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StopAlzheimer.it Protocollo per fermare ed invertire il declino cognitivo

La versione prestampata del Trial Clinico EVANTHEA è stata finalmente stilata (vedi file dal link nei commenti). Dallo s...
01/01/2026

La versione prestampata del Trial Clinico EVANTHEA è stata finalmente stilata (vedi file dal link nei commenti). Dallo studio clinico RANDOMIZZATO, CONTROLLATO, si evincono i seguenti aspetti riguardo al trattamento di pazienti con Alzheimer in fase iniziale (MCI):

(1) Il Protocollo Bredesen ha prodotto miglioramenti statisticamente significativi nella memoria, nelle funzioni esecutive, nella velocità di elaborazione cerebrale e nelle funzioni cognitive generali, a differenza del trattamento farmacologico standard.

(2) i sintomi cognitivi sono stati notevolmente migliorati dal programma, come notato sia dai pazienti che dai loro partner.

(3) con il Protocollo Bredesen si sono verificati miglioramenti statisticamente significativi in ​​diversi parametri di salute: migliore pressione sanguigna, indice di massa corporea, sensibilità all'insulina, emoglobina glicata (HbA1c), profili lipidici (colesterolo) e metilazione.

(4) L'effetto complessivo del Protocollo Bredesen è stato maggiore rispetto a qualsiasi altro trattamento per il declino cognitivo e del 600% superiore (ovvero 7 volte) all'effetto di Leqembi, il farmaco approvato dalla FDA per l'Alzheimer (come si può vedere nella Figura del preprint).

Durante il sonno avviene il consolidamento delle memorie. Diversi studi recenti mostrano una correlazione molto alta tra...
27/12/2025

Durante il sonno avviene il consolidamento delle memorie. Diversi studi recenti mostrano una correlazione molto alta tra una povera qualità del sonno e l'incidenza del declino cognitivo.

Un sonno ristoratore prevedere una fase REM di almeno 90 minuti ed una durata di circa 7-8 ore di sonno. Il livello di saturazione generale deve essere superiore al 94%, prestando attenzione a non incorrere in Apnee Notturne, un'altra causa importante di declino cognitivo.

Una povera qualità del sonno è indice che alcune funzioni dell'organismo - come la pulizia mediante sistema linfatico e la rigenerazione delle componenti cellulari - sono compromesse e l'organismo si trova in uno stato di infiammazione cronica.

Effettuare una COGNOSCOPIA per identificare cosa sta contribuendo a questo deficit è fondamentale per capire come intervenire. Purtroppo i farmaci, che rimangono la soluzione più rapida e diretta, non fanno altro che alimentare l'infiammazione presente fino ad entrare in un loop dal quale è difficile uscirne.

Il protocollo Bredesen prende in considerazione l'igiene del sonno come arma per migliorare la lucidità durante la giornata. Per maggiori info sul programma visita il sito www.stopalzheimer.it

Il mese scorso si è concluso lo studio clinico Evanthea.  Si tratta del primo studio clinico RANDOMIZZATO, CONTROLLATO b...
14/12/2025

Il mese scorso si è concluso lo studio clinico Evanthea. Si tratta del primo studio clinico RANDOMIZZATO, CONTROLLATO basato sul PROTOCOLLO BREDESEN. Lo studio è stato effettuato in 6 centri negli Stati Uniti e confronta l'efficacia del Protocollo Bredesen rispetto al trattamento tradizionale mediante anticorpi monoclonali per l’Alzheimer - Lecanemab e Donanemab.

I partecipanti di età compresa tra 45 e 76 anni sono stati trattati allo stadio di Lieve Deterioramento Cognitivo (MCI) o Demenza Precoce - gli stessi stadi in cui sono stati testati i farmaci anti-amiloide, Lecanemab e Donanemab.

L’analisi completa dei dati e la pubblicazione su rivista Peer-Reviewed sono ancora in corso e i risultati finali saranno condivisi non appena disponibili. Tuttavia i test cognitivi, che sono stati completati, mostrano risultati molto incoraggianti: i pazienti a cui è stato applicato il Protocollo Bredesen hanno mostrato un miglioramento cognitivo 6.5 volte superiore ai pazienti trattati con Lecanemab e 3.5 volte superiore ai pazienti trattati con Donanemab.

Questi risultati mostrano che il Protocollo Bredesen è la strategia terapeutica più efficace di qualsiasi trattamento effettuato fino ad oggi per gestire una condizione neurodegenerativa che stravolge la vita a pazienti e familiari.

Questo studio estende con successo la precedente ricerca del Dott. Dale Bredesen e conferma la solidità del suo protocollo di medicina di precisione. I pazienti hanno riscontrato miglioramenti statisticamente significativi nell'indice cognitivo complessivo, nei punteggi di memoria, nelle funzioni esecutive e in altri test cognitivi.

La cosa ancora più sorprendente è che, i pazienti di controllo trattati per 9 mesi con Lecanemab e Donanemab - che hanno continuato a declinare -sono stati poi trattati per 6 mesi con il Protocollo Bredesen e hanno dimostrato punteggi cognitivi notevolmente migliorati nonostante i 9 mesi di mantenimento solo con il farmaco.

Per maggiori info sul programma visita il sito www.stopalzheimer.it

In questo studio pubblicato su “Alzheimer’s and Dementia” da una collaborazione della Sapienza con l’Università Federico...
12/10/2025

In questo studio pubblicato su “Alzheimer’s and Dementia” da una collaborazione della Sapienza con l’Università Federico II di Napoli, si evince il ruolo fondamentale del processo di “Metilazione” nella malattia di Alzheimer.

Sebbene lo studio sia stato effettuato su topini (e andrà valutato anche sull’uomo), la ricerca va nella direzione giusta perché nel Protocollo Bredesen utilizziamo da molto tempo gruppi metilici che possono andare a modificare l’espressione genica, soprattutto in persone che hanno un deficit nel processo di Metilazione.

Ad oggi c’è la possibilità di valutare con uno screening genetico chi ha un’incapacità di Metilare e si può intervenire in maniera specifica nelle persone che non riescono a portare avanti questo processo.

Tuttavia, quello che non viene enfatizzato in questo studio è che questo è solo uno dei processi biochimici che vengono meno in persone che manifestano morbo di Alzheimer e declino cognitivo. Bredesen ha individuato circa 36 fattori che in sinergia possono far varcare la soglia patologica e causare l’atrofia cerebrale. Sebbene la Metilazione sia uno di questi, non tutte le persone hanno un deficit nel Metilare, ecco perché c’è bisogno di una COGNOSCOPIA per capire il percorso più idoneo per ogni singola persona.

Il Protocollo Bredesen rimane al momento l’unico metodo o approccio terapeutico - validato scientificamente - ad essere riuscito a fermare la progressione dell’Alzheimer e a conferire benefici cognitivi alle persone che hanno intrapreso il programma.

Per maggiori info vista il sito www.stopalzheimer.it.

Nelle due immagini vengono riportati valori alti di markers che indicano la presenza di funghi, spore di muffa e batteri...
22/07/2025

Nelle due immagini vengono riportati valori alti di markers che indicano la presenza di funghi, spore di muffa e batteri a livello intestinale. Il 95% dei pazienti che soffrono di Alzheimer mostrano un quadro clinico molto simile a questo a livello intestinale.

Fino a quando non si interverrà su queste cause scatenanti, ripristinando la fisiologia intestinale e fermando la Leaky Gut - cioè una iper-permeabilità intestinale - l'infiammazione sistemica sarà sempre più alimentata.

Il Protocollo Bredesen interviene su questa e molte altre cause di Alzheimer e Malattie Neurodegenerative. Oltre alla presenza di funghi, batteri e virus diagnosticati clinicamente, tra le cause più importanti ritroviamo:

1) Carenze di vitamine e minerali
2) Intolleranza al glutine e al lattosio con propensione ad un intestino irritato
3) Tossine, metalli e composti chimici che si accumulano a causa di un sistema immunitario alterato
4) Squilibri ormonali che fanno seguito alla menopausa o andropausa.
5) Calo di energia derivante dalla disfunzione mitocondriale
6) Carenza di neurotrasmettitori di serotonina, dopamina e acetilcolina e fattori di crescita come BDNF, NGF, GDNF
7) Disturbi cardiovascolari
8 ) Apnee notturne e qualità del sonno compromessa
9) Livelli alti di glicemia ed insulino-resistenza

Utilizzare dei farmaci che non agiscono su queste cause può solo destabilizzare ulteriormente il paziente avendo ancora più ripercussioni sulla sua salute.

Per maggiori info sul Protocollo Bredesen visita il sito www.stopalzheimer.it

Aggiornamento della testimonianza di Ciro Gallo, figlio della signora Maria Capuano, che dopo 2 anni di trattamento del ...
24/04/2025

Aggiornamento della testimonianza di Ciro Gallo, figlio della signora Maria Capuano, che dopo 2 anni di trattamento del suo stadio avanzato di Alzheimer con il Protocollo Bredesen continua a beneficiarne a vari livelli.

Per maggiori info sul protocollo Bredesen visita il sito www.stopalzheimer.it

Nell’immagine – tratta da uno studio pubblicato su Scientific Report – viene mostrata la colonizzazione di E. Coli (un b...
21/02/2025

Nell’immagine – tratta da uno studio pubblicato su Scientific Report – viene mostrata la colonizzazione di E. Coli (un batterio che causa la cistite) nel sistema nervoso centrale. Questo batterio può arrivare al cervello attraversando la barriera emato-encefalica. Qui forma colonie che innescano la produzione di beta-amiloide, la proteina che si accumula nei pazienti con Alzheimer e da origine alle Placche Amiloidi.

Se il sistema immunitario della persona è debole, oltre a questo batterio la colonizzazione del sistema nervoso centrale si può estendere a funghi e virus. Siccome il focolaio principale di batteri e funghi è il microbiota intestinale, è fondamentale che ci sia uno stato di Eubiosi – o equilibrio – tra i batteri che popolano la flora. Ecco perché un’infiammazione del colon o Leaky Gut – cioè iperpermeabilità intestinale - può scatenare nel lungo termine nebbia mentale e declino cognitivo. Per lo stesso motivo virus come l’ Epstein Barr, il Citomegalovirus, l’Herpes Simplex Virus e il Covid hanno il potenziale di indurre nebbia mentale e declino cognitivo se l’infezione è importante e il sistema immunitario già debole o compromesso da altri fattori.

Altre fonti di infezioni batteriche sono le gengive. Di fatto, persone che soffrono di piorrea o parodontite sono ad alto rischio di infezioni microbiche a carico del sistema nervoso centrale e hanno una probabilità maggiore di incorrere in declino cognitivo.

Le terapie farmacologiche che hanno come target la beta-amiloide hanno fallito perché le cause da ricercare sono ben altre, come quelle da infezione di patogeni. Nessuna analisi canonica permette di rilevare con accuratezza un’infezione di batteri e funghi e soprattutto di che tipologia. Per poterlo fare c’è bisogno di una COGNOSCOPIA più approfondita che il Protocollo Bredesen mette in atto sin dal primo screening che la persona effettua.

Il protocollo Bredesen o ReCODE (Reversal of Cognitive Decline) è al momento l’unico programma multifattoriale che è riuscito non solo a fermare la Neurodegenerazione ma addirittura ad invertirne la tendenza.

Per maggiori informazioni sul Protocollo Bredesen visita il sito www.stopalzheimer.it

Link articolo: https://www.nature.com/articles/s41598-024-55423-9

Qual è il ruolo dei geni COMT e GSTM1 nell'insorgenza e manifestazione clinica del morbo di Alzheimer?Questi 2 geni se m...
20/01/2025

Qual è il ruolo dei geni COMT e GSTM1 nell'insorgenza e manifestazione clinica del morbo di Alzheimer?

Questi 2 geni se mutati (come nell'esempio mostrato in figura che emerge da uno screening genetico molto ampio) hanno 2 conseguenze rilevanti:

1) Aumentare il carico di tossicità nell’organismo
2) Innalzare eccessivamente i livelli di Epinefrina, Norepinefrina e Dopamina

Se queste mutazioni non vengono identificate in maniera preventiva - quindi prima dell'insorgenza del declino cognitivo - le probabilità di manifestazione della malattia sono abbastanza elevate.

Se invece grazie a delle analisi specifiche si riesce a risalire a queste e molte altre mutazioni, si può intervenire in maniera mirata evitando tutta una serie di alterazioni che porterebbero all'atrofia neuronale, cioè alla morte cellulare.

Il protocollo Bredesen inizialmente ha enfatizzato molto il ruolo cruciale di APOE4 nell'insorgenza dell'Alzheimer. Tuttavia, è sempre più chiaro che l'Alzheimer di tipo TOSSICO e l'irrequietezza che molti pazienti mostrano sono invece dovuti ai geni GSTM1 e COMT rispettivamente.

Essere nelle mani del professionista giusto vuol dire prendere in considerazione questi aspetti sia nella terapia che nella prevenzione.

Per maggiori informazioni visita il nostro sito.

Il Protocollo Bredesen in Italia. Prevenire e Curare Alzheimer, Demenza Senile e Declino Cognitivo finalmente anche nel nostro paese. Richiedi informazioni.

23/12/2024

IRREQUIETEZZA, AGITAZIONE E ANSIA NELLE PERSONE CON DEMENZA: CAUSE SCATENANTI

La perdita di memoria non è il solo fardello che una persona con declino cognitivo manifesta. Si sente spesso parlare di sindrome del tramonto o in generale di episodi di irrequietezza che si verificano con frequenza, in particolare modo nel pomeriggio, ma non solo.

Sebbene l’intervento in questi casi sia esclusivamente farmacologico - inibendo la sovraeccitazione neuronale mediante farmaci antipsicotici - purtroppo si agisce solo sui sintomi andando ad intontire l’individuo che con il tempo è sempre più spento e rallentato. Tra i farmaci più comunemente somministrati in questi casi troviamo En, Quetiapina, Xanax, Talofen, Haldol, Risperidone ma ce ne sono molti altri.

Sebbene questi farmaci diano un po' di sollievo da sintomi estremi, bisogna evitare la cronicizzazione agendo parallelamente sulle cause scatenanti. Il motivo principale è che nel lungo termine questi farmaci causano un insostenibile accumulo di tossicità a livello epatico e indeboliscono il sistema immunitario e non solo.

Sono due gli aspetti compromessi in chi manifesta tali sintomi. Il primo riguarda l’equilibrio di neurotrasmettitori come Dopamina, Serotonina, Epinefrina e Norepinefrina. Ci sono delle mutazioni genetiche che penalizzano alcuni individui creando uno squilibrio – in questi casi un eccesso di tali neurotrasmettitori in circolo. Se si individuano tali polimorfismi si potrebbe intervenire prima in modo più fisiologico cercando di aumentare il turnover di questi neurotrasmettitori con strategie alternative meno impattanti.

L’altro aspetto riguarda le intossicazioni, soprattutto in persone con una produzione endogena di glutatione compromessa o quella di altri enzimi coinvolti nelle fasi di detossificazione epatica, la fase II in particolare. In questi casi dare un farmaco antipsicotico è una strategia completamente fuori luogo perché la causa di agitazione è un aumento della tossicità nell’organismo.

Il protocollo Bredesen prevede uno screening genetico molto ampio che permetterebbe di intervenire in maniera mirata sulle criticità di ogni singolo individuo, attenuando in questo modo la sintomatologia che emerge senza danneggiare altro. Inoltre, la complessità di tale malattia necessita una COGNOSCOPIA, cioè una batteria di analisi che scavi più a fondo rispetto alla diagnosi che viene normalmente eseguita.

Ovviamente, agire a scopo preventivo abbatterebbe drasticamente le probabilità di insorgenza dei sintomi.

Per maggiori info visita il sito www.stopalzheimer.it o contattaci per maggiori info.

Il Protocollo Bredesen in Italia. Prevenire e Curare Alzheimer, Demenza Senile e Declino Cognitivo finalmente anche nel nostro paese. Richiedi informazioni.

11/12/2024

Un ringraziamento al presidente dell’ Associazione Amici Alzheimer OdV Claudia Martucci per l’invito alla trasmissione andata in onda su Rete Oro per parlare di Alzheimer: dall’impatto sociale alle cause della malattia e alla gestione del paziente.

22/11/2024

# La Depressione come fattore di rischio di Alzheimer e declino cognitivo #

In questo video il Dott. Antonio Candela chiarisce i meccanismi molecolari alla base dell'utilizzo di farmaci antidepressivi. Sebbene in acuto questi farmaci diano grossi benefici, la cronicizzazione degli stessi può avere conseguenze meno gratificanti.

Sapere cosa fare per gestire questa condizione senza avere conseguenze importanti è fondamentale per preservare un benessere psicosomatico che perduri nel tempo.

https://www.youtube.com/watch?v=yhF7dcfnVT8

21/07/2024

Molte persone ci chiedono con quale metodo diagnostico è possibile rilevare la malattia di Alzheimer con elevato grado di accuratezza? C'è inoltre un test che potrebbe predire con largo anticipo la manifestazione clinica della malattia?

La risposta ad entrambe le domande è ALZPATH P-TAU 217. Si tratta di un test immunologico all'avanguardia sviluppato dall'azienda statunitense AlzPath che può essere eseguito con un semplice PRELIEVO EMATICO. Il test ha un'accuratezza pari all'esame del liquido cerebrospinale tramite rachicentesi (esame molto invasivo) e a quelli eseguiti tramite PET o Risonanza Magnetica. Sarà a breve commercializzato anche in Italia.

Lo studio che ha portato a tale risultato è stato condotto su 786 persone dal team di Nicholas Ashton dell'Università di Göteborg (Svezia) e pubblicato sulla rivista JAMA Neurology (link per accedere alla pubblicazione):
https://jamanetwork.com/journals/jamaneurology/fullarticle/2813751

È importante sottolineare che il test è specifico per la malattia di Alzheimer, che è una forma di neurodegenerazione diversa da Demenza Frontotemporale e Malattia dei corpi di Lewy. La notizia straordinaria è che, quando i livelli della proteina Tau (con fosforilazione al residuo 217) iniziano ad aumentare e non c'è ancora una manifestazione clinica della malattia, è possibile rilevare i cambiamenti molecolari ed immettersi su un percorso di prevenzione. Per chi invece è in fase più avanzata ci sono altri markers come la p-Tau 181 (che viene fosforilata in un altro punto) per capire quanto è avanzata la malattia (vedi grafico)

Il Protocollo Bredesen al momento risulta la strategia più efficace per poter identificare i fattori di rischio ed intervenire sulle cause della malattia. Quando si interviene nelle prime fasi (o addirittura preventivamente) le probabilità di ottenere risultati sono molto elevate, come si evince dalla studio clinico pubblicato sulla rivista ad alto impatto Journal of Alzheimer's Disease nel 2022.

Per maggiori info visita il sito www.stopalzheimer.it

Protocollo per fermare ed invertire il declino cognitivo

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