29/04/2026
Tutto è iniziato con una paziente che si sentiva, semplicemente, “sbagliata”. Era arrivata da me con il peso di una depressione che sembrava non avere una spiegazione chiara, se non una recente rottura relazionale ed profondo senso di inadeguatezza.
Poi, insieme, abbiamo scoperto il tassello mancante: un ADHD mai diagnosticato.
Improvvisamente, quegli anni di fatiche costanti, l’intolleranza a certi stimoli e le rotture relazionali hanno avuto un nome. Quella diagnosi ha dato senso alla vera natura della sua sofferenza: la rinuncia ad agire come tassello nucleare della sua depressione.
Anni passati a cercare di essere chi non era, in quello che oggi si chiama burnout da mascheramento: lo sfinimento profondo di chi consuma ogni energia per sembrare “normale”agli occhi degli altri.
Vedere la sua rinascita dopo la diagnosi è stato il regalo più grande e ha cambiato radicalmente il mio modo di lavorare.
Oggi, prima di ogni altra cosa, mi chiedo: “Come funziona il suo cervello? È neurotipico o divergente?”. Perché il problema non è quasi mai come siamo fatti, ma quanto l’ambiente intorno a noi sia disposto ad accoglierci. L’umiliazione nasce dove manca la comprensione, nella costrizione di chi pensa o agisce in modo diverso.
A lei ed a tutti quelli che hanno scoperto l’Adhd da adulti perchè trovino la forza di essere sè stessi 💞🌿