern Analysis.

12/04/2026

Molte persone trattano solo il punto dove fa male.

Ma il corpo non funziona a pezzi.

Funziona come un sistema.

Se un pilastro perde equilibrio, tutto il sistema cambia.

Video completo sul mio canale YouTube.

Fuori Lunedì 13 Aprile 2026 ore 21.00

Clicca sul link in bio per iscriverti.

benessere

12/04/2026

Il dolore raramente nasce dove lo senti.

Stress, emozioni e abitudini cambiano il corpo ogni giorno.

Se guardi solo un pezzo… perdi il quadro completo.

Video completo sul mio canale YouTube.

Fuori Lunedì 13 Aprile 2026 ore 21.00

Clicca sul link in bio per iscriverti.

benessere

Quando dormire ti fa stare peggio!C’è una frase che, da sola, mi ha fatto capire tutto.“Quando dormo di più, mi sveglio ...
08/04/2026

Quando dormire ti fa stare peggio!

C’è una frase che, da sola, mi ha fatto capire tutto.

“Quando dormo di più, mi sveglio con mal di testa.”

A dirmelo è stato un uomo di 43 anni arrivato in studio con un dolore alla base del collo che andava avanti da mesi.

Fin qui, qualcuno potrebbe pensare: classica cervicale.

Vita sedentaria, troppe ore al computer, un po’ di stress… cose così.

Peccato che il corpo non funzioni per etichette veloci.

Questa persona lavorava seduta quasi tutto il giorno.

Non faceva attività fisica.

Respirava male dal naso.

Di notte portava un bite da anni.

Dormiva poco e male.

Si svegliava spesso verso le 3.

E quando gli chiedevo il livello di stress da 1 a 10, la risposta era secca: 10.

Capisci dove voglio arrivare?

Il collo, in quel caso, non era il punto di partenza.

Era il punto in cui il problema stava bussando più forte.

Ed è qui che, secondo me, si commette l’errore più comune.

Si guarda il sintomo come se fosse il problema.

Si cerca la soluzione più rapida.

Si fa un tentativo qui, un altro lì, magari si prova qualche esercizio trovato online, un po’ di stretching, un po’ di respirazione fatta a caso.

Ma un corpo finito per mesi, o per anni, dentro uno stato di stress cronico non si risolve con un rattoppo.

Anzi, a volte succede una cosa curiosa.

Quando finalmente rallenta, sta peggio.

Sì, hai letto bene.

Ci sono persone che reggono per settimane in apnea, tengono tutto sotto controllo, vanno avanti per inerzia, e poi nel weekend crollano.

Emicrania.

Tensione.

Spossatezza.

Dolori.

Insonnia.

Irritabilità.

Perché?

Perché il loro sistema si è adattato alla tensione come se quella fosse la normalità.

E appena togli pressione, il corpo non sa più dove stare.

Per questo io dico sempre che ascoltare davvero la storia di una persona è già metà del lavoro.

Non basta sapere dove fa male.

Bisogna capire da quanto tempo.

In che momenti.

In quale contesto.

Con quali abitudini.

Con quale respiro.

Con quale sonno.

Con quale carico emotivo.

Nel caso di cui ti parlo, tre indicazioni erano evidenti fin da subito:

La prima: questa persona aveva bisogno di recuperare spazio per sé;

La seconda: andava rieducato il respiro;

La terza: serviva movimento vero, non improvvisato.

Ma anche questo, da solo, non basta se non hai una lettura completa.

Io ragiono sempre su 5 pilastri.

Il primo è biomeccanico: muscoli, articolazioni, tendini, postura, struttura.

Il secondo è neurologico: il modo in cui il sistema nervoso coordina, protegge, attiva, irrigidisce.

Il terzo è circolatorio-respiratorio: perché il modo in cui respiri influenza tensione, pressione, compensi, fatica.

Il quarto è metabolico: digestione, energia, alimentazione, carichi interni.

Il quinto è biopsico-comportamentale: ambiente, relazioni, abitudini, stress, stati emotivi ripetuti.

Quando guardi una persona così, smetti di ragionare per pezzi.

Cominci a vedere il disegno intero.

E da lì cambia tutto.

Perché non stai più inseguendo il dolore del momento.

Stai cercando il meccanismo che lo alimenta.

Questa è la differenza tra tamponare e trasformare.

E c’è un altro punto che voglio dirti con molta chiarezza.

Convivere con dolore, sonno disturbato, tensione continua, stanchezza e respiro corto non è normale.

È diventato comune, questo sì.

Ma non normale.

Rimandare, poi, è una trappola molto subdola.

All’inizio sembra innocuo.

In realtà riduce il tuo spazio di manovra.

Un mio insegnante diceva: “Uccidi il mostro finché è piccolo.”

È una frase dura, ma vera.

Perché quando arrivi con le spalle al muro, anche le possibilità di intervento si restringono.

Quando invece ti muovi per tempo, hai molte più strade davanti.

Quindi la domanda giusta non è:

“Quanto posso ancora sopportare?”

La domanda giusta è:

“Perché sto aspettando così tanto per prendermi cura di me?”

Se ti riconosci anche solo in parte in questa storia, non partire dal fai-da-te.

Parti da una valutazione seria.

Da qualcuno che non si limiti a rincorrere il sintomo, ma sappia leggere il sistema.

È da lì che si comincia davvero.

P.S. Se vuoi capire da dove iniziare, scrivimi oppure contattami dai riferimenti che trovi nei miei social.

Il primo passo non è fare di più.

È capire meglio.

08/04/2026

Se hai mal di schiena che torna sempre, probabilmente stai guardando nel posto sbagliato.

Molte persone pensano che il problema sia nella schiena.

Così fanno:

- massaggi;
- fisioterapia;
- stretching;
- antinfiammatori.

E spesso funziona.

Per qualche giorno.

Poi il dolore torna.

Non perché il trattamento sia sbagliato.

Ma perché stai trattando il punto dove senti il dolore, non il sistema che lo sta creando.

Il corpo non funziona a pezzi.

Funziona come un sistema.

- Respirazione;
- Postura;
- Sistema nervoso;
- Schemi di movimento.

Se uno di questi elementi entra in un pattern di tensione, il dolore può comparire in un punto specifico del corpo.

Spesso proprio nella schiena.

Per questo molte persone convivono per anni con lo stesso ciclo:

dolore → trattamento → sollievo → dolore

Il primo passo non è trattare il sintomo.

È capire il pattern che lo mantiene attivo.

Ed è esattamente quello che analizziamo nella Pain Pattern Analysis.

Ora sono curioso.

Il tuo mal di schiena:

1️⃣ torna sempre nello stesso punto;
2️⃣ compare nei periodi stressanti;
3️⃣ arriva dopo tante ore seduto;
4️⃣ sembra comparire “senza motivo”.

Scrivi il numero nei commenti.

benessere fisioterapia osteopatia salute movimento

23/03/2026

Quando il percorso che hai fatto prima non va buttato… ma reinterpretato.

Molte persone arrivano dicendo:

“Ho provato di tutto.”

Fisioterapia.

Massaggi.

Stretching.

Farmaci.

E lo dicono con una certa frustrazione.

Come se tutto quel percorso fosse stato tempo perso.

In realtà quasi mai è così.

Perché ogni tentativo lascia indizi.

Indizi su quando il dolore compare.

Su cosa lo peggiora.

Su cosa lo fa migliorare… anche solo per poco.

Ad esempio:

“Con i massaggi sto meglio per qualche giorno.”

Oppure:

“Quando sono in vacanza il dolore sparisce.”

O ancora:

“Nei periodi di stress peggiora.”

Queste non sono coincidenze.

Sono pattern.

E quando iniziamo a mettere insieme questi pezzi… succede qualcosa di interessante.

Il dolore smette di sembrare casuale.

Inizia ad avere una logica.

Ed è qui che il percorso cambia.

Non stiamo più solo cercando di calmare il sintomo.

Stiamo iniziando a capire come funziona il tuo corpo.

Molti pazienti dopo la prima fase mi fanno sempre la stessa domanda.

“Ok… e adesso cosa succede?”

Perché capire il problema è solo il primo passo.

Il passo successivo è cambiare il pattern che lo crea.

Ed è esattamente quello che facciamo nei percorsi avanzati.

Se vuoi capire come funzionano davvero… scrivimi PERCORSO in DM e ti spiego tutto.

e’ il primo, l’unico e originale sistema in Italia 🇮🇹 davvero e integralmente rivolto alla Salute di corpo e mente.

Indirizzo

Roccalumera
98027

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