Dott.ssa Veronica Rossi

Dott.ssa Veronica Rossi Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Veronica Rossi, Psicologo, Rome.

Sono la Dott.ssa Veronica Rossi una psicologa e Sessuologa

Specializzata in:
-Psicologia dell'Alimentazione e della Nutrizione,
-Psicologia sportiva,
-Tecniche psico-fisiche di gestione dello stress e dell'ansia
-Psicologia di Coppia

C'è un pò lo stereotipo che ci porta a guardare le principesse come se fossero solo delle "belle che non ballano". Fragi...
08/03/2026

C'è un pò lo stereotipo che ci porta a guardare le principesse come se fossero solo delle "belle che non ballano". Fragili, passive, viziate, in attesa.

Peccato che alcune di loro fossero molto più evolute emotivamente e simboli di forza.

Esmeralda era fierezza, libertà, eros.
Pocahontas era radice, natura.
Elsa era ombra, integrazione e trasformazione.
Belle era logos, sapienza, pensiero e visione.
Jasmine era sovrana, individuazione e volontà.

Tradotto: non donne da salvare (dal solito principe), ma donne da decifrare.

E quindi sì, magari da bambine guardavamo il vestito.
Da adulte, finalmente, vediamo il simbolo.

E forse la vera magia non era il lieto fine, ma imparare a non accettare più storie in cui ci si annulla e si smette di esistere.

Buon 8 marzo

Le parole sono gratis, ma quelle che non diciamo ci costano un patrimonio in salute mentale. Siamo diventat* abilissim* ...
06/03/2026

Le parole sono gratis, ma quelle che non diciamo ci costano un patrimonio in salute mentale.

Siamo diventat* abilissim* nel diplomatichese antipanico, ma la verità è che il "Fai come vuoi" è il modo più veloce per sentirsi sole in due. Tradurre male i propri bisogni per non disturbare è un sacrificio che non paga mai gli interessi.

Che ne dite se iniziamo a parlare la nostra lingua originale?

Dimmi la tua frase "maschera" nei commenti...promettendo che da li in poi, dirai sempre la sua traduzione 😎

04/03/2026

Spesso abbiamo a che fare con persone egocentriche, impermeabili alle critiche, sempre pronte a guardarti dall’alto verso il basso con quel sorrisetto di chi ha capito tutto della vita.
Ma la verità è che spesso, dietro quel piedistallo, non c’è un eccesso di autostima, ma una fame d’aria.

Una sorta di sovracompensazione: siccome dentro si sentono una formica in un mondo di giganti, decidono di comprarsi l’armatura.

La traduzione è quasi sempre questa:
• L’arroganza? È solo il volume alzato al massimo per non sentire i propri dubbi.
• Il bisogno di essere “speciali”? È il terrore di scoprire che, se non sono i migliori, allora sono il nulla. Non esiste la via di mezzo.
• La svalutazione degli altri? È l’unico modo che hanno per non affogare. Ti spingono giù per restare a galla loro.

L’Ego, in questi casi, è un bodyguard assoldato per proteggere un’identità fragilissima. Più il bodyguard urla e fa il bullo, più significa che quello che c’è dietro è spaventato a morte.

Quindi, prima di etichettarli come “mostri”, ricordiamoci che stanno solo recitando una parte in un film di cui sono registi, attori e spettatori terrorizzati. Non stanno cercando di dominare te, stanno solo cercando di non sparire.
Conosci qualcuno così?

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C’è stato un tempo, alle elementari, in cui ,mentre i miei compagni risolvevano espressioni come se fossero nati con un ...
28/02/2026

C’è stato un tempo, alle elementari, in cui ,mentre i miei compagni risolvevano espressioni come se fossero nati con un abaco nel DNA, io fissavo il 7 e l'8 sperando che, guardandoli intensamente, decidessero di accoppiarsi e darmi un risultato sensato. Spoiler: non succedeva mai.

Alle superiori, fissavo le espressioni algebriche con lo stesso sguardo con cui si guardano i geroglifici in un tempio egizio.

E per anni l’etichetta è stata semplice, definitiva: “Sono una capra.”
Traduzione: “Sono stupida.” Ho iniziato a costruire tutta la tua identità intorno a quel limite. E ovviamente, se ti senti “stupida”, poi ti comporti come se lo fossi: stai zitta, eviti, copi, ti nascondi, speri che la prof non ti veda mai. La profezia che si autoavvera.

Quando non abbiamo una spiegazione, ci inventiamo un’identità.

Il punto è che non stavo “sbagliando perché ero scema”.
Stavo faticando perché il mio cervello funzionava in un altro modo.
L’ho capito quando ho scoperto, ormai da adulta. che ero discalculica.

La diagnosi è stata una traduzione.
Ha spostato la frase da: “sono una capra” a “ho un funzionamento specifico”.
E no, non mi ha regalato all’improvviso il talento per le equazioni eh…
però mi ha ridato una cosa molto più importante: la possibilità di vedermi con occhi diversi. Oggi uso la calcolatrice anche per fare 2+2, ma lo faccio con un sorriso.

Perché sentirsi “indietro” non significa esserlo.
A volte significa solo che ti stanno valutando con un righello che non misura te.

Domanda non banale (e voglio risposte sincere):
Qual è la cosa in cui ti sei sentito/a “stupido/a” per anni… e poi hai capito che non era stupidità?

Spiegare l'ansia a chi non l'ha mai provata è un’impresa. Spesso ci sentiamo dire: "Ma rilassati, non sta succedendo nul...
26/02/2026

Spiegare l'ansia a chi non l'ha mai provata è un’impresa.

Spesso ci sentiamo dire: "Ma rilassati, non sta succedendo nulla!". Il punto è che chi soffre d'ansia lo sa bene che non sta succedendo nulla, ma il suo corpo non è d'accordo.

L’ansia non è una scelta e non è una "paranoia": è un sistema di allarme che si è attivato nel momento sbagliato. In queste slide ho raccolto alcune metafore per provare a raccontare cosa succede davvero "dentro", quando fuori sembra tutto calmo.

Quale di queste useresti per spiegare la tua ansia a qualcuno? Scrivilo nei commenti. 👇

24/02/2026

Pensiamo di scegliere chi ci fa stare bene, ma spesso scegliamo chi ci dà l’opportunità di “risolvere” il nostro passato.

È un meccanismo psicologico molto comune: usiamo la relazione amorosa come tentativo di guarigione. Se ci portiamo dentro una ferita antica (come il non esserci sentiti visti, o la paura dell’abbandono), il nostro radar si sintonizzerà inconsciamente su persone in grado di riattivare quel preciso dolore.

Perché lo facciamo? Per avere una “seconda chance”.
Ci leghiamo a un partner magari distante o svalutante con l’illusione segreta: “Se riesco a farmi amare da LUI/LEI che è così difficile, allora vuol dire che valgo, e la ferita finalmente si chiuderà”.

Carichiamo l’altro del compito titanico di farci da “salvatore”. E quando inevitabilmente fallisce, scatta la proiezione.
Tutta la rabbia, l’angoscia e il senso di inadeguatezza che proviamo non appartengono interamente al presente. Stiamo proiettando sul partner dinamiche e dolori che ci portiamo dietro da una vita. Lui ha solo premuto il tasto, ma il pianoforte era già nostro.

Come se ne esce?
Usando la relazione non come una benda per coprire il trauma, ma come una lente d’ingrandimento.
Quando il partner innesca in te una reazione emotiva sproporzionata (il famoso “trigger”), fermati. Quello è il punto esatto in cui devi lavorare su di te.

La guarigione inizia quando smettiamo di chiedere all’altro di salvarci e iniziamo a guardare in faccia le nostre ferite per curarle in prima persona.

Vi è mai capitato di accorgervi che stavate riversando sul partner paure che non c’entravano nulla con lui? Parliamone nei commenti. 👇

Hai presente quando qualcuno a cui tieni ti ferisce e, invece di dire semplicemente "Ci sono rimasto male", reagisci att...
21/02/2026

Hai presente quando qualcuno a cui tieni ti ferisce e, invece di dire semplicemente "Ci sono rimasto male", reagisci attaccando e alzando la voce?

Non è solo una questione di avere un "carattere difficile". Molto probabilmente stai usando la rabbia come corazza.

La rabbia spesso si attiva spesso in superficie come un meccanismo di difesa, con lo scopo preciso di coprire emozioni più scomode da sentire e da mostrare: la tristezza, la paura del rifiuto, il senso di inadeguatezza o la delusione.

Ma perché facciamo così fatica a mostrarci vulnerabili?
Perché ammettere di essere stati feriti ci fa sentire esposti e indifesi. Significa riconoscere che l'altro ha un impatto su di noi e ammettere, di fatto: "Quello che fai mi tocca profondamente".

La rabbia, al contrario, è un'emozione "attiva" che ci restituisce un'illusoria sensazione di forza e di controllo sulla situazione. Nel quotidiano, è decisamente più facile innescare una lite per un piatto lasciato fuori posto, piuttosto che sedersi, guardare l'altro negli occhi e dire: "In questo periodo mi sento trascurato da te e ho paura di perderti".

Il costo della corazza Il problema di questa barriera è che funziona fin troppo bene: se da un lato ti difende dalle potenziali minacce, dall'altro crea un muro che tiene lontana anche l'intimità. Ti protegge temporaneamente dal dolore, ma a lungo andare ti condanna a una forte solitudine emotiva, perché impedisce all'altro di vedere come stai davvero e di venirti incontro.

La prossima volta che senti esplodere una rabbia sproporzionata per una piccolezza, fermati un secondo e prova a farti una domanda scomoda:
"Sono davvero arrabbiato/a per questo, o c'è un dolore sotto che sto cercando di coprire per non sentirmi debole?"

E tu come reagisci di solito quando vieni ferito/a?
1️⃣ Alzi un muro di rabbia e diventi inavvicinabile
2️⃣ Riesci a comunicare la tua vulnerabilità
Parliamone nei commenti. 👇

Avere paura quando si ama è normalissimo: significa semplicemente che c’è in gioco qualcosa (o qualcuno) a cui tieni. Ma...
19/02/2026

Avere paura quando si ama è normalissimo: significa semplicemente che c’è in gioco qualcosa (o qualcuno) a cui tieni. Ma c'è una bella differenza tra la paura "sana" di chi accetta il rischio di mettersi in gioco, e il panico totale di chi sta per autosabotare la relazione.

Ma da dove arrivano queste paure disfunzionali?
Il "bug" della sfiga in amore, non esiste. Semplicemente, crescendo, ognuno di noi scrive un suo personale "manuale di istruzioni" su come funzionano i sentimenti, basandosi su quello che ha vissuto.

Se nel passato abbiamo imparato che fidarsi è rischioso, che le persone spariscono all'improvviso o che l'affetto va elemosinato... da adulti, appena una storia diventa seria, il cervello fa scattare l'allarme antincendio.

E così ci trasformiamo nei peggiori nemici di noi stessi:
C'è chi scappa a gambe levate appena l'altro si avvicina troppo, trovandogli difetti assurdi pur di non rischiare.
C'è chi si aggrappa alle caviglie del partner, spiando le sue chat ed elemosinando continue rassicurazioni.

Non sei condannat* a usare per sempre il "manuale" obsoleto che ti sei scritto in passato. Si può imparare ad amare senza trasformarsi in un agente segreto o in un centometrista. (E spoiler: la psicoterapia serve proprio a questo, ad aggiornare il software del tuo cuore!).

16/02/2026

Hai presente quando dici “Ma l’Universo ce l’ha con me?”

Quando ci succedono mille cose insieme, il nostro cervello cerca un colpevole: la sfortuna, il capo, il karma.
Carl Jung, che amava rovinare le nostre scuse, la chiamava sincronicità.

Siamo abituati a pensare agli eventi a catena come a un domino che cade: succede A quindi succede B. In realtà spesso non c’è un rapporto causa-effetto (il litigio non causa l’offerta di lavoro).
C’è un rapporto di significato.

È come se la tua vita esterna stesse finalmente mettendo in scena lo spettacolo che stai scrivendo dentro di te da mesi. Se dentro c’è voglia di rivoluzione, fuori non aspettarti calma piatta.

Se ti sembra che tutto crolli o che tutto cambi nello stesso istante, non è un complotto astrale. È la realtà che si sta riallineando con chi stai diventando.

In pratica: non sei sfortunat*, ti stai aggiornando.

Ti è mai capitato un periodo di coincidenze assurde che poi hanno avuto senso solo mesi dopo? Raccontamelo (o sfogati) nei commenti.

14/02/2026

Ci siamo, pronti per partire con Gianluca Marinangeli e Dott.ssa Veronica Rossi .
Buon San Valentino a tutte le coppie e per chi non è riuscito a ve**re oggi, vi aspettiamo per le prossime edizioni ❤️🎭

Nel box domande del sabato mi è stato chiesto: Perchè disinnamorarsi è difficile?.Questa in realtà, è una domanda che mi...
14/02/2026

Nel box domande del sabato mi è stato chiesto: Perchè disinnamorarsi è difficile?.
Questa in realtà, è una domanda che mi viene fatta spesso.

Spoiler: non perché “si ama troppo”, ma perché si perde un’identità.

Quando una relazione finisce, non perdi solo una persona, ma una vera e propria "posizione nel mondo". Ma soprattutto, è difficile lasciare andare il come ci si sentiva con quella persona.

Non sei più:
– “quella con cui torna a casa”
– “quello che viene chiamato per primo”
– “la persona scelta”
– “la priorità di qualcuno”

E questa non è una frattura nel senso di sé.

Dal punto di vista psicologico, l’identità è una narrazione coerente:
so chi sono, so che posto occupo, so cosa rappresento.
Una relazione stabile diventa parte di quella narrazione.
Quando si interrompe, si rompe la continuità (oltre che il legame).

Il cervello odia il vuoto identitario.
Preferisce una storia che fa male ma è conosciuta
a un “chi sono adesso?” senza risposta.

Quindi in realtà non si soffre per la persona ma per il fatto di lasciare una versione di sè in cui si stava bene.

Alcune emozioni ci espongono.Altre ci proteggono.La rabbia, il distacco, il sarcasmo non sono spesso strategie di regola...
13/02/2026

Alcune emozioni ci espongono.
Altre ci proteggono.

La rabbia, il distacco, il sarcasmo non sono spesso strategie di regolazione: servono a schermare qualcosa che si ritiene essere vulnerabile.

Spesso sotto c’è paura di perdere il legame.
C’è tristezza per non sentirsi riconosciuti.
C’è bisogno di sicurezza, di conferma, di presenza.

Le emozioni orientate al legame parlano di attaccamento.
Le emozioni difensive parlano di protezione.

Entrambe hanno una funzione adattiva.
Il problema nasce quando perdiamo il contatto con l’emozione primaria e restiamo solo nella difesa. E vediamo tutti come "brutti e cattivi", come possibili nemici.

Lo sentiamo dire spesso (soprattutto durante la trasmissione di Maria De Filippi "uomini e donne": "io ho sofferto, per cui ora non mi lascio andare".

Prima di eliminare la rabbia o il distacco è importante chiedersi:
cosa stanno cercando di proteggere?

La consapevolezza emotiva ci permette di conoscerci e vivere i legami con autenticità e maturità.

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