02/03/2026
Ci sono momenti della vita in cui le cose ti arrivano come cicloni. Improvvise, non cercate, violente. Eventi che si impongono e stravolgono la nostra geografia interiore, la bussola impazzisce, non sai più dove e' il Nord. Come i cicloni, ci lasciano lì, sopravvissuti, a guardare i frammenti di ciò che c’era prima, travolti da un’erosione che sembra non lasciare spazio a nient’altro.
Questa è la spiaggia dove correvo da bambina. Erosa dopo il ciclone del mese scorso, è rimasta ferita, malconcia, quasi irriconoscibile. Esattamente come me un anno fa, persa come la sabbia, con quel dolore che sembra portarsi via un pezzo di te. Un tempo di vuoto e di argini rotti, in cui la fiducia sembra un ricordo lontano.
Ma la natura ha una sua pazienza silenziosa. Proprio come questa spiaggia che, granello dopo granello, sta tornando a riprendersi il suo spazio, ho riscoperto che anche la sofferenza umana ha il suo respiro. Il tempo non cancella, ma ripara gli argini. Permette al mare di calmarsi e alla luce di riflettersi di nuovo sull'acqua.
A chi sta attraversando il proprio uragano oggi, vorrei dire di non aver paura del vuoto che l'erosione ha lasciato. La guarigione non è tornare come prima, ma imparare a stare in pace con il nuovo profilo delle nostre rive. Date tempo alla natura di depositare la sabbia; il mare, prima o poi, torna sempre a calmarsi.
Oggi guardo questa spiaggia e guardo me stessa: siamo cambiate, portiamo i segni di ciò che è passato, ma siamo di nuovo in pace. Si può tornare a sorridere al futuro senza dimenticare la tempesta, ma imparando finalmente a fidarsi ancora della vita.
Il mare torna sempre a riva.