Dott.ssa Concetta Di Benedetto

Dott.ssa Concetta Di Benedetto Ti aiuto a trovare il tuo benessere, la fiducia, le potenzialità, la consapevolezza, per stare bene!

Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione.L’uomo che ti spiega perché non sei “nato sotto una cattiva stella”, ...
12/02/2026

Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione.

L’uomo che ti spiega perché non sei “nato sotto una cattiva stella”, ma forse discendi da un primate che ha fatto scelte discutibili 🙈

E che l’evoluzione non è una questione di forza… ma di adattamento: sì, anche emotivo!

Grazie a lui abbiamo scoperto che non servono solo i muscoli, ma anche flessibilità, intuito e qualche mutazione benefica (tipo imparare a dire di no o a scegliere partner migliori del cugino Neanderthal che ti scrive solo di notte 🤳).

💬 “Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.”
(C. Darwin)

E tu? Ti stai adattando… o stai resistendo anche all’evidenza? 😅

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🧠




Emma e Sofia stanno mangiando un muffin al cioccolato. Sofia si sporca la bocca, ride, si pulisce con la manica della t-...
09/02/2026

Emma e Sofia stanno mangiando un muffin al cioccolato. Sofia si sporca la bocca, ride, si pulisce con la manica della t-shirt, si fa una bella risata e ci scherza su. Emma si sporca allo stesso modo… ma arrossisce, guarda là dove si è sporcata, si irrigidisce, si incupisce, abbassa lo sguardo, si ammutolisce.
Vorrebbe scomparire.
La scena è identica, ma l’emozione che si attiva è diversa. Perché ognuno di noi guarda il mondo con lenti diverse. E la vergogna, spesso, colora tutto con un filtro duro, faticoso, impietoso, implacabile.

🔹 La vergogna nasce quando sentiamo che il nostro modo di essere non è adeguato. Non è un errore da correggere. È qualcosa che ci tocca nel profondo, che mette in dubbio chi siamo. Ci fa sentire piccoli, sbagliati, “meno”. E ci spinge a nasconderci, ad abbassare lo sguardo, ad evitare.

👉 È un’emozione silenziosa, ma potente. Non nasce da un conflitto esterno, ma da un conflitto interno: tra chi siamo e chi pensiamo di dover essere.
Il nostro sé reale si scontra con il nostro sé ideale, spesso costruito su aspettative familiari, culturali, sociali.

Secondo lo psichiatra Donald Nathanson, abbiamo quattro modi principali per reagire alla vergogna: ritiro, evitamento, attacco verso sé stessi, o attacco verso gli altri. Comportamenti diversi, ma guidati dalla stessa emozione: il timore di non essere abbastanza.

💬 Come scrive Brené Brown:
“La vergogna è la paura di non essere abbastanza per meritare amore e appartenenza.”
È quella voce che ti sussurra che, se gli altri vedessero davvero chi sei, potresti essere rifiutatə.
Che per essere accettatə devi nascondere, filtrare, correggere.

🌱 Ma la vergogna non è un’emozione da combattere. È un’emozione da ascoltare, accogliere, decifrare. Perché spesso racconta di quanto profondamente desideriamo essere vistə accoltə amatiə.

Hai mai riflettuto su:
– Cosa ti fa vergognare di te, oggi?
– Da dove arriva quella sensazione di “non essere abbastanza”?
– Se potessi guardarti con più empatia, cosa cambierebbe?

🎧 Non sei sbagliatə. Sei umanə. E stai solo cercando di proteggerti nel modo che conosci meglio.
Conoscere le emozioni è il primo passo per prendercene cura. E anche questo è self-care.

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Quest’anno non voglio dire quanti anni compio.Non per scaramanzia, ma perché l’età, per me, non è mai stata solo un nume...
08/02/2026

Quest’anno non voglio dire quanti anni compio.
Non per scaramanzia, ma perché l’età, per me, non è mai stata solo un numero.
È la somma, anzi l’integrazione delle esperienze vissute.
Di ciò che ho attraversato, costruito, lasciato andare.
Di quello che ho imparato a tenere insieme: la forza e la fragilità, la mente e il corpo, il lavoro e l’amore, la profondità e la leggerezza.
Ogni anno è come un capitolo che non cancella il precedente, ma lo ingloba.
Un’impalcatura su cui continuo a edificare chi sono, con tutte le mie sfumature.
Quest’anno, però, ho deciso una cosa diversa.
Ho scelto di festeggiare anche con il mio gruppo di self-care.
Con queste donne meravigliose con cui condivido un percorso fatto di corpo, ascolto, silenzi, parole che arrivano quando è il momento giusto.
Nei laboratori accade sempre qualcosa che va oltre quello che si può programmare.
C’è un’energia che si sprigiona, che avvolge, che trasforma.
Uno spazio in cui ci si incontra davvero, senza dover essere altro da ciò che si è.
E poter condividere anche il mio compleanno lì, dentro quel cerchio, mi è sembrato naturale. Necessario.
Perché il tempo, quando è abitato, non pesa.
E la felicità non ha una forma prestabilita, né un’età giusta a cui arrivare.
Ha piuttosto a che fare con la qualità delle relazioni, con la possibilità di essere presenti, con il ricordarsi, ogni tanto, di celebrare la bellezza che c’è, anche nelle cose piccole.
Oggi spengo una candelina in più, sì.
Ma la uso per fare luce sul cammino, non per contare ciò che passa.
Grata. Presente. In cammino.
E profondamente accompagnata. ✨









“Scegliersi, ogni giorno” non è una carezza zuccherosa.È una presa di responsabilità. 🧭Il self care non è un momento rub...
06/02/2026

“Scegliersi, ogni giorno” non è una carezza zuccherosa.
È una presa di responsabilità. 🧭

Il self care non è un momento rubato tra un impegno e l’altro.
È una pratica quotidiana.
Non è estetica, è decisione.
Non promette leggerezza, promette presenza. 🌱

Jon Kabat-Zinn ci ricorda che
“Le piccole cose? I piccoli momenti? Non sono piccoli.”

E forse è proprio qui che il self care inizia: nel dare valore a ciò che facciamo ogni giorno, a come ci parliamo, a quanto spazio concediamo a ciò che sentiamo.

Scegliersi non significa migliorarsi a tutti i costi. Significa smettere di abbandonarsi. Restare. Ascoltarsi. Non voltarsi dall’altra parte quando qualcosa dentro chiede attenzione. 🤍

Come suggerisce ancora Kabat-Zinn,
“Dare a te stesso il permesso di essere esattamente come sei.”
Il self care è dire dei no. È tollerare il disagio di non piacere sempre. È fare scelte che non fanno rumore, ma costruiscono basi solide. 🪨

Alexander Lowen ci ha insegnato che il benessere non è separato dal corpo, che prendersi cura di sé significa abitarsi, sentire dove siamo rigidi, dove tratteniamo, dove ci perdiamo.
Scegliersi, ogni giorno, è anche questo: tornare nel proprio corpo, renderlo un luogo sicuro.

Donald Winnicott parlava di un vero Sé che può emergere solo quando c’è uno spazio sufficientemente buono.
E scegliersi è proprio questo: creare dentro di sé uno spazio abitabile, dove non serva difendersi continuamente. 🕯️

Non è un atto eroico. È un gesto ripetuto. A volte stanco. A volte scomodo. Sempre necessario.

Come scrive Susan Weiss Berry:
“Ogni atto di self care è una dichiarazione potente: ‘Sono dalla mia parte.’”

Forse, mentre leggi, senti che questo tempo ti riguarda. Non serve fare tutto. Puoi iniziare da una cosa sola. Oggi. 🌬️


Ogni giorno, senza quasi accorgercene, ci perdiamo in un mare di considerazioni: su noi stessi, sugli altri, sui luoghi ...
02/02/2026

Ogni giorno, senza quasi accorgercene, ci perdiamo in un mare di considerazioni: su noi stessi, sugli altri, sui luoghi che frequentiamo, sulle parole che diciamo o che tacciamo.
“Quella persona è affidabile, quell’altra no.”
“In quel posto mi sento fuori posto.”
“Avrò detto la cosa giusta?”“Non sono abbastanza.”
E così via, in un flusso continuo che plasma il nostro modo di agire e di sentire.
Come dice la scrittrice Anaïs Nin, “Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo.”
Ed è proprio in questa interpretazione che si nasconde il potere di cambiare il nostro modo di vivere.

William James, psicologo e filosofo statunitense, considerato uno dei padri della psicologia moderna, aggiunge: “La realtà è creata dalla mente; noi possiamo cambiare la nostra mente, e quindi cambiare la realtà.”

Ma sai cosa? Non sempre queste considerazioni sono le migliori alleate della nostra serenità. Anzi, spesso diventano quelle che ci rubano energie: ansia, rabbia, solitudine, mal di testa, notti agitate, quella fastidiosa sensazione di non essere mai abbastanza...

La sfida è proprio qui: riconoscere che la nostra prospettiva è solo una delle tante possibili, e che liberarsene, almeno un po’, può farci scoprire una realtà più leggera e gentile con noi stessi.
Come afferma Wayne Dyer, psicologo e scrittore: “Cambiare il modo di vedere le cose cambia le cose che vediamo.”

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E se non fossi tu il problema?Se ti sei sentito/a la pecora nera, quella che non rientra, quella che “stona”… forse non ...
30/01/2026

E se non fossi tu il problema?
Se ti sei sentito/a la pecora nera, quella che non rientra, quella che “stona”… forse non stavi sbagliando: forse stavi solo sentendo le crepe prima degli altri.
Questo articolo parla di appartenenza, differenza e di quella scelta silenziosa che tante persone fanno ogni giorno: tradire se stesse per non perdere l’amore.
Leggilo se ti sei mai chiesta/o:
“Dove posso essere me stessa/o senza dovermi difendere?” 🌱

https://www.psicoterapeutaromaappia.it/quando-non-ti-senti-davvero-dei-loro/?fbclid=IwdGRjcAPpbA5leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEe1j4zAxATKnD2BqLtJZsttasbJhZ7p3_m-Dgdi1WJiq4cdlqbdNl3jZg52ek_aem_Dp-7gxdJSrkS6dzRSBQIgw

Sentirsi la “pecora nera” in famiglia può far male. Uno spazio di psicoterapia a Roma Appia per essere te stessə senza difenderti.

La borsa delle donne è quel mistero affascinante che spesso spaventa gli uomini, come se fosse un portale verso un mondo...
27/01/2026

La borsa delle donne è quel mistero affascinante che spesso spaventa gli uomini, come se fosse un portale verso un mondo parallelo.
“Che casino. Ma davvero ti serve tutta questa roba?” dicono loro, ignari del vero potere nascosto tra quelle zip e taschine. 🤯👜

E invece, quando meno te lo aspetti, eccoli lì:
“Hai un fazzolettino? 🤧
Un cerotto? 🩹
La crema per le mani? 👐
Un elastico per i capelli? 🎀
E la mini torcia? 🔦
Dove la tieni?
Ah, e il ventaglio? 🍃
Oppure qualche caramella? 🍬 E la pastiglia per il mal di testa, ce l’hai? 💊”

La borsa delle donne è un vero kit di sopravvivenza urbana. Perché ogni oggetto ha una storia, un’emozione, una soluzione pronta all’uso. 💪

Poi però, magicamente, gli uomini si trasformano in esploratori improvvisati… che chiedono:
“Mi passi il cellulare? 📱
E le si*****te? 🚬
Hai le chiavi? 🔑
Posso mettere il portafoglio? 💼
Dove tieni il caricabatterie? 🔌”

Insomma, la borsa diventa un magazzino condiviso, un tesoro da cui tutti attingono, anche se all’inizio volevano starne lontani. 😅🕵️‍♂️

In quella borsa si crea identità, si plasma forza, si nasconde dolcezza. Non è solo un contenitore di oggetti, ma di emozioni e di cura. Non è caos, è organizzazione emozionale. 💖🧠

E se vi dicessi che dietro ogni oggetto c’è una piccola rivoluzione quotidiana?
Una battaglia vinta contro l’imprevisto, contro il disagio, contro la monotonia. ⚔️🌈

La borsa delle donne è quel vento che spinge avanti, anche quando il mondo sembra troppo veloce o troppo lento. 🌬️⛵

E se anche voi vi trovate a cercare tra i mille oggetti un senso, forse è il momento di aprire la vostra borsa interiore, e scoprire cosa vi fa davvero andare avanti. 💭

E tu, cosa nascondi nella tua borsa che parla di te? 🎒💬










Scrollando un social, mi è apparsa questa frase:“Sono tutti Jung con l’ombra degli altri.”E mi ha attraversata come una ...
20/01/2026

Scrollando un social, mi è apparsa questa frase:
“Sono tutti Jung con l’ombra degli altri.”
E mi ha attraversata come una lama sottile. Perché è vera.
Viviamo un tempo in cui siamo tutti un po’ psicologi, un po’ analisti, un po’ maestri spirituali… ma solo quando si tratta di parlare degli altri.

🔹 Analizziamo.
🔹 Etichettiamo.
🔹 Diagnostichiamo.

Eppure, se avessimo il coraggio di guardare dentro, scopriremmo che ciò che ci infastidisce fuori è spesso il riflesso di ciò che non abbiamo ancora accolto dentro.

Carl Gustav Jung scriveva:
“Tutti portiamo un’ombra, e meno essa è incorporata nella nostra vita conscia, più è nera e densa.”
L’ombra non è un difetto: è la parte di noi che attende ascolto. E più la ignoriamo, più cresce silenziosa.

🌙 La vera forza non è leggere l’ombra altrui, ma saper sostenere lo sguardo della propria senza fuggire.
Un’altra frase di Jung mi ritorna spesso alla mente:
“Nessuno diventa illuminato immaginando figure di luce, ma rendendo consapevole la propria oscurità.”

E allora sì, forse la differenza sta tutta lì: tra chi sale sul piedistallo e parla di consapevolezza, e chi invece scende dentro di sé per viverla davvero.
✨ Perché la luce non nasce negando l’ombra, ma attraversandola.

🕯️
La prossima volta che qualcosa o qualcuno ti irrita, prova, solo per un attimo, a chiederti:
“Cosa sta provando a mostrarmi questa ombra?”

Website: https://www.psicoterapeutaromaappia.it










La sicurezza non è un concetto astratto. Non è una convinzione positiva. Non è una frase che ripeti alla mente.La sicure...
17/01/2026

La sicurezza non è un concetto astratto. Non è una convinzione positiva. Non è una frase che ripeti alla mente.
La sicurezza è un’esperienza corporea. È il respiro che si distende. È il tono muscolare che si ammorbidisce. È il cuore che rallenta. È il sistema nervoso che smette di stare in allerta. 🌿

Solo un corpo regolato può pensare, mentalizzare, scegliere. Solo quando il corpo si sente al sicuro, la mente può aprirsi alla relazione. Prima viene il corpo. Poi il significato.

Come ci ricorda Stephen Porges, con la Teoria Polivagale:
“La sicurezza è il trattamento.”
Non perché rassicuriamo a parole, ma perché il sistema nervoso riconosce segnali di protezione, connessione, presenza. 🫶
I corpi raccontano storie che le parole non riescono a contenere. Storie di allerta, di adattamento, di sopravvivenza. Storie di tensioni trattenute, di posture imparate, di silenzi necessari.

La Terapia Sensomotoria lo dice con chiarezza:
Il corpo ricorda ciò che non ha potuto essere elaborato.
E non perché sia fragile, ma perché è intelligente. Perché ha trovato il modo migliore che aveva per proteggerti. Perché ha imparato prima della mente cosa fare per restare al sicuro. 🛡️

La Psicofisiologia Clinica ci insegna che quando l’organismo vive a lungo in uno stato di allerta, la regolazione diventa uno stato raro, non la norma. E allora il corpo stringe, accelera, si irrigidisce. Non per ostacolarti. Ma per tenerti in piedi.
Il corpo, quindi, non reagisce tanto a ciò che accade, ma a come quell’esperienza è stata appresa e registrata.
Inoltre il corpo non è il luogo dove le emozioni “arrivano”, ma il luogo in cui prendono forma.

Ecco perché non basta “capire”. Ecco perché non basta sapere da dove viene un dolore. Ecco perché il lavoro profondo passa dal corpo, dal ritmo, dalla presenza. 🌊

Anche l’EMDR lo conferma: quando l’esperienza traumatica viene rielaborata, non cambia solo il ricordo, cambia la risposta corporea nel presente. Il corpo smette di reagire come se fosse ancora lì. E può, finalmente, tornare ad abitare l’adesso.

Alexander Lowen, nella Bioenergetica, lo diceva senza giri di parole:
“La sicurezza nasce dal sentirsi nel proprio corpo.”
Non dal controllo. Non dalla performance. Ma dal sentire.
🫀 La sicurezza è poter respirare senza difendersi.
🫀 È poter sentire senza crollare.
🫀 È poter stare in relazione senza perdersi.

Ed è da qui che, nei laboratori esperienziali, lavoriamo. Non forzando il cambiamento. Ma creando le condizioni perché il sistema nervoso possa abbassare le armi. Perché il corpo possa dire: ora posso restare. 🌱

✨ Forse la vera domanda non è:
“Cosa devo fare per stare meglio?”
Ma:
👉 Il mio corpo, oggi, si sente abbastanza al sicuro da lasciarmi vivere?

Se qualcosa, leggendo, ha risuonato… forse non è un pensiero.
È il corpo che sta parlando.
E merita ascolto. 💚

Per chi ci sarà, ci vediamo più tardi, al Laboratorio Esperienziale. 🪷
Non vedo l’ora 🤩










✨ Questa frase è sempre stata una fonte di ispirazione per me.Ci torno spesso, soprattutto nei momenti in cui sento che ...
11/01/2026

✨ Questa frase è sempre stata una fonte di ispirazione per me.
Ci torno spesso, soprattutto nei momenti in cui sento che potrei reagire invece che scegliere.

📖 “Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio. In quello spazio c’è la nostra libertà.”
(Viktor Frankl)

Ci sono momenti in cui reagiamo prima ancora di capire.
Una parola che punge.
Uno sguardo che giudica.
Un’assenza che pesa.
E qualcosa dentro si chiude, si irrigidisce, risponde in automatico.
È lì che crediamo di non avere scelta.
È lì che diciamo: “Non potevo fare diversamente.”
E invece.

Quello spazio non è comodo.
Non è immediato.
Non è istintivo.
È uno spazio sottile, spesso doloroso, in cui senti tutto quello che vorresti evitare: la rabbia, la paura, la ferita che si riapre.
Ma è anche lo spazio in cui non sei più solo una reazione.
Sei una persona che può scegliere.
Scegliere di non rispondere come ti hanno feritə. Scegliere di non diventare ciò che ti ha fatto male. Scegliere di non tradire te stessə per proteggerti un attimo.

Frankl lo sapeva bene: anche nei contesti più disumani, la libertà non è fare ciò che si vuole, ma decidere chi essere davanti a ciò che accade.

🌱 A volte crescere non significa cambiare tutto. Significa allargare quello spazio. Un respiro in più. Un secondo di silenzio. Una risposta che non nasce dall’impulso, ma dalla presenza.
E forse il lavoro più profondo non è controllare le emozioni, ma restare lì abbastanza a lungo da non esserne governatə.

✨ Oggi, se vuoi, puoi porti una sola domanda:
👉 in quale punto della mia vita sto reagendo, quando potrei scegliere?

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Immagina questa scena: stai passeggiando tranquill* con in mano la tua tazza di caffè preferita. ☕️All’improvviso, qualc...
04/01/2026

Immagina questa scena: stai passeggiando tranquill* con in mano la tua tazza di caffè preferita. ☕️
All’improvviso, qualcun* ti urta… e il caffè si rovescia ovunque.
La prima reazione?
“L’ho versato perché mi hanno spinto!”

Ma fermati un attimo.
In realtà, hai versato il caffè perché era quello che avevi nella tazza.
Se fosse stato tè, avresti versato tè. Se fosse stata acqua… acqua.

🗝️Ecco la chiave: quando la vita ti scuote, tira fuori ciò che hai dentro.
Non ciò che mostri, non ciò che fingi.
Ma quello che c’è davvero.

Puoi anche camminare nel mondo con un bel sorriso e dire le cose giuste, ma quando arriva una scossa improvvisa, uno stress, una paura, un problema, esce fuori il contenuto autentico della tua “tazza emotiva”.

💭 Allora chiediti: cosa c’è nella tua tazza?
E quando la vita ti scuote, tu cosa lasci uscire?
Quando qualcosa ti irrita, cosa esce da te?
Rabbia? Ansia? Ironia tagliente? Paura?

Non possiamo evitare tutte le spinte della vita… ma possiamo scegliere ogni giorno con cosa riempire la nostra tazza.
Perché sì, prima o poi qualcuno ci “urterà”.
E quello che uscirà… dirà molto di noi.

☕✨

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Non tutto ciò che diamo torna indietro nello stesso modo. Eppure, nulla di autentico va mai davvero perduto.La reciproci...
29/12/2025

Non tutto ciò che diamo torna indietro nello stesso modo. Eppure, nulla di autentico va mai davvero perduto.
La reciprocità non è una partita doppia.
La reciprocità non si misura, si vive.

Non è una bilancia tra ciò che si dà e ciò che si riceve, ma un movimento più sottile, che genera valore condiviso.
È qualcosa di più profondo: un movimento invisibile che tiene in vita le relazioni, le nutre, le fa crescere.

In un rapporto autentico, personale o professionale, ciò che si mette in gioco non si perde, ma si trasforma: diventa energia che circola, fiducia che cresce, senso di appartenenza che si rafforza.
La reciprocità è, in fondo, la consapevolezza che la relazione non è un investimento a rendimento immediato, ma un luogo dove ciò che doniamo trova nuovi modi per tornare a noi, anche quando non lo avevamo previsto.

È quel movimento silenzioso che fa circolare valore, fiducia, presenza.
Quando scegli di esserci, davvero, nulla di ciò che metti in gioco si disperde: si distribuisce. Si trasforma in relazioni più autentiche, in piccoli gesti che tornano, in connessioni che durano.
“Ciò che non viene condiviso, va perso.” (Paulo Coelho)

E forse è proprio questo il cuore della reciprocità: non sommare, ma sostenere. Non contare quante volte hai dato, ma riconoscere quanta vita è passata da te, attraverso gli altri.

Quando metti in gioco presenza, cura, ascolto, qualcosa cambia. Forse non subito, forse non come ti aspetti. Ma quell’energia circola, si distribuisce, crea connessioni che non sempre si vedono, ma che si sentono.

“Ogni cosa che doniamo, anche un semplice pensiero gentile, torna a noi in una forma diversa.”
(Rainer Maria Rilke)

La reciprocità non è una transazione: è una trasformazione. Ciò che dai, quando è vero, smette di appartenerti e diventa parte di qualcosa di più grande. È lì che si genera valore: nello spazio tra te e l’altr*, in quel luogo dove la fiducia si costruisce senza conti da fare.

In un mondo che misura tutto, la reciprocità resta un atto di libertà, resta un atto rivoluzionario: scegliere di dare senza paura di perdere.
Un modo silenzioso di dire: io ci sono, anche quando non si vede.

💭 Quando è stata l’ultima volta che hai sentito la leggerezza di un gesto reciproco, gratuito, ma pieno di senso?









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Via Appia Nuova, 91
Rome
00183

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