20/01/2026
C’è un dolore che, col tempo, smette di essere solo qualcosa che accade e diventa qualcosa che si è.
Affonda le radici nella vita che si é lasciati indietro.
Non lo si porta soltanto addosso: prende forma nei gesti, nella postura, nel modo in cui si entra in relazione con il mondo.
Separarsene non è semplice.
Perché vivere senza quel dolore può fare paura quanto restarci dentro.
È come togliere un peso che ha fatto da appoggio per anni: le gambe tremano, l’equilibrio va ritrovato, e il corpo non sa subito come camminare senza.
Imparare a farlo non è una conquista rapida.
È un’arte sottile, fatta di passi lenti, di soste, di ascolto. Un processo che chiede tempo, presenza,e spesso uno sguardo che accompagni senza forzare.
Non si tratta di lasciare andare in fretta,
ma di imparare, poco a poco, a non dover più vivere solo attraverso ciò che ha fatto male, a riconoscere che alcune ferite o assenze non si lasciano alle spalle.
Restano depositate in un luogo interno, silenzioso, e tornano a farsi sentire nei dettagli più semplici:
un’immagine incontrata per strada, un sapore, una musica che attraversa il corpo mentre camminiamo.
Restare accanto a questo è difficile. Faticoso.
Riconoscere che ciò che è accaduto, così com’è accaduto, ha fatto male.
Punto.
Solo passando attraverso questo varco l’esperienza può depositarsi dentro, trovare un luogo in cui essere tenuta e compresa, e iniziare a mutare il suo senso,
lasciando affiorare uno spazio nuovo, ancora in divenire, in cui il tempo che viene possa prendere forma.
💌A volte condividere è un modo per restare accanto.
Se stai pensando a qualcuno, forse queste parole possono raggiungerlo.