Dr.ssa Alessandra Suma Psicologia e Sport

Dr.ssa Alessandra Suma Psicologia e Sport Psicologa
Psicoterapeuta
Psicologa dello Sport
Facilitatore Mindfulness
PNL

Il parent training sportivo parte da qui
02/01/2026

Il parent training sportivo parte da qui

🥋Nel Judo, nel karate, nelle arti marziali come nella vita, il "vuoto" tra il sentire un bisogno ed il saperlo esprimere è lo spazio in cui nasce l'autonomia.

👉Quando un genitore interviene da bordo tatami per anticipare una necessità (la sete, la stanchezza o un bisogno fisiologico), toglie involontariamente al bambino il diritto di ascoltarsi ed il coraggio di esprimersi, creando spesso soggezione e condizionamento.

✅​Lasciare che sia il piccolo a comunicare un’esigenza al maestro è un esercizio di fiducia; un po' come sarà la consegna delle chiavi di casa quando diventera' adolescente.

🎁Gli/Le dona la consapevolezza del ruolo di gestione indipendente e gli/le conferisce gli strumenti per capire i rapporti di causa/effetto delle azioni che compie.

👉Facciamo in modo che quella vocina materna/paterna che suggerisce: "intervieni! Dagli una mano" degradi dinanzi al desiderio che il bambino ce la faccia da solo, sbagliando, correggendo, bilanciando...da solo.

👦Lasciamolo crescere un passo alla volta: l'autonomia è la tecnica più difficile da imparare, ma la più preziosa per il loro futuro.

🔗www.edutrainingclass.it

30/12/2025

🟢 𝐎𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭 🟢

Da quest'anno, il Circolo Canottieri Ortigia 1928 🇳🇬 si avvale della preziosa collaborazione con la 𝐃𝐨𝐭𝐭.𝐬𝐬𝐚 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐒𝐮𝐦𝐚, 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭, con l’obiettivo di promuovere il benessere della persona e valorizzare ogni aspetto della crescita sportiva e umana.

Il progetto di mental training è finalizzato a studiare gli aspetti, sociali, educativi e psicofisiologici legati all’attività sportiva. Si tratta di una disciplina che fornisce strumenti utili a ottimizzare la prestazione, migliorare la comunicazione e favorire l’equilibrio individuale e di squadra.

In tale ambito, lo Psicologo dello Sport non si limita alla preparazione mentale dell’atleta, ma interviene anche negli ambiti di formazione e comunicazione, lavorando sul cosiddetto 𝐭𝐫𝐢𝐚𝐧𝐠𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐨: 𝐚𝐭𝐥𝐞𝐭𝐚, 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐟𝐟.

Tale figura interviene:

- 𝐧𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐥𝐢, per favorire uno sviluppo psicosociale sano e adeguato alle esigenze del giovane atleta, con la costruzione di un adeguato ambiente educativo e relazionale;
- 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐭𝐥𝐞𝐭𝐚 𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 affinché si senta supportato e motivato nella sua attività e possa sviluppare un senso di appartenenza al progetto sportivo;
- 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐞, al fine di potenziare le competenze organizzando training e corsi di formazione per i tecnici e parent training sportivo per i genitori.

❤️ Un percorso che conferma l’impegno dell’Ortigia 1928 nel mettere la persona al centro dello sport, dentro e fuori dall’acqua.

Dr.ssa Alessandra Suma Psicologia e Sport

10/12/2025

Stop agli account, previste multe milionarie per le aziende in caso di violazioni. L'invito del primo ministro Albanese ai ragazzi: 'Iniziate un nuovo sport, imparate a suonare uno strumento o leggete un libro' (ANSA)

Spunto di riflessione Per genitori Allenatori/Professori
03/12/2025

Spunto di riflessione
Per genitori
Allenatori/Professori

Mi chiamo Federica. Ho 32 anni. Insegno scienze in una scuola media.
Ieri è successa una cosa che mi ha fatto capire dove stiamo andando. O meglio, dove stiamo sprofondando.
Seconda media. Ventiquattro alunni. Bravi ragazzi. O almeno, così pensavo.
La settimana scorsa abbiamo iniziato un progetto. In classe. Insieme. Un cartellone sul sistema solare. Lavoro di gruppo. Semplice. Chiaro. Da finire a casa in cinque giorni.
Ieri mattina entro in classe. "Ragazzi, avete finito il cartellone?"
Silenzio.
"Chi ha finito?"
Dieci mani alzate. Su ventiquattro.
"Gli altri?"
Niente. Sguardi bassi. Qualcuno che si gratta la testa.
"Scusate, avete avuto cinque giorni. Cinque. Cosa avete fatto?"
Partono le scuse. "Prof, io non avevo capito." "Prof, pensavo che lo finivamo in classe." "Prof, io ero malato." "Prof, avevo troppi compiti."
Li guardo. Uno per uno.
"Ragazzi, questo è mancanza di rispetto. Verso me. Verso i vostri compagni che hanno lavorato. Verso voi stessi."
Silenzio.
"Allora facciamo così. Quest'ora la usate per studiare. Venerdì vi interrogo. Tutti."
APRITI CIELO.
"Ma prof!" "Non è giusto!" "Ma noi non sapevamo!" "Ma prof, venerdì abbiamo già matematica!"
"Venerdì vi interrogo. Fine."
Esco dalla classe. Vado in sala professori. Sono arrabbiata. Delusa. Stanca.
Ore 15. Sto correggendo compiti. Squilla il telefono. È la coordinatrice.
"Federica, devo dirti una cosa. I ragazzi della seconda si sono lamentati."
"Di cosa?"
"Dell'interrogazione di venerdì. Dicono che è stata data senza preavviso. Che è una punizione."
Rimango zitta.
"Federica, ci sei?"
"Sì. E quindi?"
"E quindi volevo avvisarti che probabilmente ti arriverà una mail. Dai genitori."
"Una mail."
"Sì. I rappresentanti hanno scritto alla classe."
Riattacco.
Ore 19:15. Apro la mail. C'è un messaggio. Mittente: rappresentante di classe, Giulia.
Oggetto: "Richiesta chiarimento".
Leggo.
"Gentile professoressa,
a nome della classe, vorrei chiarire un malinteso avvenuto oggi durante la lezione. Noi ragazzi non avevamo compreso bene le consegne del progetto e pensavamo di poterlo terminare in classe. L'interrogazione di venerdì ci sembra una punizione eccessiva, considerando che non era programmata. Confidiamo nella sua comprensione e disponibilità a riprogrammare la verifica.
Cordiali saluti,
Giulia"
Rileggo.
"A nome della classe."
"Malinteso."
"Confidiamo nella sua comprensione."
Guardo l'orario. 19:15. Giulia ha tredici anni. Questa mail non l'ha scritta lei. L'hanno scritta i genitori.
Chiudo il computer. Mi alzo. Vado in cucina. Mio marito mi chiede cosa c'è.
"Niente. I genitori che scrivono le mail al posto dei figli."
"E tu cosa fai?"
"Non lo so."
Quella sera non dormo. Penso. Ripenso. Mi arrabbio. Mi calmo. Mi arrabbio di nuovo.
La mattina dopo entro in classe. I ragazzi mi guardano. Qualcuno sorride. Pensano di aver vinto.
"Ragazzi, ho ricevuto la mail di Giulia."
Giulia arrossisce. Gli altri guardano me.
"La mail era scritta bene. Educata. Formale. Peccato che Giulia non l'abbia scritta lei."
Silenzio.
"Qualcuno vuole dirmi chi l'ha scritta?"
Nessuno parla.
"Va bene. Allora vi dico io. L'hanno scritta i vostri genitori. Che invece di insegnarvi a prendervi le vostre responsabilità, vi insegnano a scaricarle."
Pausa.
"L'interrogazione di venerdì resta. Perché non è una punizione. È una conseguenza. Voi non avete fatto il lavoro. Io vi interrogo. Fine."
Un ragazzo alza la mano. "Ma prof, i nostri genitori hanno detto che..."
"I vostri genitori non sono in questa classe. Voi sì. E siete voi che dovete rispondere. Non loro."
Fine della discussione.
Venerdì ho interrogato. Tutti. Qualcuno è andato bene. Qualcuno male. Ma tutti hanno studiato.
Dopo una settimana ho ricevuto un'altra mail. Dai genitori. Questa volta firmata. Si lamentavano del voto basso. Dicevano che avevo esagerato. Che ero stata troppo severa.
Ho risposto.
"Gentili genitori,
i voti rispecchiano la preparazione dei ragazzi. Se i vostri figli avessero studiato, avrebbero preso voti migliori. La prossima volta, invece di scrivere mail al posto loro, aiutateli a studiare.
Cordiali saluti,
Prof. Federica"
Non ho più ricevuto mail.
Ma la settimana dopo, in classe, un ragazzo mi ha detto: "Prof, mia madre ha letto la sua risposta. Ha detto che ha ragione."
Ho sorriso.
"Tua madre è intelligente."
Sono passati due mesi. La classe è cambiata. Non completamente. Ma un po' sì. Adesso quando do un compito, lo fanno. Non tutti. Ma la maggior parte sì.
E soprattutto, adesso quando sbagliano, non mandano i genitori. Vengono loro. E questo, forse, è il vero insegnamento.
Non la scienza. Non il sistema solare. Ma la responsabilità.
Quella non la imparano sui libri. La imparano qui. In classe. Quando capiscono che le conseguenze esistono. E che nessuno può proteggerli per sempre.

29/11/2025

BRAVO, MA SE AVESSE…

«C’è stata una frase che mi ha accompagnato lungo tutto il mio percorso da giocatore.

“De Giorgi è bravo, ma se avesse 5 centimetri in più…”

L’ho sentita quando giocavo a Squinzano in serie B. Poi quando giocavo in A2. Poi ancora in A1. Solo quando sono arrivato in Nazionale hanno smesso di dirmela.

E io penso: “Benedetto quell’ostacolo” perché mi ha costretto a immaginare come compensare quella mancanza per raggiungere i miei obiettivi.

5 centimetri non li potevo prendere da nessuna parte; ho sempre ammesso di avere un fisico da Fair Play. Ma se da un lato avrei perso tre o quattro punti nel fondamentale di muro, dall’altro mi sarei dovuto allenare per guadagnarne altrettanti in difesa. E ancora di più nelle strategie al palleggio. I difetti mi hanno aiutato come stimolo per avvicinarmi alla perfezione.

Anni dopo, ho ritrovato quella fantomatica frase mentre ero alla guida della Nazionale. Quando abbiamo conquistato le semifinali dell’Europeo 2021 contro la Serbia in tanti, soprattutto sui giornali, hanno scritto: “Se solo avessimo più esperienza…”

Questo atteggiamento, di guardare alle cose che ci mancavano, stava facendo breccia anche tra i ragazzi. Mi sembrava quasi, da parte loro, un prepararsi se le cose fossero poi andate male.

Allora sono dovuto intervenire, fermare tutto e dir loro: “È vero ragazzi, l’esperienza è importantissima, ma in questo contesto non ce la può dare nessuno. Dove l’andiamo a prendere in 24 ore tra i quarti di finale e le semifinali? Pensare a quello che non abbiamo ci limita. Spostiamo piuttosto l’attenzione su cosa abbiamo per compensarla. Compattezza, entusiasmo, sostegno reciproco. Non avremo l’esperienza, ma una cosa la stiamo facendo bene: giocare a pallavolo. E non è poco”».

Fefé De Giorgi
Problemi di Volley

27/11/2025
Si è concluso da qualche ora il  Convegno per Allenatori di Pallanuoto organizzato dalla Federazione Italiana Nuoto a cu...
24/11/2025

Si è concluso da qualche ora il Convegno per Allenatori di Pallanuoto organizzato dalla Federazione Italiana Nuoto a cui ho partecipato come relatrice.
I miei interventi sono stati sulla psicopedagogia sportiva per le categorie giovanili U12, U14, U16, U18.
È stata un'esperienza emozionante ed arricchente e ringrazo il dott. Giovanni Melchiorri che mi ha dato l'opportunità di poter parlare di questi temi e di quanto la psicologia dello sport a livello giovanile possa avere una funzione di prevenzione e di accompagnamento dell'allenatore e dell'atleta lungo tutto il percorso di crescita.
Non occorre che ci sia una "crisi", una "difficoltà" o una fragilità per avvalersi del supporto di un professionista laureato e formato opportunamente per agire in questo ambito.
Non occorre che la società sportiva abbia atleti di elite. Ci sono molti modi e formule in cui lo psicologo dello sport può intervenire in società che hanno voglia di crescere ed investire su un agonismo sostenibile.

Le foto sono prese dal sito della Federazione italiana Nuoto
diritti riservati

16/11/2025

Ho ricevuto questa e-mail da un genitore del calcio.

É molto lunga ma vi chiedo di leggerla per potergli rispondere e per aprire un confronto costruttivo tra di voi.

Il male silenzioso del calcio giovanile

C’è un male silenzioso che sta corrodendo il calcio giovanile, quello che dovrebbe essere la palestra dei sogni, della passione e della libertà di espressione. Un male fatto di imposizioni, favoritismi e mancanza di coraggio educativo.

Perché oggi, tanto nelle dilettantistiche quanto nelle professionistiche, il 90% degli allenatori vieta ai bambini di dribblare, di usare l’esterno, di provare una finta o una giocata “diversa”? Perché si pretende che tutto avvenga a uno o due tocchi, che l’attaccante diventi una semplice sponda, una boa statica, e non un centravanti capace di inventare?

Dov’è finita la libertà del talento, la fantasia che accende il gioco e forma il calciatore vero?

E poi ci sono loro, i cosiddetti “tardivi”: bambini nati tra ottobre e dicembre che, rispetto ai coetanei di gennaio o febbraio, si portano dietro quasi un anno di differenza fisica e di maturità. In alcuni casi, per quei pochi che giocano “sotto leva”, questa distanza si allarga fino a due anni pieni rispetto ai pari età più maturi.
Una forbice enorme nello sviluppo, che troppo spesso condanna i “tardivi” a essere scartati o sottovalutati. Eppure, se aspettati, sostenuti e preparati con intelligenza, questi ragazzi non solo raggiungono i loro compagni, ma spesso li superano in tecnica, visione e carattere. Il problema è che nessuno vuole più aspettare. Tutto deve essere subito, tutto deve apparire pronto, anche a costo di bruciare il talento.

Spesso si dice che ai giovani di oggi “manca la strada”, quella palestra spontanea fatta di partite nei cortili, nei giardini o nei parchetti di quartiere. È vero. Ma ciò che dimentichiamo è che oggi siamo proprio noi adulti, in campo, a togliere loro quella stessa libertà di espressione.
Imponendo schemi rigidi, vietando il dribbling, scoraggiando l’improvvisazione, stiamo soffocando la loro creatività, quell’istinto e quella inventiva che in passato nascevano proprio dalla strada e dal gioco libero. Stiamo costruendo giocatori “perfetti” per i nostri occhi, ma svuotati dentro: senza coraggio, senza personalità, senza gioia.

Ma la parte più amara è un’altra.
Nelle dilettantistiche – e sempre più spesso anche nelle professionistiche – c’è chi scambia la passione per il potere. Genitori che “aiutano” le società o i mister con regali, favori, casse di vino, assicurazioni agevolate o sponsorizzazioni. Genitori imprenditori che “comprano” spazio per i propri figli. E ancora, genitori che gestiscono scuole calcio e si aspettano un posto garantito nei settori giovanili professionistici, come fosse un diritto acquisito.

A questo si aggiungono allenatori che, per rapporti personali o convenienze, favoriscono certi bambini: più minuti in campo, giudizi migliori, una valutazione “aggiustata” per evitare tagli a fine stagione.

In realtà, in tutte le società – dilettantistiche o professionistiche che siano – dovrebbero essere vietati i rapporti diretti tra mister e genitori, o tra genitori e dirigenti.
Non deve esserci il genitore “informato”, quello che sa in anteprima chi verrà convocato, chi resterà o chi sarà tagliato. Non devono esistere corsie preferenziali, pranzi, amicizie o rapporti extra calcistici che creano squilibri e sospetti.
E ancora peggio, ci sono genitori che, all’esterno o sui social, alimentano tensioni, pubblicano post e frecciatine, criticano allenatori, compagni o società. Questi atteggiamenti non solo fanno male ai figli, ma avvelenano l’ambiente e distruggono lo spirito di squadra.
Persone così dovrebbero essere allontanate da tutti i campi di calcio: perché chi semina divisione non può educare alla passione, chi sparge veleno non può pretendere crescita.

Non bisogna dimenticare che i figli ascoltano tutto ciò che sentono a casa, e inevitabilmente lo portano in campo: nei loro sguardi, nei loro comportamenti, nel modo in cui vivono la squadra. Ed è così che il calcio, da scuola di vita, diventa un terreno di conflitto e confusione.

Questo è il lato oscuro del calcio giovanile moderno. Un sistema che non solo tradisce lo spirito dello sport, ma danneggia soprattutto chi dovrebbe esserne il cuore: i bambini.

Società, allenatori e genitori dovrebbero fermarsi a riflettere. Guardarsi allo specchio e chiedersi:
“Senza la mia spinta, il mio favore, il mio regalo, mio figlio sarebbe qui?”
E soprattutto: “A chi sto togliendo il posto?”

Perché poi, quando a 14 o 15 anni arrivano i tagli nelle professionistiche e si apre il mercato nazionale e internazionale, in cui arrivano i giocatori veri, quelli che hanno fame di arrivare, sono gli stessi genitori a lamentarsi. Ma intanto, quanti ragazzi talentuosi, quanti “tardivi”, sono stati esclusi? Quanti hanno smesso di giocare o perso entusiasmo perché non c’era spazio per loro, occupato dai figli dei “Re Magi”?

Il calcio dei bambini dovrebbe essere un luogo di crescita, non di compromessi.
Farlo tornare tale non è un sogno romantico: è un dovere morale.

Messaggio non modificato - ricevuto via e-mail da un genitore.

📸Creata dal genitore con IA

14/11/2025

🗣To be coachable is to place your trust in another’s guidance, embracing their instruction without hesitation or the need to understand every detail. It’s believing in your coach’s ability to lead you to new possibilities, and being willing to learn their way with an open mind.

09/11/2025

"Non si è bravi solo se si vince"

La filosofia di Pep Guardiola 🗣

09/11/2025





"Per vivere una vita creativa dobbiamo superare la paura di essere in errore"

È importante sviluppare un approccio mentale all’accettazione dell’errore quale punto di svolta per cambiamenti di crescita e di consapevolezza, per arrivare a volgere errori e il fallimento a proprio vantaggio.
Questo approccio innovativo produce innumerevoli risultati e potenzialità in diversi contesti, in particolare in ambito sportivo e lavorativo, fino alla vita quotidiana.

Indirizzo

Via Monte Senario, 89
Rome
00141

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Chi sono

Mi sono laureata in Psicologia ad orientamento del Lavoro e delle Organizzazioni all’Università di Parma e sono specializzanda in Psicoterapia ad orientamento Analitico Esistenziale presso l’I.P.A.A.E. (Istituto di Specializzazione di in Psicoterapia Analitica e di Antropologia Esistenziale – riconosciuto dal M.I.U.R. con D.M. 04712/2006) di Pescara, dove nel frattempo ho effettuato il Master di 2° livello in “Psicoanalisi Infantile”.

Durante i tirocini formativi ho collaborato con il Servizio di Psicologia Clinica e di psicoterapia per l’Età Adulta e l’Età Evolutiva ASL TA/1 dove accanto all’ambito clinico di psicodiagnosi ed intervento con i pazienti nell’ambito dei Disturbi dell’Alimentazione, ho partecipato al Progetto in favore dell’Infanzia e dell’Adolescenza (delibere n. 2227 del 5/8(2005 e n.2596 del 12/9/2005)

Ho conseguito il diploma di Antropologa Personalista Esistenziale e di Sophia-analista presso il "Centro per lo Sviluppo della Persona", collegata alla Sophia University of Rome di Antonio Mercurio (già fondatore a Roma dell’Istituto di Psicoterapia Analitica Esistenziale e dell’Istituto di Antropologia Esistenziale e di Sophia-analisi)

Sono esperta in “Marketing e Comunicazione Sociale”, PNL Pratictioner e Technician , facilitatore in Mindfulness, e partecipo regolarmente a Seminari Tecnici per le Attività di Alto Livello della Scuola dello Sport del CONI, competenze che metto in campo nella mia professione di Psicologa dello Sport. In particolare mi occupo di sport nell’ambito giovanile, in cui svolgo attività di consulenza a giovani atleti agonistici e di facilitatore di comunicazione tra allenatore, atleti e genitori.