Dott. Maurizio Sansone Allergologo

Dott. Maurizio Sansone Allergologo Allergie e cure mediche

28/10/2025

test genetici per allergia al solfato di nichel
I test genetici per l’allergia al nichel cercano di individuare varianti genetiche (polimorfismi) che potrebbero aumentare la suscettibilità individuale a sviluppare una risposta allergica. In particolare, la ricerca si è concentrata su:

Geni del complesso maggiore di istocompatibilità (HLA), coinvolti nel riconoscimento degli antigeni e nella regolazione della risposta immunitaria.
Geni dell’infiammazione come IL-4, IL-10, TNF-α e IFN-γ, che modulano la produzione di citochine e l’attività delle cellule T, fondamentali nelle reazioni allergiche.
Geni associati alla detossificazione (ad esempio GSTT1, GSTP1 e NAT2), che possono influenzare la capacità dell’organismo di gestire metalli pesanti come il nichel.
Questi test non “diagnosticano” un’allergia già presente, ma stimano una predisposizione genetica, ovvero una maggiore probabilità di svilupparla in presenza di esposizione al metallo.

nel nostro laboratorio si esegue: visita specialistica allergologica, esecuzione del test genetico per nichel con la ricerca dei geni FLN e TNFa, refertazione, prescrizione terapeutica ed eventuale prescrizione del vaccino per il nichel, eventuale visita specialistica di controllo compresa.

Quanto sono affidabili?
È importante sottolineare che, allo stato attuale, non esiste un test genetico validato clinicamente capace di prevedere con certezza l’allergia al nichel. Le ricerche sono ancora in fase sperimentale e i risultati, pur promettenti, non sono sufficienti per sostituire i test clinici tradizionali come il patch test.

Le allergie da contatto sono infatti multifattoriali: dipendono non solo dai geni, ma anche da fattori ambientali (quantità e durata dell’esposizione, integrità della barriera cutanea, dieta, stress, microbiota).

Pertanto, i test genetici oggi disponibili sul mercato hanno valore informativo o di prevenzione, ma non diagnostico. Possono essere utili, ad esempio, per chi ha una storia familiare di allergie da metalli o per chi è esposto professionalmente al nichel.

Il futuro della genetica in allergologia
La genetica offre però prospettive interessanti. Capire quali geni regolano la risposta al nichel potrebbe portare, in futuro, a:

test predittivi più accurati, basati su profili poligenici;
strategie preventive personalizzate, ad esempio raccomandazioni su dieta e prodotti a basso contenuto di nichel;
nuove terapie mirate, che agiscano sui meccanismi immunologici alla base della sensibilizzazione.
Alcuni studi stanno anche valutando la possibilità di utilizzare l’epigenetica – ossia le modifiche reversibili dell’espressione genica dovute all’ambiente – per spiegare perché solo alcune persone geneticamente predisposte sviluppano effettivamente l’allergia.

In sintesi
I test genetici per l’allergia al solfato di nichel rappresentano un campo di ricerca promettente ma ancora in evoluzione. Al momento, il modo più efficace per individuare una sensibilizzazione resta il patch test dermatologico, mentre l’analisi genetica può offrire un’informazione complementare sul rischio individuale.

In futuro, la combinazione tra genetica, epigenetica e clinica potrebbe aprire la strada a una allergologia di precisione, in cui diagnosi e prevenzione saranno sempre più personalizzate.

Fonti principali:

Jensen CS et al., Contact Dermatitis, 2003.
Thyssen JP & Menné T., Critical Reviews in Toxicology, 2010.
Ricciardi L. et al., International Journal of Immunopathology and Pharmacology, 2018.
European Society of Contact Dermatitis (ESCD) Guidelines, 2022.

I RISCHI DELLE PROVE ALLERGICHEQuando ho iniziato a lavorare, era il 1977, le prove allergometriche venivano eseguite o ...
16/05/2024

I RISCHI DELLE PROVE ALLERGICHE
Quando ho iniziato a lavorare, era il 1977, le prove allergometriche venivano eseguite o tramite intradermoreazione (con una siringa tipo insulina) o mediante una scarificazione della cute con una specie di matita di acciaio.
Entrambe queste metodiche portavano a qualche inconveniente in quanto le intradermo erano dolorose e fastidiose per il paziente e troppo laboriose per il medico, senza contare che con i bambini dopo la prima intradermo era una vera lotta proseguire i test. Come detto veniva usata una pennetta di acciaio che andava sterilizzata ogni volta, molti pazienti si lamentavano di questa metodica , ma ai tempi non c’era altra soluzione.
Col passare degli anni sono state immesse sul mercato delle lancette monouso di metallo e successivamente di plastica , molto meno dolorose di quelle di metallo.
La possibilità di usare le lancette monouso ha consentito di eseguire i test in due modi:
1) Fare le scarificazioni e successivamente porre le goccioline con il contagocce
2) Mettere prima le goccioline e successivamente fare la scarificazione attraverso la gocciolina.
Alcuni pazienti hanno manifestato delle perplessità per entrambe le metodiche, questo poiché in entrambe le metodiche il contagocce “potrebbe” contaminarsi passando da un paziente all’altro.
Sulla scheda tecnica del Ministero della Salute riguardante i reattivi vengono indicate entrambe le metodiche di esecuzione, quindi se il Ministero le ha approvate vuol dire che non vi dovrebbe essere nessun problema di contaminazione. Ciò nonostante qualche paziente continua a lamentarsi e pertanto ho deciso di attuare una metodica che non comporta l’uso del contagocce.
1) La lancetta monouso viene bagnata con il reattivo per immersione.
2) Con la lancetta intrisa viene fatta la scarificazione.
Si tratta della metodica chiamata prick by prick , che è stata sempre usata, anche in tempi remoti, per fare i test con alimenti freschi: la lancetta veniva infilzata nella mela o nella pesca e successivamente veniva fatta la scarificazione al paziente.
Mi auguro che con questa metodica, certo un pochino più indaginosa per l’operatore. tutti i pazienti siano tranquilli e soddisfatti.

18/10/2023

Dott. Maurizio Sansone, medico chirurgo specialista in Allergologia e Immunologia clinica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Buongiorno a tutti, per il mese di novembre verrà eseguito il PATCH TEST per il nichel a 40,00 euro. Per appuntamenti ww...
18/10/2023

Buongiorno a tutti, per il mese di novembre verrà eseguito il PATCH TEST per il nichel a 40,00 euro. Per appuntamenti www.mauriziosansone.it specificando test per nichel.

Dott. Maurizio Sansone, medico chirurgo specialista in Allergologia e Immunologia clinica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

18/10/2023

L’edema angioneurotico o Edema di Quincke
L’edema di Quincke noto anche come “ edema angioneurotico” ė una manifestazione clinica molto diffusa, si tratta essenzialmente di un edema (gonfiore) che può interessare sia le mucose che il derma.
In realtà esistono due forme di edema angioneurotico , simili dal punto di vista clinico, ma completamente diverse per eziologia: una forma allergica ed una forma genetica quindi famigliare.
Il meccanismo che porta all’edema, simile nelle due forme, coinvolge una serie di proteine chiamata “complemento “ .
A questo punto dobbiamo vedere, per somme linee, che cosa è il complemento. Si tratta di un complesso di circa trenta proteine che interagiscono tra di loro arrivando con un meccanismo a cascata a lesionare la membrana di alcune cellule e pertanto a determinare la fuoriuscita del loro contenuto. Le proteine del complemento vengono designate con i nomi C1, C2,C3 e così via. Esistono tre sistemi di attivazione del complemento: la via classica, attivata da alcune classi di anticorpi a seguito del loro contatto con taluni antigeni; la via alternativa attivata direttamente da alcuni componenti della membrana cellulare di alcuni antigeni anche in assenza di anticorpi; la via lectinica, attivata dalla lectina presente sulla superficie microbica. Comunque, in tutte e tre le vie, l’evento centrale dell’attivazione del complemento è la proteolisi del C3 con generazione di prodotti biologicamente attivi.
Abbiamo detto che esistono due tipi di angioedema, quello ereditario e quello allergico, vediamo il primo :
L’angioedema ereditario. Si tratta delle deficienza di una proteina del sistema del complemento il C1h (detto C1 inibitore), questa proteina ha lo scopo di tenere a freno la cascata e quindi l’attivazione del complemento; l’assenza o comunque una forte riduzione della sua azione determina un’attivazione spontanea ed incontrollata della cascata del complemento; esistono due forme di angioedema ereditario: una forma legata all’assenza della proteina (85%) ed una forma più rara legata ad un cattivo funzionamento del fattore di inibizione(15%).
Con un esame di laboratorio si può facilmente fare la diagnosi, basta dosare il livello ematico del C1h , in caso di negatività del test ma con anamnesi probativa per una genesi genetica bisognerà fare un ulteriore test che non è quantitativo bensì funzionale per avere certezza di diagnosi.
L’angioedema allergico. Si tratta della forma più comune di angioedema , spesso la diagnosi viene confusa con l’orticaria, sono interessate molte zone del nostro corpo, ma maggiormente interessate sono le zone ove esiste una certa lassità del derma: labbra, palpebre, lobi delle orecchie; a differenza dell’orticaria che presenta la cute sollevata per la comparsa di pomfi accompagnati da intenso prurito, l’edema angioneurotico è caratterizzato da inteso edema accompagnato da modesto prurito.
Le cause scatenanti l’edema angioneurotico allergico sono da ricondurre per lo più a farmaci ed alimenti. I vari test impiegati in allergologia non hanno nessun valore diagnostico, solo l’anamnesi può portare ad una diagnosi. E’ molto importante fare la diagnosi differenziale con: La sindrome orticaria angioedema.
Questa sindrome, definita in medicina con la sigla SOA, è una manifestazione dove il quadro dell’edema, cioè del gonfiore, è presente nella reazione urticarioide in modo preponderante; si parla di angioedema quando le reazioni tipiche dell’orticaria, prurito e rossore sono minime rispetto all’edema. La SOA può essere da contatto o da ingestione, è il caso del contatto con la pesca o l’ingestione di arachidi.I quadri clinici possono essere molto diversi fra loro per gravità e per interessamento della cute, generalmente i tessuti più lassi sono quelli più interessati, come prima riportato un interessamento della glottide è un quadro di estrema gravità. Si distinguono una forma acuta ed una forma cronica, in entrambi i casi esiste una familiarità per questa sindrome. La causa della forma cronica sembra dovuta per lo più a manifestazioni “focali”, cioè dovute ad infezioni croniche come tonsilliti, colecistiti etc. che innescano un meccanismo autoimmune, frequente è l’associazione con malattie autoimmuni organo specifiche (tiroiditi in particolare). La forma acuta è invece sostenuta da una vera e propria reazione anafilattica con il coinvolgimento di mastociti ed anticorpi di tipo IgE. Le sostanze scatenanti sono in questo caso per lo più gli alimenti ed i farmaci. L’esercizio fisico è una condizione favorente l’insorgere di questa sindrome.

Rischio di allergia al vaccino anti COVID_19Rischio di reazioni allergiche dopo somministrazione di vaccino al COVID-19D...
14/03/2021

Rischio di allergia al vaccino anti COVID_19
Rischio di reazioni allergiche dopo somministrazione di vaccino al COVID-19
Dai primi dati della campagna vaccinale anti COVID-19 si sono riscontrati 21 casi di reazioni allergiche su 1.900.000 dosi somministrate, quindi parliamo di 11,1 casi ogni milione di dosi somministrate; le reazioni anafilattiche dopo somministrazione di vaccino anti influenzale sono state calcolate a circa 1,3 casi per milione di somministrazioni. Gli studi attualmente in corso confermano questi valori.
Si è fatto un gran parlare sulle reazioni anafilattiche al vaccino anti COVID-19. Il responsabile di queste reazioni allergiche è il PEG ( polyetylenglycol ), una sostanza chimica presente in molti farmaci, che è in vendita in farmacia con il nome commerciale di “Movicol” “Dicopeg” e “Pediapax” farmaci usatissimi contro la stitichezza, perfino in pediatria. Il PEG è presente nel vaccino anti COVID-19- sia della Pfizer che in di Moderna in dosi ovviamente bassissime, quello che invece si compra SENZA RICETTA in farmacia per la stitichezza contiene oltre 6 grammi per ogni bustina. Le linee guida per quanto concerne la vaccinazione per COVID-19 nei pazienti allergici prevedono un’accurata anamnesi, in caso di conferma di pregresse allergie il paziente viene invitato a fare una consulenza allergologica; se dalla consulenza si ha un parere positivo alla vaccinazione si procederà in ambiente protetto ed il paziente dovrà attendere 60 minuti dopo il vaccino anziché i 15 minuti previsti per gli altri pazienti.
In caso di sospetto di allergia al PEG si possono fare dei test allergici cutanei (Prick test) a dosi crescenti; in caso di negatività si procederà a fare, per ulteriore certezza, un’iniezione intradermica.
Dobbiamo tener ben presente che i polisorbati, anch’essi usati frequentemente in farmacologia, danno reazioni crociate con il PEG, cioè chi ha avuto una reazione allergica ai polisorbati sicuramente avrà una reazione allergica anche con il PEG.
Vorrei far presente che molti pazienti a loro insaputa hanno assunto nel corso della loro vita farmaci comuni contenenti PEG e/o polisorbati.
È ovvio che chi ha assunto uno di questi farmaci senza avere reazioni allergiche potrà fare il vaccino anti covid con certezza di non andare incontro a reazioni allergiche.
nel mio sito troverete un elenco dei farmaci contenenti PEG o polisorbato:

allergia al vaccino anti covid, prove allergiche per PEG, allergia al PEG, allergia ai polisorbati ,allergia al polyetylenglycol

Indirizzo

Largo Esopo, 9/
Rome
00124

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 12:30
Mercoledì 10:00 - 12:30
Giovedì 16:00 - 19:00
Venerdì 10:00 - 12:30

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+393356148481

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