24/01/2026
La neurodivergenza non è una moda, né un’etichetta da usare con leggerezza.
È un modo diverso e antico quanto l’essere umano di stare nel mondo, pensarlo, sentirlo. Negli ultimi anni se ne parla di più. Bene. Ma spesso se ne parla male: semplificando, romanticizzando, o peggio normalizzando a forza.
Per questo ho voluto fermarmi a chiacchierare con Federica Mosca, collega che stimo e esperta di neurodivergenza, per fare quello che dovremmo fare più spesso: pensare insieme, senza slogan. Federica è anche una cultrice della buona musica.
La musica dell’intervista l’ha scelta lei e non è un dettaglio. Perché, come me, Federica utilizza la musica come strumento comunicativo in psicoterapia: un linguaggio che arriva dove le parole si fermano, che crea ponti, che dice l’indicibile. È stata una conversazione vera, lucida. Di quelle che non ti lasciano con risposte pronte, ma con domande migliori. Di quelle che ricordano quanto sia preziosa la colleganza: pensarsi insieme, sostenersi, non competere. E anche di questo abbiamo parlato: di quanto spesso le persone definite “diverse” sentano, nella vita privata e professionale, di dimostrare a se stesse e agli altri quanto valore hanno. Come se il valore andasse sempre guadagnato due volte. L'intervista completa è ora online sul mio sito/blog: www.francescorappoccio.it Buona lettura.