20/02/2026
È una casa. Non solo un posto letto.
Una casa temporanea dove dieci persone non sono “ospiti”, ma parte di una piccola comunità che vive insieme, ogni giorno.
Qui l’accoglienza non è assistenza passiva.
È collaborazione.
È responsabilità condivisa.
La mattina si sistemano gli spazi.
Si apparecchia insieme.
Si mangia, si pulisce, si organizza.
La sera si gioca a carte, si canta, si parla.
Piccoli gesti che ricostruiscono qualcosa di più grande: la dignità.
Perché il volto della nuova povertà oggi è spesso quello di cittadin@ italian@ di mezza età, scivolati nell’emarginazione dopo una crisi economica, una separazione, la perdita del lavoro o della casa.
Spesso con fragilità psicologiche che si intrecciano alla solitudine.
L’Emergenza Freddo non può limitarsi a proteggere dal gelo. Deve proteggere dall’isolamento.
Le nostre “finestre su strada” diventano presidio di prossimità: un tè caldo, un pasto, uno sguardo, una parola.
Un primo contatto umano per chi non pernotta ma ha bisogno di essere visto.
E poi c’è il lavoro silenzioso del Segretariato Sociale:
orientare, ascoltare, accompagnare verso i servizi del territorio.
Trasformare un’emergenza in un possibile nuovo inizio.
Perché il freddo non è solo quello dell’inverno.
È anche quello della solitudine.
E una casa, anche temporanea, può riaccendere il calore e aprire nuovi futuri possibili!
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