10/07/2023
𝗡𝗲𝗶 𝗺𝗮𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶 𝗱𝗲 “𝗜𝗹 𝗥𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗥𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶” (𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗿𝗼𝗻𝗲, 𝟮𝟬𝟭𝟱):
𝗶𝗹 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁𝗼
Dopo aver visto il film fantasy di Matteo Garrone, ci siamo immersi nelle surreali atmosfere del Bosco del Sasseto, che si trova nei pressi di Torre Alfina. Il bosco era la tenuta privata annessa al meraviglioso Castello e dalle cui pendici si estende in una valle vulcanica, dominata dai monumentali blocchi di basalto del vulcano estinto sopra il quale si erge il borgo, e sui quali nei secoli la natura ha preso il sopravvento in un modo unico sul nostro territorio. Fa parte della Riserva Naturale del Monte Rufeno, la più grande dell’Italia centrale a cavallo tra Lazio, Umbria e Toscana, patrimonio naturalistico dai numerosi e lunghi percorsi escursionistici.
Il Bosco del Sasseto è visitabile soltanto con una visita guidata (6€ il costo del biglietto, su prenotazione online ma anche acquistabile direttamente in loco se subito prima della partenza della visita a specifici orari). Ciò permette che questo luogo rimanga intatto nel tempo e che la presenza dell’uomo non disturbi o deturpi la fauna e la flora locali. È un luogo dal fascino unico, una foresta vetusta dove convivono il faggio, l’olmo, l’acero di monte, il leccio e l’albero della manna, insieme ad altre 30 specie di alberi, in uno scrigno di biodiversità di flora e fauna.
Il nome del bosco si deve ai tanti massi lavici originati dall’antichissimo vulcano. Tra i massi e direttamente su di essi sono cresciuti alberi centenari alti oltre 25 metri e con diametri superiori al metro, con incredibili adattamenti e ramificazioni. Il fittissimo strato di massi ha inoltre creato un sistema di canali sotterranei nei quali l’aria entra e scorre raffreddandosi d’estate e scaldandosi d’inverno, accogliendo tantissime specie di rettili, insetti e roditori. Il luogo si ammanta di una atmosfera particolare grazie alle forme contorte degli alberi, i grandi tronchi a terra, i manti di mu**hi e felci che ricoprono i massi in un ricco sottobosco che d’inverno dona un paesaggio spirituale e in primavera dispensa molteplici fioriture colorate.
Percorrendo i sentieri, ci si può inoltrare in una natura rigogliosa che man mano stupisce con colori, profumi, suoni e scoperte inattese di tanti animali che qui trovano nutrimento e rifugio, non ultimo “lo Stegatto”, un grosso gatto domestico giallo inselvatichito e piuttosto noncurante dell’uomo, che da anni ha abbandonato il paese per vivere qui in buona pace con gli altri animali del bosco.
Forse il periodo migliore per visitare il bosco è d’inverno, quando si tinge di atmosfere ancora più gotiche e misteriose. Noi lo abbiamo fatto in piena estate, alla ricerca della fresca avcoglienza della foresta e del suo piccolo popolo.
Il luogo narra anche la storia di un uomo particolare, il marchese Edoardo Cahen d’Anvers, di origini ebraiche e che a fine ‘800, dopo aver rilevato e ristrutturato il soprastante antico castello Sforza-Monaldeschi, risalente al regno longobardo di Re Desiderio (VIII secolo), amò questo bosco selvaggio a tal punto da eleggerlo a sua ultima dimora, in un mausoleo in stile neogotico che appare inaspettatamente in una radura all’interno della foresta, e che per la sua magia da solo varrebbe l’intera escursione.
Ringraziamo ancora la nostra guida locale per le preziose informazioni e per il bel racconto dei miti e della storia del luogo.
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